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Quando il proibizionisimo giustifica i bombardamenti
Mattia Diletti, redazione di "Fuoriluogo"
Nell'articolo pubblicato sul Corriere della Sera
di Martedì 16 ottobre dal titolo "L'oppio di un popolo",
Gaspare Barbiellini Amidei lancia l'allarme sull'impatto che i flussi
di eroina e oppio in uscita dall'Afghanistan avranno sul resto del
mondo: una preoccupazione giusta, accompagnata da alcune constatazioni
inconfutabili ma, come sempre in questi giorni, lontana dal mettere
in luce l'origine dei problemi.
1) Non si può "mettere in bilancio" i traffici
di droga afgani nella "discussione etica intorno alla legittimità
dei bombardamenti": la coltivazione dei papaveri da oppio sono
una conseguenza diretta dello stato di guerra che l'Afghanistan
conosce da venti anni, non un invenzione dei talebani (che pure
hanno altre colpe). Il boom della produzione dell'oppio in Afghanistan
è legato allo scambio droga/armi intercorso per anni con
i servizi segreti pakistani, ma coinvolge i protagonisti di qualunque
guerra;
2) lo stesso autore ha ben presente che con la droga tutti si sono
sporcati le mani, ma non arriva a ragionare sull'ovvio, cioè
che a mantenere vivo questo commercio è l'illegalità
delle sostanze stupefacenti, che fa sì che queste posseggano
un valore aggiunto incredibilmente alto. Per combattere i traffici
di droga vanno controllati i flussi delle sostanze e ne va regolamentata
e controllata la vendita (anche per migliorare le condizioni di
salute di chi consuma qui da noi), come oggi avviene in Olanda con
i derivati della cannabis, e vanno attuate politiche contro la povertà
nei paesi produttori, politiche che l'ONU promette da sempre senza
averle rese mai efficaci;
3) non è vero, come lui dice, che quella dei traffici di
droga è una "globalizzazione contro cui nessuno progetta
di scendere in piazza": da sempre è una battaglia del
movimento antiproibizionista. Se il valore aggiunto dell'illegalità
che fa sì che la coltura dell'oppio diventi in Afghanitan
e altrove un fatto di massa, l'unica soluzione è abolire
il proibizionismo. Sono tutte cose note, che esistevano prima dell'11
settembre cui potremmo ovviare facendola finita con la legislazione
attuale: è bene parlarne, poco corretto invocare la paura
dell'invasione della droga per giustificare i bombardamenti.
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