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  Speciale #10
La war on drugs all'italiana

 

Seguito della discussione delle mozioni Volontè ed altri n. 1-00042, Michelini ed altri n. 1-00044, Valpiana ed altri n. 1-00045, Cè ed altri n. 1-00049, Maura Cossutta ed altri n. 1-00050, Turco ed altri n. 1-00051 e Fioroni ed altri n. 1-00052 concernenti la lotta alla tossicodipendenza (ore 9,45).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Volontè ed altri n. 1-00042, Michelini ed altri n. 1-00044, Valpiana ed altri n. 1-00045, Cè ed altri n. 1-00049, Maura Cossutta ed altri n. 1-00050, Turco ed altri n. 1-00051 e Fioroni ed altri n. 1-00052 concernenti la lotta alla tossicodipendenza (vedi l'allegato A - Mozioni sezione 1).
Ricordo che nella seduta di lunedì 28 gennaio si è conclusa la discussione sulle linee generali.
Avverto che sono state presentate le risoluzioni Fioroni ed altri n. 6-00014 e Volontè ed altri n. 6-00015 (vedi l'allegato A - Risoluzioni sezione 1) e sono state contestualmente ritirate tutte le mozioni all'ordine del giorno tranne la mozione Valpiana ed altri n. 1-00045.

(Parere del Governo)
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulla mozione Valpiana ed altri n. 1-00045 nonché sulle risoluzioni presentate.

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, il Governo esprime parere contrario sulla risoluzione Fioroni ed altri n. 6-00014 a meno che non venga eliminato il punto 1. Per quanto concerne il punto 2, mi permetto di dire che la Commissione bicamerale per l'infanzia avrebbe già in sé le competenze predette; tuttavia, un rafforzativo può anche essere accettato.
Dunque, nell'ipotesi in cui venga eliminato il punto 1 della suddetta risoluzione, estraneo per materia, il parere del Governo è favorevole, altrimenti il parere è contrario.

PRESIDENTE. Signor sottosegretario, mi sembra che lei non abbia espresso il parere sulla mozione Valpiana ed altri n. 1-00045 e sulla risoluzione Volontè ed altri n. 6-00015.
Dunque, qual è il parere del Governo?

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Il Governo esprime parere contrario sulla mozione Valpiana ed altri n. 1-00045, mentre il parere è favorevole sulla risoluzione Volontè ed altri n. 6-00015.

GIUSEPPE FIORONI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, vorrei chiedere un chiarimento dal sottosegretario Guidi.
Lei, signor sottosegretario, ha affermato che sulla risoluzione presentata dall'Ulivo il parere del Governo è favorevole a condizione che venga modificato il punto 1?

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Onorevole Fioroni, il Governo esprime parere favorevole sulla risoluzione Fioroni ed altri n. 6-00014 a condizione che venga eliminato il punto 1.

(Dichiarazioni di voto)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fioroni. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, ringrazio il Governo per aver accolto ben nove punti dei dieci che compongono la risoluzione presentata dall'Ulivo. Tuttavia, esprimo la mia profonda preoccupazione per il fatto che il Governo abbia espresso il suo dissenso relativamente al punto 1.
Dichiaro la nostra disponibilità ad accettare la richiesta del Governo, addivenendo ad una votazione per parti separate della risoluzione, cioè votando prima il punto 1 e poi gli altri nove punti che la costituiscono.
Perché dico questo? Perché noi attribuiamo una valenza particolare al primo punto: si tratta dell'invito rivolto al Governo ad intensificare la lotta allo spaccio ed al narcotraffico, conducendola con pari intensità all'interno del nostro paese ed a livello internazionale. Non sfugge a nessuno come non si possano ritenere estranee per materia le considerazioni da noi esposte all'interno del primo punto: una seria lotta, da parte del nostro paese, contro il narcotraffico comporta un'azione forte ed incisiva sui capitali che esso produce e, soprattutto, sul denaro che viene reinvestito e che deriva dalla produzione e dallo spaccio di sostanze stupefacenti.
Certamente, la nostra riflessione può sembrare amara: mi preoccupa che il sottosegretario di Stato Guidi dica che questo punto è estraneo per materia. È indiscusso che la lotta al narcotraffico non può essere seria se non rivediamo in questo paese le nostre posizioni sulle rogatorie. È sotto gli occhi di tutti che la nuova legislazione sulle rogatorie, voluta da questo Governo e approvata da questo Parlamento, determina favori, limitando l'efficacia e l'incisività della lotta contro chi investe nel traffico di droga. Lo stesso discorso vale per la nostra posizione sul mandato di cattura europeo; lo stesso discorso vale per il rientro dei capitali all'estero.
Un Governo che voglia affrontare con durezza il problema, tanto da proporre l'istituzione di un dipartimento unico per la lotta alla tossicodipendenza presso la Presidenza del Consiglio del ministri, non può minare alla base la nostra credibilità nazionale ed internazionale: è necessario rivedere le posizioni su una serie di norme che, di fatto, favoriscono coloro che nel narcotraffico investono; favoriscono la criminalità organizzata e il riciclaggio dei soldi; favoriscono il rientro dei capitali, impedendo indagini serie su coloro che con quei soldi trafficano in droga e minano alle basi la vita e la coscienza di tanti nostri giovani.
Il secondo punto, per noi molto importante, riguarda una visione diversa rispetto al dipartimento contro le tossicodipendenze proposto dal Governo. Chiediamo che venga istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un dipartimento per le politiche giovanili, perché ci sembra riduttivo affrontare il tema delle tossicodipendenze soltanto in termini di lotta e di repressione: si tratta di un modo negativo di impostare il problema, quasi volessimo semplicemente marchiare coloro che sono vittime della piaga della droga. In altri, termini riteniamo che non ci si possa limitare a presentare cure o a ipotizzare di dover curare; credo, invece, che dobbiamo guardare alla base le ragioni del disagio giovanile e delle devianze e le cause che portano all'uso di sostanze stupefacenti. Per questo, un dipartimento per le politiche giovanili, che affronti nel suo complesso, in maniera seria e coerente, le varie tematiche poste dai giovani e che abbia a disposizione fondi necessari per un intervento su vasta scala, risponde in maniera diversa e più incisiva al problema che oggi sembra rappresentare un'emergenza nel nostro paese. Non si tratta soltanto di devianza o di uso di sostanze stupefacenti. Si tratta di un disagio giovanile che noi dobbiamo essere in grado di risolvere, incidendo sulla rimozione delle cause.
Con il terzo punto intendiamo invitare il Governo a creare una rete integrata di servizi che possa offrire ai soggetti tossicodipendenti una pluralità di forme per intraprendere la strada del reinserimento e del recupero; mi riferisco sia alla rete dei servizi pubblici e dei SERT sia alle comunità terapeutiche sia a tutte le iniziative che possano favorire progressivamente il reinserimento, il recupero e il miglioramento della qualità della vita dei giovani che si sono avviati sulla strada della tossicodipendenza, ribadendo, per altro, in questo ambito la centralità della famiglia dal punto di vista educativo. Tuttavia, dare piena attuazione all'atto di intesa e migliorarlo riguarda anche la nostra posizione sulle comunità terapeutiche e su quell'approccio multidisciplinare che vogliamo mantenere, rispetto alle quali c'è necessità di certezza sul modo in cui i fondi vanno investiti e sul modo in cui le comunità terapeutiche (il privato sociale e il volontariato) possono essere remunerate per questo servizio che svolgono alla comunità. Per quanto concerne il personale, anche qui credo che l'aggiornamento permanente e gli standard sia degli operatori di servizi pubblici che di coloro che lavorano nel privato sociale e nel volontariato - mi riferisco alla loro formazione professionale -, soprattutto sulle nuove droghe, rispetto alle quali tutti siamo oggi impreparati, debba rappresentare per il Governo un momento importante.
L'altro aspetto riguarda le politiche in favore del lavoro e dell'informazione e della formazione nelle scuole, perché giovani ben informati sono giovani formati che riusciranno da soli a capire il rischio di avvicinarsi alle sostanze stupefacenti. Inoltre, chiediamo al Governo di consolidare l'impegno nelle tecniche di riduzione del danno, ivi compresi i servizi a bassa soglia, perché abbiamo visto proprio dai dati di questi anni del Governo di centrosinistra come quella che era una semplice punta dell'iceberg dei tossicodipendenti, che si avvicinavano con volontà di essere reinseriti o recuperati, hanno trovato con i servizi a bassa soglia e i meccanismi di riduzione del danno un modo di avvicinarsi, di essere avvicinati, di uscire dalla solitudine, di trovare una mano tesa che potesse aiutarli ad uscire dal tunnel, mantenendo in maniera concreta uno spiraglio aperto e serio per poterli vedere recuperati. Ritengo che non si possa liquidare con una semplice battuta questa esperienza che ha dato e sta dando risultati positivi.
Un aspetto riguarda anche le vicende relative alle pene alternative, sulle quali credo vada fatta una attenta valutazione stabilendo le modalità, non solo della durata degli anni, che può essere elevata a 4 anni, ma anche individuando un albo presso il Ministero della giustizia che riporti l'elenco di case che possano accogliere coloro che hanno subito queste condanne, in modo che possano avere un metodo alternativo di recupero; inoltre va affrontato anche il tema dell'applicabilità dei processi di depenalizzazione.
In tema di sperimentazione noi mettiamo un canone preciso, per cui questa deve svolgersi su dati certi e che questi, anche sulla scorta delle esperienze europee, tengano sempre presente la necessità di un recupero socio-sanitario e di un reinserimento che sono gli elementi indispensabili perché non si vada verso la cronicizzazione.
Mi sia consentita un'ultima battuta. Questa nostra mozione ha trovato già accoglienza in alcuni pronunciamenti del Governo: mi riferisco ad alcune prese di posizione del ministro Giovanardi, ma soprattutto del ministro Sirchia. La mozione presentata dal centrodestra mi sembra che vada in controtendenza rispetto a quello che il ministro Sirchia ha già dichiarato sul tema della riduzione del danno, sulla distinzione un po' sofistica tra droghe leggere e droghe pesanti, e soprattutto sulla possibilità di applicare alcune sperimentazioni su fonte certa che siano legate al recupero. Per questo, signor Presidente, nel ribadire il voto favorevole alla nostra mozione, a nome del mio gruppo - ma credo che sia condiviso da tutti i gruppi dell'Ulivo - ritengo che la proposta di votazione per parti separate non sia accettabile da parte nostra, perché il primo punto dimostra un imbarazzo del Governo che non ci aspettavamo, perché non pensiamo che si possa barattare la sicurezza di pochi con i rischi che le nostre normative aprono, indebolendo una lotta seria alle tossicodipendenze nel nostro paese e a livello internazionale.

