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27.9.03
CANNABIS
«Basta con le ricerche citate ad hoc»
Il medico del Sert di Faenza Polidori: «Fumarla fa male.
E allora?»
SA. M.
Il rapporto presentato dal Consiglio superiore di
sanità sentenzia che la « cannabis è responsabile
direttamente della comparsa della schizzofrenia». Una quindicina
di giorni fa il governo olandese ha inserito la stessa sostanza
nella lista dei farmaci. Chi ha ragione? Lo abbiamo chiesto a
Edo Polidori medico del Sert di Faenza.
Dottor Polidori, è vero che la cannabis causa
la schizzofrenia?
E' sicuramente vero che se la patologia è latente il consumo
di marijuana può renderla manifesta. La cannabis è
un allucinogeno leggero, e questo vuol dire che può causare
un attacco di panico in soggetti predisposti, così come
la caffeina è un eccitante e può causare gli stessi
sintomi. Nella mia esperienza posso dire di aver avuto un paziente
che soffriva già di problemi psichici gravi. Venne in cura
da noi proprio perché la cannabis peggiorava il suo stato
di salute. Dagli studi che conosco, però, queste reazioni
si manifestano solo dopo un forte abuso
Ma questo vuol dire che se io sono sana fumare marijuana
può farmi ammalare di schizzofrenia? Perché è
questo che sostiene il Css...
Non metto in dubbio che possano esistere ricerche che sostengono
questa tesi. Tutto sta nel verificare come queste ricerche sono
condotte e i criteri di scelta dei gruppi che poi sono stati messi
sotto osservazione. Alcuni anni fa vennero fatti degli studi sulla
«sindrome antimotivazionale» che si diceva collegata
all'uso di marijuana. I ricercatori sostenevano che fumare rendesse
le persone svogliate e indolenti, e misero sotto osservazione
alcuni giovani consumatori. Solo dopo qualche anno si capì
che la ricerca aveva analizzato un gruppo «emarginato».
L'indolenza era causata dal non inserimento o dall'uso di marijuana?
Tra l'altro mi pare che ultimamente i politici usino spesso ricerche
poi smentite dagli stessi autori.
Ci fa un esempio?
Alcuni giorni fa l'ex ministro della sanità Raffaele Costa
ha citato uno studio in cui si sostiene che anche un solo uso
di exstasy provoca buchi nel cervello. Peccato che lo stesso autore
dello studio, George Ricaurte, lo ha ritirato dopo essersi accorto
di un clamoroso errore: aveva usato meta-anfetamine, allucinogeni
molto più potenti dell'exstasy. Questa esplosione di studi
ad hoc mi sembra molto italiana. Che senso ha citare solo le ricerche
che sostengono la mia tesi invece di affrontare la questione nel
suo complesso?
An dice che ora è dimostrato come la cannabis
faccia più male di caffeina, alcol e nicotina...
E' una posizione che neppure il Nida, una organizzazione sanitaria
americana nota per le sue posizioni particolarmente rigide, sostiene
più. Proprio nell'ultimo numero della loro rivista c'è
uno studio sulla pericolosità delle droghe, che vengono
classificate in modo che al punteggio più basso corrisponda
la pericolosità maggiore. Bene, nella tabella vengono dati
9 punti all'eroina, 12 all'alcol, 15 a nicotina e cocaina e 27
a caffeina e marijuana. Cito questa ricerca solo per dire che
evidentemente nella nostra società la pericolosità
di una sostanza non è mai stata l'unica motivazione per
scegliere se vietarne l'uso oppure no. Ed è proprio questo
elemento a non essere sostenibile dal punto di vista scientifico.
Per essere scientificamente coerente un governo dovrebbe avere
lo stesso comportamento con tutte le sostanze ritenute pericolose.
Vietarle tutte può essere una posizione discutibile ma
scientificamente sostenibile. E' usare le ricerche di merito solo
quando fa comodo dimostrare la pericolosità di qualcosa
che non lo è affatto.
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