Seguito della discussione delle mozioni Volontè
ed altri n. 1-00042, Michelini ed altri n. 1-00044, Valpiana
ed altri n. 1-00045, Cè ed altri n. 1-00049, Maura Cossutta
ed altri n. 1-00050, Turco ed altri n. 1-00051 e Fioroni ed
altri n. 1-00052 concernenti la lotta alla tossicodipendenza
(ore 9,45).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito
della discussione delle mozioni Volontè ed altri n. 1-00042,
Michelini ed altri n. 1-00044, Valpiana ed altri n. 1-00045,
Cè ed altri n. 1-00049, Maura Cossutta ed altri n. 1-00050,
Turco ed altri n. 1-00051 e Fioroni ed altri n. 1-00052 concernenti
la lotta alla tossicodipendenza (vedi l'allegato A - Mozioni
sezione 1).
Ricordo che nella seduta di lunedì 28 gennaio si è
conclusa la discussione sulle linee generali.
Avverto che sono state presentate le risoluzioni Fioroni ed
altri n. 6-00014 e Volontè ed altri n. 6-00015 (vedi
l'allegato A - Risoluzioni sezione 1) e sono state contestualmente
ritirate tutte le mozioni all'ordine del giorno tranne la mozione
Valpiana ed altri n. 1-00045.
(Parere del Governo)
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo ad esprimere
il parere sulla mozione Valpiana ed altri n. 1-00045 nonché
sulle risoluzioni presentate.
ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la
salute. Signor Presidente, il Governo esprime parere contrario
sulla risoluzione Fioroni ed altri n. 6-00014 a meno che non
venga eliminato il punto 1. Per quanto concerne il punto 2,
mi permetto di dire che la Commissione bicamerale per l'infanzia
avrebbe già in sé le competenze predette; tuttavia,
un rafforzativo può anche essere accettato.
Dunque, nell'ipotesi in cui venga eliminato il punto 1 della
suddetta risoluzione, estraneo per materia, il parere del Governo
è favorevole, altrimenti il parere è contrario.
PRESIDENTE. Signor sottosegretario, mi sembra
che lei non abbia espresso il parere sulla mozione Valpiana
ed altri n. 1-00045 e sulla risoluzione Volontè ed altri
n. 6-00015.
Dunque, qual è il parere del Governo?
ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la
salute. Il Governo esprime parere contrario sulla mozione Valpiana
ed altri n. 1-00045, mentre il parere è favorevole sulla
risoluzione Volontè ed altri n. 6-00015.
GIUSEPPE FIORONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, vorrei chiedere
un chiarimento dal sottosegretario Guidi.
Lei, signor sottosegretario, ha affermato che sulla risoluzione
presentata dall'Ulivo il parere del Governo è favorevole
a condizione che venga modificato il punto 1?
ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la
salute. Onorevole Fioroni, il Governo esprime parere favorevole
sulla risoluzione Fioroni ed altri n. 6-00014 a condizione che
venga eliminato il punto 1.
(Dichiarazioni di voto)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Fioroni. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, ringrazio
il Governo per aver accolto ben nove punti dei dieci che compongono
la risoluzione presentata dall'Ulivo. Tuttavia, esprimo la mia
profonda preoccupazione per il fatto che il Governo abbia espresso
il suo dissenso relativamente al punto 1.
Dichiaro la nostra disponibilità ad accettare la richiesta
del Governo, addivenendo ad una votazione per parti separate
della risoluzione, cioè votando prima il punto 1 e poi
gli altri nove punti che la costituiscono.
Perché dico questo? Perché noi attribuiamo una
valenza particolare al primo punto: si tratta dell'invito rivolto
al Governo ad intensificare la lotta allo spaccio ed al narcotraffico,
conducendola con pari intensità all'interno del nostro
paese ed a livello internazionale. Non sfugge a nessuno come
non si possano ritenere estranee per materia le considerazioni
da noi esposte all'interno del primo punto: una seria lotta,
da parte del nostro paese, contro il narcotraffico comporta
un'azione forte ed incisiva sui capitali che esso produce e,
soprattutto, sul denaro che viene reinvestito e che deriva dalla
produzione e dallo spaccio di sostanze stupefacenti.
Certamente, la nostra riflessione può sembrare amara:
mi preoccupa che il sottosegretario di Stato Guidi dica che
questo punto è estraneo per materia. È indiscusso
che la lotta al narcotraffico non può essere seria se
non rivediamo in questo paese le nostre posizioni sulle rogatorie.
È sotto gli occhi di tutti che la nuova legislazione
sulle rogatorie, voluta da questo Governo e approvata da questo
Parlamento, determina favori, limitando l'efficacia e l'incisività
della lotta contro chi investe nel traffico di droga. Lo stesso
discorso vale per la nostra posizione sul mandato di cattura
europeo; lo stesso discorso vale per il rientro dei capitali
all'estero.
Un Governo che voglia affrontare con durezza il problema, tanto
da proporre l'istituzione di un dipartimento unico per la lotta
alla tossicodipendenza presso la Presidenza del Consiglio del
ministri, non può minare alla base la nostra credibilità
nazionale ed internazionale: è necessario rivedere le
posizioni su una serie di norme che, di fatto, favoriscono coloro
che nel narcotraffico investono; favoriscono la criminalità
organizzata e il riciclaggio dei soldi; favoriscono il rientro
dei capitali, impedendo indagini serie su coloro che con quei
soldi trafficano in droga e minano alle basi la vita e la coscienza
di tanti nostri giovani.
Il secondo punto, per noi molto importante, riguarda una visione
diversa rispetto al dipartimento contro le tossicodipendenze
proposto dal Governo. Chiediamo che venga istituito presso la
Presidenza del Consiglio dei ministri un dipartimento per le
politiche giovanili, perché ci sembra riduttivo affrontare
il tema delle tossicodipendenze soltanto in termini di lotta
e di repressione: si tratta di un modo negativo di impostare
il problema, quasi volessimo semplicemente marchiare coloro
che sono vittime della piaga della droga. In altri, termini
riteniamo che non ci si possa limitare a presentare cure o a
ipotizzare di dover curare; credo, invece, che dobbiamo guardare
alla base le ragioni del disagio giovanile e delle devianze
e le cause che portano all'uso di sostanze stupefacenti. Per
questo, un dipartimento per le politiche giovanili, che affronti
nel suo complesso, in maniera seria e coerente, le varie tematiche
poste dai giovani e che abbia a disposizione fondi necessari
per un intervento su vasta scala, risponde in maniera diversa
e più incisiva al problema che oggi sembra rappresentare
un'emergenza nel nostro paese. Non si tratta soltanto di devianza
o di uso di sostanze stupefacenti. Si tratta di un disagio giovanile
che noi dobbiamo essere in grado di risolvere, incidendo sulla
rimozione delle cause.
Con il terzo punto intendiamo invitare il Governo a creare una
rete integrata di servizi che possa offrire ai soggetti tossicodipendenti
una pluralità di forme per intraprendere la strada del
reinserimento e del recupero; mi riferisco sia alla rete dei
servizi pubblici e dei SERT sia alle comunità terapeutiche
sia a tutte le iniziative che possano favorire progressivamente
il reinserimento, il recupero e il miglioramento della qualità
della vita dei giovani che si sono avviati sulla strada della
tossicodipendenza, ribadendo, per altro, in questo ambito la
centralità della famiglia dal punto di vista educativo.
Tuttavia, dare piena attuazione all'atto di intesa e migliorarlo
riguarda anche la nostra posizione sulle comunità terapeutiche
e su quell'approccio multidisciplinare che vogliamo mantenere,
rispetto alle quali c'è necessità di certezza
sul modo in cui i fondi vanno investiti e sul modo in cui le
comunità terapeutiche (il privato sociale e il volontariato)
possono essere remunerate per questo servizio che svolgono alla
comunità. Per quanto concerne il personale, anche qui
credo che l'aggiornamento permanente e gli standard sia degli
operatori di servizi pubblici che di coloro che lavorano nel
privato sociale e nel volontariato - mi riferisco alla loro
formazione professionale -, soprattutto sulle nuove droghe,
rispetto alle quali tutti siamo oggi impreparati, debba rappresentare
per il Governo un momento importante.
L'altro aspetto riguarda le politiche in favore del lavoro e
dell'informazione e della formazione nelle scuole, perché
giovani ben informati sono giovani formati che riusciranno da
soli a capire il rischio di avvicinarsi alle sostanze stupefacenti.
