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Vienna, Arlacchi lascia l'agenzia contro la
droga
L'inviato italiano all'Onu: "Nessuna polemica con Annan"
il caso
VIENNA - A metà del prossimo anno, il responsabile del programma
antidroga dell'Onu Pino Arlacchi passerà la mano. L'accordo
tra il sociologo italiano ed ex senatore diessino e il segretario
generale Kofi Annan è stato raggiunto l'altro giorno a New
York dopo un incontro a quattr'occhi. «Annan mi aveva proposto
di restare per altri quattro anni - ha detto Arlacchi - ma ho preferito
una proroga di nove mesi perché ritengo di aver ormai realizzato
con largo anticipo i miei progetti di recessione dalla droga in
Afghanistan e in America Latina». Nominato nel 1997, contro
Arlacchi era stata aperta alcuni mesi una inchiesta interna in seguito
alle accuse di ex funzionari dell'agenzia antidroga.
Secondo indiscrezioni Arlacchi potrebbe essere destinato ad un nuovo
prestigioso incarico. Annan avrebbe infatti offerto ad Arlacchi
una nuova responsabilità, quella di tutte le attività
Onu contro il terrorismo, nelle quali, soprattutto in questo momento,
l'esperto italiano di criminalità potrebbe sfruttare il rapporto
che ha costruito di persona con i Taliban. Arlacchi si è
recato diverse volte in Afghanistan, dove ha avviato un programma
per la riduzione delle coltivazioni di oppio in accordo con i Taliban.
Da Vienna, dunque, Arlacchi si trasferirebbe a New York, mentre
il posto di direttore dell'agenzia antidroga, che da ormai dieci
anni è prerogativa italiana e a cui invece aspiravano molto
gli inglesi, resterebbe comunque al nostro Paese che sta studiando
quale può essere la figura più rappresentativa da
proporre al Consiglio di sicurezza.
I quattro anni di Arlacchi all'agenzia antidroga dell'Onu non sono
stati privi di polemiche. Nei mesi scorsi ex funzionari di alto
livello del suo ufficio lo hanno accusato di aver gestito male i
fondi dell'Onu, di essere arrogante nei confronti dei suoi dipendenti
cosa che ne avrebbe spinti sette alle dimissioni , di aver affidato
appalti con criteri nepotistici. Gli ispettori dell'Onu non avrebbero
trovato prove di una gestione allegra dei fondi, ma gli hanno rivolto
una serie di raccomandazioni sulle modifiche da apportare al suo
stile di gestione. Difficili da valutare, al di là della
autopubblicità dell'agenzia, anche i risultati reali nella
lotta alla droga.
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