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L'altra faccia della geopolitica
L'intervento di Alain Labrousse, fondatore dell'Observatoire géopolitique
des drogues, al convegno "Trafficanti
di notizie?"
Più di qualunque altro settore, linformazione sulle
droghe risente delle manipolazioni da parte dei media. Basti pensare
alla tossicodipendenza, un tema che tocca da vicino la nostra società,
di cui il pubblico è male informato: in Francia, ad esempio,
molti genitori non distinguono tra fumare uno spinello e iniettarsi
leroina. Lo stesso accade per lo spaccio di sostanze stupefacenti:
tra il pubblico prevale una percezione "etnica" del problema.
La responsabilità viene attribuita quasi esclusivamente agli
spacciatori stranieri, quelli più visibili ed esposti allazione
della legge.
Nel campo della geopolitica delle droghe, in cui gli interessi
economici e strategici in gioco sono considerevoli, la manipolazione
dellinformazione è un comportamento molto diffuso.
Considerando gli avvenimenti degli ultimi dieci anni, è possibile
stilare un elenco di episodi che i poteri in carica nei Paesi del
Nord del mondo hanno cercato di occultare.
Notizie scomode
Un classico esempio di episodio "inconfessabile" riguarda
i pagamenti da parte dei Paesi produttori di droghe con il denaro
proveniente dal narcotraffico. Nella prima metà degli anni
90 la Francia ha venduto armamenti dragamine, motovedette
e aerei spia al Pakistan. Secondo i servizi segreti dei Paesi
occidentali, inclusi quelli francesi, esiste una forte possibilità
che queste armi siano state pagate con i fondi segreti dellarmata
pakistana, notoriamente alimentata dal traffico di oppio ed eroina
afghane. Il Ministro della difesa del governo della sinistra, Pierre
Joxe, come quello della destra, François Léotard,
si è recato in Pakistan per analizzare più a fondo
questi contratti.
La volontà di non indagare sulla provenienza dei pagamenti
degli Stati produttori di droga è una prassi nel caso del
rimborso del debito estero, sia esso bilaterale o multilaterale.
Il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale non si sono
mai chiesti, ad esempio, come mai la Colombia sia uno dei pochi
Paesi a non aver mai avuto problemi da questo punto di vista.
Il risultato è che lutilizzo del denaro proveniente
dalla droga viene ritenuto dagli stessi Paesi produttori un dato
acquisito. Lanno scorso, quando la Bolivia si trovava a un
passo dalla quasi completa eradicazione delle coltivazioni di coca
nella regione del Chapare, il ministro dellEconomia dichiarò
che il Paese avrebbe perso, in questo modo, 500 milioni di dollari.
Di conseguenza, a titolo di ricompensa, richiese agli Stati Uniti,
i principali sostenitori delle eradicazioni, un aumento delle tasse
sulle importazioni di prodotti tessili boliviani, misura che avrebbe
riportato 200 milioni di dollari nelle casse del Paese.
Unaltra strategia di sfruttamento dei capitali illeciti consiste
nel permettere che gli alleati si finanzino con il narcotraffico.
Talvolta sono gli stessi Paesi occidentali a favorire questi rapporti
illegali. Gli Stati Uniti, attraverso le attività dei loro
servizi segreti, vantano una lunga esperienza in questo "settore":
dal tentativo di riconquista della Cina di Tchang Kai Tchek alla
guerra del Vietnam, dal conlitto in Afghanistan allappoggio
ai Contras del Nicaragua. Durante la guerra del Libano tutte le
parti implicate nel conflitto, dalle grandi potenze Stati
Uniti e Francia agli Stati circostanti Israele, Siria,
Iran hanno posato gli occhi sui traffici di hashish e di
eroina nei quali erano implicati i loro protetti.
