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Bolivia, il leader dei contadini rischia il carcere
per aver tentato di difendere i loro diritti
La storia di Morales e il Dominio USA
I popoli indigeni che resistono alle eradicazioni forzate della
foglia di coca accusati di “terrorismo” dopo l’11 settembre
Joep Oemen*
In un paese come la Bolivia, chi difende il diritto dei poveri
a vivere una vita decente sa che prima o poi finirà in galera.
E se si tratta del diritto di coltivare foglie di coca, materia
prima della cocaina ma soprattutto la principale fonte di reddito
per decine di migliaia di persone, si può benissimo essere
accusati di essere trafficanti di droga. Il rischio
fa parte del gioco.
Chi resiste alle operazioni di eradicazione forzata della foglia
di coca, operazioni condotte dal governo boliviano con il finanziamento
degli Usa, di solito viene chiamato narcoguerrigliero;
i leader dei contadini boliviani si sono abituati anche a questo.
Ma essi devono aver provato una specie di shock, sentendo il termine
con cui sono stati definiti dopo l11 settembre. A usarlo per
primo, naturalmente, è stato lambasciatore degli Stati
uniti. Secondo il rappresentante di The Embassy, come
viene di solito chiamato il centro della diplomazia Usa a La Paz,
coloro che nelle regioni dove si produce la coca bloccano le strade
per protesta contro linvasione dellesercito e della
polizia possono a ragione essere definiti terroristi.
Puramente e semplicemente. Ed egli ha proseguito plaudendo alle
politiche del governo di eradicazioni continue, aggiungendo che
la Casa Bianca sosterrà il prossimo governo boliviano a patto
che questo mantenga la linea dura contro la coca. Ma i boliviani
sapevano per chi votare nelle prossime elezioni presidenziali che
avranno luogo nel maggio 2002.
Perciò il dinamico leader dei produttori di coca boliviani,
Evo Morales Ayma, ha fatto un grosso errore quando ha deciso di
fondare un suo partito politico con lobiettivo di trasferire
il terreno di scontro dai campi di coca al palazzo del Parlamento
a La Paz. Avrebbe dovuto capire il suo sbaglio nel 1998, quando
è stato eletto deputato con più preferenze di qualunque
altro membro del parlamento. Sfortunatamente, egli ha interpretato
questo risultato come sostegno popolare alle sue richieste: la fine
delle eradicazioni forzate e, dallaltra parte, una riduzione
graduale e concertata dei terreni coltivati preceduta da programmi
di sviluppo rurale tali da fornire una vera fonte alternativa di
reddito.
Inoltre Morales non si è reso conto di essere diventato sempre
più imprudente diventando, nel corso degli ultimi anni, una
figura di livello nazionale. Con lui, la lotta per la coca e contro
le politiche di eradicazione forzata è diventata una questione
nazionale, appoggiata dalla grande maggioranza dei popoli indigeni
che costituiscono circa il 65% della popolazione boliviana. Quando
i contadini che coltivano la coca hanno bloccato le strade, gli
insegnanti, i minatori e gli studenti hanno espresso loro solidarietà.
Quando hanno intrapreso marce pacifiche verso le loro città,
migliaia di persone si sono unite a loro. Poiché pensava
di vivere in una democrazia, Morales ha continuato a fare errori.
Ha sfidato il governo e il suo atteggiamento servile verso le pretese
degli Usa. Insieme con un altro leader rurale degli altopiani boliviani,
Felipe Quispe, ha annunciato la sua candidatura per la più
importante carica nel paese per le prossime elezioni in maggio.
Così, il leader della coca è diventato un nemico pericoloso
per lélite politica ed economica della Bolivia, consistente
tradizionalmente nel 5% della popolazione, che è bianca e
che ha studiato senza eccezioni negli Stati uniti. Ma in una democrazia,
cosa che la Bolivia aspira ad essere dopo decenni di dittature militari,
non è così facile chiudere la bocca a un deputato.
Non si può semplicemente metterlo in prigione, o farlo sparire.
I deputati sono figure pubbliche, e hanno tutta la libertà
che vogliono di influenzare il dibattito e lopinione pubblica.
