Mozione Michelini (1-00044)
«Michelini, Di Virgilio, Massidda, Parodi, Antonio
Leone, Bertucci, Cicchitto, Bertolini, Baiamonte, Gianfranco
Conte, Fratta Pasini, Lainati, Paroli, Stradella».
La Camera,
premesso che:
il traffico, il commercio, lo spaccio e l'uso della droga sono
in continua espansione nel mondo e in Italia, e gli ingenti
mezzi a disposizione delle multinazionali del crimine - il 3
per cento del prodotto mondiale - permettono di perfezionare
il volume dei traffici dalla produzione ai mercati, anche con
la convivenza di regimi corrotti e di organizzazioni terroristiche;
il tasso annuale del consumo di droga nel mondo viene stimato
in diverse centinaia di milioni di persone - tra il 3,3 per
cento e il 4,1 per cento della popolazione totale - con un uso
crescente delle droghe sintetiche specie tra i più giovani;
la diffusione degli stupefacenti non riguarda solo coloro che
ne fanno uso ma è un fenomeno sociale e una tragedia
collettiva che non risparmia più nessuno, a partire dai
familiari del tossicodipendente;
il problema della droga è prima di tutto un problema
sociale, umano, personale e antropologico più che sanitario;
in Italia si registra, oltre all'attività della criminalità
organizzata, un incremento della microcriminalità dai
connotati più violenti dovuta alle nuove mafie e al fenomeno
delle baby gang, attive anch'esse nel traffico e nello spaccio
di stupefacenti, con un giro d'affari complessivo per 40 mila
miliardi di lire all'anno;
dei 53.846 detenuti nelle carceri italiane, il 30 per cento
è detenuto per reati legati al traffico, allo spaccio
e all'uso di stupefacenti con un aumento delle infrazioni della
legge sulla droga;
la droga, qualsiasi essa sia, agendo sulla psiche indebolisce
o annulla la ragione e la volontà dell'uomo con danni
non solo fisici ma soprattutto psichici anche rovinosi, creando
sempre comunque una dipendenza;
la strategia della riduzione del danno invece di portare il
giovane ad una totale disintossicazione finisce col cronicizzare
la situazione di dipendenza perché il metadone è
solo un palliativo e non risolve i problemi né le cause
che hanno portato una persona a drogarsi;
una tale visione nell'affrontare il problema è in contrasto
con il dettato costituzionale che garantisce la tutela della
salute come diritto essenziale di ogni cittadino e quindi la
libertà di recuperarsi e non quella di drogarsi;
il Piano di azione comunitario 2000-2004, rappresentando una
linea guida per l'azione dei singoli governi, ha individuato
nell'innalzamento dell'allarme sociale sulle droghe, nella lotta
all'offerta di droghe illecite e nelle strategie di reinserimento
sociale dei tossicodipendenti, gli strumenti idonei per una
efficace politica anti-droga;
appare in netta crescita il fenomeno della doppia diagnosi,
ovvero della concomitante presenza di disturbi psichici e di
dipendenza da sostanze stupefacenti;
la regolarità e il modo con cui i mezzi di comunicazione
di tutto il mondo trattano di droga ha creato un senso di ingannevole
familiarità se non rassegnazione con il fenomeno, mentre
tutte le attività relative alle droghe illecite sono
condotte di nascosto, impedendo ai più di conoscere la
vera natura del problema;
impegna il Governo:
a ridefinire la strategia della riduzione del
danno, verificandone i risultati non solo in termini qualitativi,
ma anche in termini quantitativi, come opzione che può
riguardare una parte limitata degli assuntori di eroina e che
non è una terapia ma l'obiettivo di contenere il problema;
a valorizzare l'attività dei Sert verificando, attraverso
uno studio serio, l'impiego del metadone e degli altri farmaci
sostitutivi, vigilando che il loro uso rientri nei termini prescritti
dalla legge, avendo come obiettivo la loro diminuzione al minimo
necessario (non possono superare i tre mesi, senza l'escamotage
di brevi interruzioni, devono essere collegati ad un progetto
di recupero e usati in dosi contenute), onde privilegiare il
recupero della persona sul contenimento del disagio e delle
devianze, secondo lo spirito e le indicazioni della medesima
normativa;
a favorire e sviluppare il rapporto con le esperienze offerte
dalle comunità terapeutiche, il cui scopo primario è
quello della costruzione delle basi e delle capacità
della persona ad autopromuovere il proprio reinserimento sociale
e lavorativo, nonché il controllo e la verifica di questo
processo;
ad ampliare la collaborazione con tali strutture per facilitare
l'attuazione delle misure alternative alla detenzione già
previste dalla legge, allargando la possibilità di ricorrere
a tali misure anche per pene edittali superiori a quelle in
vigore;
a sperimentare forme innovative di detenzione per i tossicodipendenti
anche tramite la collaborazione tra strutture carcerarie e comunità
terapeutiche, nel rispetto delle reciproche autonomie e fisionomie;
a realizzare nuove strutture residenziali e valorizzare quelle
esistenti, in quanto strumenti indispensabili per realizzare
per i tossicodipendenti non solo un progetto di vita lontano
dall'uso delle droghe, ma mettere a loro disposizione dei luoghi
in cui venga intensificata l'educazione all'aver cura di sé
e alla responsabilità sociale, agevolata da una formazione
globale alla partecipazione e al senso del lavoro;
a sviluppare progetti di prevenzione delle dipendenze tra le
giovani generazioni che promuovano piani educativi più
impegnativi ed efficaci e che forniscano elementi di identificazione,
socializzazione e aggregazione alternativi;
a porre la massima attenzione alle interferenze e sovrapposizioni
tra sofferenza psichiatrica e tossicodipendenza, attivando in
rete i servizi territoriali psichiatrici e favorendo una reale
presa in carico istituzionale di questi casi così difficili
da gestire;
a pianificare interventi capaci di sostenere e tutelare i familiari
ed in particolare i minori, pur salvaguardando il diritto alla
genitorialità;
a creare una formazione stabile degli operatori del settore
che preveda una attività diretta all'aggiornamento ma
anche alla prevenzione del burn-out;
a rafforzare la cooperazione con i partner europei sostenendone
l'azione e promuovendo il coordinamento della loro politica
e dei loro programmi;
a sollecitare il coordinamento tra organi di polizia e giudiziari
dei paesi europei e l'armonizzazione delle norme degli Stati
membri in campo penale, puntando al sistema finanziario di cui
il narcotraffico è diventato parte integrante;
a sollecitare i mezzi di comunicazione, a partire dalla Rai,
a produrre in sinergia con il ministero dell'istruzione, università
e ricerca una informazione adeguata sul fenomeno in modo di
aiutare i giovani a capire la vera natura del problema.