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Speciale #2 di Fuoriluogo.it
Verso Genova
L'intervento del cartello
antiproibizionista.
Cecilia D'Elia a nome del cartello antiproibizionista
ha letto il documento-piattaforma antiproibizionista.
Il documento può essere sottoscritto qui.
La
Conferenza di Napoli e i problemi attuali
Sono ormai passati tre anni
dalla II Conferenza nazionale sulle droghe, tenutasi a Napoli nel
marzo del '97, ed è ormai tempo - così come previsto
dal T.U. 309/90 - di convocare quella successiva, che auspichiamo
possa essere svolta al più presto. Riteniamo di dover fare
un bilancio degli anni che ci separano dall'appuntamento di Napoli
e di dover sottolineare quelli che ci appaiono oggi i punti qualificanti
di una politica di riforma in materia di droghe.
A Napoli, nonostante l'opposizione del centrodestra, che arrivò
a quell'appuntamento forte di una mozione di netta chiusura proibizionista
votata dalla Camera dei deputati, e pur nella ambiguità di
alcune indicazioni emerse dal lavoro dei gruppi, forse troppo preoccupati
di portare a sintesi posizioni tra loro molto distanti, il governo
si impegnò a lavorare per rendere effettiva la depenalizzazione
del consumo e delle condotte ad esso funzionali e per rafforzare
le politiche di riduzione del danno.
Le resistenze alla riduzione
del danno
Oggi dobbiamo constatare
che così non è stato. Non sono state sufficientemente
sviluppate le politiche di riduzione del danno, non tanto a seguito
di un contrasto esplicito nei confronti dei progetti ad esse ispirati,
quanto piuttosto a causa di un'interpretazione della riduzione del
danno, già presente nella Conferenza di Napoli, che ne ha
ristretto l'ambito ad una serie di interventi sanitari delimitati
e comunque in posizione subalterna rispetto all'obiettivo ultimo
che rimane quello della scelta dell'astinenza. Tutta la discussione
parlamentare che ha accompagnato l'approvazione del disegno di legge
sul Fondo antidroga testimonia il modo in cui la riduzione del danno
viene piegata e costretta dentro il paradigma "drug free",
fino alle ideologiche limitazioni sull'uso del metadone.
Va anche segnalato che a tutt'oggi il Fondo costituisce la principale
fonte di finanziamento degli interventi di riduzione del danno,
che non riescono quindi a uscire dalla fase sperimentale per entrare
compiutamente tra le prestazioni offerte dal nostro Sistema sanitario
nazionale. In Italia si è così determinata una fragilità
di queste politiche.
Decarcerizzazione e depenalizzazione
A ciò si è
accompagnata la mancata dadozione di interventi legislativi idonei
a rendere effettiva la depenalizzazione del consumo e delle condotte
ad esso funzionali. Molte delle riforme, pur importanti, approvate
in questi anni e che interessano anche i consumatori di sostanze
stupefacenti, sono sostanzialmente scelte di decarcerizzazione:
dall'innalzamento degli anni per l'affidamento in prova fino alla
cosiddetta legge Simeone e alla legge sull'incompatibilità
tra carcere e aids.
Ma la politica di decarcerizzazione si rivela debole e incapace
perfino di ridurre la popolazione detenuta del nostro paese. Al
31 dicembre 1999 i detenuti erano 51.604, di cui 15.097 tossicodipendenti,
pari al 29,26%. E' una percentuale sostanzialmente costante, nonostante
i diversi provvedimenti di decarcerizzazione. Al 31 marzo 2000 i
detenuti sono 53.538, una cifra record. Sono numeri che rendono
difficile operare per il miglioramento delle condizioni di detenzione
e per tutelare il diritto alla salute dei consumatori in carcere.
Da questo punto di vista il passaggio della medicina penitenziaria
nel Servizio sanitario nazionale rappresenta una grande opportunità.
Criminalizzazione del consumo
e insicurezza sociale
Nel 1999 si è scatenata
una campagna sulla sicurezza nel segno dell'emergenza e dell'invocazione
di politiche d'ordine. Le stime ci dicono superiore al 50% la popolazione
carceraria detenuta per delitti legati agli stupefacenti. In alcune
città il 90% degli italiani arrestati è tossicodipendente.
