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Speciale #2 di Fuoriluogo.it
Verso Genova
III Conferenza Nazionale sulla droga
Genova 28 - 29 - 30 Novembre 2000
a cura di
Luciano Guidetti
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INTERVENTO DEL MINISTRO DELLA SANITA'
Prof. Umberto Veronesi
Il tema delle tossicodipendenze è
complesso di per sé, perché legato ad una serie di
problematiche non solo mediche ma sociali e politiche come isolamento,
mancanza di affetti, disoccupazione, povertà in cui il tossicodipendente
in genere vive.
Un malato ha una patologia ben diagnosticabile, per la quale esistono
precisi protocolli, pur se bisogna sempre personalizzare le cure.
Se ogni malato richiede che il medico apra con lui soprattutto una
relazione da uomo a uomo, nel caso del tossicodipendente c'è
bisogno di qualcosa in più.
Il medico deve chinarsi su di lui con particolare attenzione della
sua "intelligenza d'amore", perché per curarlo
deve uscire da giudizi e pregiudizi, deve entrare in quello che
è tutto un mondo particolare, molto sfaccettato, molto angosciato
dal "male di vivere".
Le motivazioni per le quali ci si droga sono estremamente variabili,
e bisogna guardarsi bene dal pensare che si possa standardizzare
il malato. Di uguale c'è soltanto la condizione di arrivo,
la tossicodipendenza.
In questo particolare momento della storia sanitaria dell'Italia,
ma anche di altri Paesi europei, bisogna ricordare che dopo il Welfare
State siamo ora alla svolta che si configura come Welfare Community
: a fare prevenzione e a fare salute non c'è più solo
la struttura statale che ha questo obiettivo come missione istituzionale,
ma entra in campo con forza una molteplicità di soggetti.
La salute deve diventare un "fatto plurale", se si vuole
davvero raggiungere l'obiettivo dell'OMS: salute come sviluppo di
tutte le potenzialità dell'essere umano.
DROGHE PESANTI : CALO DELLE MORTI
Cosi' come qualche mese fa sono stato lieto
di darvi una notizia che pochi si aspettavano (Ia leggera flessione
della mortalità per cancro), così oggi vi invito a
ragionare su questi dati: dal 1996 al 1999 c'è stato un lento
ma costante calo delle morti per droga. E' un dato confortante,
che va analizzato con un'ottica da operatori della salute. Dobbiamo
sapere perché ci si è arrivati, e dobbiamo farlo in
modo di mantenere il terreno conquistato
La prima spiegazione sta nel metadone.
l dati scientifici dimostrano inequivocabilmente, anche nell'uso
a breve-lungo termine, i benefici che questo farmaco è in
grado di fornire nel trattamento e nella riabilitazione dei tossicodipendenti
da eroina (una realtà che dal 1985 al 1992 ha mostrato una
crescita impressionante, ma che oggi si è stabilizzato).
In rapporto ad altri farmaci ormai i protocolli scientifici indicano
il metadone come scelta d'elezione rispetto al naltrexone, alla
clonidina e ad altri farmaci. Siamo davanti alla possibilità
di far vivere questi ragazzi.
Se riusciamo a non farli morire e a portarli oltre l'età
in cui (per le cause sociali che ho ricordato prima) sono i soggetti
a maggior rischio di morte, possiamo recuperarli a un progetto di
vita e possiamo riconsegnarli, guariti, alla società. Il
metadone ha dimostrato ormai di essere la sostanza sostitutiva che
raccoglie la maggiore compliance e questo dato é per noi
la base di partenza. Lo scopo del trattamento é quello di
ridurre prima di tutto l'uso di droghe illegali, e quindi le morti,
le malattie e gli atti criminosi. Perché, è bene ricordarlo,
il tossicodipendente è un malato da curare e non un deviato
da sorvegliare e punire.
Come già avviene, nel piano d'azione per il recupero sono
strategici i servizi territoriali, i SERT. Non è che non
ci siano stati problemi, non è che non ce ne siano, ma io
penso che questi centri, studiati molte volte al meglio, disegnati
sulla mentalità dei giovani, abbiano fatto in questi anni
un lavoro magnifico. A chi ci lavora va il mio ringraziamento di
medico, di ministro e di cittadino. Questi centri, organizzati con
medico, psicologo e assistente sociale costituiscono una risposta
a 360 gradi alle necessità dei malati.
