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«Quelle scorte vanno distrutte»
Arlacchi: la questione eroina al consiglio di sicurezza dell'Onu
Nel suo ufficio, al 14° piano del Centro internazionale
di Vienna, Pino Arlacchi, 49 anni, dal 1997 direttore del Programma
antidroga delle Nazioni Unite (Undcp), sfoglia i rapporti sull'evoluzione
dei traffici della droga che riceve ogni giorno dai centri regionali
sparsi nel mondo. Non ha dubbi: l'Afghanistan dei talebani è
ancora al primo posto dell'agenda politico-criminale dell'Onu.
A Panorama spiega perché.
A che cosa è dovuta l'eliminazione delle piantagioni di
oppio? A un ravvedimento dei talebani?
Innanzitutto è un dato di fatto. Probabilmente hanno influito
le sanzioni imposte dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite
alcuni mesi fa. E probabilmente ha pesato anche la nostra politica
di pressione che dura ormai da tre anni e che ha due obiettivi:
il bando della produzione e l'abbattimento delle scorte.
Appunto. Parliamo dei 40 depositi di oppio e di eroina scoperti
dalla vostra agenzia al confine tra Afghanistan e Tagikistan.
Quelli continuano a funzionare. Vero?
Il network criminale che controlla questi depositi e i laboratori
alla frontiera fra i due paesi dell'Asia centrale è indipendente
dai gruppi politici afghani. Tanto è vero che un anno fa
l'area di confine dei depositi non era sotto il dominio dei talebani
eppure riforniva il traffico internazionale alla stessa maniera.
Naturalmente, siccome ora i talebani hanno acquisito il controllo
di quasi tutto l'Afghanistan, essi sono responsabili di quello
che succede nel territorio. Ecco perché l'atteggiamento
dell'Onu nei loro confronti non dipenderà solo dall'eliminazione
delle coltivazioni di oppio, ma anche dalle decisioni che prenderanno
per la distruzione delle scorte.
C'è il forte sospetto che i talebani stiano attuando una
sporca manovra per far salire il prezzo dell'eroina tagliando
la produzione. È un'ipotesi credibile?
L'oppio in effetti costa oggi 18 volte di più in Afghanistan
rispetto a qualche mese fa. Questa impennata dei prezzi produce
un forte aumento del valore delle scorte e di conseguenza rafforza
la criminalità organizzata locale.
Insisto: se la sente o no di affermare che quello dei talebani
e dei loro alleati criminali è un ricatto al mondo?
In questo campo si può sospettare di tutto. Atteniamoci
però ai fatti: esistono scorte immense che vanno distrutte
sotto controllo internazionale dell'Onu. Stiamo già sviluppando
un piano per raggiungere questo scopo. Prevedo di coinvolgere
presto il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in questa
iniziativa senza precedenti.
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