Inoltre, chiediamo al Governo di consolidare l'impegno nelle
tecniche di riduzione del danno, ivi compresi i servizi a bassa
soglia, perché abbiamo visto proprio dai dati di questi
anni del Governo di centrosinistra come quella che era una semplice
punta dell'iceberg dei tossicodipendenti, che si avvicinavano
con volontà di essere reinseriti o recuperati, hanno
trovato con i servizi a bassa soglia e i meccanismi di riduzione
del danno un modo di avvicinarsi, di essere avvicinati, di uscire
dalla solitudine, di trovare una mano tesa che potesse aiutarli
ad uscire dal tunnel, mantenendo in maniera concreta uno spiraglio
aperto e serio per poterli vedere recuperati. Ritengo che non
si possa liquidare con una semplice battuta questa esperienza
che ha dato e sta dando risultati positivi.
Un aspetto riguarda anche le vicende relative alle pene alternative,
sulle quali credo vada fatta una attenta valutazione stabilendo
le modalità, non solo della durata degli anni, che può
essere elevata a 4 anni, ma anche individuando un albo presso
il Ministero della giustizia che riporti l'elenco di case che
possano accogliere coloro che hanno subito queste condanne,
in modo che possano avere un metodo alternativo di recupero;
inoltre va affrontato anche il tema dell'applicabilità
dei processi di depenalizzazione.
In tema di sperimentazione noi mettiamo un canone preciso, per
cui questa deve svolgersi su dati certi e che questi, anche
sulla scorta delle esperienze europee, tengano sempre presente
la necessità di un recupero socio-sanitario e di un reinserimento
che sono gli elementi indispensabili perché non si vada
verso la cronicizzazione.
Mi sia consentita un'ultima battuta. Questa nostra mozione ha
trovato già accoglienza in alcuni pronunciamenti del
Governo: mi riferisco ad alcune prese di posizione del ministro
Giovanardi, ma soprattutto del ministro Sirchia. La mozione
presentata dal centrodestra mi sembra che vada in controtendenza
rispetto a quello che il ministro Sirchia ha già dichiarato
sul tema della riduzione del danno, sulla distinzione un po'
sofistica tra droghe leggere e droghe pesanti, e soprattutto
sulla possibilità di applicare alcune sperimentazioni
su fonte certa che siano legate al recupero. Per questo, signor
Presidente, nel ribadire il voto favorevole alla nostra mozione,
a nome del mio gruppo - ma credo che sia condiviso da tutti
i gruppi dell'Ulivo - ritengo che la proposta di votazione per
parti separate non sia accettabile da parte nostra, perché
il primo punto dimostra un imbarazzo del Governo che non ci
aspettavamo, perché non pensiamo che si possa barattare
la sicurezza di pochi con i rischi che le nostre normative aprono,
indebolendo una lotta seria alle tossicodipendenze nel nostro
paese e a livello internazionale.
PRESIDENTE. Colleghi, ho una certa difficoltà
naturale ad interrompere chi sta parlando, perché anche
a me dà fastidio essere interrotto. Tuttavia, ci sono
i tempi da rispettare. Pertanto, pregherei i colleghi di avere
quella capacità di sintesi finale che si addice ad ogni
buon oratore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, in primo luogo,
la tolleranza zero non ha funzionato. È un'illusione
pensare che vietare è uguale impedire e, purtroppo si
è visto, il proibizionismo e le politiche di criminalizzazione
punitive non hanno bloccato il business e hanno soltanto aumentato
il numero dei detenuti.
Neppure la semplicistica legalizzazione può funzionare,
perché può eliminare il mercato illecito, ma non
considera il possibile allargamento del consumo. Non funziona
neppure il modello medico - magari attuato attraverso il ricovero
coatto - l'unica risposta della comunità segregante,
ove le comunità vengono trasformate in carceri.
Credo che la politica di riduzione del danno è, a tutt'oggi,
l'unica politica seria, che non significa indifferenza, rassegnazione,
ignoranza nei confronti del dramma umano e sociale della droga,
ma rappresenta una strategia complessa che mette in campo, su
vari piani, misure complesse: l'informazione, la prevenzione,
il continuo coinvolgimento dei soggetti, compresa quell'utenza
che non usufruisce volontariamente dei servizi. Si tratta di
una rete di servizi e di un modello culturale di inclusione
e reinserimento sociale delle persone che consumano (i tossicodipendenti).
Per questo serve più welfare attuato attraverso l'integrazione,
il volontariato ed il privato sociale. È una sperimentazione
seria rispetto ai risultati, alle evidenze scientifiche di tutte
le esperienze che in questi anni sono state portate avanti nel
nostro come negli altri paesi europei.
Bisogna insistere su misure alternative al carcere e di depenalizzazione,
lasciando - ovviamente - la sanzione penale per lo spaccio e
per il traffico di droga.
Credo che queste politiche di riduzione del danno hanno concretamente
costruito risultati ed hanno messo in moto una solidarietà
vera fatta di operatori, associazioni, organizzazioni di volontariato.
Una vera solidarietà che, non dichiara di voler salvare
il tossicodipendente, ma lavora concretamente, da subito, per
aiutarlo.
Noi abbiamo presentato una mozione e su questa si è discusso
nell'ambito della discussione sulle linee generali; ora voteremo
la mozione unitaria dell'Ulivo per sottolineare che è
possibile trovare in un confronto serio, senza pregiudiziali,
con una sincera ricerca di confronto, dei punti comuni e condivisi,
i quali rappresentano un impegno concreto che noi proponiamo
al Governo. Si tratta di una mozione che rappresenta un segnale
importante di un qualcosa che si muove, un'apertura che noi
raccogliamo positivamente, considerandola come un cambiamento
delle politiche sinora adottate.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, noi voteremo
a favore della mozione Valpiana ed altri n. 1-00045, voteremo
contro la risoluzione Volontè ed altri n. 6-00015 e ci
asterremo sulla risoluzione Fioroni ed altri n. 6-00014; inoltre,
mi spiace di non poter accogliere la richiesta del sottosegretario,
tesa ad eliminare il primo punto dei nostri impegni al Governo.
Questo perché il primo punto dell'impegno riguarda ed
allude ad una questione per noi estremamente rilevante, anzi
centrale, relativa alla depenalizzazione, cioè il rapporto
dicotomico fra droghe e carcere. Ci pare, infatti, che il deficit
politico e culturale sia altissimo, perché il carcere
non cura, non previene e rende ogni situazione ossessiva e disastrosa
anche sul piano personale. In effetti, il carcere allude ad
un serbatoio nel quale scaricare i tossicodipendenti. Pensiamo
invece che occorra mettere da parte le certezze assolute ed
ideologiche del proibizionismo; ciò significa sperimentare
nuovi percorsi nell'ottica delle politiche di riduzione del
danno. Siamo, peraltro, confortati da sperimentazioni che avvengono
ormai largamente in Europa ed in altri paesi; sto pensando all'esperienza
più nota relativa all'abbattimento di reati concernenti
la cosiddetta microcriminalità - che tanto preoccupa
- collegata all'acquisizione della dose. In Svizzera ed in Olanda
sono state attuate delle sperimentazioni, relative a politiche
di riduzione del danno, che hanno abbattuto dell'80 per cento
il numero dei reati.
Nel carcere di Zurigo ad esempio (leggo da un
ultimo studio), è interessantissima la sperimentazione
controllata di somministrazione di eroina su un'insieme ben
individuato e selezionato di soggetti. Pertanto, dobbiamo prendere
atto, anche alla luce delle esperienza europee e, ripeto, senza
populismo e ideologismi, della bancarotta del proibizionismo.
La bancarotta del proibizionismo sul piano della tossicodipendenza
è totale.
Non posso accogliere, quindi, la richiesta del Governo perché
la nostra mozione ed anche gli interventi di tanti colleghi
e colleghe che mi hanno preceduto si basano proprio sul rapporto
tra depenalizzazione e percorsi molto determinati, seri e ricchi
di riduzione del danno, con misure alternative alla detenzione;
misure alternative che, peraltro, come ultimi studi dell'Associazione
nazionale dei magistrati e degli avvocati democratici dimostrano,
addirittura o sono sempre meno applicate o sono inapplicabili.
Pensiamo all'inapplicabilità, ad esempio, delle misure
alternative per gli immigrati che costituisce una possibilità
remota, non essendovi nemmeno il domicilio nel quale può
essere ovviamente scontata tale misura alternativa. Ciò
in un contesto in cui le statistiche ufficiali del Governo,
non quelle di Rifondazione comunista, ci dicono che l'offerta
di droghe è in aumento, mentre la repressione del fenomeno
assorbe l'80 per cento dell'impegno finanziario del Governo.