E lo dimostra la crescita vertiginosa di quelli che si rivolgono
ai SERT: dai 90 mila del 1991 agli oltre 140 mila di quest'oggi.
La "Welfare Community" ha funzionato con i suoi canali
d'informazione diffusa: famiglie, scuola, associazioni di volontariato,
medici di base, farmacisti, parrocchie, uffici di relazioni col
pubblico degli ospedali. Fino e salire su ai Comuni, alle Province
e alle Regioni.
I SERT in questo senso, sono il punto di cura e di orientamento
che poi indirizza i malati a tutte le altre realtà di aiuto:
le comunità di recupero, le unità di strada, i centri
di ascolto e di accoglienza.
UNA MALATTIA CHE PUO' GUARIRE
Sono convinto che si possa nutrire un certo
ottimismo. La tossicodipendenza é una malattia che può
guarire. Se guardiamo a dieci anni fa, c'erano in Italia circa 200mila
tossicodipendenti dai 15 ai 40 anni. Oggi questo dato non é
molto diverso nella quantità e un limitato invecchiamento
nelle fasce di età. Significa che c'é stato un ricambio
generazionale e che una buona parte di quella popolazione di tossicodipendenti
è stata curata e guarita.
Ce lo dimostrano i dati di un importante studio dell'Università
di Torino: la mortalità per overdose risulta in coda nelle
cause di morte della popolazione dai 15 ai 44 anni. Prima vengono
gli incidenti stradali, l'Aids, il suicidio, le malattie epatiche.
Morti che sono tipicamente legate all'uso di droghe. In questi anni
tutta una serie di campagne d'informazione, e tutta una serie di
azioni capillari (tra cui la distribuzione di profilattici e di
siringhe nuove) ha portato a limitare le cause delle morti correlate
all'uso di droga.
Lo si vede dall'incoraggiante diminuzione dei tossicodipendenti
sieropositivi, sia maschi che femmine: dal 40% del 1991 al 30% di
oggi. E lo si vede dal calo dei tossicodipendenti con epatite virale
B: dal 60% del 199l al 50% di oggi.
Tutto cio' significa una cosa solo: che si è spezzata la
catena che lega la droga ai comportamenti a rischio: iI rischio
di contagio da virus HIV e HbsAg tramite scambio di siringhe e sesso
non protetto.
LE COSE DA FARE
Il problema droga non è stato ignorato
in Italia. Il nostro Paese da anni ha mobilitato risorse finanziarie
ed organizzative per non perdere il proprio futuro che cammina sulle
gambe dei giovani.
Resta però l'enorme problema della tossicodipendenza nelle
carceri. Secondo un dato, che tutti ritengono sottostimato, il 30%
dei detenuti ha dichiarato di essere tossicodipendente, ma su 208
istituti di pena solo 98 permettono ai SERT di curare questi malati.
Il dettato costituzionale, che garantisce a tutti i cittadini, liberi
o detenuti, uguale diritto alle cure mediche e psico-sociali, viene
così disatteso.
Degli oltre l5 mila tossicodipendenti reclusi, solo il 5% può
usufruire del trattamento con metadone. La nuova legge di riforma
della sanità penitenziaria assegna alle ASL il compito di
curare i cittadini reclusi. Deve essere in grado di cancellare questa
discriminazione.
Ma c'è di peggio. In carcere, spesso, i tossicodipendenti
isolati nella disperazione dell'astinenza, trovano nel suicidio
una via di fuga. Inermi e ricattabili, diventano spesso vittime
della violenza sessuale pagata con una dose. Nelle carceri, lo sanno
tutti, la droga circola nonostante i divieti e la sorveglianza.
