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14/11/2003
Polo compatto sul ddl Con qualche crepa
Nella «Casa delle libertà»,
nome sempre più grottesco dopo l'approvazione all'unanimità
del disegno di legge sulle droghe di Fini, gli alleati hanno fatto
la pace. Almeno a parole. Persino lo scalpitante vicepresidente
del senato, Roberto Calderoli, leghista doc, si complimenta col
vicepresidente del Consiglio. «Ancorché ancora incavolato
per la proposta di legge sul voto agli immigrati - ha detto Calderoli
- la proposta contro l'uso e lo spaccio della droga mi trova pienamente
concorde». Anzi, la foga repressiva del nuovo disegno di
legge potrebbe rappresentare un serio collante per la coalizione:
«Se tu ritieni che i problemi, purtroppo tanti, dei nostri
cittadini possono trovare una soluzione con il voto degli immigrati
- è l'appello di Calderoli a Fini - le nostre strade temo
si divideranno, se invece nella scala delle priorità, porremo
ai primi posti i problemi del paese e del nostro popolo, ci vedrai
al tuo fianco come gli alleati più fedeli». Apparte
le profferte leghiste, ieri è stato pressoché unanime,
nella maggioranza, il coro di approvazione per la strada intrapesa
da Alleanza nazionale: d'accordo il responsabile di Forza italia
per i rapporti con il mondo cattolico, Francesco Giro; d'accordo,
ovviamente, Alleanza nazionale. Il ministro per le comunicazioni,
«Con il testo varato - sottolinea Gasparri in una nota -
il governo ha inteso prendere una posizione precisa sul problema
legato all'uso e allo spaccio degli stupefacenti». Persino
Azione studentesca palude, perché il ddl «non va
verso un cieco proibizionismo ma vuole affermare nel nostro paese,
nei giovani soprattutto una cultura della vita da tempo assente
nella nostra società».
Ma anche questa volta la granitica unità rischia di essere
solo apparente. Già ieri, nel momento di massimo giubilo,
qualche voce critica si è levata dalle file della maggioranza.
Per esempio dall'area «liberal» di Forza italia. «E'
un provvedimento decisamente proibizionistico», ha affermato
la responsabile dei diritti civili di Fi, Tiziana Maiolo, «Con
questo provvedimento se la caveranno soltanto gli esponenti di
quel mondo (imprenditori, gente di spettacolo, qualche politico)
che fa uso della droga più pericolosa, la cocaina, ma sa
tenere il comportamento tra le mura ben chiuse del proprio "giro"».
Sospetto, inoltre, è il silenzio totale di altri frozisti
della prima ora, come Vito e Biondi. Qualche critica, affatto
vigorosa, è arrivata anche dalle fila di An. Il responsabile
della sanità del partito, Giulio Conti, osserva dai microfoni
di Radio radicale: «Io sono un proibizionista, però
starei attento rispetto all'arresto di chi consuma marijuana».
Ed è sempre Radio radicale ad aver raccolto un commento
di Rocco Buttiglione in cui sostiene: «Non credo che il
consumo di marijuana possa essere assoggettato così facilmente».
Fibrillazioni che non sono sfuggite all'area radicale: «Segnaliamo
intanto - ha detto l'editore di Antiproibizionisti.it, Alessandro
Caforio - l'imbarazzato silenzio di tutte le componenti di Forza
Italia, i malumori della Lega ancora una volta tenuta all'oscuro
di tutto e i dissensi interni perfino ad Alleanza nazionale dove
già la scorsa settimana l'on. Buontempo si era detto `contrario'
al provvedimento». L'associazione dei Radicali ha promesso
che «quando e se la legge vedrà la luce» verrà
indetto un referendum abrogativo», e intanto inizia la campagna
della disobbedienza civile. A febbraio semi di canapa per tutti,
da piantare per poi andare a autodenunciarsi.
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