È qui che non ci siamo. Pertanto, chiediamo politiche
di depenalizzazione, politiche e percorsi di riduzione del danno
ed il finanziamento dei servizi e delle strutture: crediamo
che ciò sia la strada, il percorso per sconfiggere le
pulsioni «securitarie» e penalistiche che devono
ritirarsi, lasciando il campo a politiche di socializzazione,
a politiche serie che si basino anche sul sacrificio, sulla
scientificità, sulla cultura, sul sapere di tanti operatrici
ed operatori (sia pubblici, sia del privato sociale) e su soggettività
che riguardano anche il mondo della cooperazione e della socializzazione.
Pertanto, il nostro è un punto di vista molto attento,
certamente graduale nel percorso ma che richiede una determinazione,
un impegno alternativo al protagonismo populista che, ancora
una volta, il Governo ed il centrodestra portano avanti in questa
discussione che si basa sull'ossessione «securitaria»,
sulla pulsione di paura che la microcriminalità genera
e, quindi, sulla riedizione forte del proibizionismo. Il nostro
punto di vista è assolutamente alternativo: vogliamo
partire dalla bancarotta del proibizionismo, ormai accertato
scientificamente secondo i dati acquisiti a livello europeo
ed immettere il nostro paese nella sperimentazione europea,
come in Olanda, a Zurigo, come addirittura in Portogallo ed
in Spagna (in cui, peraltro, non esistono governi bolscevichi
ma governi come con Aznar di centrodestra); chiediamo, quindi,
la depenalizzazione, la riduzione del danno e politiche di sperimentazione.
Questa è la strada maestra che crediamo occorra percorrere
(Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto
l'onorevole Ercole. Ne ha facoltà.
CESARE ERCOLE. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
in sede di dichiarazione di voto riteniamo utile ricordare la
nostra posizione in materia di tossicodipendenza. Pensiamo,
infatti, che non si possa non partire dal binomio prevenzione-repressione
che deve riportare nella giusta considerazione quei valori fondamentali
della società che sembrano essere stati offuscati nel
corso di questi anni di dibattito parlamentare e di progetti
sperimentali e non, messi in atto non solo in Italia, ma anche
in Europa.
I principi cui facciamo riferimento sono, da un lato, il diritto
di ciascun cittadino alla salute psichica e fisica, il diritto
alla libertà, ma anche il senso di responsabilità
e di appartenenza ad una collettività sociale.
Di prevenzione si è molto parlato, ma quanto è
stato fatto dimostra proprio il contrario: un fallimento generalizzato
che investe tutti i livelli della società, da quello
personale a quello delle istituzioni che si vedono quasi indotte
ad alzare bandiera bianca davanti alla diffusione crescente,
ed in fasce di età sempre più basse, dell'uso
di droghe di ogni genere, non solo leggere o pesanti, secondo
un dualismo che, tuttavia, è verbale, non sostanziale,
ma anche di sostanze psicoattive come le famigerate pasticche
di ecstasy.
Ma, se si vuole fermare la diffusione di tali sostanze occorre
intervenire sul traffico e sugli spacciatori ad ogni livello,
non certo depenalizzando i reati di spaccio e gli altri connessi
al mondo della droga. Al contrario, occorre tenere alto il livello
di guardia e provvedere ad applicare con rigorosità la
normativa attualmente in vigore. Dai dati emerge un incremento
del numero dei tossicodipendenti e dei decessi per overdose
e AIDS. Ebbene, come si può anche soltanto pensare di
accettare l'idea della depenalizzazione e, di conseguenza, della
liberalizzazione delle droghe, che rappresenta lo stadio successivo
in questo processo verso l'insensibilità nei confronti
della droga. Il trend negativo dell'incremento dei morti per
overdose e AIDS si è verificato, infatti, successivamente
al 1993, con una maggiore liceità e deresponsabilizzazione
riguardo l'uso della droga generate dall'esito di quel referendum
tanto caro alle sinistre che sono state capaci di ottenere,
in questo modo, quella equazione che era evidente a tutti, tranne
che a loro: maggiore libertà nell'uso delle droghe, maggiore
diffusione del mercato, maggiori conseguenze a danno della società.
Ora stiamo verificando, numeri alla mano, gli esiti di quella
stessa politica che aveva dato il proprio benestare anche all'uso
del metadone, nell'ambito di una strategia di riduzione del
danno, al quale era seguito il programma di distribuzione delle
siringhe: un fallimento dopo l'altro! È ora di cambiare
rotta, è ora di controllare la realtà così
com'è e di procedere ad una svolta netta ed energica
che non lasci spazio ad indecisioni che, ormai, non possono
più avere quartiere. Dobbiamo operare concretamente per
prevenire, informare e formare. Prevenire a tutti i livelli,
partendo dai più bassi, dai bambini delle scuole elementari,
i più esposti ad ogni forma di bieco ricatto, come le
cronache dei giornali, in alcuni casi, hanno riportato. Occorre
informare, anche tramite i mass media e le associazioni che
operano sul territorio; occorre educare e formare personale
preparato affinché il recupero dei tossicodipendenti
permetta loro di tornare in seno alla società. Ecco la
ragione per cui la strategia della riduzione del danno deve
essere rivista allo scopo di ridurre al massimo, e solo in casi
davvero estremi, l'impiego di metadone come droga di Stato e
come alternativa. Quindi, siamo contrari ad un suo uso indiscriminato,
come attualmente accade e come propongono le mozioni di cui
sono primi firmatari, rispettivamente, gli onorevoli Valpiana,
Cossutta e Turco. Pur tuttavia, siamo consapevoli della necessità
di percorrere e sostenere strade nuove di prevenzione e di lotta
alla droga più adeguate alle realtà del mondo
della tossicodipendenza che, nel frattempo si sono evolute,
comprendendo un'utenza più ampia e di più giovane
età.
Confermiamo, inoltre, quanto già affermato, ovvero il
nostro sostegno alla valorizzazione delle strutture del volontariato,
del privato sociale e delle comunità terapeutiche che,
insieme alle famiglie, svolgono il più importante ruolo
per il completo recupero del tossicodipendente. Si tratta di
un'opera che deve essere sostenuta anche da un maggiore impegno
economico perché si possano ottenere risultati più
ampi di quanti non siano stati quasi raggiunti sinora. Una attenzione
più di comoda facciata che di fatto, come si evince dalla
lettura delle mozioni di cui sono primi firmatari, rispettivamente,
gli onorevoli Turco e Fioroni, che ripropongono, in toni e modi
diversi, le stesse considerazioni da sempre proprie delle forze
del centro sinistra. Nonostante le reiterate affermazioni di
principio, però, le risposte si fanno ancora attendere
e sono gli stessi colleghi, onorevoli Turco, Fioroni, Valpiana
e Cossutta ad ammettere, anche se quasi sommessamente, i dati
negativi dell'incremento dell'uso delle droghe, in particolare
tra i giovani, segno inequivocabile del fallimento proprio di
quel programma di comunicazione che torna sistematicamente ad
essere riproposto, nonostante tutto, dagli esponenti del centrosinistra.
La Lega nord è sempre stata contraria a qualsiasi forma
di depenalizzazione in tema di reati, anche minori, collegati
al mondo della droga. Si instaura infatti un precedente pericoloso
di presunta liceità dei comportamenti che, invece, sono
a priori inaccettabili. Netto è il nostro rifiuto nei
confronti delle mozioni presentate dai deputati del centrosinistra
le quali, inevitabilmente, porterebbero come risultato l'ampliamento
delle maglie della depenalizzazione, auspicando che sia applicata
a tutte le condotte connesse al consumo di droga.
Non è lasciando campo libero al mercato della droga che
si combatte il narcotraffico, non è lasciando impunito
l'acquisto di sostanze illegali che ci si oppone ai grandi spacciatori
e non è nemmeno potenziando lo sviluppo del metadone
che si risolve il rapporto di dipendenza dalla droga. Se davvero,
come sostengono le onorevoli Valpiana e Turco, si sono verificati
risultati così entusiasmanti in Europa, in quei paesi
che hanno adottato un atteggiamento più spregiudicato
nei confronti dell'uso della droga, come mai proprio lì,
come altrove, dobbiamo registrare un incremento della diffusione
dell'uso delle droghe e un aumento del fatturato del mondo del
narcotraffico? È dunque chiara la necessità che
lo spaccio, e così pure gli altri reati, vadano perseguiti
penalmente o amministrativamente con maggiore severità,
senza indulgenze che vanno a discapito degli stessi tossicodipendenti,
oltre che della collettività, ma, soprattutto, per proporre
un modello di Stato presente anche tra la popolazione più
giovane (in questa fascia di età risultano, infatti,
in crescita altri aspetti inquietanti, da affrontare con decisione
e severità).
