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Speciale #10 La war on drugs all'italiana



1.10.03

Droga, l'acuto dei cantanti contro Fini
Il giro di vite contro i consumatori di stupefacenti annunciato dal leader di An provoca una dura reazione dal mondo della musica
Vasco Rossi, Jovanotti & C: «Tra leggera e pesante c'è differenza Basta con le strumentalizzazioni, nessuno di noi fa propaganda»

MilanoNon era mai successo prima. Che un gruppo di star, cantanti e cantautori fra i più amati in Italia, e neppure dello stesso segno politico o culturale, si unissero per protestare contro una posizione del governo. Vasco Rossi ha scritto una lettera, un appello, per chiarire una volta per tutte la posizione, sua e di altri artisti, sulla droga.
E ha raccolto 28 adesioni: da Ligabue a Paolo Conte, da Antonello Venditti a Jovanotti, da Lucio Dalla a Zucchero. E poi Francesco Guccini, Giorgia, Laura Pausini, Fiorella Mannoia, Articolo 31. Uno schieramento trasversale, gente difficilmente strumentalizzabile. I padri della canzone e i più giovani.
Tutto è cominciato con il progetto di legge sulla droga che porta il nome del vicepresidente Fini: no alla depenalizzazione, spacciatori e consumatori colpevoli in euguale misura, tolleranza zero anche per le droghe leggere.
A luglio, Vasco Rossi dà tre concerti a San Siro e decide di sostenere la causa di "Forum droghe", l'iniziativa dell'ex parlamentare Franco Corleone. C'è un sito su Internet: "www.fuoriluogo.it". Vasco suggerisce di informarsi, ma lo fa a modo suo: prima dei tre show che il 4, 5 e 8 luglio raccoglieranno 240 mila persone, parla del problema droga sulla sua fanzine "Il Blasco". Poi lo scandalo.
La sera del primo show, Vasco va sul palco con una t-shirt con il disegno di una foglia di marijuana e la scritta "legalized", legalizzata. Scoppia il finimondo. La destra lo accusa di essere una cattivo maestro. Lui non replica, ma un mese fa scende a Genova per consegnare a Don Gallo il ricavato della vendita delle magliette: 25 mila euro per sostenere la comunità di San Benedetto al Porto.
Ed è in quella occasione che rockstar e sacerdote lanciano un appello: basta con il mito della droga. «Per cominciare, sono vent'anni bche mi sento dire che "Vita spericolata" inneggia agli stupefacenti - dice Vasco - non solo non è vero, ma è esattamente l'opposto. Secondo punto: io non parlo di depenalizzazione, ma di informazione corretta sulle droghe. E ovviamente sui danni del tabacco e dell'alcol. Se vogliamo essere davvero esaurienti».
Don Gallo rincara la dose: «Ci vuole una cultura della solidarietà, e non dello scontro. Le agenzie governative, gli enti, tutti i cittadini devono fare fronte comune perché in trent'anni di giovani ne sono morti troppi». E Vasco: «Ovvio che errori ne hanno fatti tutti, ma quando il rock si è accorto che di droghe si muore, è stato il primo a denunciarlo proprio fra i giovani. Essere spericolati vuol dire amare la libertà e non uccidersi con le proprie mani».
Ma il progetto della legge sulla droga va avanti. E l'invito "attenzione ai cantanti che dicono che la droga è un diritto" non va giù a Vasco Rossi. Che prende carta e penna. Naturalmente, non ci si può nascondere dietro un dito. E' vero che il rock, dalla fine degli anni '70, ha smesso di vagheggiare sui paradisi artificiali, e che le rockstar del decennio successivo, da Springsteen agli U2, passando per Madonna, hanno sempre evitato la benché minima allusione a fughe dalla realtà. Ma è anche vero che la destra ha sempre guardato con sospetto artisti che non accettano di fare di ogni erba un fascio, tra droghe e droghe.
Di qui, la lettera di Vasco Rossi: "basta demonizzare il mondo della cultura e dello spettacolo, siamo tutti per la vita. Noi anche per la salute e la dignità umana" e ancora "fra i doveri dello stato c'è quello d'informare correttamente il cittadino sulle conseguenze dell'uso delle varie droghe... gli adolescenti devono essere tutelati e difesi vietando ai minori anche la vendita di alcol e tabacco... una sola in comune hanno lo spinello e l'eroina: lo stesso spacciatore. Oggi pronto a vendere qualsiasi cosa davanti a qualsiasia scuola". Certo è che, a differenza di altri appelli di intellettuali e artisti italiani, questa volta si va a toccare un nervo scoperto della società italiana. L'appello dei 29 cantanti denuncia specificamente le nuove droghe come l'ecstasy. E chiede di fare chiarezza, una volta per tutte, sulla pericolosità delle singole droghe, ma anche di alcol e fumo.

Renato Tortarolo


 

 

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