Per liberarsi di Morales, e con lui della resistenza popolare contro
leradicazione totale della foglia di coca, era necessario
distruggere la legittimità della sua causa. La pressione
doveva aumentare, il confronto doveva diventare radicale, e bisognava
scegliere il momento giusto per cambiare registro.
A partire da settembre le operazioni di eradicazione in Chapare,
la maggiore regione produttrice di coca della Bolivia, si sono intensificate.
Per attuarle sono stati utilizzati 11.000 soldati, uno ogni quattro
famiglie che vivono nella regione. Il 1° gennaio 2002 gli scontri
violenti avevano causato centinaia di feriti e sette morti tra i
contadini, alcuni dei quali giustiziati a sangue freddo con una
pallottola nella schiena. Nessun soldato è mai stato giudicato
per questi crimini.
E infine, qual era la questione? I produttori di coca boliviani
coltivano circa 18.000 ettari di coca. Si ritiene che una terzo
vada al mercato illegale e il resto alla masticazione tradizionale
e ad altri usi medicinali di questa foglia, che nella cultura andina
esistono da migliaia di anni. Solo in Colombia, larea coltivata
a coca è dieci volte maggiore. E i tentativi fanatici da
parte del governo boliviano di eliminare tutta la coca dal paese
sembrano ancora più assurdi se si considera che nei paesi
consumatori di cocaina, la domanda non cessa mai. Perché
così tanta enfasi sulla cancellazione della sola fonte di
reddito per così tante famiglie che, senza la foglia di coca,
sarebbero costrette a emigrare in città a chiedere lelemosina?
Perciò Evo Morales ha negoziato. Ha passato giornate intere
a incontrare la sua gente, i ministri, i mediatori della Chiesa,
e di nuovo la sua gente. Ha chiesto il consenso e i suoi compagni
lo hanno accusato di essere un traditore. Ha chiesto la difesa armata
e il governo, sostenuto apertamente dallambasciatore americano,
lo ha accusato di essere un terrorista. Da Evo Morales dipende ormai
il destino di migliaia di persone. Lui lo sapeva, e sperava che
tutto sarebbe finito con una cessazione delle ostilità, almeno
fino al momento delle elezioni.
Ma il tempo stava finendo. Nella prima settimana di gennaio il governo
boliviano ha emesso un decreto che proibisce il commercio delle
foglie di coca in Chapare. Non era più possibile vendere
una sola foglia di coca, nemmeno per il mercato legale, e i contadini
sono stati costretti ad abbandonare i loro campi, oppure a resistere
con la violenza. Il 17 gennaio una folla inferocita ha tentato di
riaprire con la forza il mercato di Sacaba, a circa cinque chilometri
da Cochabamba. Il risultato è stato di sette morti, tre contadini
e quattro poliziotti, due dei quali sono stati tirati fuori da unambulanza
e massacrati sulla strada. Il governo ha subito approfittato dellallarme
destato da questo episodio. Sono stati arrestati un centinaio di
leader rurali, e Evo Morales è stato accusato di essere lautore
morale dellassassinio dei poliziotti. Rapporti di intelligence
hanno rivelato che Morales aveva visitato la Colombia, e lo hanno
accusato di avere legami con la guerriglia colombiana. I giornali
hanno ricordato ai loro lettori che alcuni anni fa Morales aveva
ricevuto un premio dal colonnello libico Gheddafi, e hanno trattato
questo episodio come una prova dei suoi legami con gruppi estremisti
mediorientali.
Da quel momento in poi è stato tutto facile. Il 24 gennaio
la Commissione etica del Congresso boliviano ha deciso di revocare
a Morales limmunità parlamentare. Di conseguenza egli
corre il rischio di andare in carcere per molto tempo. E il rischio
che corre la Bolivia è la guerra civile. Già ora,
i contadini del Chapare hanno annunciato un blocco totale delle
strade. Altri contadini li seguiranno. Allambasciatore Usa
non potrebbe importare meno. Per lui, loro sono comunque tutti terroristi.
*Encod
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