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22.9.03
Per l'esponente della Margherita Rosy Bindi
è una "visione poliziesca e repressiva" del problema
Linea dura di Fini sulla droga è un "revival
proibizionista"
Secondo il deputato Ds Livia Turco si rischia
di mandare in galera un giovane per uno spinello
ROMA - Una "visione poliziesca e repressiva del contrasto
alla droga", un "revival proibizionista", una "decisione
gravissima". Queste le prime reazioni politiche alla proposta
del vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini, che stamattina
ha annunciato un decreto che abolisce la differenza tra consumo
e abuso delle droghe cosiddette "leggere". Una posizione
appoggiata dal ministro della Salute, Girolamo Sirchia, che si
è dichiarato "assolutamente favorevole" all'introduzione
della nuova legge. E dal ministro per le Politiche comunitarie,
Rocco Buttiglione, secondo cui "la droga è illegale
e tale deve rimanere".
Ma secondo il responsabile delle Politiche Sociali e della salute
della Margherita Rosy Bindi ''non è questo il modo di combattere
il problema soprattutto se si punta, come fa il governo, a uniformare
le pene tra chi spaccia e chi ne fa consumo''. Per la Bindi, quella
del vicepresidente del Consiglio Fini è una visione "poliziesca
e repressiva del contrasto alla droga". E il disegno di legge
si annuncia ''come un modo per aggravare il problema e non risolverlo.
Occorre invece puntare sull'educazione, sulla prevenzione e sulla
rete dei servizi. "E' necessario - aggiunge Bindi - motivare
e far funzionare nel migliore dei modi le strutture pubbliche,
come i Sert, in una reale integrazione con le comunità
terapeutiche".
Per l'esponente della Margherita "tra la liberalizzazione
e la repressione esiste la strada della responsabilizzazione della
comunità nei confronti di tanti giovani evitando che vengano
criminalizzati, altrimenti uscire dal dramma diverrà ancora
più arduo e difficile''.
Ancora più dura Livia Turco, deputato Ds. "Quella
del Governo - dichiara - non è la lotta alla droga ma la
promessa del carcere e dell'abbandono per i ragazzi e i tossicodipendenti".
Secondo la Turco "la vera svolta operata dal Governo si è
già realizzata in questi due anni e consiste nel totale
abbandono della lotta alla droga ed ai trafficanti". "La
svolta troppe volte annunciata, tanto da non essere, per fortuna,
credibile - aggiunge Livia Turco - prevede cose gravissime. Il
superamento della distinzione tra droghe pesanti e leggere rischia
di portare in galera i giovani che si fanno uno spinello e di
far diventare la cannabis un buon affare per la criminalità
organizzata".
"Gravissima" inoltre, secondo la parlamentare diessina
"la decisione di affidare ai privati la certificazione di
tossicodipendenza. Questo non significa aiutare le comunità
ma esporre i ragazzi al rischio di fattucchiere e speculatori".
"La nostra strada - conclude Livia Turco - resta: prevenire,
educare, non punire, prendere in carico".
Per i Radicali italiani la linea dura di Fini sulla droga
è un "un revival proibizionista". "Sono
sconcertato nel leggere le intenzioni manifestate dal vicepremier
in materia di droga", afferma Daniele Capezzone, segretario
dei Radicali italiani. "Ciò che Fini propone - aggiunge
- è di proseguire lungo la strada proibizionista già
percorsa da decenni: quella che ha prodotto più droga,
più morti, più mafia e più Aids".
Secondo il deputato di Rifondazione comunista Giuliano Pisapia,
"le prese di posizione del
ministro Sirchia, e l'ipotesi dell'onorevole Fini di un disegno
di legge che intende punire, anche con il carcere, il consumatore
di sostanze stupefacenti dimostra, ancora una volta, come il governo,
su un tema così delicato, intende riproporre una battaglia
ideologica che non solo non risolverà il problema, ma anzi
lo aggraverà". Pisapia aggiunge che se il governo
intenderà seguire questa proposta "l'opposizione,
in Parlamento e nel Paese sarà dura e senza tentennamenti.
"Siamo fin d'ora pronti -aggiunge - a far pronunciare tutti
i cittadini con un nuovo referendum che cancellerà ogni
tentativo di mettere sullo stesso piano vittime e carnefici".
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