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Speciale #8
Genova per noi

 

Narcoetnicizzazioni

di Silvio Marconi

I grandi poteri narco-criminali, alimentati dalle logiche proibizioniste ed intrecciati in modo crescente con settori del "capitalismo legale" transnazionale, sono fra i soggetti che traggono maggior vantaggio dalle logiche e dai meccanismi della "globalizzazione" e, in tale ambito, dall'utilizzazione delle possibilità offerte dalla sinergia fra l'uso delle nuove tecnologie di trasferimento in tempo reale di dati e capitali, la delocalizzazione e de-territorializzazione delle imprese, l'impetuosa crescita del mondo dei servizi, la liberalizzazione selvaggia dei flussi commerciali. Anzi, proprio il segnalato intreccio crescente fra "capitalismo legale" e narco-criminalità internazionale rappresenta contemporaneamente un fattore che favorisce l'utilizzazione delle suddette sinergie ed un loro risultato, in un processo che si autoalimenta e travalica il banale riciclaggio di narco-capitali in attività "legali", permeando in modo essenziali modelli di espansione di investimenti in interi settori (ad esempio quello del turismo e dei servizi connessi, quello del commercio, quello immobiliare, fra loro interconnessi specie in alcune aree geografiche) quando non addirittura parti significative di talune economie "nazionali" o "regionali", come nei casi montenegrino, albanese, turco, thailandese, colombiano, ma anche siciliano, corso, della Florida, della costa croata.

E' in questo quadro che va letta anche la connessione tra azione, in diverse aree del Pianeta ed in forme differenti, di quello che (parafrasando il concetto di "complesso militare-industriale", usato fin dagli anni '60 per definire soprattutto la specifica realtà statunitense) può essere definito il "complesso narco-capitalista" e fenomeni di configurazione reale e potenziale di énclaves territoriali sovrane, che giungono di diritto o di fatto a configurare nuove compagini statuali. Fenomeni che hanno il più delle volte (anche se con qualche eccezione) una caratterizzazione più o meno strumentalmente "etnica" che é, in effetti, sempre e comunque figlia di processi di fabbricazione di etnicità, radicati o meno in fatti storicamente significanti.

Già in passato, l'attenzione dei poteri criminali a piccole realtà statuali esistenti o in fieri, facilmente permeabili attraverso la corruzione ed altri strumenti di controllo, era stata una strategia che aveva consentito sia a tali poteri di crearsi "santuari" per la propria azione, sia a soggetti appartenenti a poteri statuali globali (in primo luogo gli Stati Uniti d'America) di giocare cinicamente fra uso, appoggio, tolleranza, scaricamento e criminalizzazione di quelle entità, a seconda degli interessi contingenti, in nome proprio di tali legami col narcotraffico.
Esempi storici in tal senso sono costituiti dalla presenza di Cosa Nostra nella Cuba dell'epoca di Batista, prima della Rivoluzione di Castro, dal ruolo giocato dalla CIA nell'organizzazione del narcotraffico tra le minoranze etniche degli Altipiani Centrali fra Vietnam e Laos durante il conflitto indocinese o in rapporto con i residui delle truppe anticomuniste del Kuomingtang e le minoranze Shan nel Triangolo d'Oro", al confine fra Thailandia, Birmania e Cina, nonché dal caso Noriega a Panama e dalla sua strumentalizzazione.

Si potrebbe essere, perciò, tentati di inserire dentro lo stesso schema concettuale anche le situazioni più recenti, come quelle attinenti il Montenegro ed in particolare la vicenda dell'UCK in Kossovo ed é vero che, in effetti, esistono elementi di similitudine, fra cui spicca il fatto che di norma coloro che levano le grida più alte contro l'emergere di "santuari" per i poteri criminali, coloro che difendono con più rigidità le politiche proibizionistiche e coloro che hanno i rapporti politici ed economici più stretti con gli attori principali delle vicende inerenti quei territori sono, in realtà, le stesse persone o almeno esponenti degli stessi gruppi di potere capitalistici.
Ma qualcosa di nuovo si sta, invece, determinando, a partire dal grande vantaggio plurimo che nell'attuale fase di globalizzazione e di sinergizzazione fra "capitalismo legale" e poteri criminali offrono le "piccole patrie". Infatti, l'accresciuta mobilità di capitali e merci rende del tutto superfluo il riferimento stabile di un gruppo di potere, tanto più se sinergizzato in termini di legale-illegale, ad una realtà istituzionale, statuale, forte, da contaminare ed usare: assai più facile é rapportarsi con le Istituzioni (politiche, giudiziarie, repressive), con gli attori socio-economici, coi media, con le linee di programmazione di soggetti statuali o proto-statuali il più deboli, circoscritti e fittizi possibili, la cui legittimità nasce soprattutto da operazioni di fabbricazione identitaria, generalmente neo-etnica, che richiedono necessariamente per riuscire contributi economici, mediatici e di copertura politica esterni, che proprio i narcopoteri possono favorire direttamente (con l'afflusso di capitali) ed indirettamente (con un'attività lobbystica in altri Paesi).

