La risoluzione del Centro Destra
La Camera,
premesso che:
la Costituzione sancisce all'articolo 32 la «tutela della
salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse
della collettività»;
l'articolo 152 del trattato di Amsterdam, nella sua riformulazione,
esige che la sanità pubblica, nel cui campo di applicazione
rientra la prevenzione della tossicodipendenza, venga presa
in considerazione in tutte le azioni e le politiche della Comunità;
le multinazionali del narcotraffico stanno espandendo il loro
mercato, in Italia e nel mondo, proponendo una vasta gamma di
sostanza psicoattive in relazione ai bisogni dei giovani, alle
loro attitudini ed il contesto sociale e culturale;
i dati emersi dall'indagine Eurispes del 2000 relativi all'andamento
del consumo di sostanze stupefacenti e psicotrope mostrano un
incremento del fenomeno e rilevano un'evoluzione preoccupante
verso un uso sempre più diffuso tra i giovani e ì
giovanissimi delle cosiddette nuove droghe, parallelamente all'uso
dì vecchie droghe come cannabinoidi, cocaina, alcool
e verso la poliassunzione in cui l'uso di una determinata droga
è finalizzata a sedare gli effetti negativi di quella
usata precedentemente;
in particolare, si assiste al pericoloso diffondersi tra i giovani
dell'uso di eroina fumata in sintonia con la tendenza a considerare
l'uso non endovena delle droghe come «non rischioso»
(pensando alla trasmissione del virus HIV) e comunque reversibile;
tale evoluzione rappresenta la conseguenza di una politica sulla
tossicodipendenza, che non ha tenuto conto di fenomeni emergenti
e ha continuato a focalizzare l'attenzione esclusivamente su
vecchi dibattiti, continuando a identificare il problema nell'assuntore
di eroina per via endovenosa. Tale politica è stata portata
avanti attraverso campagne di «prevenzione» e strategie
di intervento (riduzione del danno) che hanno diffuso il messaggio
implicito che è negativo bucarsi o al limite fare un
uso sbagliato di sostanze psicoattive. Abbiamo assistito ad
un processo di normalizzazione del fenomeno che ha proposto
un modo sicuro, socialmente tranquillizzante di «dipendenza»
che non si deve combattere, ma a cui è necessario abituarsi
e con cui conviene convivere nella maniera più salutare
possibile;
il programma terapeutico-riabilitativo introdotto dalla legge
n. 162 del 1990, modificata dal referendum del 1993 che ha depenalizzato
l'uso personale delle sostanze stupefacenti, non ha risposto
in maniera adeguata ai bisogni dei tossicodipendenti, sia per
ciò che attiene gli aspetti giuridici che sociali e sanitari,
caratterizzandosi piuttosto come intervento di prevenzione secondaria
nei confronti di soggetti a rischio;
l'uso del metadone come strumento della strategia della riduzione
del danno è diventato un mezzo di cronicizzazione della
condizione di dipendenza, anziché una terapia di recupero;
si registra, una anomala distribuzione dei fondi per la lotta
alla droga, con una preferenza a favorire l'impiego della maggior
parte delle risorse economiche, sia a livello nazionale che
regionale e locale, in progetti dì «unità
di strada» a scapito di comunità terapeutiche ed
associazioni che non utilizzano quel tipo dì approccio;
sono fallite le esperienze di liberalizzazione e somministrazione
controllata di droghe portate avanti in alcuni paesi europei;
va respinta una politica di depenalizzazione dei reati minori,
poichè l'attuale legislazione è sufficientemente
attenta alla tutela dei soggetti tossicodipendenti e non prevede
reclusione per reati che comportino pene fino a 4 anni se l'imputato
accetta un trattamento dì recupero;
il Piano di azione comunitario 2000/2004, rappresentando una
linea guida per l'azione dei singoli governi, ha individuato
nell'innalzamento dell'allarme sociale sulle droghe, nella lotta
all'offerta di droghe illecite e nelle strategie di reinserimento
sociale dei tossicodipendenti, gli strumenti idonei per una
efficace politica anti-droga;
appare in netta crescita il fenomeno della «doppia diagnosi»,
ovvero della concomitante presenza di disturbi psichici e di
dipendenza da sostanze stupefacenti;
il 14 per cento dei tossicodipendenti è rappresentato
da donne, circa un terzo delle quali ha figli minori, e per
le quali si pone il problema, particolarmente delicato, della
maternità in condizioni di rischio, anche in relazione
alla diffusione del virus HIV;
impegna il Governo a:
verificare la strategia ed i risultati della riduzione del danno,
non solo in termini quantitativi, ma anche in termini qualitativi;
verificare attraverso uno studio serio gli effetti dell'impiego
del metadone e degli altri farmaci sostitutivi per stabilire
se il loro uso sia rientrato nei termini previsti dalla legge
e come operare al fine di privilegiare il recupero della persona
sul contenimento del disagio e delle devianze;
valorizzare, con incentivi economici, le esperienze offerte
dalle strutture del volontariato, del privato sociale e dalle
comunità terapeutiche, il cui scopo primario è
quello della costruzione delle basi e delle capacità
della persona ad autopromuovere il proprio reinserimento sociale
e lavorativo, nonché il controllo e la verifica di questo
processo;
ampliare la collaborazione con tali strutture per facilitare
l'attuazione delle misure alternative alla detenzione già
previste dalla legge, allargando la possibilìtà
di ricorrere a tali misure anche per pene edittali superiori
a quelle in vigore;
realizzare nuove strutture residenziali, in quanto strumenti
indispensabili per realizzare per i tossicodipendenti non solo
un progetto di vita lontano dall'uso delle droghe, ma mettere
a loro disposizione dei luoghi in cui viene intensificata l'educazione
all'aver cura di sé e alla responsabilità sociale,
agevolata da una formazione globale alla partecipazione e al
senso del lavoro;
sviluppare progetti di prevenzione delle dipendenze tra le giovani
generazioni, a partire già dalle scuole elementari e
superiori, che promuovano piani educativi più impegnativi
ed efficaci che forniscano elementi di identificazione, socializzazione
e aggregazione e di alternativi;
a provvedere con interventi mirati sul territorio in collegamento
con tutti gli organi competenti, a prevenire e reprimere ogni
presenza della droga all'interno delle scuole e comunque tra
i minori;
porre la massima attenzione alle interferenze e sovrapposizioni
tra sofferenza psichiatrica e tossicodipendenza, attivando in
rete i servizi territoriali psichiatrici e favorendo una reale
presa in carico istituzionale di questi casi così difficili
da gestire;
a predisporre un sistema di aiuti, anche di ordine economico,
alle famiglie che sostengono i costi sia del percorso di recupero
sia dell'assistenza ai malati cronici, dando così l'opportunità
dì rafforzare il ruolo della famiglia nella lotta contro
la droga;
creare una formazione stabile degli operatori del settore che
preveda una attività diretta all'aggiornamento ma anche
alla prevenzione del burn-out;
rafforzare la cooperazione con i partner europei sostenendone
l'azione e promuovendo il coordinamento della loro politica
e dei loro programmi e sollecitare il coordinamento tra organi
di polizia e giudiziari dei paesi europei e l'armonizzazione
delle norme degli Stati membri in campo penale.
(6-00015)
«Volontè, Michelini, La Russa, Cè, Tanzini,
Di Virgilio, Conti, Ercole».