Le grandi potenze utilizzano la droga anche come arma diplomatica
nelle questioni internazionali. Qualcuno si sarà sorpreso,
terminata la guerra civile del Libano, di vedere la Siria sradicare
manu militari le colture illecite di cannabis e papavero da oppio
nella piana di Bekaa. In realtà, Israele e gli Stati Uniti
erano in possesso di rapporti estremamente precisi sullimplicazione
di ufficiali di Hafez al Assad, defunto presidente siriano, nella
protezione e nella tassazione dei laboratori e del commercio delle
droghe. Il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato a più
riprese la pubblicazione di tali documenti, che sono sempre rimasti
confidenziali. Lo scopo di questo ricatto era di forzare la Siria
a sedere al tavolo delle negoziazioni di pace in Medio Oriente e
di procedere allo sradicamento delle colture illecite in Libano.
La pagella di Washington
Una delle principali armi degli Stati Uniti in ambito geopolitico
è rappresentata dalla "certificazione", un provvedimento
con il quale gli Usa condannano o premiano (concedendo finanziamenti)
i Paesi produttori di droghe in base allimpegno nella lotta
al narcotraffico. Lesempio dellIran è particolarmente
significativo: a dispetto degli sforzi di questo Paese (che ha eretto
sbarramenti lunghi 800 chilometri per chiudere le valli che portano
in Afghanistan e in Pakistan e ha perso centinaia di uomini nei
combattimenti contro i convogli dei trafficanti), gli Stati Uniti
lhanno collocato, dalla fine degli anni 80, nella lista dei
Paesi "decertificati", accanto alla Birmania, allAfghanistan
e alla Nigeria. Quando un rappresentante dellObservatoire
géopolitique des drogues ha domandato ad alcuni membri del
Dipartimento di Stato Usa le ragioni della condanna dellIran,
gli è stato risposto che si trattava di un Paese "terrorista",
lasciando intendere che la droga non aveva nulla a che fare con
la sanzione. Nel dicembre del 1998 il presidente Clinton ha annunciato
che avrebbe tolto lIran dalla lista dei Paesi "decertificati".
Il motivo ufficiale era il calo della produzione di oppio e di eroina
e del transito di droga destinata agli Stati Uniti. È stato
evidente a tutti che si trattava di un gesto di buona volontà,
conseguente alla politica di apertura manifestata dal presidente
iraniano Mohamed Khatami a partire dal 1997.
In generale stiamo assistendo a una sorta di "democratizzazione"
della droga come arma geopolitica: numerosi Paesi la usano come
pretesto per reprimere minoranze etniche, religiose o politiche
e per intervenire militarmente sul territorio, in Sudan con le tribù
Beja o in Indonesia nella provincia dellAceth.
Ecco, dunque, come si sono verificati alcuni tentativi di manipolazione
dell'informazione da parte dei poteri pubblici. Il ruolo della stampa
indipendente sarebbe quello di ristabilire la realtà dei
fatti. Talvolta alcune pubblicazioni svelano queste operazioni,
ma si tratta di casi eccezionali che non coinvolgono mai i grandi
mezzi di informazione audiovisivi.
Loggettiva connivenza della stampa con i poteri ha due spiegazioni.
In primo luogo pesano ragioni finanziarie, poiché si sa che
i grandi gruppi dellinformazione sono spesso sotto il controllo
dei gruppi economici si pensi in particolare allindustria
degli armamenti legati a loro volta a gruppi politici. Inoltre
le questioni della geopolitica delle droghe sono così complesse
che richiedono di superare le apparenze, compito non facile per
i mezzi di informazione. Molti cittadini, per esempio, pensano che
i sostenitori della legalizzazione delle droghe siano finanziati
dalle narcomafie. Spesso la grande stampa invece di dedicarsi
allinformazione del pubblico, si accontenta di mettersi "alla
sua portata", fornendo spiegazioni semplicistiche e rassicuranti.
Poche voci fuori dal coro
Lesperienza dellObservatoire géopolitique des
drogues (OGD), lunga un decennio, è terminata nove mesi fa.
Certamente non si tratta dellunica fonte di informazione alternativa
in Europa e, prima di analizzarla, vorrei menzionare i diversi attori
che operano in questo ambito.
