
12.01.2002
QUEL FUMO PROIBITO
UNA NUOVA OFFENSIVA CONTRO TUTTE LE DROGHE
Gli spinelli sono dannosi o innocui? E' giusto criminalizzare
marijuana e hashish? Ne parliamo con Gian Luigi Gessa, responsabile
del gruppo italiano sullo studio delle dipendenze
I derivati della cannabis sono pericolosi solo per chi ha meno
di quindici anni. L'ultima ricerca dell'Eurispes è uno
studio scientificamente indecente
CAGLIARI
LUCIANA SICA
Per sapere se marijuana e hashish sono innocui
come bere del vino rosso o se invece sono dannosi, e quanto
fanno male e a chi, per conoscere quali sono gli effetti dei
derivati della cannabis non bisognerebbe rivolgersi né
a Fini né a Pannella, e neppure al più brillante
degli opinionisti, ma alla gente che queste cose le studia e
le sa.
Gian Luigi Gessa è professore di Neuropsicofarmacologia
all'università di Cagliari dove dirige il Dipartimento
di neuroscienze dedicato a Bernard Brodie, suo maestro nel lungo
periodo trascorso nei National Institutes of Health a Bethesda,
gotha della più avanzata ricerca americana. E' lui il
responsabile dell'unico gruppo italiano "di eccellenza"
sullo studio delle dipendenze: da droghe, da farmaci, da cibo,
anche da sesso
Quanto a sostanze stupefacenti Gessa non
è né di destra né di sinistra, non lo infiamma
la diatriba tra proibizionisti e antiproibizionisti destinata
a riaccendersi ora che i politici di governo sembrano decisi
a una nuova campagna ideologica contro l'uso delle droghe, di
tutte le droghe, a una politica demonizzante del servizio pubblico
(dei Sert colpevoli di «ridurre il danno») e a favore,
anche economico naturalmente, delle comunità (in crisi
da anni).
Un Dipartimento nazionale antidroga è stato allestito
presso la presidenza del Consiglio, riunendo le competenze finora
distribuite in più ministeri
Buona idea, ma per
fare cosa? Più che un progetto, "linea dura contro
i tossicodipendenti" sembra uno slogan forse un po' truce,
però intanto la legge va cambiata e anche fumare uno
spinello rischia di diventare un reato grave. Una scelta in
controtendenza, visto che anche la Gran Bretagna ha appena depenalizzato
l'uso delle droghe leggere.
Tipo molto fascinoso, Gian Luigi Gessa si direbbe il classico
"scienziato pazzo" con vistose bizzarrie non solo
caratteriali. A quasi settant'anni, per dire, coltiva l'hobby
del surf, ma «in segreto». Perché, racconta
ridendo come un bambino, anni fa l'hanno recuperato al largo
di Cagliari e i giornali locali avevano già in prima
pagina il suo "coccodrillo", il mestissimo articolo
confezionato per i personaggi illustri e un po' agé.
Quando invece parla di droghe, l'ilarità si traduce in
una smorfia a metà tra il disgusto e la rassegnazione.
«Se dice i politici capissero di che parlano,
non ci sarebbero tutti i malintesi che ci sono sulle droghe.
Una conoscenza scientifica del problema avrebbe un'importanza
enorme, e invece le logiche che si seguono sono del tutto diverse:
ideologiche, emotive, moraliste
Una volta, i "metadoneti"
favorevoli al metadone per gli eroinomani erano
fascisti. Ora invece sono diventati di sinistra. Ma le sembra
una cosa seria?».
A lei sembra serio, e realistico dire: basta con i farmaci sostitutivi,
puntiamo invece sul recupero integrale dei drogati nelle comunità,
senza più compromessi?
«La scienza ha accertato che le tossicodipendenze sono
una malattia cronica recidivante del cervello e vanno curate
anche con i farmaci. Da scienziato, voglio almeno un paio di
cose: che chi pratica il recupero il prete o il guaritore
di turno sappia di che parla e mi metta in condizioni
di misurare quello che fa. Non può venirmi a dire: io
ho salvato la persona x, perché il suo è un atto
nobilissimo che gli farà magari guadagnare il Paradiso,
ma a me interessa il gregge e non solo la pecorella smarrita
e redenta
Voglio sapere quanti ne salva, e come lo ha
fatto, e che succede quando finalmente li fa uscire dalla comunità
».
Oggi si sente dire, anche da Girolamo Sirchia, ministro della
Sanità: le droghe leggere sono pericolosissime quanto
quelle pesanti, producono la stessa dipendenza. E' così?
Davvero la marijuana rende schiavi come l'eroina?
«La marijuana e l'hashish contengono una molecola dal
nome impronunciabile, il tetraidrocannabinolo, corrispettivo
della nicotina per il tabacco. Questa molecola in genere procura
un senso di euforia e "dispercezioni" molto ben descritte
da Baudelaire e tanti altri. Senz'altro agisce sul cervello
e ne altera la normale attività, ma non produce danni
fisici: l'accanimento con cui da sempre si cerca di dimostrarne
la tossicità non ha portato finora a nulla. In altre
parole, un fumatore di marijuana che ne abbia fatto uso anche
per decenni in modo costante e smetta all'improvviso non avrà
pregiudicato la sua salute fisica né presenterà
quella che si definisce una sindrome di astinenza
Ma dire
questo non basta».
