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Speciale #10 La war on drugs all'italiana

 

Fini comincia dal Fondo
Considerazioni in merito alla finanziaria 2004

Gianluca Borghi
Assessore alle Politiche sociali
Immigrazione. Progetto giovani.
Cooperazione internazionale
Regione Emilia-Romagna

La lettura del disegno di legge finanziaria per il 2004 presenta elementi inaccettabili sulle dipendenze. All'articolo 13, infatti, viene formalmente istituito il Dipartimento nazionale per le politiche antidroga. Ci si potrebbe chiedere perché mai riservare un articolo a questo tema: infatti il Dipartimento di cui sopra esiste dal novembre 2001. In realtà questo articolo attribuisce al Dipartimento un ruolo fondamentale: ad esso vengono trasferite le risorse finanziarie, strumentali ed umane connesse alle competenze in tema di tossicodipendenze già attribuite al Ministero del lavoro e politiche sociali, compresa la gestione del Fondo nazionale lotta alla droga. Per completare l'opera, il Fondo lotta alla droga viene scorporato dal Fondo sociale nazionale.

Proseguendo la lettura apprendiamo che il Dipartimento, che opera secondo gli indirizzi del Comitato nazionale di coordinamento per l'azione antidroga cui partecipano di diritto vari ministri e che al momento è presieduto dal Vicepresidente del Consiglio, collabora con le associazioni, le comunità terapeutiche e i centri di accoglienza operanti nel campo della prevenzione, recupero e reinserimento sociale dei tossicodipendenti, nel rispetto (bontà loro!) delle competenze delle altre Amministrazioni pubbliche.

Il quadro che si delinea è abbastanza chiaro: la programmazione degli interventi sulla droga viene scorporata dalle politiche sociali, esce dalla titolarità del Ministero del lavoro e politiche sociali e viene gestita da un organismo che opera alle dirette dipendenze di un gruppo di Ministri presieduto dall'On.le Fini. In coerenza, il Fondo nazionale lotta alla droga diventa riserva a disposizione del Dipartimento, che, collaborando solo con le strutture del privato sociale, lo gestirà di conseguenza!

Mentre l'attenzione è puntata sulla più volte annunciata revisione della legge 309/90, il Governo anticipa i tempi introducendo alla chetichella gli strumenti organizzativi e finanziari per mutare indirizzi, in assenza di ogni discussione politica. Escludendo gli interventi sulla droga dalle politiche sociali si persegue la stessa logica che sancisce la necessità di trattare il tossicodipendente come una persona da punire o al massimo da curare forzatamente, e non come un cittadino portatore di diritti e di doveri; è lo stesso orientamento che identifica la prevenzione con interventi terroristici e non di promozione del benessere della cittadinanza, e che rifiuta le politiche di riduzione del danno e di inclusione sociale a favore di un non meglio identificato recupero, che coincide di fatto con un inserimento comunitario possibilmente a lungo termine.
Le Regioni hanno concordemente richiesto il ritiro dell'articolo, sulla base di una constatata ingerenza nelle competenze regionali. Credo che, accanto a questa considerazione innegabile, vada fortemente stigmatizzata la tendenza a trattare le politiche sulla tossicodipendenza come un corpo estraneo, che non condivide il territorio comune al altre politiche dirette alla persona e al contesto sociale; accanto a questo risuona ancora una volta il tentativo di contrapporre gli interventi offerti dalle associazioni del privato sociale a quelli offerti dal pubblico, negando e svilendo tutto il lavoro di rete e di collaborazione svolto in tanti territori in questi anni.
Un altro punto della Finanziaria va sottolineato: al Ministero della Giustizia vengono attribuiti i fondi per gli interventi sanitari e sociosanitari a favore dei tossicodipendenti detenuti, competenze trasferite dal 1 luglio 2003 al sistema sanitario nazionale. Come si ricorderà, le risorse relative al semestre in corso sono state trasferite alle Regioni solo dopo una decisa presa di posizione dei Presidenti; già allora le somme non erano assolutamente sufficienti a coprire il fabbisogno. Meno che mai lo sono quelle presenti nella Finanziaria. Ancora una volta vengono tagliati indiscriminatamente fondi necessari a garantire il diritto alla salute per i cittadini ristretti in carcere, senza tra l'altro accompagnare in alcun modo la pur auspicata transizione delle competenze al servizio sanitario e quindi alle Regioni.

Il quadro è, in tutta evidenza, assolutamente inaccettabile ed è per questo che la Regione Emilia-Romagna si opporrà ad esso. L'impegno resta quello di opporsi a manovre di questo tipo, continuando invece nella ricerca di intese e di collaborazioni tra tutti i soggetti coinvolti, nell'interesse complessivo delle persone e delle comunità.

 

 

 

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