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25.02.2002
Onu/Undcp.
Serrano aspetta l'ufficializzazione della sua nomina.
Donatella Poretti
Il
generale Rosso José Serrano e' ancora a Washington, oramai
da una settimana, per proseguire il suo lavoro di lobbyng a favore
della sua candidatura a capo dell'agenzia antidroga del Palazzo
di Vetro, l'Undcp. Apparentemente la carica e' gia' sua, sta aspettando
solo che entro una o due settimane il segretario generale dell'Onu,
Kofi Annan, la ufficializzi.
Nel gioco della diplomazia che, ufficialmente, sta andando avanti
dal momento delle dimissioni di Pino Arlacchi, formalizzate nel
dicembre dello scorso anno, ma che gia' conosceva anticipazioni
e nomi che venivano fatti circolare in una lista, da cui dovra'
uscire il nome vero dello zar antidroga mondiale, darsi gia' per
titolare di un incarico, non ancora formalizzato, ha il suo peso
e il suo significato. Cosi' come hanno significato le dichiarazioni
che si rilasciano in questi frangenti.
In una intervista rilasciata all'Associated Press di Washington,
Serrano fa un'autocritica sul suo operato di capo della Polizia
colombiana negli anni 90: non avere investigato sugli affari e le
incursioni degli afghani nel traffico della droga in Colombia. A
meta' degli anni 90 erano apparsi i primi afghani e avevano portato
il papavero da oppio in una regione che conosceva solo la foglia
di coca e che oggi e' il secondo, o terzo (a secondo delle stime),
produttore di eroina del mondo. "Non approfondimmo il tema
perche' erano tanti i problemi che avevamo in Colombia, e decidemmo,
che era piu' importante iniziare a lavorare, sul fronte del papavero
da oppio, con le fumigazioni", ma la presenza di pachistani
e afghani, che "erano i fondatori del commercio dell'oppio"
nel narcotraffico internazionale, era molto occasionale. "Io
ho analizzato a fondo la questione dopo gli attacchi terroristici
dell'11 settembre". Serrano si chiede se a far arrivare l'oppio
attraverso gli afghani siano stati i narcotrafficanti o i guerriglieri
(come se oramai ci fosse piu' differenza), e si dice pentito di
non aver indagato, e quindi di non sapere se quegli afghani facevano
parte della rete terrorista di al-Quaeda di Osama bin Laden.
Il
generale Serrano conferma, con le sue dichiarazioni, che la lotta
al terrorismo capeggiata dalla Casa Bianca trova un'alleata naturale
nella lotta alla droga, e gli ultimi avvenimenti in Colombia non
escono da questo circolo vizioso. I gruppi di guerriglieri e di
paramilitari colombiani sono nella lista nera dei gruppi terroristi
stilata dagli Usa. Le Eln (Esercito di Liberazione Nazionale, guevaristi)
e le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, marxisti)
ne facevano gia' parte da tempo, mentre per uno strano caso del
destino i paramilitari di destra delle Auc (Autodifese Unite della
Colombia) sono entrate nella lista dei terroristi esattamente il
10 settembre 2001.
Quando mercoledi' passato Andres Pastrana ha dichiarato rotto il
processo di pace con le Farc, ha puntato molto sull'accusa di narcotraffico
ai guerriglieri. Il presidente colombiano nell'intervento radiotelevisivo
ha accusato i guerriglieri di avere fatto la scelta del terrorismo
e del narcotraffico, automaticamente escludente ogni possibilita'
di dialogo politico. L'invio dei militari nella zona di distensione,
affidata alle Farc dall'ottobre del 1998, e' stato il passo successivo.
Gli avvenimenti hanno visto come fatidica goccia per far traboccare
un vaso, ormai gia' da tempo pieno, il sequestro di un senatore,
il liberale Jorge Eduardo Gechem. Era gia' piu' di un mese che stava
andando avanti una discussione pubblica sulla possibilita' di utilizzare
gli aiuti antidroga Usa, principalmente militari, del Plan Colombia
contro i guerriglieri. Una sorta di manovra militare che si preparava
per un'occasione che le Farc, prima o poi, avrebbero fatto esplodere.
E se da Washington il generale Serrano, che conta sull'appoggio
di deputati repubblicani, della Dea statunitense, della Colombia
di Andres Pastrana, trova il modo per far passare un messaggio dove
guerriglieri e narcotrafficanti colombiani avevano dei legami con
gli afgani, forse della rete di bin Laden, sembra ancora di piu'
volere riunire sulla sua figura la lotta alla droga e la lotta al
terrorismo portata avanti dal presidente americano Bush, come un'unica
lotta anche per l'agenzia dell'Onu. E se Serrano e' troppo poco
"politico" e "diplomatico" e troppo "poliziotto",
nella strategia a stelle strisce della lotta al narcoterrorismo
non e' detto che sia un difetto, anzi.
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