Conferenza per un progetto delle Regioni
sulle dipendenze – Bologna, 7 e 8 febbraio 2005
Documento delle Regioni
Provincia Autonoma di Bolzano, Regioni Campania, Emilia-Romagna,
Friuli - Venezia Giulia, Marche, Sardegna, Toscana, Umbria.
Obiettivo: mettere in luce le
scelte strategiche comuni alle Regioni, evidenziando i punti
di discordanza con il disegno di legge nazionale
Premessa: la Strategia dell’Unione
Europea in materia di droga (2005 – 2012) (Consiglio Europeo
15 novembre 2004) presenta un approccio integrato, multidisciplinare
ed equilibrato. In tema di riduzione della domanda, si pone
alcuni obiettivi, da ottenersi attraverso lo sviluppo e il miglioramento
di un sistema efficace, integrato, completo e basato sulle conoscenze,
che includa la prevenzione, gli interventi precoci, il trattamento,
la riduzione del danno, la riabilitazione e il reinserimento
sociale; si sottolinea la necessità di tenere conto dei
problemi sanitari e sociali prodotti dall’uso di sostanze
psicoattive illegali e del policonsumo in associazione con sostanze
psicoattive legali come il tabacco, l’alcol e i farmaci.
Gli obiettivi sono:
-
prevenire l’inizio del consumo di sostanze;
-
prevenire il passaggio dall’uso sperimentale
all’uso regolare;
-
mettere a disposizione interventi precoci
per i consumatori a rischio;
-
mettere a disposizione programmi di trattamento;
-
mettere a disposizione programmi di riabilitazione
e reinserimento sociale;
-
ridurre i danni sanitari e sociali droga-correlati
Tutte le azioni sono complementari e dovrebbero essere offerte
in modo integrato e contribuire a ridurre l’uso e la dipendenza
da droghe e a ridurre le conseguenze sanitarie e sociali droga-correlate.
A partire dalla strategia dell’UE in tema
di prevenzione, trattamento e riduzione del danno, le Regioni
concordano sui seguenti punti:
Prevenzione
Le Regioni si impegnano a:
Promuovere la partecipazione dei giovani e valorizzare le risorse
presenti nei gruppi informali e nei singoli come risorse per
le comunità locali
promuovere il benessere delle giovani generazioni e sostenere
il conseguimento dell’autonomia e del senso critico dei
giovani, con l'attuazione di politiche regionali e locali complessive
e coordinate tra diversi soggetti istituzionali e l'attivazione
di tutte le risorse istituzionali, formali ed informali presenti
nelle comunità locali
attivare percorsi personalizzati di ascolto, supporto, accoglienza
ed eventuale presa in carico e offerta di prestazioni anche
specialistiche per i gruppi, le situazioni ed i comportamenti
a rischio;
sviluppare e qualificare il lavoro di prossimità (interventi
sul posto), anche prevedendo la riorganizzazione, in una logica
di prossimità, dell'offerta dei servizi sociali e sanitari
sviluppare e qualificare gli interventi di promozione della
salute nei luoghi del divertimento
garantire la necessaria formazione e riqualificazione degli
operatori
promuovere stili di vita sani e consapevoli
no a:
-
messaggi di tipo terroristico
-
messaggi che equiparano tutte le sostanze
e tutte le modalità di assunzione
-
interventi non progettati in relazione al
contesto
Trattamento:
Le Regioni si impegnano a
-
garantire tutti i trattamenti riconosciuti
efficaci ed appropriati, ambulatoriali e residenziali, compresi
i farmaci oppioidi, per tutte le persone dipendenti da sostanze
valorizzare le competenze dell’utente
-
privilegiare i trattamenti integrati medici
psicologici e sociali
-
coinvolgere l’Ente locale e la comunità
locale in senso lato nelle sue funzioni di supporto all’inclusione
sociale.