PRESIDENTE. Colleghi, ho una certa difficoltà naturale ad interrompere chi sta parlando, perché anche a me dà fastidio essere interrotto. Tuttavia, ci sono i tempi da rispettare. Pertanto, pregherei i colleghi di avere quella capacità di sintesi finale che si addice ad ogni buon oratore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, in primo luogo, la tolleranza zero non ha funzionato. È un'illusione pensare che vietare è uguale impedire e, purtroppo si è visto, il proibizionismo e le politiche di criminalizzazione punitive non hanno bloccato il business e hanno soltanto aumentato il numero dei detenuti.
Neppure la semplicistica legalizzazione può funzionare, perché può eliminare il mercato illecito, ma non considera il possibile allargamento del consumo. Non funziona neppure il modello medico - magari attuato attraverso il ricovero coatto - l'unica risposta della comunità segregante, ove le comunità vengono trasformate in carceri.
Credo che la politica di riduzione del danno è, a tutt'oggi, l'unica politica seria, che non significa indifferenza, rassegnazione, ignoranza nei confronti del dramma umano e sociale della droga, ma rappresenta una strategia complessa che mette in campo, su vari piani, misure complesse: l'informazione, la prevenzione, il continuo coinvolgimento dei soggetti, compresa quell'utenza che non usufruisce volontariamente dei servizi. Si tratta di una rete di servizi e di un modello culturale di inclusione e reinserimento sociale delle persone che consumano (i tossicodipendenti). Per questo serve più welfare attuato attraverso l'integrazione, il volontariato ed il privato sociale. È una sperimentazione seria rispetto ai risultati, alle evidenze scientifiche di tutte le esperienze che in questi anni sono state portate avanti nel nostro come negli altri paesi europei.
Bisogna insistere su misure alternative al carcere e di depenalizzazione, lasciando - ovviamente - la sanzione penale per lo spaccio e per il traffico di droga.
Credo che queste politiche di riduzione del danno hanno concretamente costruito risultati ed hanno messo in moto una solidarietà vera fatta di operatori, associazioni, organizzazioni di volontariato. Una vera solidarietà che, non dichiara di voler salvare il tossicodipendente, ma lavora concretamente, da subito, per aiutarlo.
Noi abbiamo presentato una mozione e su questa si è discusso nell'ambito della discussione sulle linee generali; ora voteremo la mozione unitaria dell'Ulivo per sottolineare che è possibile trovare in un confronto serio, senza pregiudiziali, con una sincera ricerca di confronto, dei punti comuni e condivisi, i quali rappresentano un impegno concreto che noi proponiamo al Governo. Si tratta di una mozione che rappresenta un segnale importante di un qualcosa che si muove, un'apertura che noi raccogliamo positivamente, considerandola come un cambiamento delle politiche sinora adottate.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, noi voteremo a favore della mozione Valpiana ed altri n. 1-00045, voteremo contro la risoluzione Volontè ed altri n. 6-00015 e ci asterremo sulla risoluzione Fioroni ed altri n. 6-00014; inoltre, mi spiace di non poter accogliere la richiesta del sottosegretario, tesa ad eliminare il primo punto dei nostri impegni al Governo. Questo perché il primo punto dell'impegno riguarda ed allude ad una questione per noi estremamente rilevante, anzi centrale, relativa alla depenalizzazione, cioè il rapporto dicotomico fra droghe e carcere. Ci pare, infatti, che il deficit politico e culturale sia altissimo, perché il carcere non cura, non previene e rende ogni situazione ossessiva e disastrosa anche sul piano personale. In effetti, il carcere allude ad un serbatoio nel quale scaricare i tossicodipendenti. Pensiamo invece che occorra mettere da parte le certezze assolute ed ideologiche del proibizionismo; ciò significa sperimentare nuovi percorsi nell'ottica delle politiche di riduzione del danno. Siamo, peraltro, confortati da sperimentazioni che avvengono ormai largamente in Europa ed in altri paesi; sto pensando all'esperienza più nota relativa all'abbattimento di reati concernenti la cosiddetta microcriminalità - che tanto preoccupa - collegata all'acquisizione della dose. In Svizzera ed in Olanda sono state attuate delle sperimentazioni, relative a politiche di riduzione del danno, che hanno abbattuto dell'80 per cento il numero dei reati.

