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Laltra minaccia dei fondamentalisti
LOPPIO DI UN POPOLO
di GASPARE BARBIELLINI AMIDEI
Cè una globalizzazione contro la
quale nessuno progetta di scendere in piazza. Né di bruciare
bandiere del Paese che ne custodisce i tesori. Il traffico quasi
globale delloppio, oro nero della droga, esiste da quando
cè lAfghanistan. Le coltivazioni nel mondo occupano
222 mila ettari, per una produzione di quasi 5 mila tonnellate di
oppio, equivalenti a poco meno di 500 tonnellate di eroina. Il 70%
viene dallAfghanistan, da zone per il 95% controllate dai
talebani. La discussione etica intorno alla legittimità dei
bombardamenti dovrà mettere in bilancio anche queste cifre.
Cè una geopolitica del crimine che non riguarda soltanto
il terrorismo. Il commercio del regime fondamentalista mette in
moto meccanismi di scambio diseguale e di sfruttamento, visto che
al contadino vengono pagati 30 dollari per un chilo di oppio, mentre
un chilo di eroina fabbricato con loppio frutta sul mercato
occidentale 120 mila dollari. Apparterrebbe a uninaccettabile
teoria cospiratoria sostenere che diffusione di questa droga e infiltrazione
terroristica siano parti di una stessa strategia. Del resto non
cè un monopolio politico o religioso in questa cupa
vicenda. Americani, russi, pachistani e ribelli di diversa vocazione
negli ultimi ventanni in questa parte dellAsia si sono
sporcati le mani con la polvere bianca. In Afghanistan si produce
e si vende droga perché non si ha altro da produrre e da
vendere. Ma le dimensioni dellofferta talebana di stupefacenti
costituiscono per proprio conto un pericolo enorme, parallelo a
quello della rete di Bin Laden. In termini di sicurezza lassassinio
di massa a rate compiuto dal narcotraffico insidia Europa e Stati
Uniti in maniera meno clamorosa ma non meno vasta degli attentati.
Anche questa è una guerra chimica. Si guardino le proporzioni
rispetto agli altri Paesi produttori. Dal resto dellAsia viene
il 28% della merce, dalla Colombia e dal Messico il 2. Avremo cifre
ancor più aggiornate a fine mese, quando in Italia, a San
Patrignano, si svolgerà il 7° Meeting internazionale
della lotta alla droga, con lintervento del segretario generale
delle Nazioni Unite, Kofi Annan. Ma un fatto è già
noto. Quando, in cambio della promessa di aiuti alimentari e sanitari
dellOnu, il mullah Omar proibì al suo popolo la coltivazione
delloppio, scomparvero le piante di papavero e al loro posto
fu seminato grano. Ma la materia prima non venne distrutta. Anzi,
le raffinerie girarono per mesi al massimo ritmo, consentendo al
regime di stivare in depositi segreti, dentro le montagne, unenorme
quantità di polvere bianca che nei prossimi tempi aumenterà
di prezzo, via via che il mercato sconterà il calo dellofferta.
Si è letto sulla stampa che nelle mappe degli attacchi aerei
e missilistici sono indicati i probabili luoghi dei magazzini da
colpire. Questa cassaforte della «guerra santa» è
considerata obiettivo primario. Vedremo. Ma la materia non è
riducibile a un ordine di distruzione delle riserve. Finita la caccia
a Bin Laden, forse estirpata una delle radici del terrorismo, molti
potranno ricominciare a tirar su le pianticelle velenose. Essenziale
è piuttosto intendere, a livello delle cancellerie, che la
questione della droga è primaria, come il terrorismo, per
la sicurezza dellumanità. Ci sono stati finora troppi
errori di analisi, primo fra tutti quello di legare il fenomeno
della tossicodipendenza al solo disagio dei giovani nei Paesi più
ricchi. Non è così. Si registra unesplosione
di consumo degli stupefacenti nel Terzo mondo. Lattacco della
droga corre più veloce del contrasto. I siti che promuovono
lo spaccio si moltiplicano su Internet. Si rafforza la produzione
di ecstasy, nascono coltivazioni intensive di cannabis in Olanda
e in Albania. In questo momento di grave tensione è confortante
sapere che lIslam è molto impegnato nellazione
antidroga. Il tesoro talebano è una caverna di empietà,
dal punto di vista musulmano.
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