I primi sono le organizzazioni non governative (ONG) a sfondo umanitario
e di sviluppo, che operano direttamente sul territorio. Il loro
compito è prima di tutto quello di intervenire a sostegno
delle popolazioni in difficoltà e linformazione rappresenta
essenzialmente uno strumento di mobilitazione della società
civile. Inoltre la maggior parte delle grandi organizzazioni internazionali
non dedica molta attenzione alla sfera della geopolitica. D'altronde
la maggior parte delle grandi ONG internazionali, come Amnesty International,
Médicins sans frontières, Reporters sans frontierès
ecc., non dedicano grande attenzione alla sfera della droga.
Quando invece ONG di minori dimensioni lavorano nello specifico
settore delle droghe lobiettivo è quello di attirare
lattenzione sulla prevenzione della tossicomania e di promuovere
progetti alternativi alle colture illecite. Inoltre ragioni di sicurezza
sul territorio e la necessità di non urtare i donatori istituzionali
impongono di non prendere posizione su problemi di natura politica
la corruzione ad esempio nei Paesi in cui operano.
Le ONG di sviluppo o umanitarie forniscono in generale una buona
informazione sulle cause socioeconomiche della tossicomania e delle
colture illecite, in particolare a livello delle relazioni NordSud,
ma non toccano che marginalmente il tema della geopolitica. Questa
è la ragione per cui l'OGD, anche se membro di ENCOD, non
è mai stato un elemento motore di questo network.
I gruppi di ricerca universitaria rappresentano una seconda fonte
di informazione alternativa, in linea di principio molto più
libera dalle pressioni esterne. Non è dunque sorprendente
che tra le opere fondatrici della geopolitica delle droghe figuri
la ricerca di Alfred McCoy, sullimplicazione della Cia nel
traffico di eroina in Vietnam. Lopera, una volta pubblicata,
ha conosciuto una grande popolarità e ha saputo fornire un
fondamento scientifico alle accuse di ambiguità della politica
antidroga statunitense. Fortunatamente non si tratta di un esempio
isolato: sul continente americano si possono citare, tra gli altri,
le opere di Rosa del Olmo (Venezuela), Francesco Thoumi (Colombia),
Renssler Lee, Bruss Beagly o Alan Block (Stati Uniti). In Europa,
ricordo i ricercatori del gruppo Most dellUnesco, Fuoriluogo
in Italia, ecc.
La ricerca universitaria soffre tuttavia di una serie di handicap
a livello informativo. Le sue pubblicazioni raggiungono una stretta
cerchia di persone, né sono scritte in un modo che ne favorisca
la divulgazione.
La terza fonte di informazione alternativa è costituita
dai centri di ricerche (ONG o fondazioni) specializzati nel campo
delle droghe. Negli Stati Uniti penso a WHOLA, che analizza in modo
molto critico la politica statunitense in America Latina; in Europa
al Boliviacentrum (Belgio), al Transnational Institute (Paesi Bassi),
al centro Giuseppe Impastato e al Gruppo Abele (Italia), in particolare
attraverso la pubblicazione di Narcomafie.
Un osservatorio indipendente
Le attività dellOGD si sono sviluppate lungo tre direttrici:
la ricerca scientifica propriamente detta, le consulenze e il giornalismo
investigativo. LOsservatorio si è limitato a promuovere
le attività di ricerca attraverso pubblicazioni che hanno
stimolato linteresse e il lavoro di numerosi giovani ricercatori,
e a orientarla in un secondo momento. Molte tesi in campo geopolitico
diffuse nel corso di questi ultimi anni sono state elaborate e verificate
dai membri dellOGD, che ha poi raccolto i frutti di questo
investimento.
Le attività di consulenza, che hanno costituito la principale
fonte di finanziamento dellOGD, sono consistite nel produrre
rapporti di valutazione su ricerche commissionate da istituzioni
internazionali (principalmente lUnione Europea) e da organismi
dipendenti dal governo francese. Gran parte di questi rapporti sono
stati dedicati allAfrica, consentendo così la creazione
di una rete di informatori sul continente che ha contribuito alle
pubblicazioni dellOGD.
