|
Proibizionismo e globalizzazione.
Per la costruzione di una rete antiproibizionista europea
Street Workshop
Venerdì pomeriggio
il Documento di mdma
Perché un movimento antiproibizionista in Italia
Il movimento di massa antiproibizionista (mdma) nasce con provocazione
e
ironia grazie alla radice della pianta di cannabis e alla formula
chimica
dell’ecstasy, da gruppi di consumatori più o meno consapevoli
presenti in
tutta Italia, persone e gruppi che si preoccupano, più di
quanto non
facciano le nostre leggi, di creare spazi per un’informazione
corretta e
obiettiva sulle sostanze e soprattutto di difendere e sviluppare
contesti
dove far crescere una socialità-altra che comprenda solidarietà,
curiosità
e apertura verso possibilità di conoscenza date a volte solo
in alcuni
stati modificati di coscienza. Nel corso del tempo il movimento
ha
raccolto intorno a sé moltitudini trasversali a qualsiasi
classe o ruolo
sociale e a oggi fanno parte di mdma consumatori di vari tipi di
droghe
legali e illegali, ex consumatori, politici, ricercatori, operatori
sociali, sanitari, freelance di vario genere, malati che necessitano
della
marijuana come farmaco, insegnanti.
Il movimento è quindi politico non solo a parole ma nelle
prassi
quotidiane, individuali e collettive ed è trasversale a moltissimi
contesti: strada, servizi, università, scuole, centri sociali.
L’obiettivo
è sempre quello di muovere conoscenza, cultura e opporsi
alle stagioni,
troppo lunghe, dell’ignoranza che regna sovrana su questi
temi.
La nostra azione è spesso connotata da grandi appuntamenti
di massa, come
le affollatissime feste del raccolto di quest’anno a Genova,
Bologna,
Marghera, Padova, Milano, Roma, Faenza, Pisa o la Street Rave Parade,
manifestazione annuale antiproibizionista che si tiene a Bologna
(quest’anno eravamo in 80.000! tra suoni colori e deliri),
ma anche da
progetti, ricerche portati avanti con varie forme di resistenza,
in ognuna
delle nostre realtà quand’anche da manifestazioni di
opposizione e
protesta rispetto a varie forme di abuso di potere.
Un movimento, il nostro, che ha incrociato il più generale
movimento dei
movimenti a Seattle, Praga, Genova e in molti luoghi dove abbiamo
ritenuto
necessario essere per affermare le politiche concrete, capaci di
disegnare
quel mondo diverso possibile che rappresenta il comune obiettivo.
Il proibizionismo è una delle più antiche politiche
globali del ’900,
capace di unificare e coordinare le polizie e le legislazioni, i
governi e
i poteri, ben prima di quasi tutti gli organismi e gli accordi
sovranazionali oggi esistenti, da quello multilaterale sugli investimenti,
a buona parte di quelli di libero scambio, dall’ONU al FMI,
una sorta di
pensiero unico ante litteram che ha una parte fondamentale, nel
disegnare
la finanza internazionale superando e confondendo le frontiere della
legalità, oltreché della geografia, di scatenare guerre
e di sostenerle a
tempo indefinito, di legittimare operazioni di "polizia internazionale"
prima e le politiche di guerra imperiale permanente oggi, di imporre
costi
sociali ed economici enormi in ogni parte del globo.
Dalla Colombia all’Afghanistan non c’è scenario
di guerra presente e,
temiamo, futuro, dove il mercato delle droghe non abbia fatto da
sfondo,
spesso con cifre e condizionamenti persino più ampi di quelle
materie
prime che talora vengono invocate, a spiegazione dei conflitti e
degli
interventi. Ma le politiche alternative al proibizionismo sono state
fino
a oggi assenti da dibattiti e Social Forum.
Abbiamo dunque deciso di attraversare il Forum Sociale Europeo,
con
allegria e radicalità, convinti che dal superamento di questo
formidabile
strumento di oppressione e controllo sociale, il proibizionismo,
dipenda
la vita di milioni di persone.