Nel carcere di Zurigo ad esempio (leggo da un ultimo studio), è interessantissima la sperimentazione controllata di somministrazione di eroina su un'insieme ben individuato e selezionato di soggetti. Pertanto, dobbiamo prendere atto, anche alla luce delle esperienza europee e, ripeto, senza populismo e ideologismi, della bancarotta del proibizionismo. La bancarotta del proibizionismo sul piano della tossicodipendenza è totale.
Non posso accogliere, quindi, la richiesta del Governo perché la nostra mozione ed anche gli interventi di tanti colleghi e colleghe che mi hanno preceduto si basano proprio sul rapporto tra depenalizzazione e percorsi molto determinati, seri e ricchi di riduzione del danno, con misure alternative alla detenzione; misure alternative che, peraltro, come ultimi studi dell'Associazione nazionale dei magistrati e degli avvocati democratici dimostrano, addirittura o sono sempre meno applicate o sono inapplicabili. Pensiamo all'inapplicabilità, ad esempio, delle misure alternative per gli immigrati che costituisce una possibilità remota, non essendovi nemmeno il domicilio nel quale può essere ovviamente scontata tale misura alternativa. Ciò in un contesto in cui le statistiche ufficiali del Governo, non quelle di Rifondazione comunista, ci dicono che l'offerta di droghe è in aumento, mentre la repressione del fenomeno assorbe l'80 per cento dell'impegno finanziario del Governo. È qui che non ci siamo. Pertanto, chiediamo politiche di depenalizzazione, politiche e percorsi di riduzione del danno ed il finanziamento dei servizi e delle strutture: crediamo che ciò sia la strada, il percorso per sconfiggere le pulsioni «securitarie» e penalistiche che devono ritirarsi, lasciando il campo a politiche di socializzazione, a politiche serie che si basino anche sul sacrificio, sulla scientificità, sulla cultura, sul sapere di tanti operatrici ed operatori (sia pubblici, sia del privato sociale) e su soggettività che riguardano anche il mondo della cooperazione e della socializzazione.
Pertanto, il nostro è un punto di vista molto attento, certamente graduale nel percorso ma che richiede una determinazione, un impegno alternativo al protagonismo populista che, ancora una volta, il Governo ed il centrodestra portano avanti in questa discussione che si basa sull'ossessione «securitaria», sulla pulsione di paura che la microcriminalità genera e, quindi, sulla riedizione forte del proibizionismo. Il nostro punto di vista è assolutamente alternativo: vogliamo partire dalla bancarotta del proibizionismo, ormai accertato scientificamente secondo i dati acquisiti a livello europeo ed immettere il nostro paese nella sperimentazione europea, come in Olanda, a Zurigo, come addirittura in Portogallo ed in Spagna (in cui, peraltro, non esistono governi bolscevichi ma governi come con Aznar di centrodestra); chiediamo, quindi, la depenalizzazione, la riduzione del danno e politiche di sperimentazione. Questa è la strada maestra che crediamo occorra percorrere (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).


PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ercole. Ne ha facoltà.