Non siamo dunque in presenza di un atteggiamento lassista. Ma la
scelta repressiva non dà risposte efficaci. Il sistema giudiziario
non interviene su quei comportamenti che più alimentano l'insicurezza,
la quale appartiene al vissuto soggettivo di ognuno di noi e trova
la sua origine nell'incapacità della nostra comunità,
una volta venuti meno i mediatori sociali di un tempo, di produrre
anticorpi, legame sociale. Ma su questo terreno grande è
stata la subalternità alle parole d'ordine della destra e
alle pressioni dei media, basta guardare alle proposte del cosiddetto
pacchetto giustizia del governo che, equiparando lo scippo alla
rapina, aumentano la criminalizzazione di alcuni dei reati più
legati al consumo di droghe in regime di illegalità. Di fronte
al drammatico riesplodere dell'emergenza carceraria, si è
molto insistito sulla necessità di aumentare gli organici
degli agenti di custodia: pur non sottovalutando i problemi anche
tecnici che l'emergenza pone, pensiamo tuttavia che sia illusoria
e perdente la scelta di perseguire solo o principalmente questa
strada.
La mancanza di interventi effettivamente depenalizzanti diventa
drammatica perché produce l'effetto perverso di alimentare
nuova marginalità per i consumatori e di non contenere l'ansia
sociale. E' un vicolo cieco quello in cui ci stiamo cacciando. La
riduzione del danno, lì dove è stata seriamente praticata,
si è mostrata efficace anche nella diminuzione dei reati
collegati al consumo di droghe, come mostrano i dati relativi alla
sperimentazione svizzera di somministrazione controllata di eroina.
E' l'assenza di riforme e la debolezza della scelta per la riduzione
del danno che in Italia regalano consensi a chi agita questi temi
per richiedere un maggiore intervento punitivo.
La riduzione del danno come
strategia complessa
La riduzione del danno contiene
una dimensione culturale e operativa di tolleranza del consumo,
nell'ambito della sua natura di strategia pluralistica e complessa.
Dal punto di vista dell'utilizzatore la scelta della convivenza
con il consumo muta drasticamente il rapporto con il suo vissuto
e punta a rafforzare le sue capacità di autodeterminazione.
Presa sul serio questa svolta mette in discussione la criminalizzazione
di fatto del consumatore, indotta sia dai rischi connessi alla clandestinità
(la difficoltà a distinguere tra uso e abuso), sia dalla
circostanza che la logica del divieto rinforza la devianza anche
nella stessa percezione che il consumatore ha di sé e produce
nuova marginalità.
Al contrario, in un'ottica emergenziale e scandalistica sono stati
affrontati anche i problemi legati ai nuovi consumi. Grazie ad una
campagna di stampa sull'ecstasy che, più che informare, ha
seminato il panico nel nostro paese e ha puntato tutto sulla richiesta
di nuove proibizioni.
Il dibattito che vogliamo
promuovere
Su questi temi crediamo sia
tempo di riaprire una battaglia culturale nel nostro paese, contrastando
una campagna sulla sicurezza che ripropone di fatto un'equazione
tra consumo di droga e criminalità. Per questo abbiamo deciso
di avviare una serie di iniziative fondate sulla collaborazione
di realtà diverse: organizzazioni di massa, associazioni,
realtà del pubblico e del privato sociale, singoli e gruppi.
Le richieste qualificanti per l'azione che vogliamo sviluppare nei
prossimi mesi in diverse aree del paese, e che vogliamo riproporre
con forza al dibattito della III Conferenza, sono: l'urgenza di
procedere alla depenalizzazione completa delle condotte connesse
con il consumo, limitando la sanzione penale al traffico e allo
spaccio di stupefacenti,la riduzione dei livelli sanzionatori per
adeguarli a quelli generalmente previsti dal codice penale e il
rafforzamento dei programmi di riduzione del danno, che devono uscire
dalla fase sperimentale. In questo ambito è opportuno avviare
progetti pilota che prevedano il monitoraggio delle sostanze, con
strumenti normativi che evitino agli operatori rischi di carattere
penale, per poter prontamente rendere consapevoli i consumatori
sui rischi connessi al consumo delle sostanze in circolazione. Nello
stesso tempo non è più possibile ignorare che in altri
paesi dell'unione europea e fuori dell'unione, sono stati ultimate,
sono in corso, o si stanno progettando, politiche di sperimentazione
di somministrazione controllata di eroina rispetto ad un'utenza
selezionata ed in trattamento presso presidi medici. Riteniamo doverosa
responsabilità del Consiglio dei ministri, tramite appositi
organi del Ministero della sanità, acquisire la documentazione
relativa, offrire una sede di dibattito scientifica sul tema e predisporre
uno studio di fattibilità in Italia di tale progetto.
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