Soprattutto se a fumare erba sono ragazzini
«Direi bambini, visto che a volte cominciano a dieci anni,
un segnale grave intanto per i loro genitori appena un po' distratti
Qui il discorso cambia molto. Nei preadolescenti e negli adolescenti,
direi soprattutto sotto i quindici anni, in una fase evolutiva
del cervello, le droghe leggere causano seri deficit cognitivi:
nell'apprendimento come nei processi della memoria. Fumando
a quell'età, non si accumulano crediti direbbero
gli americani ma discrediti, insomma si perdono treni:
se a quindici anni devo studiare matematica non posso fumare
marijuana, questo è chiaro
E nello sport è
lo stesso, perché le droghe leggere creano più
di una difficoltà al controllo motorio, ai movimenti
complessi, all'abilità manuale. E c'è ancora qualcos'altro
».
Cosa, professore?
«E' un dato scientificamente certo: chi comincia presto
ad assumere droghe leggere, ne rimane agganciato, può
diventare un fumatore abituale, da più volte al giorno.
Quello che noi chiamiamo un addicted, dal latino addictum che
vuol dire appunto schiavo, un individuo il cui pensiero dominante
è la droga. Intendiamoci, anche il fumatore di nicotina
è un addicted, lui però lo scopre solo quando
i tabaccai sono in sciopero
».
E' giusto allora che i genitori siano molto allarmati?
«Molto allarmati? Ma no
In America dicono "Sai,
tuo figlio non fuma!", e il genitore di quel ragazzo si
preoccupa, pensa: qui c'è qualcosa che non va
Io
dico: nessun grave allarme, solo un po' di attenzione. E sopra
i diciott'anni, non mi preoccuperei più di tanto».
Ma la marijuana e l'hashish non producono comunque una qualche
dipendenza psicologica?
«Vede, la distinzione apparentemente semplice tra dipendenza
fisica e psicologica è una faccenda molto complessa,
apre un mondo, per decenni ha intrigato schiere di ricercatori
Quelli che parlano di dipendenza psicologica dicono: si tratta
di una dipendenza sine materia, ma noi scienziati diciamo: in
realtà non esiste dipendenza se non quella biologica
».
Forse in modo un po' riduzionistico, non crede?
«Nient'affatto: la dipendenza psicologica in realtà
non sono che neuroni, famiglie di cellule nervose su cui si
accaniscono le droghe, tutte le droghe, dalla marijuana all'eroina,
dalla nicotina all'alcol
Ma questi neuroni non sono lì,
nel nostro cervello, per aspettare droga. Sono lì come
sensori di stimoli fondamentali per la sopravvivenza della specie:
a questi neuroni "parlano" gli stimoli amorosi oppure
il cibo come il cioccolato o anche la voglia di ammazzare, qualcosa
che la nostra coscienza non riconosce. Sono la sede di quella
che Freud chiamava libido
».
Che succede ai neuroni stimolati dalle droghe?
«Che diventano "maleducati", abituati beatamente
a stimoli artificiali imparano a eccitarsi solo quando vengono
frustati dalle sostanze, altrimenti dormono. E allora, anche
nel caso delle droghe leggere, può esserci assenza di
desiderio (anedonia), mancanza di ogni euforia (disforia), uno
stato dell'umore complessivamente depresso
».
Da una ricerca dell'Eurispes, condotta in collaborazione con
la comunità di San Patrignano, si ricava che le droghe
leggere sono un "ponte di passaggio" per quelle pesanti
e, nel 23 per cento dei casi, provocano episodi psicotici. Lei
che ne dice?
«E' uno studio scientificamente indecente, questo è
il mio commento. Chi fa uso di eroina ha anche fumato erba?
Io dico di sì nel 99 per cento dei casi, ma questo che
dimostra? E' come dire che il latte materno porta all'eroina,
perché quelli che si bucano sono stati allattati dalla
mamma
Solo dieci su mille fumatori "passeranno"
alle droghe pesanti, anche perché il mercato nero non
aiuta a tenere distinte le sostanze».
E gli episodi psicotici?
«Questa storia è proprio una balla. Se con le droghe
leggere 23 persone su 100 avessero deliri e allucinazioni, nessuno
fumerebbe, non crede? E invece fumano in tanti. La verità
è un'altra, è che ci sono casi a rischio: alcuni
hanno disturbi gravi, delle psicosi che le droghe leggere "slatentizzano",
fanno affiorare in modo a volte dirompente. Questo è
un problema serio, anche per gli adulti ovviamente, ma senza
invertire cause ed effetti. Non si diventa schizofrenici con
la marijuana, ma alcuni fumatori fanno la brutta scoperta di
esserlo».