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Speciale #10 La war on drugs all'italiana



27.9.03

Effetto Sirchia sulla marijuana
Il Consiglio superiore di sanità si pronuncia sulla cannabis: «Causa schizofrenia, disturbi psichici, psicomotori e problemi alla respirazione». La maggioranza esulta e plaude pure l'amministrazione Bush: «Italia prima in Europa». Antiproibizionisti in rivolta

SARA MENAFRA
ROMA

Alla crociata anti droga lanciata da Gianfranco Fini alcuni giorni fa mancava solo una benedizione scientifica. Ora è arrivata pure quella, grazie al parere del Consiglio superiore di sanità che, su invito del ministro Sirchia, ieri ha reso noto il suo verdetto: «L'uso della cannabis è gravato da pesanti effetti collaterali quali dipendenza, possibile progressione all'uso di altre droghe quali cocaina e oppioidi, riduzione delle capacità cognitive, di memoria e psicomotorie, disturbi psichiatrici quali schizofrenia, depressione e anzietà; possibili malattie broncopolmonari tra cui bronchite croniche ed enfisema». Inutile dire che il Consiglio superiore di sanità sia tutt'altro che un organo indipendente. Organo «consultivo» e «tecnico» del ministero della salute, il Css, è costituito per la maggior parte da medici nominati direttamente dal ministro ed è chiamato ad esprimersi solo sugli argomenti sui cui il ministero stesso chiede un parere.

E il Css questo parere l'ha confezionato a puntino, mettendo a lavoro il dottor Silvio Garattini che in una settimana ha prodotto due pagine di relazione in cui si sostengono, con varie citazioni, le stesse posizioni espresse all'inizio della settimana dal vicepremier Fini. In realtà lo studio si concentra solo sulla schizofrenia e in parte sulla depressione mentre non una riga è dedicata agli altri funesti effetti citati nella relazione conclusiva del Css. La ricerca con cui si apre la relazione è stata fatta in Svezia analizzando 50.000 reclute svedesi tenute sotto analisi per ben 15 anni, dalla cui osservazione si dedurrebbe senza ombra di dubbio che «l'assunzione di cannabis nell'età dell'adolescenza aumentava in modo proporzionale alla dose il rischio di sviluppare schizofrenia». Peccato che molti autorevoli psichiatri, tra cui Lester Grinspon, (intervistato da Fuoriluogo alcuni mesi fa) hanno spiegato che «la schizzofrenia è una malattia mentale» e che i suoi sintomi sono riconoscibili anche nei soggetti che ne soffrono in modo latente fin dai primi anni di vita.

A poche ore dal pronunciamento del Consiglio superiore di sanità è arrivato anche l'«ok» da parte degli Stati uniti. A dimostrazione ulteriore che, come dice Silvio Berlusconi, l'Italia è il paese più americano d'Europa, il direttore dell'ufficio della Casa bianca per la politica nazionale di controllo degli stupefacenti, John Walters, ha pensato bene che Washington dovesse entrare direttamente nel merito di una legge in discussione in Italia. Walters ha dunque sottolineato che «il governo italiano vede più chiaramente degli altri paesi europei il pericolo rappresentato dalla marijuana» per poi concludere il discorso con una lode al nostro governo che dimostra di «voler far crescere la consapevolezza che questa droga ha una capacità distruttiva».

Il placet di Bush ha fatto dimenticare alla maggioranza parlamentare, e in particolare ad An, anche gli ultimi dubbi sull'attendibilità scientifica dello studio di Grattini. «E' una ricerca inoppugnabile» ha esordito Riccardo Pedizzi, senatore di An: «Questo pronunciamento fondamentale e decisivo conferma che la distinzione fra droghe leggere e pesanti è scientificamente infondata e fa capire come la cannabis sia intrinsecamente diversa sall'alcol e dal tabacco e perciò più perniciosa». Anche il moderato Carlo Giovanardi, durante la Quinta conferenza mondiale sulle droghe, ha colto l'occasione per manifestare tutto il proprio sostegno alla legge voluta da Fini e per ribadire che «I ragazzi che entrano in comunità vengono rieducati alla vita».

Il pronunciamento del Consiglio superiore della sanità e della Casa bianca ha, invece, mandato su tutte le furie il popolo degli antiproibizionisti. «La cosa che più mi scandalizza - dice Franco Corleone, presidente del Forum droghe - è che si vuole usare la scienza per dimostrare che le scelte penali sono legittime. E invece i due piani dovrebbero essere completamente separati»

 

 

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