CESARE ERCOLE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in sede di dichiarazione di voto riteniamo utile ricordare la nostra posizione in materia di tossicodipendenza. Pensiamo, infatti, che non si possa non partire dal binomio prevenzione-repressione che deve riportare nella giusta considerazione quei valori fondamentali della società che sembrano essere stati offuscati nel corso di questi anni di dibattito parlamentare e di progetti sperimentali e non, messi in atto non solo in Italia, ma anche in Europa.
I principi cui facciamo riferimento sono, da un lato, il diritto di ciascun cittadino alla salute psichica e fisica, il diritto alla libertà, ma anche il senso di responsabilità e di appartenenza ad una collettività sociale.
Di prevenzione si è molto parlato, ma quanto è stato fatto dimostra proprio il contrario: un fallimento generalizzato che investe tutti i livelli della società, da quello personale a quello delle istituzioni che si vedono quasi indotte ad alzare bandiera bianca davanti alla diffusione crescente, ed in fasce di età sempre più basse, dell'uso di droghe di ogni genere, non solo leggere o pesanti, secondo un dualismo che, tuttavia, è verbale, non sostanziale, ma anche di sostanze psicoattive come le famigerate pasticche di ecstasy.
Ma, se si vuole fermare la diffusione di tali sostanze occorre intervenire sul traffico e sugli spacciatori ad ogni livello, non certo depenalizzando i reati di spaccio e gli altri connessi al mondo della droga. Al contrario, occorre tenere alto il livello di guardia e provvedere ad applicare con rigorosità la normativa attualmente in vigore. Dai dati emerge un incremento del numero dei tossicodipendenti e dei decessi per overdose e AIDS. Ebbene, come si può anche soltanto pensare di accettare l'idea della depenalizzazione e, di conseguenza, della liberalizzazione delle droghe, che rappresenta lo stadio successivo in questo processo verso l'insensibilità nei confronti della droga. Il trend negativo dell'incremento dei morti per overdose e AIDS si è verificato, infatti, successivamente al 1993, con una maggiore liceità e deresponsabilizzazione riguardo l'uso della droga generate dall'esito di quel referendum tanto caro alle sinistre che sono state capaci di ottenere, in questo modo, quella equazione che era evidente a tutti, tranne che a loro: maggiore libertà nell'uso delle droghe, maggiore diffusione del mercato, maggiori conseguenze a danno della società. Ora stiamo verificando, numeri alla mano, gli esiti di quella stessa politica che aveva dato il proprio benestare anche all'uso del metadone, nell'ambito di una strategia di riduzione del danno, al quale era seguito il programma di distribuzione delle siringhe: un fallimento dopo l'altro! È ora di cambiare rotta, è ora di controllare la realtà così com'è e di procedere ad una svolta netta ed energica che non lasci spazio ad indecisioni che, ormai, non possono più avere quartiere. Dobbiamo operare concretamente per prevenire, informare e formare. Prevenire a tutti i livelli, partendo dai più bassi, dai bambini delle scuole elementari, i più esposti ad ogni forma di bieco ricatto, come le cronache dei giornali, in alcuni casi, hanno riportato. Occorre informare, anche tramite i mass media e le associazioni che operano sul territorio; occorre educare e formare personale preparato affinché il recupero dei tossicodipendenti permetta loro di tornare in seno alla società. Ecco la ragione per cui la strategia della riduzione del danno deve essere rivista allo scopo di ridurre al massimo, e solo in casi davvero estremi, l'impiego di metadone come droga di Stato e come alternativa. Quindi, siamo contrari ad un suo uso indiscriminato, come attualmente accade e come propongono le mozioni di cui sono primi firmatari, rispettivamente, gli onorevoli Valpiana, Cossutta e Turco. Pur tuttavia, siamo consapevoli della necessità di percorrere e sostenere strade nuove di prevenzione e di lotta alla droga più adeguate alle realtà del mondo della tossicodipendenza che, nel frattempo si sono evolute, comprendendo un'utenza più ampia e di più giovane età.
Confermiamo, inoltre, quanto già affermato, ovvero il nostro sostegno alla valorizzazione delle strutture del volontariato, del privato sociale e delle comunità terapeutiche che, insieme alle famiglie, svolgono il più importante ruolo per il completo recupero del tossicodipendente. Si tratta di un'opera che deve essere sostenuta anche da un maggiore impegno economico perché si possano ottenere risultati più ampi di quanti non siano stati quasi raggiunti sinora. Una attenzione più di comoda facciata che di fatto, come si evince dalla lettura delle mozioni di cui sono primi firmatari, rispettivamente, gli onorevoli Turco e Fioroni, che ripropongono, in toni e modi diversi, le stesse considerazioni da sempre proprie delle forze del centro sinistra. Nonostante le reiterate affermazioni di principio, però, le risposte si fanno ancora attendere e sono gli stessi colleghi, onorevoli Turco, Fioroni, Valpiana e Cossutta ad ammettere, anche se quasi sommessamente, i dati negativi dell'incremento dell'uso delle droghe, in particolare tra i giovani, segno inequivocabile del fallimento proprio di quel programma di comunicazione che torna sistematicamente ad essere riproposto, nonostante tutto, dagli esponenti del centrosinistra.
La Lega nord è sempre stata contraria a qualsiasi forma di depenalizzazione in tema di reati, anche minori, collegati al mondo della droga. Si instaura infatti un precedente pericoloso di presunta liceità dei comportamenti che, invece, sono a priori inaccettabili. Netto è il nostro rifiuto nei confronti delle mozioni presentate dai deputati del centrosinistra le quali, inevitabilmente, porterebbero come risultato l'ampliamento delle maglie della depenalizzazione, auspicando che sia applicata a tutte le condotte connesse al consumo di droga.
Non è lasciando campo libero al mercato della droga che si combatte il narcotraffico, non è lasciando impunito l'acquisto di sostanze illegali che ci si oppone ai grandi spacciatori e non è nemmeno potenziando lo sviluppo del metadone che si risolve il rapporto di dipendenza dalla droga. Se davvero, come sostengono le onorevoli Valpiana e Turco, si sono verificati risultati così entusiasmanti in Europa, in quei paesi che hanno adottato un atteggiamento più spregiudicato nei confronti dell'uso della droga, come mai proprio lì, come altrove, dobbiamo registrare un incremento della diffusione dell'uso delle droghe e un aumento del fatturato del mondo del narcotraffico? È dunque chiara la necessità che lo spaccio, e così pure gli altri reati, vadano perseguiti penalmente o amministrativamente con maggiore severità, senza indulgenze che vanno a discapito degli stessi tossicodipendenti, oltre che della collettività, ma, soprattutto, per proporre un modello di Stato presente anche tra la popolazione più giovane (in questa fascia di età risultano, infatti, in crescita altri aspetti inquietanti, da affrontare con decisione e severità).
Non è istituzionalizzando la droga, non è inglobandola nella logica del quotidiano che la si combatte e la si sconfigge, ma ostacolandone con ogni mezzo la diffusione e sostenendo coloro che la contrastano, come le comunità di recupero.
Per concludere il mio intervento, vorrei però sottolineare un'ultima considerazione. Nonostante le numerose intenzioni di dare una risposta al problema droga, nel nostro paese si è verificato quello che sembrava, purtroppo, facilmente prevedibile con le normative finora adottate: uno scollamento tra la riflessione teorica, l'enunciazione di principio e la prassi operativa nel campo della prevenzione, il che ha prodotto danni seri, fisici e morali, all'individuo, alla famiglia, come primo nucleo sociale, e alla collettività tutta. Quello che si ricava dall'esame della situazione attuale è una facile arrendevolezza dello Stato, che non è in grado di opporsi alle spinte disgreganti provenienti dal mondo della droga. Pare di leggere, quindi, una volontà di assistenzialismo, volto solo a tacitare il problema. Nessun rumore, nessun problema, con il risultato però, da parte dello Stato, di perdere il controllo della vita politica e sociale e di essere incapace, inoltre, di tutelare i cittadini più onesti e responsabili.
Prevenzione, dunque, si deve coniugare inevitabilmente, anche perché sia efficace, con il senso della responsabilità civile, morale e sociale, con il diritto alla libertà ma, nello stesso tempo, con il rispetto del diritto alla salute fisica e psichica.
In conclusione, noi voteremo contro la risoluzione Fioroni ed altri n. 6-00014, presentata dall'Ulivo: il primo punto per noi è inaccettabile. Un secondo aspetto da rilevare è che, in questa risoluzione, si vuole potenziare la riduzione del danno (che si è dimostrata, come ho detto poc'anzi, fallimentare), si vuole aumentare la quantità di droga detenibile per uso personale (e questo non ci va bene) e, in modo artato, si vuole introdurre la possibilità - allucinante - sperimentale, dell'uso dell'eroina per i drogati. Pertanto, noi voteremo contro questa risoluzione (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. La ringrazio, signor Presidente. I deputati Verdi hanno sottoscritto la mozione Valpiana ed altri n. 1-00045, perché si riconoscono fino in fondo nel suo contenuto e nelle sue proposte. I Verdi, tuttavia, hanno sottoscritto la risoluzione Fioroni ed altri n. 6-00014, presentata dall'Ulivo - su cui esprimeranno voto favorevole - perché in essa viene riproposto un terreno di confronto avanzato e, da quello che oggi constato, con l'accoglimento, da parte del Governo, della maggioranza dei contenuti proposti, credo che il lavoro fatto, che è stato anche un lavoro di mediazione all'interno delle varie forze politiche, abbia dato risultati positivi.
Le mozioni presentate dalla maggioranza, invece, pongono lo stesso terreno di confronto in modo inaccettabile e ci fanno scivolare verso derive ideologiche e culturalmente arretrate. Tutte le mozioni, infatti, pongono le premesse politiche e culturali per destrutturare e depotenziare - invece che consolidare ed implementare - la rete di servizi che tiene insieme soggetti, pubblici e del privato sociale, interventi, azioni che solo all'interno di un'integrazione possono rappresentare quel ventaglio di proposte necessarie per affrontare la complessa strategia di lotta alla droga.
Non vanno assolutamente contrapposti servizi territoriali - quali Sert, le unità di strada - alle comunità terapeutiche, alle strutture residenziali e semiresidenziali. Soffermiamoci sui dati presentati nella relazione a firma del ministro Maroni: su 145.897 mila utenti seguiti dai Sert, 19.057 mila sono accolti nelle comunità; quanti di loro, tuttavia, riusciranno ad avere la possibilità di una vera riabilitazione sociale, lavorativa e personale all'interno del percorso? Non molti. Nei casi migliori - si afferma - il 25 per cento; e degli altri, cosa vogliamo fare?
Riguardo ai Sert, inoltre, è inaudito che si preveda, addirittura, all'interno di una mozione, di una risoluzione, il tipo d'intervento terapeutico. Forse, non ci rendiamo conto del tipo d'invasione da parte del legislatore in un ambito che compete, fine in fondo, alla libertà terapeutica e alla responsabilità del personale medico. Inoltre, anche rispetto alla riduzione del danno, si chiede la valutazione. Concordo sul fatto che tutti i programmi, tutte le politiche sociali, debbano essere sottoposti alla valutazione. Tuttavia, bisogna fare chiarezza su cosa siano la pratica e gli interventi di riduzione del danno. Occorre misurare gli standard, aver chiari i parametri, sapere che le linee guida relative alla riduzione del danno sono state emanate dal Ministero della salute soltanto alla fine del 2000. Con esse, con gli obiettivi da raggiungere, con gli standard, con i parametri posti bisogna misurare anche risultati.
Quanto alle esperienze straniere, anche qui notiamo, da parte della maggioranza, addirittura una falsificazione dei dati. Il rapporto dell'osservatorio europeo sulle droghe e sul tossicodipendente, che relaziona sullo stato delle strategie e degli interventi a livello europeo, mostra che, sia in Olanda sia nella stessa Spagna di Aznar, si segue la via della sperimentazione, della somministrazione controllata di eroina su un target selezionato di utenti, che il Portogallo non sanziona più il consumo individuale, e che in Belgio si è depenalizzato il consumo di canapa. Anche l'indagine conoscitiva della Commissione igiene e sanità del Senato della Repubblica, nella scorsa legislatura, riporta ben altre valutazioni. Dunque, non possiamo assolutamente chiedere che il Governo s'impegni, senza che si tengano in considerazione i dati della realtà, partendo da una conoscenza molto precisa e da un'analisi onesta, sobria e serena.
Il piano d'azione dell'Unione europea, inoltre, raccomanda - qui cito - che per combattere la droga vanno migliorati programmi di cura metadonica e di sperimentazione di sostanze sostitutive che riducano il tasso di dipendenza, e di predisporre strategie globali, complessive, che comprendano la prevenzione primaria, secondaria, la cura, la riabilitazione, la riduzione delle conseguenze negative dell'abuso di droghe, sia a livello sanitario sia sociale.
Allora, mi auguro che questa mozione, corretta, come auspico, dall'approvazione della proposta dell'Ulivo, sostanzialmente accolta dal Governo, riproponga, in modo laico, produttivo, propositivo e non ideologico, un confronto trasversale che ci faccia davvero rispondere ai bisogni fondamentali non soltanto di una parte della nostra comunità, ma della società italiana nel suo insieme.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giulio Conti. Ne ha facoltà.

