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Speciale #8
Genova per noi

 

Fuoriluogo di Giugno 2001

Guerra civile in Colombia: il paradosso della narcoguerriglia
UN INTRECCIO DIABOLICO
Da quando si finanziano con la coca le Farc hanno accresciuto il loro potere militare, ma la scelta potrebbe rivelarsi un boomerang: oggi infatti sono nel mirino del Plan Colombia

Paolo dalla Zonca

Il potere corruttore del narcotraffico in Colombia, dalla coltivazione della coca al contrabbando globale di cocaina, prodotta praticamente in monopolio dal Paese latinoamericano, è noto ormai a tutto il mondo. Il suo intreccio con la guerriglia che dura ormai da quasi 40 anni sta forse rovinando le stesse ragioni politiche di alcuni attori di questa guerra civile.
Le Farc, “Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia”, sono da 37 anni sulla breccia e da tre anni hanno costretto il governo di Bogotà a concedere loro una zona smilitarizzata grande come la Svizzera, dove trattare con lo stesso governo un processo di pace sulla base di una piattaforma di riforme politiche, agrarie e sociali decisamente ambiziose, secondo molti osservatori francamente impossibili.
Sul lato della trattativa di pace, si è raggiunto un primo, molto parziale avvicinamento tra le parti, con uno scambio di prigionieri feriti o malati tra Farc e forze governative. Sul lato del Plan Colombia, il piano da 7 miliardi e mezzo di dollari voluto dal presidente Andrès Pastrana per combattere, se possibile, la piaga della produzione di cocaina, si osserva oggi un visibile imbarazzo tra la posizione del presidente colombiano, che continua a trattare con le Farc, mentre gli aiuti militari americani del Plan Colombia, un miliardo e 300 milioni di dollari, vanno praticamente nell’unica direzione di contrastare le Farc nella loro posizioni di controllori della coltivazione di arbusto di coca in certe regioni. Le Farc hanno senza dubbio tratto enorme vantaggio dalla prima parte della produzione della cocaina, quella che va dalla coltivazione della coca alla produzione di un intermediario chimico dell’estrazione della cocaina, la pasta base, un vantaggio che, passando dalla consistente ricaduta economica, ha permesso il successo militare e poi politico dell’organizzazione, con le trattative di pace in pratica imposte al governo. Ma proprio l’autofinanziamento attraverso l’entrata nel processo che porta alla cocaina e al suo traffico internazionale può essere la chiave per cui qualunque successo politico al tavolo di trattativa può essere delegittimato dalla classificazione delle Farc, da parte degli Stati uniti, come narcoguerriglieri, quindi come bersaglio militare del Plan Colombia.
Nel 1982 le Farc avevano 2mila combattenti divisi in 15 fronti territoriali, nel 1990 si trattava di 5mila combattenti suddivisi tra 43 fronti. Oggi le Farc avrebbero tra i 17 e i 20mila combattenti, suddivisi in 60 fronti e in diverse compagnie mobili.
Il salto di qualità e quantità delle Farc è avvenuto tra il 1993 e il 1998, grazie a due fattori concomitanti. Nel dicembre del 1993 veniva ucciso il capo del famoso Cartello di Medellin, Pablo Escobar, mettendo fine a un periodo dell’industria della cocaina in cui ogni passaggio, dal campo di coca alla vendita del prodotto finito, era in mano all’organizzazione, o ad altre simili o concorrenti. La sconfitta del Cartello di Medellin, e quella della Mafia di Cali tra il ‘94 e il ‘95 toglieva il controllo della grande malavita centralizzata almeno alla parte agricolo-artigianale (fino alla produzione della pasta base di coca), lasciando spazio a nuovi soggetti. In alcune zone della Colombia, questi furono le Farc, che cominciarono tassando ogni passaggio, inizialmente preso in mano da ex “dipendenti” dei grandi cartelli, per poi darsi direttamente alla compravendita della pasta tra i contadini che cominciavano a produrla in proprio, e i mafiosi che controllano le raffinerie di cocaina. Il ruolo delle Farc in questa fase del business della cocaina è ammesso dagli stessi rappresentanti all’estero del movimento, che però non lo considerano narcotraffico. Fatto sta che le Farc incasserebbero fino a 500mila dollari all’anno da questa forma di autofinanziamento.
Il secondo fattore concomitante a questo passaggio, per così dire, di mercato, viene dalla “decertificazione” della Colombia come Stato collaboratore degli Stati uniti in seguito a uno scandalo che coinvolse, nel ‘94, il presidente colombiano Ernesto Samper, la cui campagna elettorale di quell’anno risultò finanziata in parte dalla Mafia di Cali. Lo status di Paese “decertificato” della Colombia, bloccò gli aiuti economici statunitensi ai militari colombiani, che furono così surclassati dalle Farc, che si riarmavano, aumentavano di numero con i soldi della pasta di coca o della “tassazione rivoluzionaria” del traffico, e avendo a che fare con un avversario, l’esercito colombiano, che era momentaneamente privo di mobilità e capacità operativa.
Le risoluzioni strategiche delle Farc prevedono di portare il numero dei loro combattenti a 30mila, massa critica, si crede, per montare un attacco finale allo Stato colombiano. Per finanziare questo obbiettivo, le Farc non possono che continuare a finanziarsi con quello che loro non chiamano narcotraffico, ma che, essendo stato individuato dai loro nemici come fonte della loro forza finanziaria, e quindi linfa vitale per il mantenimento e potenziamento della loro forza militare, li inchioda al ruolo di narcoguerriglieri, quindi di bersaglio privilegiato del Plan Colombia. Anche se i loro 500mila dollari all’anno sono una piccola parte del fatturato della pasta di coca, stimato nel 2000 a 2 miliardi e 32 milioni di dollari, il resto è ancora in mano ai narcotrafficanti tradizionali, le Farc sono un bersaglio visibile, sia per il governo e i militari colombiani, che per gli Stati uniti, per giustificare un piano che già appare fallimentare, per gli effetti praticamente nulli avuti sull’afflusso di cocaina negli Stati uniti, che ricevono oltre la metà delle 1000 tonnellate che le Nazioni unite credono sia la corrente produzione colombiana di cocaina.
È per questo che crediamo che la scelta di autofinanziare la loro lotta con una parte del traffico della cocaina, senza scendere nel merito politico della lotta stessa, si vada dimostrando per le Farc un boomerang, sul lungo termine. Oggi sembra anche che la lotta con i paramilitari di destra delle Auc, “Autodefensas unidas de Colombia”, rafforzi questa impressione in tutti gli osservatori. Infatti, Farc e Auc si contendono in armi il controllo dei territori coltivati a coca e dei relativi movimenti di pasta di coca, e la cosa sta avvenendo con un netto aumento degli episodi di atrocità a carico dei civili, commessi ormai, pare, da entrambe le parti. A proposito del potere corruttore del narcotraffico.


 
 

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