Ora, nel nostro paese, dopo il bagno di sangue di Genova 2001,
è iniziata
un’altra fase storica, per niente allegra come era facile
intuire. Forse
non tutti sanno che, al dì là della legislazione italiana
sulle droghe,
proibizionista e paradossale, come nella maggior parte dei paesi
europei,
la lotta alla droga intesa come lotta ai drogati parte da lontano,
almeno
dagli anni ’80 di Reagan, con effetto, tra gli altri danni,
di aumentare
produzione e consumo. Ma solo in Italia possono esistere comunità
terapeutiche che uniscono mafia, famiglia e potere, come San Patrignano,
di fatto una media impresa cresciuta grazie al lavoro e allo sfruttamento
dei td, cui il governo promette oggi la gestione di quei carceri
speciali
per td, strutture di custodia attenuata, che rappresentano il primo
passo
verso la parziale privatizzazione del sistema carcerario. In una
situazione in cui oggi la maggior parte dei detenuti all’interno
degli
istituti di pena in Italia è composta da persone tossicodipendenti
o che
hanno commesso reati legati al consumo di sostanze stupefacenti,
la
politica italiana in questi mesi ha ribadito in vari ambiti (ad
esempio il
26.6.02, in occasione della "giornata internazionale contro
il traffico di
sostanze stupefacenti"), attraverso dichiarazioni dei leader
politici
attualmente al governo, la necessità della "tolleranza
zero", termine
usato per tutte le guerre che si rispettino. Tre sono i pilastri
che la
sostengono: prevenzione, recupero e repressione. L’impegno
del governo
sarà combattere l’uso e il traffico illecito delle
sostanze. Questo si sta
concretizzando con proposte di inasprimento dell’azione repressiva
e
l’allestimento in corso di Comunità-lager. Direttiva:
ripulire le strade
dai tossici antiestetici, delinquenti, parassiti a favore di certi
"istituti correttivi".
Nessuna apertura a forme di legalizzazione nemmeno per le droghe
"leggere". Viene ribadito che non è corretto definire
una droga come
leggera e che qualsiasi droga fa male. "La droga fa male anche
alla
società" (on. Gianfranco Fini, AN).
Continua, si ritiene necessaria e si inasprisce la persecuzione
verso i
consumatori, spesso i più giovani, e spesso consumatori di
cannabis, più
sprovveduti e disinformati.
Si torna, in sostanza, al Proibizionismo delle origini (il 1937
è la sua
data di nascita): una straordinaria costruzione sociale che associa
la
cannabis al Male e la sua proibizione al Bene, facendo tabula rasa
delle
culture e colture di una pianta che da 3.000 anni era pacificamente
utilizzata in diverse parti del pianeta per fini ricreativi, rituali
e
terapeutici.
Non esiste alcuna ricerca in grado di sostenere scientificamente
questa
posizione, trattandosi di un’evidente falsità, ma tant’è.
Il
proibizionismo non si fonda su nient’altro che un mito potente:
basta
crederci ed è automaticamente una verità.
L’esperienza felice di 4 milioni di consumatori in Italia
non è
sufficiente a mostrare l’assoluta infondatezza del dogma proibizionista.
Questa invenzione infatti permette ad un potere autoritario di
giustificare l’uso di polizia, tribunali, leggi liberticide
secondo uno
schema molto semplice: ci sono dei nemici della società,
i "drogati",
contro questi vanno utilizzati strumenti di controllo e repressione.
In
fondo non è questo lo stesso meccanismo, in versione molto
più hard,
utilizzato a Genova per il G8?
È stato istituito il Dipartimento Nazionale Antidroga diretto
dal Prefetto
Pietro Soggiu che dovrà definire un vero proprio piano di
azione triennale
a cui dovranno attenersi le Regioni. Si comincia dalla revisione
del
decreto 444. A molti questa cosa non dice niente ma è fondamentale
per
l’esistenza dei sistemi di intervento: fissa, ad esempio,
gli standard
minimi di personale per i Servizi pubblici. In questa sede pubblico
e
privato sono equiparati nel momento in cui svolgono una funzione
pubblica
e verrà così accresciuto il potere di quelle comunità
terapeutiche che non
hanno mai dimostrato, in questi anni, trasparenza nei metodi, nelle
economie e nei risultati terapeutici oltre ad essere spesso gestite
da
volontari senza alcuna preparazione professionale specifica e vittima
di
dinamiche militaresche al loro interno.
La ricerca è diventata quasi una bestemmia in questo campo.