GIULIO CONTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome del gruppo di Alleanza nazionale, debbo ribadire alcune tesi già espresse in precedenti dibattiti sull'argomento, documentando con molta attenzione i risultati di quella sperimentazione, di quella strategia di lotta alla droga che va sotto il nome di «riduzione del danno».
Credo che tentare di ridurre il danno attraverso l'uso (cronicizzante) di sostanze che provocano tossicodipendenza sia una sconfitta. Adoperare una sostanza che, dal punto di vista farmacologico, medico, della socializzazione ed anche dal punto di vista istituzionale - la legge n. 309 contiene un chiaro divieto - è, per noi, una sconfitta istituzionale, ideologica, psicologica e sociale. Dal punto di vista medico-sanitario, poi, vorrei appellarmi all'onorevole Fioroni: su questo piano, la sconfitta è evidente perché sostenere che si riduce il danno utilizzando sostanze che nuocciono gravemente alla salute mentale dell'individuo e ne modificano i comportamenti, oltre che un clamoroso errore, è una contraddizione in termini.
Mi spiego. Si può ridurre il danno usando in maniera costante il metadone? Ricordo che tale sostanza è stata adoperata dai Sert per somministrare dosaggi a scalare, ma poi è stato dimostrato che il metadone dà assuefazione e che, di conseguenza, il dosaggio a scalare è inapplicabile. Il centrosinistra e, in generale, coloro i quali credono nella teoria della riduzione del danno dovrebbero dare una risposta, ma si guardano bene dal farlo.
Come si fa a ridurre il danno usando l'eroina - mi riferisco, in particolare, al caso Zurigo o a quello di altre nazioni in cui sono stati tentati esperimenti analoghi - quando questa sostanza «aggancia» e, fisicamente e psicologicamente, costringe il consumatore ad aumentare il dosaggio quotidianamente o, comunque, periodicamente? Questa non è riduzione, ma aumento del danno!
Come si fa a non riconoscere che vi è la grande realtà di nuove sostanze? Anche i più sprovveduti dovrebbero rendersi conto che le sostanze stupefacenti mutano, perché vengono alterate chimicamente (e parlo delle droghe cosiddette leggere come i cannabinoidi). In Albania o in Marocco, ad esempio, vengono usati concimi che permettono l'aumento della percentuale di cannabinolo nella sostanza che, pur continuando ad essere denominata leggera, è invece pesante, anzi pesantissima. Quindi, anche da questo punto di vista, la mozione del centrosinistra non fornisce alcuna risposta.
Venendo, infine, alla teoria secondo la quale ridurre il danno è obbligatorio perché se non c'è la droga si commettono reati, io ritengo che se uno non ha soldi non possa andare a rubare: questo è un modo per indurre il giovane comunque a fare uso di stupefacenti. Dobbiamo stare attenti a questo tipo di teorie che, mentre vorrebbero predicare un'incentivazione alla riduzione del danno, quindi alla riduzione dell'uso delle droghe, che comunque il danno lo provocano, ottiene, invece, l'effetto opposto.
Quindi, io ritengo che queste valutazioni, che la mozione non contiene, debbano essere fatte, non tanto perché si tratta di un fatto diventato ormai di natura politica, ma perché siamo di fronte a un danno medico e sanitario che non viene considerato affatto da coloro i quali hanno presentato la mozione (che appartengono all'Ulivo). Ritengo invece che questo debba essere fatto.
Non voglio intrattenermi sull'epatite C, sui vari tipi di epatite, non voglio nemmeno soffermarmi sull'HIV, sul ritorno alla grande della tubercolosi, delle malattie mentali, delle quali pure si parla a sproposito senza mai dare il giusto peso al peggioramento dello stato di salute mentale, all'uso di droghe e anche all'uso di psicofarmaci, che pure deroghe sono. Ecco, ritengo che queste valutazioni debbano essere fatte insieme ad una rivalutazione del danno che produce l'alcol, nei confronti del quale sembra che la liberalizzazione sia assoluta.
Il centrosinistra, anche attraverso una lunga campagna dei radicali e di altri gruppi che si sono impegnati in questo campo, raccontarono che nel 1993, attraverso il referendum, si sarebbe potuto ottenere una riduzione dell'uso delle sostanze. Vediamo come è andata a finire. L'obbligo del medico di prescrivere qualsiasi farmaco sia nel prontuario - questo ha stabilito il referendum del 1993 - ha indotto i giovani tossicodipendenti a studiarsi un po' meglio la farmacologia e a costringere il medico a prescrivere qualsiasi tipo di sostanza sia presente nel prontuario. Così abbiamo visto come i giovani mescolano oggi l'alcol con il sonnifero, mescolano oggi psicofarmaci potenti insieme ad antidepressivi e ne fanno delle bombe pericolosissime, con l'aggiunta di ecstasy. Voi dovete dirmi perché l'esperienza referendaria, della quale la sinistra che l'ha proposta non vuole più parlare, sia un argomento del quale noi non dobbiamo tenere conto, visto che i risultati del referendum hanno indotto a modificare una legge che provoca questi danni. Altro che riduzione del danno! Quindi dobbiamo fare un discorso molto serio e molto attento su quello che oggi è l'uso di certe sostanze e sulle teorie che il centrosinistra vorrebbe sostenere per bloccarlo.
Ma io voglio trattare anche un altro argomento: la riduzione del danno nei confronti di alcune sostanze, che sono in diffusione. Nella mutazione dell'uso delle sostanze - prima ho parlato di cannabinolo, adesso voglio parlare della cocaina e dell'ecstasy, che sono nuove sostanze, se vengono rapportate al tempo in cui fu fatto il referendum (1993). L'aumento dell'uso progressivamente e geometricamente prodotto da quel referendum ha indotto il consumatore a cambiare sostanza. Oggi si usa la cocaina; vorrei sapere da Russo Spena, vorrei sapere da Fioroni o da quelli che hanno firmato queste mozioni come si fa a ridurre il danno quando si usa cocaina, oppure ridurre il danno liberalizzando l'uso dell'ecstasy, che sono anfetamine lavorate - ne esistono ormai più di un centinaio - che producono dei danni (soprattutto se mescolate) irreparabili, a livello psichico, a livello psicologico, a livello di comportamento sociale, costringendo gli Stati Uniti d'America, Washington, a dichiarare lo stato di assedio ogni venerdì sera.
Ritengo che queste valutazioni voi dobbiate pure farle, perché sono dei fenomeni che capitano anche a casa vostra; capitano anche ai ragazzi che a scuola assumono ed imparano delle teorie che li danneggiano; gli si dice che un bicchiere di whisky è uguale ad una pillola di ecstasy. Ma dove è scritto questo! Quale testo farmacologico lo attesta! Se vogliamo riferirci alla ricerca scientifica - come sempre fa il centrosinistra - dobbiamo tenere conto dei danni che provoca l'uso delle sostanza stupefacenti e dei risultati che scientificamente vengono ribaditi al riguardo; si parla di danni irreparabili a certi organi del nostro organismo!
Io ritengo che queste siano delle valutazioni da fare, soprattutto in Parlamento; non possono essere nascoste abilmente o abilmente non più rilevate. Per concludere, signor Presidente, ritengo che la repressione - come ho detto poc'anzi l'onorevole Ercole - sia una cosa che non possiamo trascurare. Non credo che il permissivismo sia la soluzione del problema, possiamo discutere quanto volete sul proibizionismo ma certamente il permissivismo deve essere escluso come tecnica per bloccare l'espansione dell'uso delle sostanze stupefacenti. Il permissivismo non risolve mai il problema dell'uso e della diffusione della droga, questo è un punto che dovrebbe essere sottolineato e valutato.
Posto che tutto quello che si può fare per il recupero e la prevenzione deve essere fatto, vorrei ricordare che l'esperienza Svizzera, citata da più di uno, è stata un clamoroso fallimento tant'è che lo stesso comune di Zurigo è stato costretto ad intervenire con mezzi pesanti per sbaraccare quanto accadeva in una parte della città e l'esperimento è stato abbandonato.
Ancora, vorrei parlare di un altro fenomeno: in estate i nostri ragazzi, tanto per educarsi di più all'uso della droga, vanno in vacanza in Olanda. Non ritengo che diventare un centro di attrazione di questo genere possa essere un buon esempio e tanto meno che andare in vacanza per drogarsi invece di andare a divertirsi ed a fare un uso sano del proprio corpo, della propria mente e della propria cultura debba essere citato da noi come soluzione del problema. Sono perversioni culturali che debbono essere sottolineate pesantemente dal nostro Governo ma soprattutto da una cultura di massa che anche la sinistra deve accogliere ed accettare. Non credo che il figlio dell'operaio, del professore o del grande professionista abbiano diversi diritti e doveri nei confronti del proprio corpo, nei tentativi di vizio o di assunzione di peccato: sono tutti uguali. Ritengo che anche le impostazioni culturali ideologiche di alcuni gruppi e di alcuni partiti debbano valutare l'effetto che viene provocato anche a casa loro. Non si può raccontare che usando cocaina si può ridurre il danno, che usando l'ecstasy, tre o quattro pasticche la sera in discoteca, si riduca il danno e poi si cerca di fare una legge per risolvere i problemi dei morti del sabato sera, quando i ragazzi, carichi di ecstasy e di alcool, se ne vanno per l'autostrada sbagliando addirittura il verso di marcia. Questi sono i danni della teoria della cosiddetta riduzione del danno. Chi viene trovato con pillole di ecstasy non deve essere penalizzato. Ma perché? Io capisco che possa essere depenalizzato colui che prende le pasticca ma lo spacciatore deve essere represso con grande forza e con una legislazione che deve mutare, signor ministro, perché nei confronti di coloro che diffondo la droga - e ce ne sono - non può esserci pietà, non può esserci scusante alcuna: è questo il messaggio che dobbiamo dare ai giovani perché è dal messaggio positivo che si parte per risolvere problemi negativi e non viceversa (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michelini. Ne ha facoltà.