Riduzione del danno:
le Regioni si impegnano a:
-
garantire l'accoglienza e il supporto alle
persone che abusano o sono dipendenti da sostanze a prescindere
dalla loro intenzione a cessarne o meno l’uso
migliorare la qualità della vita
-
ridurre la mortalità e morbilità
correlata
-
sostenere il lavoro di prossimità (interventi
sul posto)
-
favorire l’accesso ai servizi di cura
-
migliorare l’inclusione sociale attraverso
il coinvolgimento dell’Ente locale e della comunità
locale nel suo complesso, tenendo conto dell’impatto
sociale degli interventi
Le Regioni si impegnano a conseguire questi obiettivi
attraverso una organizzazione dei servizi con idonee caratteristiche.
Il modello organizzativo deve garantire al cittadino
con problemi di abuso o dipendenza da sostanze percorsi di trattamento
di qualità, efficaci ed appropriati, destinando a questo
settore adeguate risorse e prevedendo le necessarie iniziative
di formazione ed aggiornamento di tutti gli operatori dei servizi.
Il servizio pubblico garantisce l’erogazione delle prestazioni
e collabora a questo fine con le organizzazioni del privato sociale,
fin dalla fase di lettura dei bisogni. La dimensione territoriale
deve essere valorizzata attraverso una assunzione di responsabilità
dell’Ente locale nella sua veste di titolare delle politiche
locali di promozione della cittadinanza sociale e del benessere
dei cittadini.
Questo modello non prevede quindi competizione o
contrapposizione tra servizi delle Aziende USL e del privato sociale,
che al contrario concorrono al medesimo obiettivo, con strumenti
diversi ma in integrazione fra loro. Inoltre questo modello non
relega l’Ente locale a semplice fornitore di “assistenza
sociale”, ma ne valorizza le competenze e le funzioni programmatorie
attraverso lo strumento dei Piani sociali di zona di cui alla
L. 328/2000.
In particolare:
Le Aziende Usl assicurano l’erogazione del livello di assistenza
direttamente attraverso i Sert nelle loro diverse articolazioni
(Centri alcologici, servizi a bassa soglia ecc..) e gli altri
servizi aziendali coinvolti e, mediante accordi, attraverso le
organizzazioni del privato sociale.
I Sert e le organizzazioni del privato sociale devono produrre
le prestazioni richieste secondo criteri di qualità come
previsto dai requisiti per l’accreditamento
Le Aziende USL riservano adeguate risorse per assicurare l’effettiva
erogazione del livello di assistenza
La definizione delle tariffe per le strutture del privato sociale,
in mancanza di una definizione nazionale, viene effettuata a livello
regionale, in relazione alle tipologie di offerta previste nella
normativa per l’accreditamento
I rapporti tra i Sert e le organizzazioni del privato sociale
sono improntati alla collaborazione, e prevedono la condivisione
della lettura dei bisogni, dell’offerta presente sul territorio,
delle eventuali necessità di modifiche dell’offerta,
di sperimentazione di percorsi innovativi che rispondano al mutare
del fenomeno.
Trattandosi di prestazioni a natura sociosanitaria, le Regioni
si impegnano ad una responsabilizzazione degli Enti locali, i
quali, attraverso lo strumento di programmazione territoriale
(Piano di zona) definiscono con l’Azienda USL, con la collaborazione
delle organizzazioni del privato sociale, gli interventi di reinserimento
sociale e lavorativo e di riduzione del danno.
Riguardo alla prevenzione, pur in assenza di una
necessaria legislazione nazionale sui giovani, le Regioni concordano
sul fatto che, per ottenere risultati significativi sul piano
della prevenzione primaria, occorre investire risorse nelle politiche
per i giovani.
Tali politiche, la cui titolarità prevalente è dell'Ente
Locale, vanno attuate con la collaborazione di tutti i soggetti
pubblici e del Terzo settore coinvolti, ciascuno con responsabilità
e ruoli diversi, fin dalla fase di lettura dei bisogni e di definizione
dell'offerta, sperimentando anche percorsi innovativi che rispondano
al mutare dei bisogni.
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