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Speciale #10 La war on drugs all'italiana

 


12/11/2003

«La soglia di Fini è inaudita»
Gli operatori sulla proposta del vicepremier sulle droghe. «Riempirà le carceri, confonderà i consumatori». E se le indiscrezioni sulle dosi massime sono vere, paradossalmente conviene sniffare cocaina

MARINA IMPALLOMENI
ROMA

Con il trascorrere delle ore, il carattere repressivo della nuova legge sulle droghe che il vicepremier Fini dovrebbe presentare in consiglio dei ministri, si profila in tutta la sua pesantezza. La reintroduzione del concetto di «dose media giornaliera« (il consumatore viene equiparato automaticamente allo spacciatore se trovato in possesso di una determinata quantità di sostanza) rischia di trasformarsi in una vera e propria bomba a orologeria, con l'ulteriore aggravante che l'equiparazione fra droghe pesanti e leggere si tradurrà in un innalzamento delle pene previste per lo spaccio di hashish e marijuana. Don Andrea Gallo, fondatore della comunità San Benedetto al Porto di Genova, è indignato. Ricorda il risultato del referendum del `93, con cui l'uso personale di droghe fu depenalizzato: «il referendum rispondeva al tentativo del legislatore di criminalizzare il tossicodipendente. Vincemmo nonostante pochissima pubblicità».

«La legge - commenta Grazia Zuffa, direttrice di Fuoriluogo - è un inasprimento repressivo inaudito, persino più della Jervolino-Vassalli del `90. C'è da aspettarsi un aumento spaventoso delle carcerazioni, e non dimentichiamo che in Italia l'impennata c'è stata dal `90 in poi».

Attualmente lo spaccio di hashish e marijuana è punito con il carcere da 2 a 6 anni, per quello di eroina la pena va da 8 a 20 anni. Con la nuova legge, lo spaccio sarebbe punito con il carcere da 6 a 20 anni qualunque sia la sostanza interessata e, in caso di «lieve entità», con il carcere da 1 a 6 anni (attualmente, per le droghe leggere si prevede da 6 mesi a 4 anni). Inoltre con la nuova legge, per i fatti di lieve entità, il giudice su richiesta dell'imputato potrebbe condannare lo «spacciatore» a un lavoro di pubblica utilità, cosa che aprirebbe la strada al loro utilizzo in strutture private. «Si conferma il quadro - commenta Franco Corleone, presidente di Forum Droghe - che avevamo denunciato con l'unificazione delle tabelle che porta a un innalzamento delle pene».

La mancanza di differenziazione tra droghe pesanti e leggere è una sciagura secondo Claudio Cippitelli, responsabile del Coordinamento nazionale nuove droghe. «Su queste basi - denuncia - noi operatori non riusciamo a fare informazione in modo serio sulle sostanze e sui reali effetti che ciascuna di esse produce». La difficoltà di mettere in campo politiche di prevenzione, con la nuova legge, è una preoccupazione comune a molti operatori. «Questa legge - dice Edo Polidori, responsabile Sert Faenza -mette in campo una politica repressiva completamente sganciata dalle politiche di prevenzione, cura e riduzione del danno sviluppate dai servizi pubblici e privati».

Per Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele, «la prima questione è la definizione per via quantitativa di ciò che è consumo o spaccio, definito per decreto e quindi togliendo la possibilità al giudice di valutare caso per caso. Tutto diventa spaccio, oltre le soglie fissate dal ministero sostanza per sostanza. Se sono vere, le soglie (pubblicate ieri da Repubblica, ndr) sono bassissime. 150 milligrammi per la cannabis significa che ogni ragazzo che ha in tasca uno spinello è quasi automaticamente uno spacciatore. Per contro, uno che detiene mezzo grammo di cocaina può ancora essere considerato consumatore». Anche Polidori punta il dito contro le soglie: «se corrispondono al vero - dice - sono ridicole. Paradossalmente, sembrano spingere il consumo e il piccolo spaccio verso la cocaina piuttosto che verso la cannabis». «Ciò che colpisce - dice ancora Grosso - è l'arbitrarietà dei differenti parametri, molto più penalizzanti per le droghe leggere. Inoltre non è chiaro se la quantità detenuta sia considerata al lordo o al netto delle sostanze da taglio con cui in genere viene mischiata».

Insomma, il governo appare incapace di operare le necessarie distinzioni, e allo stesso tempo i diversi tipi di consumo risultano discriminati. Così come appaiono discriminatorie le sanzioni amministrative previste: «la legge - denuncia Zuffa - prevede un inasprimento considerevole delle sanzioni per le persone già condannate per reati contro il patrimonio o per la legge anti-droga, anche con sentenza non definitiva. Essa è fortemente discriminatoria sia perché colpisce la tossicodipendenza di strada (piccoli furti ecc.), sia perché nei confronti di queste persone si applica la più antigarantista delle norme». Secondo Giuseppe Bortone (Cgil, responsabile nazionale tossicodipendenze) «il governo, che vuole rendere più precari i rapporti dei giovani (e non solo) con la legge 30 sul mercato del lavoro appena approvata, tende anche a danneggiarli, perseguitando i consumatori di marijuana sul piano amministrativo e penale. Ancora peggiore - aggiunge Bortone - è la prospettiva per i tossicodipendenti, poiché il carcere rende più difficile il delicato lavoro degli operatori pubblici e del privato sociale».


 

 

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