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Droghe, lo strappo
di Ciotti
Il fondatore del gruppo Abele contro il governo: "Troppe promesse
non mantenute"
A.P.
VICO EQUENSE (Napoli) -
" Alla conferenza del governo sulle droghe, a Genova, io non
ci andrò". Con queste parole don Luigi Ciotti, intervenendo
a Vico Equense al congresso di Psichiatria democratica, irrompe
nello sgangherato scenario delle compatibilità istituzionali
messo a punto dal ministro della solidarietà sociale. E lo
rompe con la forza di un limpido ragionamento: "Non ci andrò
- prosegue il fondatore del Gruppo Abele di Torino - perché
sento una fatica, perché la scorsa Conferenza di Napoli,
tre anni fa, aveva dato un orientamento. Chiedo per piacere che
mi si dica quali dei punti allora stabiliti sono stati portati avanti
per risolvere il problema del carcere. Le politiche deboli non hanno
consentito nessuna politica". E ancora: "Non si devono
percorrere solo i sentieri del consenso". Aggiunge che il suo
gruppo a Genova ci andrà, ma lui no perché è
stanco delle parole.
E' duro, Ciotti, quanto può esserlo chi ha di fronte a sé,
tutti i giorni, gli effetti pratici, concretissimi di una politica
che si limita all'"estetica del disagio". Non risparmia
neppure le comunità terapeutiche, delle quali parla con rispetto
ma anche con determinazione: "Fanno comodo questi nuovi contenitori
dove rinchiudere quelli che hanno problemi. Lo dice uno che un tempo
ci ha creduto e senza enfatizzarle ci ha lavorato, e che ora crede
alla necessità di costruire altri percorsi". Parole
amare le sue, quando parla dei centri di detenzione per immigrati:
"Pochi si accorgono che molti di loro hanno perso i diritti
fondamentali di cittadinanza". E accusa chi si nasconde "dietro
alla burocrazia e ad una apparente legalità".
Parole che mostrano un'insopportabilità per lo stato di cose
esistente e una forte preoccupazione: "Vedo segnali inquietanti
- dice Luigi Ciotti - e non è un modo di dire. Oggi si impone
il morso del più. Dobbiamo avere il coraggio di essere persone
inadeguate, inadeguate a questo orizzonte culturale che ci sta fregando
tutti". C'è una visione del mondo, una politica dentro
le sue parole, non più rinviabile.
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