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03.03.2002
Onu/Undcp. Arlacchi e Serrano sul nuovo direttore
dell'agenzia antidroga
Donatella Poretti
Nell'edizione
domenicale del quotidiano colombiano El Espectador vengono pubblicati
una serie di articoli e interviste sulla vicenda della successione
alla direzione dell'agenzia contro la droga delle Nazioni Unite,
l'Undcp. El Espectador e' il giornale che ha fatto della lotta ai
cartelli della droga e al narcotraffico la sua battaglia, tanto
che uno dei suoi direttori, Guillermo Cano, e' stato assassinato
nel 1989, e altri giornalisti hanno pagato di persona la scelta
editoriale.
Il punto di partenza e' la situazione colombiana dopo il rapporto
dell'International Narcotics Control Board (Incb), diffuso in settimana:
il Paese rimane l'asse mondiale del traffico degli stupefacenti,
nonostante il Plan Colombia. Quale ruolo possono giocare le Nazioni
Unite? E se al vertice dell'Undcp ci fosse il colombiano Serrano?
El Espectador intervista sia il generale Rosso José Serrano
che Pino Arlacchi.
"Il Plan Colombia non ha ottenuto l'esito che avrebbe dovuto,
perche' i programmi di sviluppo alternativo che dovevano esser finanziati
dai Paesi europei, sono rimasti sulla carta", confessa Arlacchi:
se gli aiuti militari ci sono stati e sono stati anche massicci
"i programmi di sviluppo alternativo non sono stati portati
a termine o si sono sviluppati solo in parte ... Si e' verificata
una chiara assenza di volonta' politica da parte dell'Europa per
rendere effettivi i fondi che avrebbero permesso di contrastare
gli aiuti militari che gli Stati Uniti". Ad Arlacchi viene
chiesto di parlare della situazione della Colombia e dei gruppi
guerriglieri legati al narcotraffico. "Il rapporto (dell'Incb,
ndr) sembra dimostrare che l'unione tra il narcotraffico e i gruppi
guerriglieri colombiani era molto piu' forte e estesa di quello
che si era immaginato. Questa alleanza non solo ha permesso che
la produzione e il traffico di droghe dalla Colombia si fossero
mantenuti costanti, ma ha anche causato gravi ed enormi problemi
sociali e politici al Paese, come dimostrano i fatti degli ultimi
giorni". L'intervista si chiude chiedendo ad Arlacchi una valutazione
sulla sua successione e in particolare sulle possibilita' di successo
per Serrano, e cosi' il nostro risponde: "la trattativa delle
candidature per la direzione dell'Undcp si sta realizzando in maniera
molto confidenziale. Il generale Serrano e' un candidato che gode
di molto prestigio in Europa, per il suo lavoro e il successo nella
lotta contro i cartelli della droga che porto' avanti quando era
direttore della Polizia Nazionale colombiana, e inoltre ho capito
che puo' contare sull'appoggio degli Stati Uniti. D'altro canto,
questa e' l'unica candidatura pubblica che si conosce fino a questo
momento, anche se si sa, che nell'ambiente diplomatico, e in maniera
confidenziale, circolano altri nomi che non sono stati fatti pubblicamente.
Sicuramente (Serrano) non sara' il solo nella disputa per l'incarico,
ma e' un candidato di valore."
Ed effettivamente Arlacchi ha ragione, ufficialmente neppure l'Italia
ha fatto un nome, quelli che circolano sono, piu' o meno, indiscrezioni
ufficiose. Nessun atto pubblico, tipo quelli realizzati per il generale
Serrano, con il presidente colombiano, Andres Pastrana, che ha diffuso
alla stampa la lettera inviata a Kofi Annan per sostenere la sua
candidatura, o come precedentemente avevano fatto dei congressisti
statunitensi repubblicani, e il direttore della Dea. El Espectador
spiega, nell'articolo che precede l'intervista con Serrano, che
uno dei criteri piu' accreditati per l'assegnazione della carica
e' quello del finanziamento dell'agenzia. Questo fattore farebbe
finire la corsa del colombiano prima di iniziare, e favorirebbe
un nome europeo, ma ...