Il terzo settore di attività dellOsservatorio è
stato quello del giornalismo di investigazione. Questo lavoro si
è tradotto nella pubblicazione di un bollettino mensile,
la Dépêche internationale des drogues, in lingua francese,
spagnola e inglese, di sei rapporti annuali e di una dozzina di
libri, tra cui lAtlas mondial des drogues.
Vorrei aggiungere qualche parola sullorganizzazione che si
è data lOGD per realizzare il lavoro di raccolta delle
informazioni. Innanzitutto esisteva un nucleo di circa venti collaboratori
permanenti e di volontari specialisti di ogni regione del mondo
o di tematiche specifiche (droghe di sintesi, riciclaggio, ecc.),
ciascuno responsabile del proprio settore. Le informazioni provenivano
sia da esperti dellOGD, sia da una rete di circa 250 persone
inviate in un centinaio di Paesi (giornalisti, ricercatori e membri
delle ONG). A queste tre categorie si aggiungevano magistrati, poliziotti
e membri di organizzazioni internazionali. Le informazioni provenienti
da questo network erano vagliate da specialisti al fine di assicurarne
laffidabilità, e talvolta venivano sottoposte al parere
di esperti esterni.
In dieci anni abbiamo fatto informazione su temi molto delicati
senza incappare in gravi errori e spesso abbiamo anticipato linformazione
giornalistica. Nel 1991 abbiamo pubblicato le prime inchieste sullarmamento
dei kosovari attraverso la vendita di eroina, in vista di un conflitto
scoppiato sette anni più tardi.
Troppo autorevoli per parlare
A dispetto del carattere di "disturbo" della sua informazione,
lOGD ha guadagnato una credibilità indiscutibile. I
servizi informativi degli Stati Uniti (USIS), nonostante latteggiamento
certo non benevolo dellOGD nei confronti della politica americana,
lo hanno classificato sul sito Internet tra le prime cinque fonti
di informazione sulle droghe a livello mondiale, al fianco dellUNDCP,
lagenzia antidroga dellONU, e dellOrganizzazione
mondiale della sanità. Lo stesso atteggiamento hanno dimostrato
lUnione Europea, che per tre anni consecutivi ha finanziato
la pubblicazione del rapporto annuale, e il governo francese, attraverso
lappoggio della Missione interministeriale di lotta contro
la droga e la tossicomania (MILDT).
Inoltre le informazioni pubblicate dallOGD sono state riprese
e pubblicizzate dai media (soprattutto a livello giornalistico)
e sono state consultate in occasione di inchieste sulla droghe.
Nonostante lautorevolezza che ha saputo conquistarsi, va
riconosciuto che, a livello politico, limpatto dellOGD
non è stato significativo. Se allinizio degli anni
90 gran parte delle decisioni politiche sulla droga rivelava una
mancanza di competenza, oggi, anche grazie alle recenti analisi
che dobbiamo alle fonti alternative di informazioni, esiste una
maggiore consapevolezza in materia. Malgrado ciò, non si
sono verificati cambiamenti significativi a livello politico.
Le denunce e le analisi dellOGD sono state riprese prevalentemente
a livello di informazione scritta e radiofonica. Gli interventi
televisivi dei rappresentanti dellOsservatorio sono stati
circoscritti a brevi commenti su vicende specifiche, in particolare
su sequestri di stupefacenti. Mai lOGD ha avuto la possibilità
di denunciare le manipolazioni dellinformazione nel campo
della geopolitica, fatta eccezione per la partecipazione a trasmissioni
come "Geopolis", rivolte a un pubblico settoriale e dunque
già attento.
Lattenzione che la stampa francese ha dedicato allOGD
non ha seguito però il criterio dellattualità.
Quando, ad esempio, abbiamo rivelato che la vendita di armi da parte
della Francia al Pakistan era stata pagata con il denaro proveniente
dalla droga (operazione utile per denunciare in generale la vendita
di armi ai Paesi del terzo mondo) siamo stati ripresi con attenzione
dalla stampa. Ma durante la visita a Parigi dei primi ministri Bénazir
Bhutto e, qualche anno più tardi, Nawaz Sharif, quando la
vendita di armi era uno dei temi allordine del giorno, nessun
organo di informazione ha sollecitato commenti da parte nostra.