In Italia è
ferma da anni se mai è esistita. Mentre altri paesi proibizionisti,
ma
sufficientemente laici, sperimentano ed utilizzano pratiche quali
l’analisi delle sostanze nei luoghi di divertimento giovanile,
il
pill-testig (esiste un progetto persino in Austria!) o la somministrazione
controllata di eroina per chi ha problemi di dipendenza da lungo
tempo.
Questi strumenti terapeutici validissimi, a guardare i risultati,
sono per
noi ILLEGALI.
Viene avversata, perché ritenuta controproducente, la politica
definita di
"riduzione del danno" con conseguenti tagli ai finanziamenti
su questi
progetti.
Ciò significa una retromarcia pericolosa rispetto alle terapie
con
utilizzo di sostitutivi e alle pratiche di "riduzione dei rischi"
che
avevano visto in questi anni un interessante cambiamento nella relazione
operatori-tossicodipendenti nel rispetto delle rispettive scelte
e stili
di vita, in aggiunta a risultati tangibili nella riduzione dei morti
per
overdose, per AIDS, abbassamento sensibile della trasmissione del
contagio
tra le persone td. Il valore di pratiche che hanno permesso al "sommerso"
di uscire allo scoperto, trovare aiuti e curarsi viene svilito e
ritenuto
collusivo e immorale. L’astinenza torna ad essere l’unica
strada per
"salvare" i drogati, malgrado gli evidenti fallimenti
passati.
Si affacciano nelle scuole e per le strade progetti come "Enjoy"della
Moratti Letizia, riguardante 20 scuole, o il costoso "Ocifaiocisei"
i cui
spot televisivi hanno già dimostrato banalità e ignoranza
rispetto a
linguaggi e a contenuti efficaci.
Infinite aree problematiche attraversano l’universo droghe:
dall’educazione alla sanità, dall’economia alla
giustizia,
dall’immigrazione all’esclusione sociale, dal narcotraffico
alle guerre.
Vogliamo fare parte di altro, creare reti, nuove appartenenze, per
scambiare contributi per una politica sulle droghe possibile, condivisa
e
il più vicino possibile alla verità e non alla paura,
alla fobia del
tossico o della droga. Vogliamo riempire di nuovo le strade con
la nostra
vita, i nostri progetti e i nostri errori, con i nostri cortei e
Parade,
ricchi di una diversità che ci ha sempre entusiasmato e che
ci auguriamo
sia progressivamente la più vasta possibile.
Infine un appuntamento
Dal 6 al 18 aprile 2003, i rappresentanti dei governi di tutto
il mondo si
riuniranno a Vienna per sottoporre a verifica, a metà del
cammino, la
strategia dei dieci anni, voluta fortemente da Pino Arlacchi e decisa
a
New York nel 1998 dalla sessione speciale sulle droghe dell’Assemblea
Generale dell’ONU. Forte dello slogan ‘Un mondo libero
dalla droga,
possiamo farcela’, questa strategia prometteva di eliminare
o ridurre
significativamente la domanda e l’offerta di droghe illegali,
prima del
2008.
Dopo cinque anni il fallimento è totale e la cacciata di
Arlacchi da capo
dell’UNDCP (agenzia Onu per le droghe) ne è il simbolo
più clamoroso. La
pressione militare degli Stati Uniti contro i popoli del Sud America
è
l’aspetto più distruttivo della ‘war on drugs’;
le politiche pragmatiche
di molti paesi europei esprimono insofferenza per il dominio del
pensiero
unico americano; la diffusione della richiesta dell’uso terapeutico
della
marijuana rompe un tabù. Ecco tre contraddizioni, tra le
tante, che stanno
esplodendo.
L’appuntamento di Vienna è particolarmente delicato
per l’Italia che con
il vicepresidente del Consiglio Fini spingerà per riaffermare
una linea
dura e contraria a quelle posizioni, sempre più numerose
in Europa, che
indicano possibili alternative a politiche meramente repressive.
Il movimento si impegnerà su questa campagna organizzando
iniziative,
campagne informative, incontri, seminari, appelli di parlamentari,
petizioni di sindaci, documenti di operatori e consumatori perché
sia
presente una voce diversa da quella del Governo fautore di una politica
punitiva e contro lo stato sociale.
Mdma, Movimento di massa antiproibizionista
|