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12/11/2003
Carcere per chi fuma lo spinello
Arriva in Consiglio dei ministri la tolleranza zero di Fini.
Si rischiano 18 mesi
Maristella Iervasi ROMA La «tolleranza zero» del vicepremier
Fini sulla droga arriva nel prossimo
Consiglio dei ministri e le indiscrezioni
al testo - tenuto segretissimo -
confermano le peggiori aspettative,
con sanzioni moltiplicate e l’eliminazione
dell’ammonizione che il prefetto
può fare alla prima infrazione: chi trasgredisce
rischia l’arresto fino a 18 mesi
(invece di 3); nessuna differenza tra
cannabis e suoi derivati e droghe pesanti;
reintroduzione delle limitazioni
alla libertà personale e del concetto della
“
possibile percolosità” del soggetto
segnalato, anche per piccole detenzioni
di sostanze; la possibilità di seguire
il programma terapeutico non solo in
strutture pubbliche ma anche in quelle
private.
Si legge all’art.75 (sanzioni amministrative):
«
chi - fuori dalle ipotesi di
spaccio, ndr - importa, esporta, acquista,
riceve o detenere sostanze stupefacenti
è
sottoposto alla sospensione della
patente di guida o al divieto di conseguirla;
stesso discorso per il porto d’armi,
il passaporto e, per gli stranieri, del
permesso di soggiorno per turismo.
Non più per un periodo da 1 a 4 mesi,
ma - come riferisce il Redattore sociale
- da 1 a 12 mesi.
E come era prevedibile
- visti anche i numerosi annunci e
proclami del governo in materia - il
centrosinistra insorge, contestando i
contenuti del Ddl di riforma della legge
sulla droga e rilanciando a loro volta
una proposta alternativa - che verrà
illustrata domani a Montecitorio - a
quella di Fini e Co., puntando alla depenalizzazione
del consumo di sostanze
stupefacenti, a misure alternative alla
detenzione per i tossicodipendenti e
politiche di riduzione del danno. Perché,
se queste è solo l’aperitivo sulle
sanzioni amministrative, figuriamoci
le punizioni per il reato di spaccio e il
consumo oltre la dose minima.
Franco Corleone, presidente del
Forum Droghe, è lapidario: «Quella di
Fini - dice - è una legge in controtendenza
rispetto all’Europa». Corleone entra nel merito delle
anticipazioni e
sottolinea che di questo passo «anche
per aver fumato uno spinello ci si dovrà
ricoverare» nei Sert o in una struttura
privata. Ma la faccia feroce del
governo sulla droga non si ferma qui.
Nel caso in cui si ravveda un pericolo
per la collettività, il prefetto nei confronti
di persone condannate anche
non in maniera definitiva - per reati
contro il patrimonio o la persona o in
violazione della legge sugli stupefacenti
o sulla circolazione stradale - può
disporre alcune misure di sicurezza:
come l’obbligo di presentarsi due volte
alla settimana al posto di polizia o dai carabinieri locali; l’obbligo
di rientrare
nella propria abitazione entra una determinata
ora e un uscirne prima dell’ora
prefissata; il divieto di frequentare
determinati locali pubblici; il divieto
di allontanarsi dal comune di residenza;
il divieto di condurre qualsiasi
veicolo a motore. E chi trasgredisce a
queste “regole” verrà punito con l’arresto
da 3 a 18 mesi di carcere. Sanzioni,
insomma, che se prima si applicavano
solo al soggetto che interrompeva il
programma terapeutico, ora verrebbero
estese con vasta area di discrezionalità.
Riccardo Pedrizzi di An ribadisce che «drogarsi non è lecito,
accettabile,
giustificabile, legittimo e non è un diritto
»
. E in merito all’”affare” delle comunità
terapeutiche dice: «È inconcepibile
che le comunità di recupero vengano
penalizzate e svantaggiate dallo Stato
rispetto ad un Sert: lasciamo alla
sinistra radicaloide il ruolo di raccontarsi
la storiella che non la droga, magari
quella chiamata metadone, si può
convivere».
Di tutt’altro avviso, Paolo Cento
dei Verdi, che “boccia” così il ddl Fini:
«
uno spot elettorale che contraddice la
necessità di combattere il grande mercato
del narcotraffico». |