Mozione Cè (1-00049)
«Cè, Ercole, Bianchi Clerici, Bricolo, Caparini,
Didonè, Guido Dussin, Luciano Dussin, Fontanini, Dario
Galli, Gibelli, Giancarlo Giorgetti, Lussana, Martinelli, Francesca
Martini, Pagliarini, Parolo, Polledri, Rizzi, Rodeghiero, Guido
Giuseppe Rossi, Sergio Rossi, Stucchi, Vascon»
La Camera,
premesso che:
la Costituzione sancisce all'articolo 32 la «tutela della
salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse
della collettività»;
i dati emersi dall'indagine Eurispes in relazione all'anno 2000
mostrano un incremento dell'uso di sostanze stupefacenti con
l'86 per cento di utenti maschi, in maggioranza appartenenti
alla fascia di età compresa fra i 25 e i 34 anni, dediti
per l'82 per cento all'uso della cocaina, mentre si abbassa
l'età a rischio che si attesta fra i 15 e i 20 anni;
il progetto terapeutico e riabilitativo previsto con la legge
162 del 1990, e modificato dal referendum del 1993, mostra chiaramente
il fallimento degli obiettivi programmati;
i dati raccolti dimostrano, inoltre, l'errore di comunicazione
da parte delle campagne di prevenzione e informazione condotte
finora, le quali hanno veicolato l'immagine di due tipi di droghe,
quelle «pesanti» assunte per via endovena, presentate
come le uniche davvero pericolose, e quelle «leggere»
inalate con il fumo o ingerite con pasticche di sostanze psicoattive,
considerate queste ultime quasi come «tollerabili e accettabili»,
nonostante i danni che ugualmente provocano all'organismo che
le assume;
non esiste una reale distinzione fra droghe pesanti o leggere,
perché ogni sostanza agisce comunque sull'individuo in
funzione di diversi fattori e perché chi è approdato
alle droghe considerate pesanti è passato prima attraverso
quelle «leggere», in un crescendo incontrollabile
e difficilmente evitabile;
il narcotraffico, in Italia come nel resto del mondo, è
in costante espansione con una varietà sempre maggiore
di prodotti, tra cui l'ecstasy diffusa, in particolare, fra
le fasce più giovani della popolazione;
l'incremento della microcriminalità in Italia vede in
proporzione una recrudescenza nelle azioni criminose determinate
dal traffico e dallo spaccio di sostanze stupefacenti;
il 30 per cento dei detenuti nelle carceri italiane lo sono
per reati collegati al traffico, spaccio e uso di droghe;
l'uso del metadone come strumento a disposizione dei Sert diventa
un mezzo di cronicizzazione della condizione di dipendenza anziché
una terapia di recupero, in netto contrasto sia con il dettato
costituzionale che con l'articolo 152 del trattato di Amsterdam
che vuole una sanità compartecipe delle azioni di prevenzione
delle tossicodipendenze;
il Piano di azione comunitario 2000-2004, rappresentando un
punto di riferimento per le scelte dei Governi, ha individuato
nell'innalzamento dell'allarme sociale sulle droghe, nella lotta
all'offerta di droghe illecite e nelle strategie di reinserimento
sociale dei tossicodipendenti gli strumenti idonei per una efficace
politica di lotta alla droga;
va respinta una politica di depenalizzazione dei reati minori,
poiché l'attuale legislazione è sufficientemente
attenta alla tutela dei soggetti tossicodipendenti e non prevede
reclusione per reati che comportino pene fino a 4 anni se l'imputato
accetta un trattamento di recupero;
impegna il Governo:
ad intensificare l'opera di prevenzione con interventi
didattici a partire già dalle scuole elementari e superiori
per avviare una seria e concreta politica di informazione attraverso
l'opera di personale qualificato e specializzato;
ad incoraggiare qualunque forma utile di prevenzione, anche
finanziando associazioni, ricerche, studi con fini divulgativi
e informativi;
a rivedere la strategia della riduzione del danno con una verifica
dei risultati per consentire il raggiungimento dell'obiettivo
finale del completo recupero fisico e psichico del tossicodipendente
e ottenere così un maggiore contenimento del problema;
a valorizzare le strutture del volontariato, del privato sociale
e delle comunità terapeutiche con incentivi economici
e con procedure di accreditamento non lasciate al caso ma determinate
da parametri oggettivi e precisi, al fine di raggiungere l'obiettivo
di un reinserimento sociale e lavorativo completo del tossicodipendente;
a sostenere nuove forme di interventi e strutture territoriali
in grado di seguire i tossicodipendenti nel pieno rispetto del
dettato costituzionale e normativo, che prevedano la tutela
della salute del cittadino e della collettività, contenendo
al massimo l'utilizzo di sostanze quali il metadone, che provocano
una dipendenza pari alle altre droghe;
a provvedere con interventi mirati sul territorio, in collegamento
con tutti gli organi preposti, a prevenire e, laddove necessario,
a reprimere ogni presenza della droga all'interno delle scuole
e comunque tra i minori;
a predisporre un sistema di aiuti, anche di ordine economico,
alle famiglie che sostengono i costi sia del percorso di recupero
sia dell'assistenza ai malati cronici, dando così l'opportunità
di rafforzare il ruolo della famiglia nella lotta contro la
droga;
a predisporre una formazione stabile degli operatori del settore
che preveda non solo un'attività diretta all'aggiornamento
costante, ma anche alla prevenzione del burnout;
a porre attenzione alle sovrapposizioni fra sofferenza psichiatrica
e tossicodipendenza, attivando in rete i servizi territoriali
psichiatrici e favorendo una reale presa in carico istituzionale
di questi casi più difficoltosi da gestire;
a cercare accordi in sede europea per coordinare sia gli interventi
di prevenzione che quelli di repressione, rafforzando la collaborazione
con i partner europei nella lotta al narcotraffico e sollecitando
il coordinamento tra organi di polizia e giudiziari dei Paesi
europei, in armonia con le normative penali di ciascun Stato
membro;
a promuovere un costante, approfondito e aggiornato dibattito,
sia a livello nazionale che internazionale, sulle politiche
antidroga per verificarne l'efficacia e gli effetti, e per potere
eventualmente apportare modifiche alle norme già esistenti.