ALBERTO MICHELINI. Signor Presidente, abbiamo avuto, l'altra sera qui in aula, un dibattito che ha dimostrato, sia per il contenuto delle allora diverse mozioni presentate, sia per gli interventi, che le cose che possono unire la maggioranza e l'opposizione sono molte rispetto a quelle che possono dividerle. Quella della droga è una piaga che coinvolge migliaia di giovani, ormai sempre più giovani, che hanno il diritto di essere aiutati assieme alle loro famiglie, per non parlare dell'aspetto globale del fenomeno su cui si può incidere solo unendo l'impegno dei governi e delle polizie di tutto il mondo, data la sempre più sofisticata capacità criminale dei narcotrafficanti che si sono insinuati nel sistema economico e finanziario della globalizzazione con il riciclaggio e nell'anonimato dei paradisi fiscali.


PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 10,40)
ALBERTO MICHELINI. Devo ricordare che l'Italia, con una legge del 1975, modificata nel 1990, ha una legislazione molto avanzata, ci sono i nostri corpi speciali, i ROS in particolare, che dedicano l'80 per cento delle loro forze alla lotta al narcotraffico. Anche per questo non possiamo accettare strumentalizzazioni che mettono in discussione, mi riferisco al punto 1 della mozione dell'opposizione, quanto ha fatto il Governo in questi primi mesi di legislatura e che c'entrano poco, tra l'altro, con l'efficacia della lotta al narcotraffico. Mi dispiace che non si possa arrivare ad un riconoscimento reciproco di quanto c'è di positivo nelle nostre mozioni anche se capisco l'atteggiamento dell'opposizione. Ritengo comunque sia necessario, per evitare ideologiche e inutili conflittualità tra servizi pubblici e comunità terapeutiche, il coordinamento degli interventi di queste due realtà con una effettiva collaborazione che faccia superare un antagonismo inutile oltre che esasperante.
Non vogliamo demonizzare i SERT, come diceva l'onorevole Battaglia; sappiamo che questi svolgono il lavoro più duro, ma è importante capire fino in fondo quale sia il modo migliore per verificare i risultati della strategia della riduzione del danno. Nessuno può negare che spesso i SERT, sguarniti di personale o con personale non adeguato, si siano limitati a somministrare metadone senza fornire quel sostegno psicologico di cui il tossicodipendente ha un bisogno fondamentale. Limitarsi a ridurre o a contenere il danno significa, in qualche modo, ammettere la propria sconfitta. Certo, non è facile, l'emergenza esiste e va affrontata, e quindi valorizziamo pure l'azione di questo sistema di servizio pubblico, definiamo i profili degli operatori, ma facciamolo con la consapevolezza che «il meglio di niente», quando sono in gioco vite umane o comunque il futuro di migliaia di giovani, non è accettabile, rappresenta una politica perdente, sul piano umano e sul piano giuridico (dobbiamo sempre considerare che prima viene la vita e poi viene la norma).
Sono comunque d'accordo sul fatto che l'intesa Stato-regioni del 1999 debba essere attuata fino in fondo. Non è vero, come ha detto l'onorevole Battaglia, che abbiamo una fobia distruttrice verso tutto ciò che ha fatto il centrosinistra; siamo sempre pronti ad accettare le idee buone degli altri ed a riconoscere i nostri errori: ad esempio, ho sempre dato atto all'onorevole Turco di quanto egli ha fatto di positivo nella politica sociale durante la scorsa legislatura, pur non condividendone in alcuni aspetti il retaggio dirigistico e statalista.
È vero che c'è da registrare un'inversione di tendenza nel fenomeno del consumo di droga, è vero che ci sono meno vittime per eroina, ma è anche vero che è aumentato il numero dei consumatori di cocaina e delle nuove droghe, anche tra i giovanissimi, nuove droghe che, tra l'altro, non sono neanche elencate nella lista allegata alla legge che ho prima citato. Muoiono quindi meno persone, ma molte sono travolte dagli effetti di una droga, leggera o pesante che sia, che stronca alla radice l'essere. Sappiamo che il fenomeno delle nuove droghe è più subdolo e spesso banalizzato, mentre l'Europa è diventato il più grande mercato di questo tipo di stupefacenti ed il numero di detenuti per reati legati al consumo e allo spaccio di droga sono aumentati.
Quanto al carcere, vanno trovate soluzioni alternative per i tossicodipendenti; la repressione non serve, il carcere non risolve il problema, ma, pur attenti alla depenalizzazione per il consumo di droga, non possiamo non continuare a ritenerlo un illecito, facendo bene attenzione a punire con il carcere quei reati che - in qualche modo connessi all'uso di droga - implichino un grave danno per gli altri e per la società (lo scippo, il furto, la rapina), con conseguenze anche gravi per le vittime. Del resto, già oggi è previsto un trattamento di recupero per pene fino ai quattro anni.
La società deve potersi difendere e, nello stesso tempo, ha il dovere di aiutare il giovane tossicodipendente ad uscire dalla sua disperata condizione. Il problema della pena va approfondito, vanno fissati degli standard, vanno previste pene alternative, fissando però bene i limiti ed i confini tra comunità terapeutica e carcere. Dobbiamo comunque puntare, soprattutto, sulla prevenzione, sull'informazione sul fenomeno, in sinergia tra scuola e famiglia, coinvolgendo i media, presentando testimonial credibili che valorizzino il positivo, nella convinzione che la tossicodipendenza non sia un problema esclusivamente sanitario, terapeutico e giuridico, ma rappresenti, soprattutto, un fenomeno sociale, umano, personale, educativo ed antropologico; parimenti, siamo convinti che il consumo di sostanze stupefacenti non sia mai un atto di libertà, né espressione dell'autodeterminazione della persona.
Per questi motivi voteremo a favore della risoluzione presentata dalla maggioranza, mentre voteremo contro, anche se in qualche modo mi dispiace, quella presentata dall'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia ).


