|
WORLD SOCIAL FORUM
Tra i tanti seminari e incontri tenutisi a Porto Alegre, scarsi
i momenti di riflessione sulla politica delle droghe come tema globale
L’antiproibizionismo grande assente
Il Forum continentale di novembre può essere, se confermato, l’occasione
in cui far convergere l’esperienza europea e le iniziative dei movimenti
proprio a partire dall’Italia
Daniele Farina
Da Porto Alegre per gli antiproibizionisti nulla di nuovo. In estrema
sintesi questa è la percezione di chi ha avuto la fortuna
di partecipare allo straordinario Forum Sociale Mondiale tenutosi
nella città brasiliana dal 31 gennaio al 5 febbraio. Tra
gli oltre ottocento workshop, le decine di assemblee plenarie, le
centinaia di incontri fuoriprogramma, è stato veramente arduo
frequentarne qualcuno che affrontasse il tema delle droghe, delle
politiche globali che ne sottendono il governo, delle ricadute economiche,
politiche e sociali, del narcotraffico, delle politiche alternative
al proibizionismo. Pure di scenari entro i quali esse giocano un
ruolo rilevante ne sono stati esaustivamente trattati molti: dalla
Colombia all Afghanistan solo per citare i più noti.
Vi sono entrate quasi incidentalmente, senza alcun tentativo di
una visione e di una trattazione organica. Certo il fatto che i
lavori del Forum Sociale Mondiale si tenessero prevalentemente nel
complesso della Pontificia Università Cattolica non ha aiutato
qua e la facevano bella mostra persino manifesti patrocinati
dalla Croce Rossa brasiliana, dallUndcp (la ormai notissima
agenzia dellOnu un tempo di Pino Arlacchi), dalla stessa municipalità
di Porto Alegre ma in generale si sono rivisti i limiti che
spesso abbiamo rilevato in altre manifestazioni contro i potenti
della terra e questo modello di globalizzazione. E sono tutti a
carico del movimento globale antiproibizionista. Che stenta, evidentemente,
a manifestarsi come tale.
Unassenza che spinge il Movimento di Massa Antiproibizionista
a rivolgere nelle prossime settimane una lettera aperta al movimento
italiano, di cui rappresenta una parte non irrilevante: «Ci
siamo incontrati a Praga, a Nizza, sulla frontiera di Ventimiglia,
a Genova e in molti altri luoghi dove abbiamo ritenuto necessario
essere per affermare un mondo diverso possibile, che, senza retorica,
si nutre di politiche concrete, capaci di disegnarlo in modo diverso
da quello delle politiche neoliberiste dominanti. E le politiche
alternative al proibizionismo crediamo siano tra queste. Pure ne
abbiamo costatato lassenza nelle piazze, nei dibattiti, nei
Social Forum. Una responsabilità certo nostra di non aver
saputo proporre ma anche un generale difetto di attenzione».
Una fotografia veritiera quella dellitaliano Mdma, confermata
a Porto Alegre, ma che è giunto il momento di rovesciare.
Il proibizionismo è una delle più antiche politiche
globali del 900, capace di unificare e coordinare le polizie
e le legislazioni, i governi e i poteri, ben prima di quasi tutti
gli organismi e gli accordi sovranazionali oggi esistenti, da quello
multilaterale sugli investimenti a buona parte di quelli di libero
scambio, dallOnu al Fondo monetario internazionale, una sorta
di pensiero unico ante litteram che ha una parte fondamentale nel
disegnare la finanza internazionale superando e confondendo le frontiere
della legalità, oltreché della geografia, di scatenare
guerre e di sostenerle a tempo indefinito, di legittimare operazioni
di polizia internazionale prima e le politiche di guerra
imperiale permanente oggi, di imporre costi sociali ed economici
enormi in ogni parte del globo, di far cadere governi o comprarli.
Un formidabile strumento di oppressione e controllo sociale cui
però esistono alternative concrete.
A Porto Alegre si è certamente rafforzata lidea di
un deficit del movimento che va contrastato congiuntamente alla
radice culturale di una sinistra incapace di cogliere il legame
tra libertà individuali e diritti sociali, oltreché,
ovviamente, tra regime legale delle droghe e il mondo in cui viviamo.
Il Forum continentale che la delegazione italiana è riuscita
a portare in casa a novembre, se confermato, può essere loccasione
in cui far convergere lesperienza europea nonché una
primavera di iniziative che proprio in Italia opporrà i movimenti
alla controriforma tentata dal governo anche in materia di droghe.
|