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ORDINE DEL GIORNO
IL CONSIGLIO COMUNALE
PREMESSO CHE
Il 13 novembre 2003 il consiglio dei ministri ha
approvato in via preliminare il disegno di legge di modifica della
legge antidroga del ’90 (D.P.R. 309/90), così come
modificata dal referendum del ’93. Il 5 marzo 2004, il consiglio
dei ministri ha approvato in via definitiva il testo, che sta
quindi per iniziare l’iter parlamentare.
Nonostante il provvedimento tratti materie socioassistenziali,
di competenza regionale, questo non è stato presentato
alla Conferenza Stato-Regioni, venendo così meno alla corretta
dialettica fra Stato centrale e autonomie regionali. Il governo
ha voluto così evitare il pronunciamento ufficiale negativo
delle Regioni: infatti, sia gli assessori alla sanità,
che quelli alle politiche sociali di tutte le regioni avevano
respinto il disegno di legge, in quanto lesivo delle competenze
regionali sancite da diverse normative (la riforma della seconda
parte della costituzione del 2001, l’accordo Stato Regioni
del 1999, la legge quadro sul fondo sociale 328/2000).
Già in precedenza (il 13 marzo 2003) la
Corte Costituzionale aveva annullato un provvedimento governativo,
il decreto del ministro Sirchia del 14 giugno 1992 sull’organizzazione
e il funzionamento dei servizi pubblici, in quanto invasivo delle
competenze regionali in materia.
L’Anci, in un documento del 23 gennaio 2004,
ha espresso una valutazione non favorevole sul complesso del disegno
di legge, per le ricadute, in termini sia economici che organizzativi,
sui servizi sociali dei Comuni.
Il disegno di legge varato dal governo reintroduce
alcune norme, di natura repressiva, abolite dal pronunciamento
popolare 1993, in particolare riproponendo la dose media giornaliera
(ribattezzata “dose massima consentita”) e la punizione
del consumo personale; inasprendo inoltre il trattamento penale
per le droghe leggere, in nome della loro "equiparazione"
alle droghe pesanti la riproposizione della dose media giornaliera
(quale discrimine quantitativo "rigido" per distinguere
il consumo dallo spaccio) suscitò perplessità già
durante la discussione parlamentare nel decennio scorso. Una determinazione
quantitativa unica per tutti i consumatori non può non
essere arbitraria, e perciò iniqua. Il suo effetto criminogeno
è evidente, stante le dinamiche del mercato illegale, che
spesso portano i consumatori ad approvvigionarsi di quantità
di droga ben superiori a quelle dell'immediato consumo individuale.
A una maggiore penalizzazione del consumo si accompagna
il dilatarsi del sistema penitenziario e la sua egemonia su quello
terapeutico e preventivo;
I tossicodipendenti già oggi costituiscono
circa un terzo della intera popolazione detenuta (oltre 17.000
soggetti), contribuendo ad alimentare il drammatico sovraffollamento
delle carceri; in tale contesto va evitato che le galere italiane
si riempiano a dismisura di tossicodipendenti consumatori;
molti paesi europei hanno viceversa scelto, in forme diverse,
di spostare il centro delle politiche di controllo delle droghe
dal penale al sociale, in particolare investendo sulla riduzione
del danno (sia generalizzando le pratiche più consolidate,
sia sperimentandone di nuove). Al summit di Vienna delle Nazioni
Unite sulle droghe, nell’aprile 2003, i rappresentanti dei
governi di Regno Unito, Francia, Germania, Portogallo, Belgio,
Olanda, Irlanda, Svizzera hanno menzionato la riduzione del danno
come uno dei pilastri della loro politica antidroga;
quanto alle riforme legislative, nella gran parte dei paesi europei
queste vanno in direzione della depenalizzazione del consumo personale
e della distinzione fra droghe leggere e pesanti: si pensi al
Regno Unito che ha di recente (nel novembre 2003) "declassificato"
la canapa (spostandola cioè in una tabella con sostanze
a minor rischio farmacologico) in ossequio ai suggerimenti del
proprio consiglio scientifico consultivo sulle droghe; alla Svizzera
che sta per varare un'analoga riforma; mentre il rapporto Malliori,
approvato nel febbraio 2003 dal Parlamento europeo, oltre a raccomandare
all'Unione Europea il rafforzamento dei servizi a bassa soglia,
chiede esplicitamente di riclassificare le droghe, riconoscendo
la minore pericolosità della canapa;
Il governo italiano invece vorrebbe operare una
scelta in aperto disprezzo delle indicazioni emerse in ben tre