Non è istituzionalizzando la droga, non è inglobandola
nella logica del quotidiano che la si combatte e la si sconfigge,
ma ostacolandone con ogni mezzo la diffusione e sostenendo coloro
che la contrastano, come le comunità di recupero.
Per concludere il mio intervento, vorrei però sottolineare
un'ultima considerazione. Nonostante le numerose intenzioni
di dare una risposta al problema droga, nel nostro paese si
è verificato quello che sembrava, purtroppo, facilmente
prevedibile con le normative finora adottate: uno scollamento
tra la riflessione teorica, l'enunciazione di principio e la
prassi operativa nel campo della prevenzione, il che ha prodotto
danni seri, fisici e morali, all'individuo, alla famiglia, come
primo nucleo sociale, e alla collettività tutta. Quello
che si ricava dall'esame della situazione attuale è una
facile arrendevolezza dello Stato, che non è in grado
di opporsi alle spinte disgreganti provenienti dal mondo della
droga. Pare di leggere, quindi, una volontà di assistenzialismo,
volto solo a tacitare il problema. Nessun rumore, nessun problema,
con il risultato però, da parte dello Stato, di perdere
il controllo della vita politica e sociale e di essere incapace,
inoltre, di tutelare i cittadini più onesti e responsabili.
Prevenzione, dunque, si deve coniugare inevitabilmente, anche
perché sia efficace, con il senso della responsabilità
civile, morale e sociale, con il diritto alla libertà
ma, nello stesso tempo, con il rispetto del diritto alla salute
fisica e psichica.
In conclusione, noi voteremo contro la risoluzione Fioroni ed
altri n. 6-00014, presentata dall'Ulivo: il primo punto per
noi è inaccettabile. Un secondo aspetto da rilevare è
che, in questa risoluzione, si vuole potenziare la riduzione
del danno (che si è dimostrata, come ho detto poc'anzi,
fallimentare), si vuole aumentare la quantità di droga
detenibile per uso personale (e questo non ci va bene) e, in
modo artato, si vuole introdurre la possibilità - allucinante
- sperimentale, dell'uso dell'eroina per i drogati. Pertanto,
noi voteremo contro questa risoluzione (Applausi dei deputati
del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. La ringrazio, signor Presidente.
I deputati Verdi hanno sottoscritto la mozione Valpiana ed altri
n. 1-00045, perché si riconoscono fino in fondo nel suo
contenuto e nelle sue proposte. I Verdi, tuttavia, hanno sottoscritto
la risoluzione Fioroni ed altri n. 6-00014, presentata dall'Ulivo
- su cui esprimeranno voto favorevole - perché in essa
viene riproposto un terreno di confronto avanzato e, da quello
che oggi constato, con l'accoglimento, da parte del Governo,
della maggioranza dei contenuti proposti, credo che il lavoro
fatto, che è stato anche un lavoro di mediazione all'interno
delle varie forze politiche, abbia dato risultati positivi.
Le mozioni presentate dalla maggioranza, invece, pongono lo
stesso terreno di confronto in modo inaccettabile e ci fanno
scivolare verso derive ideologiche e culturalmente arretrate.
Tutte le mozioni, infatti, pongono le premesse politiche e culturali
per destrutturare e depotenziare - invece che consolidare ed
implementare - la rete di servizi che tiene insieme soggetti,
pubblici e del privato sociale, interventi, azioni che solo
all'interno di un'integrazione possono rappresentare quel ventaglio
di proposte necessarie per affrontare la complessa strategia
di lotta alla droga.
Non vanno assolutamente contrapposti servizi territoriali -
quali Sert, le unità di strada - alle comunità
terapeutiche, alle strutture residenziali e semiresidenziali.
Soffermiamoci sui dati presentati nella relazione a firma del
ministro Maroni: su 145.897 mila utenti seguiti dai Sert, 19.057
mila sono accolti nelle comunità; quanti di loro, tuttavia,
riusciranno ad avere la possibilità di una vera riabilitazione
sociale, lavorativa e personale all'interno del percorso? Non
molti. Nei casi migliori - si afferma - il 25 per cento; e degli
altri, cosa vogliamo fare?
Riguardo ai Sert, inoltre, è inaudito che si preveda,
addirittura, all'interno di una mozione, di una risoluzione,
il tipo d'intervento terapeutico. Forse, non ci rendiamo conto
del tipo d'invasione da parte del legislatore in un ambito che
compete, fine in fondo, alla libertà terapeutica e alla
responsabilità del personale medico. Inoltre, anche rispetto
alla riduzione del danno, si chiede la valutazione. Concordo
sul fatto che tutti i programmi, tutte le politiche sociali,
debbano essere sottoposti alla valutazione. Tuttavia, bisogna
fare chiarezza su cosa siano la pratica e gli interventi di
riduzione del danno. Occorre misurare gli standard, aver chiari
i parametri, sapere che le linee guida relative alla riduzione
del danno sono state emanate dal Ministero della salute soltanto
alla fine del 2000. Con esse, con gli obiettivi da raggiungere,
con gli standard, con i parametri posti bisogna misurare anche
risultati.
Quanto alle esperienze straniere, anche qui notiamo, da parte
della maggioranza, addirittura una falsificazione dei dati.
Il rapporto dell'osservatorio europeo sulle droghe e sul tossicodipendente,
che relaziona sullo stato delle strategie e degli interventi
a livello europeo, mostra che, sia in Olanda sia nella stessa
Spagna di Aznar, si segue la via della sperimentazione, della
somministrazione controllata di eroina su un target selezionato
di utenti, che il Portogallo non sanziona più il consumo
individuale, e che in Belgio si è depenalizzato il consumo
di canapa. Anche l'indagine conoscitiva della Commissione igiene
e sanità del Senato della Repubblica, nella scorsa legislatura,
riporta ben altre valutazioni. Dunque, non possiamo assolutamente
chiedere che il Governo s'impegni, senza che si tengano in considerazione
i dati della realtà, partendo da una conoscenza molto
precisa e da un'analisi onesta, sobria e serena.
Il piano d'azione dell'Unione europea, inoltre, raccomanda -
qui cito - che per combattere la droga vanno migliorati programmi
di cura metadonica e di sperimentazione di sostanze sostitutive
che riducano il tasso di dipendenza, e di predisporre strategie
globali, complessive, che comprendano la prevenzione primaria,
secondaria, la cura, la riabilitazione, la riduzione delle conseguenze
negative dell'abuso di droghe, sia a livello sanitario sia sociale.
Allora, mi auguro che questa mozione, corretta, come auspico,
dall'approvazione della proposta dell'Ulivo, sostanzialmente
accolta dal Governo, riproponga, in modo laico, produttivo,
propositivo e non ideologico, un confronto trasversale che ci
faccia davvero rispondere ai bisogni fondamentali non soltanto
di una parte della nostra comunità, ma della società
italiana nel suo insieme.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Giulio Conti. Ne ha facoltà.
GIULIO CONTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
a nome del gruppo di Alleanza nazionale, debbo ribadire alcune
tesi già espresse in precedenti dibattiti sull'argomento,
documentando con molta attenzione i risultati di quella sperimentazione,
di quella strategia di lotta alla droga che va sotto il nome
di «riduzione del danno».
Credo che tentare di ridurre il danno attraverso l'uso (cronicizzante)
di sostanze che provocano tossicodipendenza sia una sconfitta.
Adoperare una sostanza che, dal punto di vista farmacologico,
medico, della socializzazione ed anche dal punto di vista istituzionale
- la legge n. 309 contiene un chiaro divieto - è, per
noi, una sconfitta istituzionale, ideologica, psicologica e
sociale. Dal punto di vista medico-sanitario, poi, vorrei appellarmi
all'onorevole Fioroni: su questo piano, la sconfitta è
evidente perché sostenere che si riduce il danno utilizzando
sostanze che nuocciono gravemente alla salute mentale dell'individuo
e ne modificano i comportamenti, oltre che un clamoroso errore,
è una contraddizione in termini.
Mi spiego. Si può ridurre il danno usando in maniera
costante il metadone? Ricordo che tale sostanza è stata
adoperata dai Sert per somministrare dosaggi a scalare, ma poi
è stato dimostrato che il metadone dà assuefazione
e che, di conseguenza, il dosaggio a scalare è inapplicabile.
Il centrosinistra e, in generale, coloro i quali credono nella
teoria della riduzione del danno dovrebbero dare una risposta,
ma si guardano bene dal farlo.