Si riprende la discussione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, nonostante tutti gli sforzi compiuti fino ad ora, l'uso illegale di droga in Italia ed in Europa è tuttora in crescita, come evidenziato dal piano di azione dell'Unione europea di lotta contro la droga, che ha ribadito la necessità di una risposta globale, multidisciplinare ed integrata per combattere la tossicodipendenza.
Questo tipo di approccio è reso tanto più necessario ed urgente dalla continua evoluzione del mercato delle droghe illegali. Oggi, infatti, l'Unione è la principale regione di produzione e di consumo di cannabis, anfetamine ed ecstasy.
È preoccupante la crescita del numero di minorenni, a volte in età preadolescenziale, che ne fanno uso e che sono coinvolti nello smercio nella veste di consumatori e spacciatori. Accanto a queste droghe, si conferma la tendenza ad una lenta ma continua ascesa dell'uso di cocaina, anche se la sua diffusione resta limitata, mentre al tradizionale consumo di eroina per via endovenosa si sta affiancando l'uso da parte delle nuove generazioni di eroina fumata.
Il quadro può essere completato dall'aumento dell'uso da parte degli adulti di benzodiazepine in combinazione con l'alcol.
Questa è, dunque, la situazione attuale che, unitamente a condizioni di precarietà sociale e di diffusa microcriminalità, indica la necessità di agire in modo sinergico sia dal lato della domanda sia dal lato dell'offerta.
Negli anni settanta, nel tentativo di mediare tra posizioni proibizioniste ed antiproibizioniste, nacque la strategia della riduzione del danno, la cui idea di fondo era di limitare il più possibile i danni arrecati dalla droga, intervenendo direttamente sul soggetto attraverso la somministrazione di metadone, la distribuzione di siringhe e dei profilattici, nonché la somministrazione controllata di eroina.
Questo approccio dal lato della domanda ha avuto un positivo impatto iniziale, quanto ad evitare infezioni da HIV o da epatite, le morti da overdose o ridurre la criminalità legata alle droghe, ma deve essere una strategia a breve termine e non una situazione di paranormalità.
Non è un caso che nella recente comunicazione della Commissione europea relativa al piano di azione in materia di lotta alla droga si afferma che non esiste evidenza alcuna dell'incidenza di queste strategie sulla trasmissione dell'epatite C o sulla modifica delle abitudini sessuali dei tossicodipendenti per quanto attiene alla trasmissione dell'infezione da HIV e che l'infezione della tubercolosi tra i tossicodipendenti è causa di altrettante preoccupazioni.
Sempre con riguardo agli strumenti propri della strategia della riduzione del danno, gli effetti positivi del metadone, utilizzato principalmente per la disassuefazione nella dipendenza da eroina, sono riconosciuti in termini di integrazione sanitaria e sociale, ma il metadone non agisce sull'aspetto psicologico della dipendenza, se non in piccolissima parte, mantenendo inalterato, quindi, il desiderio di «farsi». È indubbio che presenti evidenti vantaggi, perché permette di recuperare una minima dose di lucidità e di mantenere tutti quei comportamenti socialmente utili ed accettabili. Non a caso, è stato inventato dai nazisti per aumentare la produttività dei loro prigionieri. Tuttavia, non può essere condivisa questa stretta logica di riduzione del danno che condanna il tossicodipendente ad accettare il suo stato come necessario, calpestandone la dignità e la speranza di uscire dal circuito della droga.
Appare, allora, necessario intensificare la formazione, per prevenire la tossicodipendenza e ridurre i fattori di rischio. Informare i giovani e le loro famiglie diventa una questione vitale per affrontare il problema, in quanto sembrerebbe che vi sia un'errata percezione dei rischi associati all'uso di droghe da parte delle nuove generazioni. Non è un caso che si sia posto sempre più l'accento sull'avvio di programmi educativi in giovane età quale mezzo atto a instaurare fattori di protezione contro il futuro uso delle droghe.
La valutazione dei risultati ottenuti in Europa testimonia come i migliori rapporti interpersonali, l'autonomia e la capacità di resistere alla pressione dei coetanei costituiscano importanti fattori protettivi.
Inoltre, siamo certi che l'impiego di campagne dei mezzi di comunicazione di massa e la diffusione di informazioni via Internet possano stimolare la presa di coscienza del problema, unitamente a programmi di formazione professionale per gli insegnanti e per i responsabili dei giovani.
In questa azione di riduzione della domanda non dobbiamo sottovalutare l'apporto delle forze di polizia che, oltre al loro tradizionale ruolo nel campo della riduzione dell'offerta, possono essere positivamente coinvolti nel settore dell'educazione.
Se guardiamo, ancora, all'Europa, vedremo che sono state percorse, fino ad oggi, vie diverse per affrontare il problema della droga: quella della tolleranza controllata, il guanto di velluto olandese; quella intransigente, il pugno di ferro svedese, fortemente determinata al recupero dei tossicodipendenti; le esperienze estreme, al limite della ghettizzazione dei drogati come Christiana, la «stupefacente» città danese della droga libera o come Spitz Platz, che, prima che fosse chiusa, ospitava 7 mila «buchi» quotidiani fino a raggiungere i 12 mila nei giorni di festa.
Certo, il nuovo quadro normativo del Trattato dell'Unione considera la cooperazione tra gli Stati membri nella lotta contro il narcotraffico un obbligo istituzionale. Probabilmente, però, anche per la presenza di differenze sociali, culturali, economiche, filosofiche e religiose non si arriverà ad una risposta unica e generalizzata. Quello che si può ottenere è sicuramente un riavvicinamento delle normative in materia penale, anche per evitare la diffusione di un turismo per droga.
In Italia si assiste ad uno scontro tra i fautori delle diverse opzioni. Il nostro punto di vista è che non basti più la medicalizzazione ad oltranza perché non si esce dal tunnel quando si smette di usare droga, ma soltanto quando si trova il motivo per vivere. Il reinserimento, quindi, gioca un ruolo fondamentale; la riduzione del danno non è un processo riabilitativo. Per invertire questa rotta occorre rimettere al centro la persona con il suo disagio, ma anche con le sue potenzialità e con le sue risorse.
Sono questi i motivi fondamentali che hanno ispirato prima la scrittura della nostra mozione e, poi, la risoluzione unitaria della Casa delle libertà. Li riassumo brevemente attraverso quattro slogan: il ruolo della persona ed il suo recupero di dignità; il ruolo della famiglia che accompagna tale persona nel recupero della propria dignità; il ruolo del privato-sociale. A tale proposito ho sentito dire che ci vuole più welfare: è vero, ci vuole più welfare society, non più welfare state, più libertà per chi nella società privato-sociale, profit e non-profit, insieme allo Stato, concorre verso un'utilità e un bene sociale. Inoltre, vi è il ruolo delle strutture dello Stato: questi sono i quattro punti fondamentali riassunti nella nostra risoluzione.
Questa risoluzione nasce dall'esperienza della scorsa legislatura, dall'esperienza - lo dico con orgoglio - di chi nelle comunità sta lavorando da anni su questi temi, e nel rispetto di chi è giusto che veda verificato il proprio lavoro dentro i Sert (Applausi dei deputati del gruppo del CCD-CDU Biancofiore).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.

AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole dei Democratici di sinistra sulla risoluzione presentata unitariamente dai partiti del centrosinistra. Si tratta di una risoluzione che delinea in dieci punti una strategia complessiva finalizzata a prevenire l'uso e l'abuso delle sostanze stupefacenti (soprattutto quando tale abuso interessa tanti giovani), ed a contrastare e arginare un fenomeno grave, a volte drammatico, che tocca ancora troppe famiglie, italiane e non solo.
Si tratta di un fenomeno che, come già detto nella discussione sulle linee generali, oggi si manifesta anche in forme inedite. Abbiamo le vecchie droghe, i vecchi comportamenti e le nuove droghe, come l'ecstasy, non meno pericolose, anzi forse più pericolose proprio perché spesso sono vissute dai consumatori come non droghe.
Ci asterremo sulla mozione della collega Valpiana e non possiamo, invece, certo dare il nostro voto favorevole alla risoluzione del centrodestra. Dico ciò non per partito preso, ma perché tale risoluzione delinea una situazione fuori controllo del fenomeno della tossicodipendenza. Credo che non sia così: lo dicono dati non nostri, ma del Ministero, riferiti pochi giorni fa dallo stesso ministro Maroni. Il fenomeno è grave ed ancora diffuso, ma è contenuto ed arginato. Si tratta di una risoluzione che vediamo mossa da uno spirito inutile di contrapposizione, come se qui ci fossero da una parte i servizi e dall'altra le comunità, da una parte i Sert e dall'altra i volontari, da una parte gli interventi terapeutici e di recupero e dall'altra quelli di riduzione del danno che, invece, assecondano la tossicodipendenza.
Chi ha un minimo di esperienza concreta in questo settore sa che non è così perché abbiamo bisogno di tutto e, quindi, si tratta di un pregiudizio. Credo che lo sia anche quello secondo il quale, nel corso degli ultimi anni, non si è lavorato per il recupero, per il reinserimento, ma si è ceduto all'accettazione della droga, tollerandone il consumo e, addirittura, se interpreto bene quello che sosteneva il collega Conti, quasi assecondandone il consumo attraverso i servizi e gli operatori.
Non a caso, nelle vostre mozioni e nella risoluzione si mettono in discussione, quasi sotto accusa, i cosiddetti servizi a bassa soglia, gli interventi sulla riduzione del danno, le terapie basate sul metadone e su altri farmaci sostitutivi. Con tutto ciò non vogliamo dire che tutti i servizi funzionano bene, ce ne sono di buoni e meno buoni, come in altri settori degli interventi.
La situazione non è così. Invece, crediamo che, in questi anni, grazie ad un'importante lavoro di questo Parlamento e dei Governi di centrosinistra, abbiamo saputo sviluppare una strategia complessiva, fatta di servizi pubblici e privati, di terapie multidisciplinari, di esperienze di comunità, di opportunità di inserimento sociale e lavorativo. Tutto ciò ci ha consentito di cominciare a costruire un sistema che, oggi, offre già - ma dovremo ulteriormente migliorarlo e svilupparlo - un'ampia gamma di opportunità, per realizzare quelli che definiamo e gli operatori definiscono progetti personalizzati di recupero.
Il tossicodipendente non è una categoria, non è una persona con una etichetta uguale per tutti, ma un singolo individuo, una persona che ha i suoi problemi, i sui conflitti, le sue relazioni positive e negative, che va sostenuta ed aiutata a trovare in sé le energie e le risorse per liberarsi dalla dipendenza. Cari colleghi, tale opportunità la dobbiamo dare a tutti, non possiamo pensare che venga concessa soltanto a quelli che, magari, riescono più degli altri a tirarsi fuori.
Ecco il valore degli interventi di riduzione del danno, che non sono quell'immagine deformata che forniva il collega Conti ma la possibilità di tenere una porta aperta, di garantire il diritto alla salute e alla qualità della vita, impedendo che quella persona contragga, per esempio, l'Aids e, non riuscendo a rivolgersi ai servizi e alle comunità, possa rimanere fuori, drammaticamente condannata all'esclusione e, in qualche caso, alla morte.
Con tali interventi, invece, si può sperare che scatti una molla che li convinca e che li metta in condizione di liberarsi dalla dipendenza.
Il nostro documento chiede che si vada avanti, innanzitutto nel contrasto al traffico: rigore e durezza sono indispensabili nei confronti dei trafficanti, non verso il tossicodipendente. Allora, non sono necessarie le norme, come quelle relative alle rogatorie e al rientro dei capitali, che rischiano di compromettere i processi e di far ripulire il denaro illecitamente accumulato: in quella direzione serve rigore. Inoltre, dobbiamo sviluppare la prevenzione, nelle scuole e non solo, nelle zone di aggregazione giovanile e anche a sostegno delle famiglie nelle loro funzioni educative.
Inoltre, è necessario rafforzare e sviluppare ulteriormente i servizi, a partire dai SERT, che il Vicepresidente Fini vorrebbe liquidare e che, invece, devono essere ulteriormente sostenuti e rafforzati con la creazione dei dipartimenti. Servizi importanti sono anche quelli del privato sociale, animati dal volontariato, quella miriade di interventi fra i quali spiccano le comunità terapeutiche; tuttavia, anche per quest'ultime occorrono regole certe e verifiche sui risultati.
Si tratta di verifiche che tutti chiediamo per l'insieme dei servizi, per capire cosa funziona bene e cosa male, per selezionare e per garantire un sistema che possa fornire risposte, a partire da una riqualificazione anche degli stessi operatori.
Chiediamo che si vada avanti, anche tentando strade innovative; certamente, dobbiamo farlo con prudenza ma anche con coraggio: nella lotta contro la tossicodipendenza nulla deve rimanere intentato.
Allora dobbiamo saper guardare anche alle altre esperienze europee ma con un taglio scientifico, valutando effettivamente i risultati, non introducendo argomenti di cui abbiamo sentito dire o di cui, magari, abbiamo letto sui giornali.
Occorre rafforzare le misure di recupero anche evitando il carcere quando non è necessario e depenalizzando quando è possibile. Naturalmente, non nell'ipotesi di spaccio o di reati di questo genere. Ad esempio, elevando il limite di quattro anni e trovando modalità innovative per espiare le pene ma, anche in questo caso, occorre stare attenti perché non bisogna creare il nuovo carcere per i tossicodipendenti. Si devono individuare quelle realtà, fissando degli standard e individuando servizi che possano garantire la custodia e uno sconto alternativo della pena, che consenta sì di scontare la pena, ma anche di non vivere quell'esperienza carceraria che spesso induce a rafforzare comportamenti devianti.
La risoluzione unitaria nel centrosinistra delinea una strategia forte, in quanto non elude i problemi, ma è basata sul principio che per sconfiggere la droga bisogna educare e non punire. È una strategia forte perché si basa sull'esperienza concreta e quotidiana di migliaia di operatori pubblici e privati, tecnici e volontari, vale a dire di quegli operatori che hanno discusso con noi e con il Governo, quando vi era un Governo che pensava al sociale. Oggi non c'è. Dov'è il ministro Maroni che, in quasi un anno di responsabilità, non ha mai riunito la consulta sulle tossicodipendenze, ha bloccato il lavoro dell'osservatorio nazionale e ha ritardato tutta una serie di provvedimenti attuativi? Dobbiamo ricominciare dal lavoro svolto con gli operatori a Napoli e a Genova. Da qui dobbiamo partire per andare avanti.
Ritengo che la nostra proposta sia forte e deduco ciò anche dall'apprezzamento che il Governo, attraverso il sottosegretario Guidi, ha espresso un su nove dei dieci punti che compongono la nostra risoluzione.
Ci si chiede di rinunciare ad un punto, ma noi - colleghi - non possiamo accettare tale proposta. Il punto relativo alla lotta ai narcotrafficanti è forte e ritengo, anzi, che per non dare tregua a tali soggetti e alla criminalità internazionale, su tale punto ci dovrebbe essere la massima unità e la massima coesione di questo Parlamento.
Tuttavia, non posso non sottolineare una certa divaricazione tra l'apprezzamento espresso dal Governo su nove punti della nostra risoluzione e il parere contrario che, sugli stessi punti, hanno espresso gli esponenti della maggioranza. Ciò indica che all'interno della maggioranza vi è un problema ed è forse questo problema, questa divisione e questo contrasto che, nel corso di questi mesi, ha paralizzato l'attività del Governo in questa materia, con evidente penalizzazione dei servizi e dei tossicodipendenti.
Vi chiediamo di sostenere e votare la nostra risoluzione, che risponde alle esigenze di una lotta moderna, volta a contrastare e ad arginare il fenomeno della tossicodipendenza, affinché si possa riprendere quel cammino bruscamente interrotto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, vorrei chiedere se sia possibile che il sottosegretario Guidi, anche alla luce del dibattito fin qui svoltosi, esprima nuovamente il parere del Governo in ordine alla risoluzione Fioroni ed altri n. 6-00014.

PRESIDENTE. Sottosegretario Guidi, intende rispondere alla richiesta formulata dall'onorevole Innocenti?

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, colleghi, con molta tranquillità e rapidità - oggi, come ieri e anche in base a quanto ho letto -, esprimo un rammarico notevole, in quanto sono ancora convinto, come sempre, che - come è patrimonio comune all'interno della Casa delle libertà - sul dolore, sulle difficoltà e sulla solidarietà occorra trovare punti in comune.

PRESIDENTE. Sottosegretario Guidi, mi scusi. Soltanto per dare concretezza ai nostri lavori, la prego di attenersi al merito della richiesta sollevata; altrimenti, riapriamo il dibattito. Mi scusi.

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente ci sto arrivando. Sostengo che si è fatto un grosso sforzo per comporre le risoluzioni e che si sarebbe potuto rinunciare ad un certo fondamentalismo nella risoluzione del centrosinistra. Su questo intervengo anche perché l'intelligence nazionale ed europea sta già facendo quello che qui si chiede in maniera impropria. Vado a rispondere alla domanda. Non voglio addentrarmi nei discorsi su: riduzione del danno «si», riduzione del danno «no». Mi stupisco che tanti colleghi, i quali in tanti anni di impegno tecnico e politico si sono dichiarati contro gli psicofarmaci, in realtà accettino un sub-psicofarmaco di lungo periodo come il metadone.

PRESIDENTE. Sottosegretario Guidi, mi fanno notare che se lei interviene nel merito riapre il dibattito su tutto. Le chiedo di attenersi all'argomento specifico. Non è che io non voglia farla parlare. Se non vogliamo fare un dibattito per altre due ore, le chiedo di attenersi concisamente a quanto le è stato chiesto.

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, insisto nella posizione dichiarata inizialmente. Noto una chiusura per un solo punto. Spero che nell'attuazione delle iniziative in favore dei tossicodipendenti queste divisioni nella realtà non compaiano più. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

GIUSEPPE FIORONI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, stiamo per votare. Mi sembra di capire che la posizione del sottosegretario di Stato Guidi, a nome del Governo, sulla mia risoluzione n. 6-00014 sia la seguente: il Governo esprima parere favorevole su tutti i punti ad eccezione del primo.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato Guidi ha espresso parere contrario, onorevole Fioroni. Lo abbiamo sentito tutti.

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