"Per i funzionari dell'Undcp, dell'ufficio centrale di Vienna
'il fattore finanziario e' quello che rende remote le possibilita'
di una scelta di Serrano'. Nonostante questo, lo stesso funzionario
(rimasto anonimo, ndr) ha riconosciuto che 'questo fattore potrebbe
essere annullato se la candidatura ricevesse l'appoggio ufficiale
degli Stati Uniti, che in qualche forma, trasformerebbe il candidato
in quello che riceverebbe il suo appoggio logistico e gli garantirebbe
i fondi'. A fronte dell'unico nome apparso pubblicamente, quello
dell'ex direttore della Polizia Nazionale, fonti diplomatiche assicurano
che sono almeno sei i nomi che stanno circolando, quasi tutti di
Paesi dell'Unione Europea. L'Italia, che aveva otto candidati, ha
finalmente ridotto a un solo nome la sua lista, un 'antiguo oficial'
della Nato (ndr: cosi' viene qualificato l'ambasciatore italiano
presso la Nato, Amedeo De Franchis), per il quale si sta facendo
un lavoro di lobby in tutta l'Europa per presentarlo come candidato
unico dell'Unione per il posto". Nella sua campagna di sostegno
al colombiano, El Espectador non si risparmia di far fare non proprio
una bella figura al nostro Paese con la storia degli otto candidati,
forse ridotti ad uno, comunque non ufficiali
a parte quel
"'antiguo oficial' della Nato" con cui qualifica l'ambasciatore
De Franchis. In un altro articolo il quotidiano fra l'altro preannuncia
che e' solo questione di giorni, ma e' oramai certo il sostegno
del Segretario di Stato Usa, Colin Powell, il che renderebbe ufficiale
la posizione di Washington, che farebbe Serrano forte anche "economicamente"
per la direzione dell'agenzia.
L'intervista a Serrano e' percio' tutta in questa direzione, e
il generale dice che "l'ambiente del Governo degli Stati Uniti
e' buono" per il suo sostegno. Ostacoli? "Penso che ci
sono candidati molto forti, uno di questi e' italiano. Mi hanno
detto, ci sono otto nomi e tradizionalmente questa agenzia e' stata
in mano a italiani, penso che loro hanno buone possibilita'. In
piu' l'Italia e' membro dei Paesi finanziatori del programma, e
la Colombia no. Questo e' un motivo di forza degli italiani. Tuttavia
loro conoscono il mio curriculum e il Segretario Generale (ndr.
dell'Onu) prendera' la decisione piu' conveniente". Serrano
parla quindi della situazione colombiana e di come dovrebbe essere
affrontato il problema a livello mondiale e le parole che usa, fanno
ben capire il sostegno che riceve dagli Usa: "Bisogna proporre
una guerra integrale e non settoriale". Bisogna mettersi d'accordo
sul problema droga: "alcuni lo trattano come un problema sanitario
e altri come mafioso, non c'e' equilibrio. Bisogna chiamarlo con
il suo nome: un circolo mafioso". E della legalizzazione? "Non
vedo legalizzazione possibile. Vedo una guerra tra le droghe sintetiche
e quelle naturali, mi sembra che quello che andremo a vedere prossimamente
e' chi vincera' nel mercato. Le droghe prodotte dalle piante o quelle
dai chimici. Altro fattore importante e' l'Afghanistan, temo che
le coltivazioni di papavero da oppio di quella zona traslocheranno
nei Paesi andini".
Uno dei punti piu' controversi tra la lotta alla droga Usa e quella
Onu e' quello delle fumigazioni contro le eradicazioni, e Serrano
alla domanda su quale strada privilegiare, sceglie chiaramente.
"Sono per le fumigazioni accompagnate dallo sviluppo alternativo.
Fumigazioni con aiuti ai contadini e fumigazioni con sviluppo alternativo.
L'eradicazione manuale e' impossibile, e' un'utopia".
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