Come si fa a ridurre il danno usando l'eroina - mi riferisco,
in particolare, al caso Zurigo o a quello di altre nazioni in
cui sono stati tentati esperimenti analoghi - quando questa
sostanza «aggancia» e, fisicamente e psicologicamente,
costringe il consumatore ad aumentare il dosaggio quotidianamente
o, comunque, periodicamente? Questa non è riduzione,
ma aumento del danno!
Come si fa a non riconoscere che vi è la grande realtà
di nuove sostanze? Anche i più sprovveduti dovrebbero
rendersi conto che le sostanze stupefacenti mutano, perché
vengono alterate chimicamente (e parlo delle droghe cosiddette
leggere come i cannabinoidi). In Albania o in Marocco, ad esempio,
vengono usati concimi che permettono l'aumento della percentuale
di cannabinolo nella sostanza che, pur continuando ad essere
denominata leggera, è invece pesante, anzi pesantissima.
Quindi, anche da questo punto di vista, la mozione del centrosinistra
non fornisce alcuna risposta.
Venendo, infine, alla teoria secondo la quale ridurre il danno
è obbligatorio perché se non c'è la droga
si commettono reati, io ritengo che se uno non ha soldi non
possa andare a rubare: questo è un modo per indurre il
giovane comunque a fare uso di stupefacenti. Dobbiamo stare
attenti a questo tipo di teorie che, mentre vorrebbero predicare
un'incentivazione alla riduzione del danno, quindi alla riduzione
dell'uso delle droghe, che comunque il danno lo provocano, ottiene,
invece, l'effetto opposto.
Quindi, io ritengo che queste valutazioni, che la mozione non
contiene, debbano essere fatte, non tanto perché si tratta
di un fatto diventato ormai di natura politica, ma perché
siamo di fronte a un danno medico e sanitario che non viene
considerato affatto da coloro i quali hanno presentato la mozione
(che appartengono all'Ulivo). Ritengo invece che questo debba
essere fatto.
Non voglio intrattenermi sull'epatite C, sui vari tipi di epatite,
non voglio nemmeno soffermarmi sull'HIV, sul ritorno alla grande
della tubercolosi, delle malattie mentali, delle quali pure
si parla a sproposito senza mai dare il giusto peso al peggioramento
dello stato di salute mentale, all'uso di droghe e anche all'uso
di psicofarmaci, che pure deroghe sono. Ecco, ritengo che queste
valutazioni debbano essere fatte insieme ad una rivalutazione
del danno che produce l'alcol, nei confronti del quale sembra
che la liberalizzazione sia assoluta.
Il centrosinistra, anche attraverso una lunga campagna dei radicali
e di altri gruppi che si sono impegnati in questo campo, raccontarono
che nel 1993, attraverso il referendum, si sarebbe potuto ottenere
una riduzione dell'uso delle sostanze. Vediamo come è
andata a finire. L'obbligo del medico di prescrivere qualsiasi
farmaco sia nel prontuario - questo ha stabilito il referendum
del 1993 - ha indotto i giovani tossicodipendenti a studiarsi
un po' meglio la farmacologia e a costringere il medico a prescrivere
qualsiasi tipo di sostanza sia presente nel prontuario. Così
abbiamo visto come i giovani mescolano oggi l'alcol con il sonnifero,
mescolano oggi psicofarmaci potenti insieme ad antidepressivi
e ne fanno delle bombe pericolosissime, con l'aggiunta di ecstasy.
Voi dovete dirmi perché l'esperienza referendaria, della
quale la sinistra che l'ha proposta non vuole più parlare,
sia un argomento del quale noi non dobbiamo tenere conto, visto
che i risultati del referendum hanno indotto a modificare una
legge che provoca questi danni. Altro che riduzione del danno!
Quindi dobbiamo fare un discorso molto serio e molto attento
su quello che oggi è l'uso di certe sostanze e sulle
teorie che il centrosinistra vorrebbe sostenere per bloccarlo.
Ma io voglio trattare anche un altro argomento: la riduzione
del danno nei confronti di alcune sostanze, che sono in diffusione.
Nella mutazione dell'uso delle sostanze - prima ho parlato di
cannabinolo, adesso voglio parlare della cocaina e dell'ecstasy,
che sono nuove sostanze, se vengono rapportate al tempo in cui
fu fatto il referendum (1993). L'aumento dell'uso progressivamente
e geometricamente prodotto da quel referendum ha indotto il
consumatore a cambiare sostanza. Oggi si usa la cocaina; vorrei
sapere da Russo Spena, vorrei sapere da Fioroni o da quelli
che hanno firmato queste mozioni come si fa a ridurre il danno
quando si usa cocaina, oppure ridurre il danno liberalizzando
l'uso dell'ecstasy, che sono anfetamine lavorate - ne esistono
ormai più di un centinaio - che producono dei danni (soprattutto
se mescolate) irreparabili, a livello psichico, a livello psicologico,
a livello di comportamento sociale, costringendo gli Stati Uniti
d'America, Washington, a dichiarare lo stato di assedio ogni
venerdì sera.
Ritengo che queste valutazioni voi dobbiate pure farle, perché
sono dei fenomeni che capitano anche a casa vostra; capitano
anche ai ragazzi che a scuola assumono ed imparano delle teorie
che li danneggiano; gli si dice che un bicchiere di whisky è
uguale ad una pillola di ecstasy. Ma dove è scritto questo!
Quale testo farmacologico lo attesta! Se vogliamo riferirci
alla ricerca scientifica - come sempre fa il centrosinistra
- dobbiamo tenere conto dei danni che provoca l'uso delle sostanza
stupefacenti e dei risultati che scientificamente vengono ribaditi
al riguardo; si parla di danni irreparabili a certi organi del
nostro organismo!
Io ritengo che queste siano delle valutazioni da fare, soprattutto
in Parlamento; non possono essere nascoste abilmente o abilmente
non più rilevate. Per concludere, signor Presidente,
ritengo che la repressione - come ho detto poc'anzi l'onorevole
Ercole - sia una cosa che non possiamo trascurare. Non credo
che il permissivismo sia la soluzione del problema, possiamo
discutere quanto volete sul proibizionismo ma certamente il
permissivismo deve essere escluso come tecnica per bloccare
l'espansione dell'uso delle sostanze stupefacenti. Il permissivismo
non risolve mai il problema dell'uso e della diffusione della
droga, questo è un punto che dovrebbe essere sottolineato
e valutato.
Posto che tutto quello che si può fare per il recupero
e la prevenzione deve essere fatto, vorrei ricordare che l'esperienza
Svizzera, citata da più di uno, è stata un clamoroso
fallimento tant'è che lo stesso comune di Zurigo è
stato costretto ad intervenire con mezzi pesanti per sbaraccare
quanto accadeva in una parte della città e l'esperimento
è stato abbandonato.
Ancora, vorrei parlare di un altro fenomeno: in estate i nostri
ragazzi, tanto per educarsi di più all'uso della droga,
vanno in vacanza in Olanda. Non ritengo che diventare un centro
di attrazione di questo genere possa essere un buon esempio
e tanto meno che andare in vacanza per drogarsi invece di andare
a divertirsi ed a fare un uso sano del proprio corpo, della
propria mente e della propria cultura debba essere citato da
noi come soluzione del problema. Sono perversioni culturali
che debbono essere sottolineate pesantemente dal nostro Governo
ma soprattutto da una cultura di massa che anche la sinistra
deve accogliere ed accettare. Non credo che il figlio dell'operaio,
del professore o del grande professionista abbiano diversi diritti
e doveri nei confronti del proprio corpo, nei tentativi di vizio
o di assunzione di peccato: sono tutti uguali. Ritengo che anche
le impostazioni culturali ideologiche di alcuni gruppi e di
alcuni partiti debbano valutare l'effetto che viene provocato
anche a casa loro. Non si può raccontare che usando cocaina
si può ridurre il danno, che usando l'ecstasy, tre o
quattro pasticche la sera in discoteca, si riduca il danno e
poi si cerca di fare una legge per risolvere i problemi dei
morti del sabato sera, quando i ragazzi, carichi di ecstasy
e di alcool, se ne vanno per l'autostrada sbagliando addirittura
il verso di marcia. Questi sono i danni della teoria della cosiddetta
riduzione del danno. Chi viene trovato con pillole di ecstasy
non deve essere penalizzato. Ma perché? Io capisco che
possa essere depenalizzato colui che prende le pasticca ma lo
spacciatore deve essere represso con grande forza e con una
legislazione che deve mutare, signor ministro, perché
nei confronti di coloro che diffondo la droga - e ce ne sono
- non può esserci pietà, non può esserci
scusante alcuna: è questo il messaggio che dobbiamo dare
ai giovani perché è dal messaggio positivo che
si parte per risolvere problemi negativi e non viceversa (Applausi
dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia
e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Michelini. Ne ha facoltà.