Questo atteggiamento della stampa non è da addebitare a pressioni
governative, ma è piuttosto il risultato di una sorta di
autocensura da parte dei giornalisti talvolta ispirata da
ragioni di gerarchia che ricorre quando sono in gioco interessi
economici nazionali. Lo stesso si è verificato con la visita
a Parigi del presidente Ernesto Samper dopo che gli Stati Uniti
gli avevano ritirato il visto e, più recentemente, con la
visita del nuovo re del Marocco, Mohammed VI, a proposito delle
coltivazioni di cannabis.
Stampa e colpi di spugna
Infine vorrei parlare della memoria "difettosa" della
stampa e dei meccanismi assolutori a cui essa conduce. Un esempio
particolarmente significativo viene dalla stampa americana. La pubblicazione,
nellagosto del 1996, di tre articoli per il "San Jose
Mercury News" intitolati "Alleanza nera: la storia dietro
lesplosione del crack" ha provocato negli Stati Uniti
una forte polemica. Dopo uninchiesta di un anno, il giornalista
Gary Webb descrisse le attività di una vasta rete di venditori
di crack nei ghetti neri di Los Angeles negli anni 80, rete guidata
dai trafficanti nicaraguensi e che sarebbe servita a finanziare
i Contras. È sorprendente che queste denunce avessero provocato
uno scandalo, perché le prove della complicità della
CIA nel traffico di cocaina erano già state appurate da una
commissione di inchiesta del Senato degli Stati Uniti, su iniziativa
del senatore democratico John Kerry. Lerrore di Gary Webb
è stato quello di amplificare come hanno anche fatto
le lobby nere statunitensi il ruolo avuto dalla CIA in questa
operazione. Lepisodio ha provocato una serie di reazioni e
smentite, tanto da alimentare la convinzione che linchiesta,
compresi i finanziamenti ai Contras con i soldi della cocaina, fosse
stata fabbricata di sana pianta. Gary Webb è stato inoltre
sconfessato dal suo giornale.
Il meccanismo si è ripetuto in occasione del recente affair
Montesinos in Perù. Per dieci anni diversi giornalisti, tra
cui il peruviano Gustavo Gorriti, e la Dépêche internationale
des drogues hanno denunciato limplicazione del consigliere
del presidente Fujimori nel traffico di droga, senza suscitare reazioni
in seno alla comunità internazionale. Quando è scoppiato
lo scandalo legato a episodi di corruzione in cui era implicato
Vladimiro Montesinos, la questione droga è stata totalmente
nascosta, forse perché il presidente Fujimori era ancora
in carica. Lattenzione è invece tornata sul traffico
di stupefacenti quando sono stati trovati una cinquantina di milioni
di dollari su un conto svizzero intestato a Montesinos ma
questo denaro poteva venire dal traffico di armi, ecc. e
soprattutto quando il fratello di Pablo Escobar ha affermato che
la campagna elettorale di Fujimori era stata finanziata dal suo
più noto parente proprio su iniziativa di Montesinos. Nel
caso in cui questultima accusa che non sembra essere
documentata si rivelasse infondata, rischierebbe di oscurare
il fatto che Montesinos sia implicato nel traffico di droga. Esiste
dunque il rischio di unoperazione di "ripulitura",
che cancellerebbe in un solo colpo le responsabilità di Stati
Uniti, CIA e DEA, che invece erano al corrente delle implicazioni
del capo occulto dei servizi segreti peruviani e non hanno fatto
nulla.
Le mie conclusioni, comera prevedibile, non sono particolarmente
ottimistiche: lattività dellOGD come fonte di
informazione alternativa impedirà che un giorno le istituzioni
e i responsabili delle decisioni pubbliche possano dire "non
lo sapevamo". Ma la denuncia delle manipolazioni prodotte dalla
guerra alla droga nei dieci anni di esistenza dellOsservatorio
non solo non ha influenzato le scelte politiche, ma non è
nemmeno stata in grado di raggiungere lopinione pubblica.
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