Conferenze governative sulle droghe: da quella di Palermo del
'93, che aveva sancito l'introduzione della riduzione del danno;
a quella di Napoli del 1997, che aveva proposto di procedere ulteriormente
sulla via della depenalizzazione del consumo; a quella di Genova
del 2000, che aveva riconfermato questi indirizzi, in più
suggerendo, per bocca dell'allora ministro Umberto Veronesi, la
via di una maggiore tolleranza della canapa, in nome delle evidenze
scientifiche;
Dal referendum del 1993 a oggi, la diversificazione
dei servizi, la crescita professionale e la maturazione degli
operatori (sia del pubblico che del privato sociale), l’adeguamento
delle stesse comunità ai mutati bisogni degli utenti, la
sperimentazione di iniziative di prevenzione mirata, le pratiche
di riduzione del danno e l’implementazione di nuove strategie
più articolate hanno permesso di raggiungere alcuni obiettivi
fondamentali fra cui: l’emersione del sommerso e il nuovo
coinvolgimento di persone non raggiunte o abbandonate dai servizi;
la diminuzione significativa del numero delle overdosi; la forte
diminuzione della trasmissione delle patologie correlate tra gli
assuntori di sostanze per via endovenosa (significativo il calo
dei pazienti sieropositivi e in controtendenza rispetto al resto
della popolazione); l’aumento del numero delle persone trattate
dai servizi pubblici e seguite dagli operatori con interventi
personalizzati; maggiore collaborazione tra servizi pubblici e
privati con la realizzazione di strategie condivise e il rilancio
della centralità del territorio e delle sue reti; una maggiore
consapevolezza sui rischi e una più diffusa conoscenza
degli effetti delle sostanze soprattutto tra la popolazione giovanile;
la possibilità di riabilitazione alternativa (seppur drammaticamente
sotto-utilizzata) da parte dei detenuti con dipendenze; risposte
più adeguate e diversificate ai comportamenti d’abuso
(alcool, tabacco, e altro); il superamento delle barriere tra
servizi e persone con una maggiore presenza di operatori sulle
strade, nei centri a bassa soglia e nei luoghi di consumo;
Tutto questo, in moltissimi casi, è stato
possibile grazie alla serietà e alla determinazione di
migliaia di operatori che nel campo delle dipendenze hanno saputo
superare le barriere ideologiche, verificarsi scientificamente
e proporre strategie innovative con una attenzione concreta alle
modificazione dei consumi e dei bisogni dei consumatori e uno
sguardo attento alle innovazioni già in corso di sperimentazione
in altri paesi. Questo patrimonio di esperienza e di risultati
non va disperso e non va sacrificato sull’altare dell’ideologia
di governo e delle lobbies che la sostengono;
CONSIDERATO CHE
- Gli enti locali devono conquistarsi un ruolo
cruciale sulla questione delle droghe, diventando l’alter
ego pragmatico e ragionevole rispetto al Governo. Si tratta di
ridare slancio alle politiche di riduzione del danno, a partire
dalla dimensione locale;
- vanno proposte e realizzate a livello territoriale, sull’esempio
inglese o svizzero, progettualità avanzate anche nei luoghi
a maggior rischio;
- la questione delle droghe è una questione di diritti
umani negati, basti pensare a coloro che fanno uso terapeutico
della cannabis, che in Italia sono a rischio di denuncia o di
arresto.
Rispetto a tutto questo il Comune
(la Provincia/la Regione) si impegna:
- a sostenere politiche attive di riduzione del danno nel solco
della normativa europea;
- a intraprendere azioni a favore dei diritti e delle libertà
fondamentali delle persone tossicodipendenti in virtù della
universalità dei diritti umani;
a consolidare i budget pubblici per le dipendenze, con una identificazione
che risponda realmente ai bisogni delle persone e dei servizi;
- a sostenere la proposta di legge Camera dei deputati n.4208,
“Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 9/10/90 n.309 in materia di depenalizzazione
del consumo di sostanze stupefacenti, di misure alternative di
detenzione per i tossicodipendenti, di politiche di riduzione
del danno”, già sottoscritta da oltre 70 deputati
(primi firmatari: Boato, Turco, Ruggeri, Russo Spena, Maura Cossutta,
Buemi, Zanella); nonché a sostenere tutte le ipotesi legislative
che si muovano nel solco della decriminalizzazione della vita
quotidiana dei tossicodipendenti, della prevenzione e della depenalizzazione. |