ALBERTO MICHELINI. Signor Presidente, abbiamo
avuto, l'altra sera qui in aula, un dibattito che ha dimostrato,
sia per il contenuto delle allora diverse mozioni presentate,
sia per gli interventi, che le cose che possono unire la maggioranza
e l'opposizione sono molte rispetto a quelle che possono dividerle.
Quella della droga è una piaga che coinvolge migliaia
di giovani, ormai sempre più giovani, che hanno il diritto
di essere aiutati assieme alle loro famiglie, per non parlare
dell'aspetto globale del fenomeno su cui si può incidere
solo unendo l'impegno dei governi e delle polizie di tutto il
mondo, data la sempre più sofisticata capacità
criminale dei narcotrafficanti che si sono insinuati nel sistema
economico e finanziario della globalizzazione con il riciclaggio
e nell'anonimato dei paradisi fiscali.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 10,40)
ALBERTO MICHELINI. Devo ricordare che l'Italia, con una legge
del 1975, modificata nel 1990, ha una legislazione molto avanzata,
ci sono i nostri corpi speciali, i ROS in particolare, che dedicano
l'80 per cento delle loro forze alla lotta al narcotraffico.
Anche per questo non possiamo accettare strumentalizzazioni
che mettono in discussione, mi riferisco al punto 1 della mozione
dell'opposizione, quanto ha fatto il Governo in questi primi
mesi di legislatura e che c'entrano poco, tra l'altro, con l'efficacia
della lotta al narcotraffico. Mi dispiace che non si possa arrivare
ad un riconoscimento reciproco di quanto c'è di positivo
nelle nostre mozioni anche se capisco l'atteggiamento dell'opposizione.
Ritengo comunque sia necessario, per evitare ideologiche e inutili
conflittualità tra servizi pubblici e comunità
terapeutiche, il coordinamento degli interventi di queste due
realtà con una effettiva collaborazione che faccia superare
un antagonismo inutile oltre che esasperante.
Non vogliamo demonizzare i SERT, come diceva l'onorevole Battaglia;
sappiamo che questi svolgono il lavoro più duro, ma è
importante capire fino in fondo quale sia il modo migliore per
verificare i risultati della strategia della riduzione del danno.
Nessuno può negare che spesso i SERT, sguarniti di personale
o con personale non adeguato, si siano limitati a somministrare
metadone senza fornire quel sostegno psicologico di cui il tossicodipendente
ha un bisogno fondamentale. Limitarsi a ridurre o a contenere
il danno significa, in qualche modo, ammettere la propria sconfitta.
Certo, non è facile, l'emergenza esiste e va affrontata,
e quindi valorizziamo pure l'azione di questo sistema di servizio
pubblico, definiamo i profili degli operatori, ma facciamolo
con la consapevolezza che «il meglio di niente»,
quando sono in gioco vite umane o comunque il futuro di migliaia
di giovani, non è accettabile, rappresenta una politica
perdente, sul piano umano e sul piano giuridico (dobbiamo sempre
considerare che prima viene la vita e poi viene la norma).
Sono comunque d'accordo sul fatto che l'intesa Stato-regioni
del 1999 debba essere attuata fino in fondo. Non è vero,
come ha detto l'onorevole Battaglia, che abbiamo una fobia distruttrice
verso tutto ciò che ha fatto il centrosinistra; siamo
sempre pronti ad accettare le idee buone degli altri ed a riconoscere
i nostri errori: ad esempio, ho sempre dato atto all'onorevole
Turco di quanto egli ha fatto di positivo nella politica sociale
durante la scorsa legislatura, pur non condividendone in alcuni
aspetti il retaggio dirigistico e statalista.
È vero che c'è da registrare un'inversione di
tendenza nel fenomeno del consumo di droga, è vero che
ci sono meno vittime per eroina, ma è anche vero che
è aumentato il numero dei consumatori di cocaina e delle
nuove droghe, anche tra i giovanissimi, nuove droghe che, tra
l'altro, non sono neanche elencate nella lista allegata alla
legge che ho prima citato. Muoiono quindi meno persone, ma molte
sono travolte dagli effetti di una droga, leggera o pesante
che sia, che stronca alla radice l'essere. Sappiamo che il fenomeno
delle nuove droghe è più subdolo e spesso banalizzato,
mentre l'Europa è diventato il più grande mercato
di questo tipo di stupefacenti ed il numero di detenuti per
reati legati al consumo e allo spaccio di droga sono aumentati.
Quanto al carcere, vanno trovate soluzioni alternative per i
tossicodipendenti; la repressione non serve, il carcere non
risolve il problema, ma, pur attenti alla depenalizzazione per
il consumo di droga, non possiamo non continuare a ritenerlo
un illecito, facendo bene attenzione a punire con il carcere
quei reati che - in qualche modo connessi all'uso di droga -
implichino un grave danno per gli altri e per la società
(lo scippo, il furto, la rapina), con conseguenze anche gravi
per le vittime. Del resto, già oggi è previsto
un trattamento di recupero per pene fino ai quattro anni.
La società deve potersi difendere e, nello stesso tempo,
ha il dovere di aiutare il giovane tossicodipendente ad uscire
dalla sua disperata condizione. Il problema della pena va approfondito,
vanno fissati degli standard, vanno previste pene alternative,
fissando però bene i limiti ed i confini tra comunità
terapeutica e carcere. Dobbiamo comunque puntare, soprattutto,
sulla prevenzione, sull'informazione sul fenomeno, in sinergia
tra scuola e famiglia, coinvolgendo i media, presentando testimonial
credibili che valorizzino il positivo, nella convinzione che
la tossicodipendenza non sia un problema esclusivamente sanitario,
terapeutico e giuridico, ma rappresenti, soprattutto, un fenomeno
sociale, umano, personale, educativo ed antropologico; parimenti,
siamo convinti che il consumo di sostanze stupefacenti non sia
mai un atto di libertà, né espressione dell'autodeterminazione
della persona.
Per questi motivi voteremo a favore della risoluzione presentata
dalla maggioranza, mentre voteremo contro, anche se in qualche
modo mi dispiace, quella presentata dall'opposizione (Applausi
dei deputati del gruppo di Forza Italia ).
Si riprende la discussione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto
l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.
LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, onorevole
rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, nonostante tutti
gli sforzi compiuti fino ad ora, l'uso illegale di droga in
Italia ed in Europa è tuttora in crescita, come evidenziato
dal piano di azione dell'Unione europea di lotta contro la droga,
che ha ribadito la necessità di una risposta globale,
multidisciplinare ed integrata per combattere la tossicodipendenza.
Questo tipo di approccio è reso tanto più necessario
ed urgente dalla continua evoluzione del mercato delle droghe
illegali. Oggi, infatti, l'Unione è la principale regione
di produzione e di consumo di cannabis, anfetamine ed ecstasy.
È preoccupante la crescita del numero di minorenni, a
volte in età preadolescenziale, che ne fanno uso e che
sono coinvolti nello smercio nella veste di consumatori e spacciatori.
Accanto a queste droghe, si conferma la tendenza ad una lenta
ma continua ascesa dell'uso di cocaina, anche se la sua diffusione
resta limitata, mentre al tradizionale consumo di eroina per
via endovenosa si sta affiancando l'uso da parte delle nuove
generazioni di eroina fumata.
Il quadro può essere completato dall'aumento dell'uso
da parte degli adulti di benzodiazepine in combinazione con
l'alcol.
Questa è, dunque, la situazione attuale che, unitamente
a condizioni di precarietà sociale e di diffusa microcriminalità,
indica la necessità di agire in modo sinergico sia dal
lato della domanda sia dal lato dell'offerta.
Negli anni settanta, nel tentativo di mediare tra posizioni
proibizioniste ed antiproibizioniste, nacque la strategia della
riduzione del danno, la cui idea di fondo era di limitare il
più possibile i danni arrecati dalla droga, intervenendo
direttamente sul soggetto attraverso la somministrazione di
metadone, la distribuzione di siringhe e dei profilattici, nonché
la somministrazione controllata di eroina.
Questo approccio dal lato della domanda ha avuto un positivo
impatto iniziale, quanto ad evitare infezioni da HIV o da epatite,
le morti da overdose o ridurre la criminalità legata
alle droghe, ma deve essere una strategia a breve termine e
non una situazione di paranormalità.