Le neo-etnicizzazioni, inoltre, nei Balcani come altrove, trovano sbocco prevalentemente in conflitti violenti, che aprono ulteriori spazi agli interventi a breve scadenza dei poteri criminali internazionali (traffico d'armi, flusso di mercenari, contrabbando in violazione di embarghi, controllo del mercato della fuga dei profughi), destabilizzano drasticamente le possibilità di intervento repressivo (statuali ed internazionali), favoriscono forme neocoloniali di internazionalizzazione favorevoli al rafforzamento del ruolo degli stessi poteri criminali (ad esempio attraverso le forniture, gli appalti, i traffici fra i soldati impegnati nelle "missioni umanitarie") ed infine generano le condizioni migliori perché, come sta largamente avvenendo in Kossovo, proprio gli attori locali collegati ai poteri criminali internazionali assumano facilmente il ruolo egemone nella ricostruzione della società su basi neo-etniche e consentano ai loro padrini di marcare con la loro presenza tale ricostruzione, in termini di programmi, investimenti, ideologie, reclutamento, appalti, neo-schiavismo.

Che le economie della costa di una Croazia inventata perfino nella sua lingua (che era il Serbo-croato), o del Kossovo che tende a dilatarsi in Macedonia o del Montenegro in via di distacco dalla Serbia siano infeudate a trafficanti di sigarette, di armi, di droga, di prostitute, di disperati quanto a gruppi capitalistici occidentali, magari impegnati ad investire in quelle strutture alberghiere che di molti di quei traffici (spesso neo-schiavistici) sono poli di sviluppo, é una realtà confermata anche da dichiarazioni ufficiali di rappresentanti delle Istituzioni italiane (governative e giudiziarie), ma ciò che appare più interessante é l'organicità di un simile rapporto, fin dalla nascita di "tensioni indipendentiste" salutate con plauso da vasti settori del mondo politico occidentale. Ciò costituisce un campanello d'allarme importante, per chi lo vuol sentire. Non si tratta più dell'uso strumentale che talune organizzazioni guerrigliere (come le Tigri Tamil dello Sri Lanka o le FARC colombiane di cui si é parlato nel numero del 29 giugno di Fuoriluogo) fanno dei traffici illegali per autofinanziarsi e neppure dei legami già più complessi fra soggetti locali della criminalità internazionale e settori dell'indipendentismo corso o delle milizie libanesi, già noti negli anni '70.

In quei casi, l'intreccio in linea di massima non comprende organicamente esponenti del "capitalismo legale", né locale né internazionale, come invece era avvenuto nell'esempio storico già citato della presenza di Cosa Nostra nella Cuba di Batista, che era uno Stato formalmente "in piena regola". In epoche in cui la borghesia si affidava ancora alla logica dell'espansione su scala planetaria del concetto di "Stato-Nazione" ottocentesco, il "capitalismo legale" internazionale differiva dai poteri criminali anche per il fatto che, di norma, dinanzi al sorgere di uno Stato (Cuba, ad esempio, attraverso la lotta indipendentista antispagnola), esso privilegiava i rapporti con i suoi alleati naturali in loco (borghesia o proto-borghesia) pur non disdegnando talora alleanze coi gruppi criminali locali.
Oggi, invece, l'alleanza organica fra settori del "capitalismo legale" e dei poteri criminali, entrambi transnazionali, si esplica già nel processo di fabbricazione delle basi neo-etniche delle rivendicazioni che servono a supportare la nascita di nuove "piccole patrie", sia laddove tali basi sono del tutto fittizie (come nei casi del Nord-Est italiano e della Croazia), sia dove esse hanno riferimenti storici che non giustificano necessariamente uno sbocco indipendentista (come in Montenegro, in Kossovo, in macedonia), sia dove in tal modo si cerca di sottrarre ad altri soggetti (non omologabili al progetto globalizzante) la possibilità di guidare processi di affermazione identitaria storicamente fondati (in Corsica come in Sicilia, nei Paesi Baschi come in Sardegna, in Kabilia come in Kurdistan).
Ed il fatto che risorse, appoggi politici e mediatici, gestioni dei flussi migratorii e di quelli di investimento in specifici settori economici vedano fin dall'inizio un intreccio fra "capitalismo legale" transnazionalizzato e narcomafie serve sia a criminalizzare le vere rivendicazioni identitarie, autonomistiche, indipendentistiche, quando occorra ("scoprendo" contaminazioni ben note), sia a prefigurare il controllo futuro sugli eventuali neo-Stati in formazione da parte di quello che si é definito "complesso narco-capitalista". In tutto questo, l'intreccio fra circolazione senza freni di merci e capitali, da un lato, e barriere anti-migrazione e proibizionismo, dall'altro, gioca un ruolo essenziale in quella che non é una "deviazione", un'"anomalia" del sistema, bensì una sua parte costitutiva ed imprescindibile, che dimostra come nessun problema, dal narcotraffico al neo-schiavismo, dall'esasperazione nazionalistica alle "pulizie etniche", sia risolvibile se non si assume il fatto che esso dipende, appunto, da fattori strutturali, il cui superamento richiede una critica radicale e globale a tutto il sistema.



 

 

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