E qui c'è il più alto rischio di morte per overdose,
a causa dell'astinenza forzata di persone che magari fuori erano
in trattamento. Ma la detenzione diventa anche un'occasione di "contagio"
sia per i tossicodipendenti che vengono arruolati dalla criminalità
organizzata, sia per il detenuto comune, che impara a conoscere
il mondo della droga e ne rimane invischiato. Recuperata la libertà,
c'è chi esce dalla droga, ma non dal crimine,
Mi sembra doveroso provare a disegnare per il futuro percorsi che
non sommino danno a danno. E' necessario chiedersi se non esistano
soluzioni alternative al carcere. Sono convinto che per questi malati,
peraltro non di elevata pericolositìa sociale, occorra ridurre
al minimo o addirittura abolire il contatto con la galera. Dobbiamo
preparare nuovi centri di accoglienza, comunità dove questi
ragazzi, oltre che guarire, possano imparare un mestiere, riprendere
gli studi, ritrovare la dignità. Insomma ridisegnare un vero
progetto di vita.
La tossicodipendenza é ancora giovane di studi e di esperienze
e nella quale i risultati degli interventi ormai consolidati sono,
a detta di tutti gli studiosi, insufficienti rispetto alla gravità
del problema.
Occorre anche una ricerca clinica capace di stare al passo con il
fenomeno della droga, guidato da un mercato pericoloso e imprevedibile.
Non è possibile, a mio parere, rinunciare alla ricerca di
nuove metodologie di cura. Mi riferisco alle sperimentazioni già
avviate in Paesi vicini a noi, in Svizzera, Olanda e Germania, con
la somministrazione controllata di eroina in malati refrattari al
metadone. Queste ricerche hanno mostrato prospettive degne di attenzione,
anche se i risultati sono ancora preliminari.
Dopo tre anni, si sono visti risultati positivi, sia per quanto
riguarda la riduzione del danno, (diminuzione delle infezioni da
HIV, di epatite, di morte da overdose), e infine riduzione della
criminalità.
DROGHE LEGGERE E NUOVE DROGHE
Chiunque (e non serve un osservatorio medico)
abbia una certa conoscenza del mondo giovanile - quello della fascia
d'età dai 15 ai 30 anni - sa che le droghe leggere, usate
in genere sporadicamente e in occasioni particolari come la serata
in discoteca, sono vere e proprie sostanze di uso voluttuario.
A 15 anni di età fumano dal 10 al 15% dei ragazzi, sia maschi
che femmine, Una percentuale che a 18 anni, si impenna al 38% delle
femmine e al 55% dei maschi. Fenomeno di massa, quindi. Come va
considerato? Che rischi presenta? Le statistiche epidemiologiche
affermano che la mortalità per droghe leggere è pari
a zero, che esse non danno assuefazione e che non sono il tanto
temuto "ponte" di passaggio alle droghe pesanti, in particolare
all'eroina.
Di quel 55% che a 18 anni fa uso di Cannabis, solo lo 0,8 è
passata all'eroina.
Se alla classifica del consumo affianchiamo invece la classifica
dei rischi scientificamente dimostrati, vediamo che il tabacco causa
80mila morti all'anno per diversi tumori, seguito dall'alcol, il
cui abuso provoca 30mila morti all'anno e dall'eroina che, direttamente
o indirettarnente, ne provoca l000. Tra le droghe leggere, l'Ecstasy
ne provoca poche unità all'anno.
Che conclusioni trarre? Forse nessuna, ma é necessario riprendere
un sereno dibattito perché, ragionando in termini razionali
e scientifici, le droghe leggere possono essere oggetto di nuove
proposte più aperte.
Sono personalmente convinto che ogni proibizionismo, come d'altronde
é storicamente dimostrato, non evita i danni per i quali
è stato deciso, e ne crea altri molto peggiori: la criminalità,
il mercato nero, la prostituzione.
Anche per il fumo di tabacco, io che ho presentato una legge, non
ho inteso imporre alcun divieto: la legge infatti limita ad impedire,
a chi ama fumare, di farlo a spese della salute di chi non tollera
il fumo ed é consapevole che esso é gravemente dannoso.
Quello della droga, tutti ne converranno, è un problema dai
risvolti spesso drammatici e dalle soluzioni sempre difficili. Qualsiasi
decisione il legislatore dovesse prendere è destinata a provocare
turbamenti nelle coscienze.
Mi sono fatto guidare da una necessità più grande
delle altre, quella di curare e nella fiducia di limitare effetti
che non sono solo danni al corpo, ma danni all'anima.
Genova, 28 novembre 2000
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