Non è un caso che nella recente comunicazione della Commissione
europea relativa al piano di azione in materia di lotta alla
droga si afferma che non esiste evidenza alcuna dell'incidenza
di queste strategie sulla trasmissione dell'epatite C o sulla
modifica delle abitudini sessuali dei tossicodipendenti per
quanto attiene alla trasmissione dell'infezione da HIV e che
l'infezione della tubercolosi tra i tossicodipendenti è
causa di altrettante preoccupazioni.
Sempre con riguardo agli strumenti propri della strategia della
riduzione del danno, gli effetti positivi del metadone, utilizzato
principalmente per la disassuefazione nella dipendenza da eroina,
sono riconosciuti in termini di integrazione sanitaria e sociale,
ma il metadone non agisce sull'aspetto psicologico della dipendenza,
se non in piccolissima parte, mantenendo inalterato, quindi,
il desiderio di «farsi». È indubbio che presenti
evidenti vantaggi, perché permette di recuperare una
minima dose di lucidità e di mantenere tutti quei comportamenti
socialmente utili ed accettabili. Non a caso, è stato
inventato dai nazisti per aumentare la produttività dei
loro prigionieri. Tuttavia, non può essere condivisa
questa stretta logica di riduzione del danno che condanna il
tossicodipendente ad accettare il suo stato come necessario,
calpestandone la dignità e la speranza di uscire dal
circuito della droga.
Appare, allora, necessario intensificare la formazione, per
prevenire la tossicodipendenza e ridurre i fattori di rischio.
Informare i giovani e le loro famiglie diventa una questione
vitale per affrontare il problema, in quanto sembrerebbe che
vi sia un'errata percezione dei rischi associati all'uso di
droghe da parte delle nuove generazioni. Non è un caso
che si sia posto sempre più l'accento sull'avvio di programmi
educativi in giovane età quale mezzo atto a instaurare
fattori di protezione contro il futuro uso delle droghe.
La valutazione dei risultati ottenuti in Europa testimonia come
i migliori rapporti interpersonali, l'autonomia e la capacità
di resistere alla pressione dei coetanei costituiscano importanti
fattori protettivi.
Inoltre, siamo certi che l'impiego di campagne dei mezzi di
comunicazione di massa e la diffusione di informazioni via Internet
possano stimolare la presa di coscienza del problema, unitamente
a programmi di formazione professionale per gli insegnanti e
per i responsabili dei giovani.
In questa azione di riduzione della domanda non dobbiamo sottovalutare
l'apporto delle forze di polizia che, oltre al loro tradizionale
ruolo nel campo della riduzione dell'offerta, possono essere
positivamente coinvolti nel settore dell'educazione.
Se guardiamo, ancora, all'Europa, vedremo che sono state percorse,
fino ad oggi, vie diverse per affrontare il problema della droga:
quella della tolleranza controllata, il guanto di velluto olandese;
quella intransigente, il pugno di ferro svedese, fortemente
determinata al recupero dei tossicodipendenti; le esperienze
estreme, al limite della ghettizzazione dei drogati come Christiana,
la «stupefacente» città danese della droga
libera o come Spitz Platz, che, prima che fosse chiusa, ospitava
7 mila «buchi» quotidiani fino a raggiungere i 12
mila nei giorni di festa.
Certo, il nuovo quadro normativo del Trattato dell'Unione considera
la cooperazione tra gli Stati membri nella lotta contro il narcotraffico
un obbligo istituzionale. Probabilmente, però, anche
per la presenza di differenze sociali, culturali, economiche,
filosofiche e religiose non si arriverà ad una risposta
unica e generalizzata. Quello che si può ottenere è
sicuramente un riavvicinamento delle normative in materia penale,
anche per evitare la diffusione di un turismo per droga.
In Italia si assiste ad uno scontro tra i fautori delle diverse
opzioni. Il nostro punto di vista è che non basti più
la medicalizzazione ad oltranza perché non si esce dal
tunnel quando si smette di usare droga, ma soltanto quando si
trova il motivo per vivere. Il reinserimento, quindi, gioca
un ruolo fondamentale; la riduzione del danno non è un
processo riabilitativo. Per invertire questa rotta occorre rimettere
al centro la persona con il suo disagio, ma anche con le sue
potenzialità e con le sue risorse.
Sono questi i motivi fondamentali che hanno ispirato prima la
scrittura della nostra mozione e, poi, la risoluzione unitaria
della Casa delle libertà. Li riassumo brevemente attraverso
quattro slogan: il ruolo della persona ed il suo recupero di
dignità; il ruolo della famiglia che accompagna tale
persona nel recupero della propria dignità; il ruolo
del privato-sociale. A tale proposito ho sentito dire che ci
vuole più welfare: è vero, ci vuole più
welfare society, non più welfare state, più libertà
per chi nella società privato-sociale, profit e non-profit,
insieme allo Stato, concorre verso un'utilità e un bene
sociale. Inoltre, vi è il ruolo delle strutture dello
Stato: questi sono i quattro punti fondamentali riassunti nella
nostra risoluzione.
Questa risoluzione nasce dall'esperienza della scorsa legislatura,
dall'esperienza - lo dico con orgoglio - di chi nelle comunità
sta lavorando da anni su questi temi, e nel rispetto di chi
è giusto che veda verificato il proprio lavoro dentro
i Sert (Applausi dei deputati del gruppo del CCD-CDU Biancofiore).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.
AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, intervengo
per annunciare il voto favorevole dei Democratici di sinistra
sulla risoluzione presentata unitariamente dai partiti del centrosinistra.
Si tratta di una risoluzione che delinea in dieci punti una
strategia complessiva finalizzata a prevenire l'uso e l'abuso
delle sostanze stupefacenti (soprattutto quando tale abuso interessa
tanti giovani), ed a contrastare e arginare un fenomeno grave,
a volte drammatico, che tocca ancora troppe famiglie, italiane
e non solo.
Si tratta di un fenomeno che, come già detto nella discussione
sulle linee generali, oggi si manifesta anche in forme inedite.
Abbiamo le vecchie droghe, i vecchi comportamenti e le nuove
droghe, come l'ecstasy, non meno pericolose, anzi forse più
pericolose proprio perché spesso sono vissute dai consumatori
come non droghe.
Ci asterremo sulla mozione della collega Valpiana e non possiamo,
invece, certo dare il nostro voto favorevole alla risoluzione
del centrodestra. Dico ciò non per partito preso, ma
perché tale risoluzione delinea una situazione fuori
controllo del fenomeno della tossicodipendenza. Credo che non
sia così: lo dicono dati non nostri, ma del Ministero,
riferiti pochi giorni fa dallo stesso ministro Maroni. Il fenomeno
è grave ed ancora diffuso, ma è contenuto ed arginato.
Si tratta di una risoluzione che vediamo mossa da uno spirito
inutile di contrapposizione, come se qui ci fossero da una parte
i servizi e dall'altra le comunità, da una parte i Sert
e dall'altra i volontari, da una parte gli interventi terapeutici
e di recupero e dall'altra quelli di riduzione del danno che,
invece, assecondano la tossicodipendenza.
Chi ha un minimo di esperienza concreta in questo settore sa
che non è così perché abbiamo bisogno di
tutto e, quindi, si tratta di un pregiudizio. Credo che lo sia
anche quello secondo il quale, nel corso degli ultimi anni,
non si è lavorato per il recupero, per il reinserimento,
ma si è ceduto all'accettazione della droga, tollerandone
il consumo e, addirittura, se interpreto bene quello che sosteneva
il collega Conti, quasi assecondandone il consumo attraverso
i servizi e gli operatori.
Non a caso, nelle vostre mozioni e nella risoluzione si mettono
in discussione, quasi sotto accusa, i cosiddetti servizi a bassa
soglia, gli interventi sulla riduzione del danno, le terapie
basate sul metadone e su altri farmaci sostitutivi. Con tutto
ciò non vogliamo dire che tutti i servizi funzionano
bene, ce ne sono di buoni e meno buoni, come in altri settori
degli interventi.
La situazione non è così. Invece, crediamo che,
in questi anni, grazie ad un'importante lavoro di questo Parlamento
e dei Governi di centrosinistra, abbiamo saputo sviluppare una
strategia complessiva, fatta di servizi pubblici e privati,
di terapie multidisciplinari, di esperienze di comunità,
di opportunità di inserimento sociale e lavorativo. Tutto
ciò ci ha consentito di cominciare a costruire un sistema
che, oggi, offre già - ma dovremo ulteriormente migliorarlo
e svilupparlo - un'ampia gamma di opportunità, per realizzare
quelli che definiamo e gli operatori definiscono progetti personalizzati
di recupero.
