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  Speciale #10 La war on drugs all'italiana

 


30.1.2002

San Patrignano approda alla camera
Oggi il parlamento vota la mozione repressiva sulle droghe. L'opposizione: è un ipocrita attacco ai diritti
MARINA IMPALLOMENI - ROMA

E' previsto per oggi il voto alla Camera con cui il centro-destra sta tentando di imporre la sua controriforma in tema di politiche sulle droghe. Dopo le dichiarazioni rilasciate da Gianfranco Fini a San Patrignano, il Ccd ha infatti presentato una mozione che è una vera e propria dichiarazione di guerra alle strategie di riduzione del danno, con intenti politici che vanno dallo smantellamento del servizio pubblico all'attacco esplicito alle unità di strada, alla messa in discussione dell'autonomia dei medici chiamati al trattamento della tossicodipendenza.
Fa da corollario a tutto questo la trasformazione delle comunità residenziali in luoghi privilegiati di cura, oltre che in nuove carceri private, e la falsificazione di dati ormai acquisiti dalla comunità internazionale, come nel caso dei trattamenti a base di eroina sperimentati con successo in Svizzera e ora avviati anche in Spagna, Olanda, Germania.
Nei giorni scorsi l'allarme era stato lanciato dal Forum Droghe, che ha elaborato il testo di una mozione, fatta propria da vari deputati dell'opposizione tra cui Tiziana Valpiana, Luana Zanella, Gloria Buffo, Giovanni Russo Spena, Alfonso Pecoraro Scanio. Inoltre alla Camera va oggi al voto una risoluzione unitaria dell'Ulivo, frutto di una mediazione raggiunta ieri tra mozioni diverse.
"Se approvata - ha detto Cecilia D'Elia, presidente del Forum Droghe - la mozione del Ccd ci farebbe tornare indietro di molti anni". Tra le proposte del Forum vi sono la depenalizzazione completa delle condotte connesse al consumo, il rafforzamento dei programmi di riduzione del danno. Soprattutto, D'Elia ha sottolineato l'importanza di poter diversificare le risposte caso per caso, difendendo la libertà terapeutica per i medici. Un punto fondamentale, visto che la mozione del Ccd entra nel merito dei trattamenti a base di metadone indicandone un tempo massimo di durata (tre mesi!) e prescrivendo che abbiano "come obiettivo la loro diminuzione al minimo necessario". Una interferenza gravissima nella scelta terapeutica operata dal medico "in scienza e coscienza", come ha sottolineato Massimo Barra, direttore del centro di assistenza tossicodipentedi Villa Maraini di Roma. Secondo Barra, se questo principio si trasformasse in legge ci troveremmo di fronte a un vero e proprio problema di incostituzionalità, e i medici vivrebbero un conflitto che egli stesso ha definito "drammatico".
"Le esperienze di riduzione del danno - ha detto la deputata Luana Zanella - hanno già una storia consolidata. Tutti gli interventi seri prevedono una valutazione, ma questa deve necessariamente tenere conto di più aspetti: il numero di contatti avvenuti, i problemi di salute che sono stati risolti, quanti conflitti hanno trovato una mediazione col territorio.
Secondo Zanella l'enfasi che si dà alle comunità come risposta "unica" ci riporta pericolosamente indietro. Si pensi alle nuove droghe, come l'ecstasy: "non ha senso - spiega la deputata - proporre la comunità terapeutica per questi tipi di consumo. Ciò che serve è una capacità di interlocuzione, andare a conoscere i fenomeni nei luoghi dove accadono".
E proprio sulla capacità di "andare fuori dai servizi, là dove i consumi si manifestano" si è soffermato Claudio Cippitelli (Coordinamento nazionale nuove droghe). "Uno dei nostri obiettivi - ha detto - è poter fare l'analisi delle sostanze, in modo da monitorare costantemente i consumi come avviene in molti paesi d'Europa". Giuseppe Bortone (Dipartimento diritti di cittadinanza Cgil) ha sottolineato invece il carattere offensivo e umiliante dell'approccio punitivo nei confronti del lavoro degli operatori, e come vi sia in realtà una saldatura fra i loro diritti e quelli degli utenti.
Infine, Franco Corleone, denunciando il possibile effetto "terrorizzante" della mozione del Ccd nei confronti di utenti e operatori, ha messo in luce il linguaggio falsamente pragmatico della mozione: "un bell'esempio - ha detto - di ipocrisia clericale".

 

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