Il tossicodipendente non è una categoria, non è
una persona con una etichetta uguale per tutti, ma un singolo
individuo, una persona che ha i suoi problemi, i sui conflitti,
le sue relazioni positive e negative, che va sostenuta ed aiutata
a trovare in sé le energie e le risorse per liberarsi
dalla dipendenza. Cari colleghi, tale opportunità la
dobbiamo dare a tutti, non possiamo pensare che venga concessa
soltanto a quelli che, magari, riescono più degli altri
a tirarsi fuori.
Ecco il valore degli interventi di riduzione del danno, che
non sono quell'immagine deformata che forniva il collega Conti
ma la possibilità di tenere una porta aperta, di garantire
il diritto alla salute e alla qualità della vita, impedendo
che quella persona contragga, per esempio, l'Aids e, non riuscendo
a rivolgersi ai servizi e alle comunità, possa rimanere
fuori, drammaticamente condannata all'esclusione e, in qualche
caso, alla morte.
Con tali interventi, invece, si può sperare che scatti
una molla che li convinca e che li metta in condizione di liberarsi
dalla dipendenza.
Il nostro documento chiede che si vada avanti, innanzitutto
nel contrasto al traffico: rigore e durezza sono indispensabili
nei confronti dei trafficanti, non verso il tossicodipendente.
Allora, non sono necessarie le norme, come quelle relative alle
rogatorie e al rientro dei capitali, che rischiano di compromettere
i processi e di far ripulire il denaro illecitamente accumulato:
in quella direzione serve rigore. Inoltre, dobbiamo sviluppare
la prevenzione, nelle scuole e non solo, nelle zone di aggregazione
giovanile e anche a sostegno delle famiglie nelle loro funzioni
educative.
Inoltre, è necessario rafforzare e sviluppare ulteriormente
i servizi, a partire dai SERT, che il Vicepresidente Fini vorrebbe
liquidare e che, invece, devono essere ulteriormente sostenuti
e rafforzati con la creazione dei dipartimenti. Servizi importanti
sono anche quelli del privato sociale, animati dal volontariato,
quella miriade di interventi fra i quali spiccano le comunità
terapeutiche; tuttavia, anche per quest'ultime occorrono regole
certe e verifiche sui risultati.
Si tratta di verifiche che tutti chiediamo per l'insieme dei
servizi, per capire cosa funziona bene e cosa male, per selezionare
e per garantire un sistema che possa fornire risposte, a partire
da una riqualificazione anche degli stessi operatori.
Chiediamo che si vada avanti, anche tentando strade innovative;
certamente, dobbiamo farlo con prudenza ma anche con coraggio:
nella lotta contro la tossicodipendenza nulla deve rimanere
intentato.
Allora dobbiamo saper guardare anche alle altre esperienze europee
ma con un taglio scientifico, valutando effettivamente i risultati,
non introducendo argomenti di cui abbiamo sentito dire o di
cui, magari, abbiamo letto sui giornali.
Occorre rafforzare le misure di recupero anche evitando il carcere
quando non è necessario e depenalizzando quando è
possibile. Naturalmente, non nell'ipotesi di spaccio o di reati
di questo genere. Ad esempio, elevando il limite di quattro
anni e trovando modalità innovative per espiare le pene
ma, anche in questo caso, occorre stare attenti perché
non bisogna creare il nuovo carcere per i tossicodipendenti.
Si devono individuare quelle realtà, fissando degli standard
e individuando servizi che possano garantire la custodia e uno
sconto alternativo della pena, che consenta sì di scontare
la pena, ma anche di non vivere quell'esperienza carceraria
che spesso induce a rafforzare comportamenti devianti.
La risoluzione unitaria nel centrosinistra delinea una strategia
forte, in quanto non elude i problemi, ma è basata sul
principio che per sconfiggere la droga bisogna educare e non
punire. È una strategia forte perché si basa sull'esperienza
concreta e quotidiana di migliaia di operatori pubblici e privati,
tecnici e volontari, vale a dire di quegli operatori che hanno
discusso con noi e con il Governo, quando vi era un Governo
che pensava al sociale. Oggi non c'è. Dov'è il
ministro Maroni che, in quasi un anno di responsabilità,
non ha mai riunito la consulta sulle tossicodipendenze, ha bloccato
il lavoro dell'osservatorio nazionale e ha ritardato tutta una
serie di provvedimenti attuativi? Dobbiamo ricominciare dal
lavoro svolto con gli operatori a Napoli e a Genova. Da qui
dobbiamo partire per andare avanti.
Ritengo che la nostra proposta sia forte e deduco ciò
anche dall'apprezzamento che il Governo, attraverso il sottosegretario
Guidi, ha espresso un su nove dei dieci punti che compongono
la nostra risoluzione.
Ci si chiede di rinunciare ad un punto, ma noi - colleghi -
non possiamo accettare tale proposta. Il punto relativo alla
lotta ai narcotrafficanti è forte e ritengo, anzi, che
per non dare tregua a tali soggetti e alla criminalità
internazionale, su tale punto ci dovrebbe essere la massima
unità e la massima coesione di questo Parlamento.
Tuttavia, non posso non sottolineare una certa divaricazione
tra l'apprezzamento espresso dal Governo su nove punti della
nostra risoluzione e il parere contrario che, sugli stessi punti,
hanno espresso gli esponenti della maggioranza. Ciò indica
che all'interno della maggioranza vi è un problema ed
è forse questo problema, questa divisione e questo contrasto
che, nel corso di questi mesi, ha paralizzato l'attività
del Governo in questa materia, con evidente penalizzazione dei
servizi e dei tossicodipendenti.
Vi chiediamo di sostenere e votare la nostra risoluzione, che
risponde alle esigenze di una lotta moderna, volta a contrastare
e ad arginare il fenomeno della tossicodipendenza, affinché
si possa riprendere quel cammino bruscamente interrotto (Applausi
dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni
di voto.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine
dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, vorrei chiedere
se sia possibile che il sottosegretario Guidi, anche alla luce
del dibattito fin qui svoltosi, esprima nuovamente il parere
del Governo in ordine alla risoluzione Fioroni ed altri n. 6-00014.
PRESIDENTE. Sottosegretario Guidi, intende rispondere
alla richiesta formulata dall'onorevole Innocenti?
ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la
salute. Signor Presidente, colleghi, con molta tranquillità
e rapidità - oggi, come ieri e anche in base a quanto
ho letto -, esprimo un rammarico notevole, in quanto sono ancora
convinto, come sempre, che - come è patrimonio comune
all'interno della Casa delle libertà - sul dolore, sulle
difficoltà e sulla solidarietà occorra trovare
punti in comune.
PRESIDENTE. Sottosegretario Guidi, mi scusi. Soltanto
per dare concretezza ai nostri lavori, la prego di attenersi
al merito della richiesta sollevata; altrimenti, riapriamo il
dibattito. Mi scusi.
ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la
salute. Signor Presidente ci sto arrivando. Sostengo che si
è fatto un grosso sforzo per comporre le risoluzioni
e che si sarebbe potuto rinunciare ad un certo fondamentalismo
nella risoluzione del centrosinistra. Su questo intervengo anche
perché l'intelligence nazionale ed europea sta già
facendo quello che qui si chiede in maniera impropria. Vado
a rispondere alla domanda. Non voglio addentrarmi nei discorsi
su: riduzione del danno «si», riduzione del danno
«no». Mi stupisco che tanti colleghi, i quali in
tanti anni di impegno tecnico e politico si sono dichiarati
contro gli psicofarmaci, in realtà accettino un sub-psicofarmaco
di lungo periodo come il metadone.
PRESIDENTE. Sottosegretario Guidi, mi fanno notare
che se lei interviene nel merito riapre il dibattito su tutto.
Le chiedo di attenersi all'argomento specifico. Non è
che io non voglia farla parlare. Se non vogliamo fare un dibattito
per altre due ore, le chiedo di attenersi concisamente a quanto
le è stato chiesto.
ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la
salute. Signor Presidente, insisto nella posizione dichiarata
inizialmente. Noto una chiusura per un solo punto. Spero che
nell'attuazione delle iniziative in favore dei tossicodipendenti
queste divisioni nella realtà non compaiano più.
Grazie.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
GIUSEPPE FIORONI. Chiedo di parlare sull'ordine
dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, stiamo per
votare. Mi sembra di capire che la posizione del sottosegretario
di Stato Guidi, a nome del Governo, sulla mia risoluzione n.
6-00014 sia la seguente: il Governo esprima parere favorevole
su tutti i punti ad eccezione del primo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato Guidi
ha espresso parere contrario, onorevole Fioroni. Lo abbiamo
sentito tutti.
Votazioni