Telegraph
a cura di LILA
Convegno 3 D Antipro
Bologna - 27/29 giugno 2002
al convegno ha preso parte Paolo La Marca
Con il convegno 3 D Anti-pro si è aperta oggi a Bologna
la serie di eventi che culmineranno sabato con la sesta edizione,
o meglio con la versione 6.0 della Street Rave Parade.
L’evento, promosso dalla rete MDMA (Movimento Di Massa
Antiproibizionista) - in collaborazione con altre realtà
organizzate di operatori, professionisti, appartenenti al ‘movimento’
e centri sociali (La libertà e terapeutica, Fuoriluogo,
Il Cassero di Bologna, Forum Droghe, LILA, ecc.) - ancora una
volta aggrega la collettività sparsa per tutta Italia
che lavora da anni per diffondere la cultura dell’antiproibizionismo,
come modello alternativo a quello vigente in tema di droghe.
Non si tratta di proposte che badano unicamente agli aspetti
legislativi; non si tratta di discutere solo di temi di stampo
operativo (possesso, consumo, sanzioni, quadro penale, ecc.)
ma di scandagliare un più ampio panorama intellettuale,
etico, politico, sanitario, culturale, sociale e anche storico,
antropologico, biologico, di vastissime dimensioni.
Ed è proprio l’approfondimento di alcuni dei più
rilevanti fra questi molteplici aspetti che ha guidato la costruzione
del ricco programma della tre giorni bolognese.
La prima giornata, apertasi in mattinata con la sessione Il
nemico perfetto: carcere, sistemi penali, sicurezza e controllo
sociale, ha visto la partecipazione fra gli altri di Susanna
Ronconi, Renato Curcio, Sergio Cusani e Sergio Segio.
Gli allarmanti dati sulla situazione carceraria italiana, e
in particolare sui detenuti tossicodipendenti, sono stati il
fulcro della discussione, che ha rilevato nelle recenti proposte
del governo di istituire carceri speciali (a gestione privata)
l’ennesimo tentativo di dare a un problema prettamente
sociale una risposta penale.
Il carcere, sovraffollato, inadeguato, privo di garanzie per
la salute e la qualità della vita dei detenuti, è
stato scelto come unica risposta ‘contenitore’ del
disagio e come ‘totem’ che difenda la minacciata
sicurezza dei cittadini (proprio quando praticamente tutti gli
indici statistici sull’andamento dei reati registrano
una situazione di relativa stabilità).
Una risposta che ha perso, se mai ne ha avuta, qualsiasi velleità
di educazione, riabilitazione e recupero, che produce condizioni
di disperazione (70 i suicidi nell’ultimo anno) e che
nel peggiore dei casi diventa essa stessa criminogena.
Un altro aspetto che ha destato particolare attenzione e preoccupazione
è la sospensione de facto del passaggio delle competenze
sulla sanità in carcere dal Ministero della Giustizia
al Ministero della Sanità (il decreto scade il 30 giugno,
ma sembra ormai lettera morta), con tutta una serie di conseguenze
drammatiche per gli oltre 50.000 detenuti attualmente nelle
carceri italiane. Il tutto accade all’interno di un sistema
penitenziario sovraffollatissimo, che non esita a mettere nella
stessa cella detenuti malati di tubercolosi con detenuti sieropositivi,
con le potenziali conseguenze che è facile immaginare.
La sessione successiva, La cura: realtà, diritti, immaginari,
che ha visto la partecipazione di Leopoldo Grosso, ha affrontato
i temi della realtà e dei riscontri scientifici dei trattamenti
metadonici nei SER.T. (non solo a scalare e affidati alla scienza
e coscienza dei medici e del loro rapporto con i pazienti),
dell’accesso alle cure come diritto fondamentale da supportare
e difendere e del mito della guarigione nella nostra società
(con i numeri relativi alla vendita di farmaci che aumentano
ogni anno).
E si è parlato anche di una società che cambia
nei più differenti aspetti della vita: bisogni sociali,
legalità ed economia sono i principali ambiti coinvolti
nella complessità del problema. Interagendo essi creano
nuove necessità e nuove culture ad hoc, con conseguenze
spesso tragiche. Nella realtà basti pensare alle guerre
economico-legali scatenate dalle multinazionali contro quelle
nazioni che chiedono misure di emergenza per la produzione di
farmaci a basso prezzo. Nell’immaginario sociale si faccia
attenzione a quanto ormai è stato interiorizzato l’uso
abnorme di sostanze farmaceutiche, dal semplice e casalingo
abuso individuale al fenomeno eclatante del doping sportivo,
in un mondo che ci vuole a tutti i costi ‘vincenti e produttivi’.
La sessione L’informazione drogata, che ha visto la partecipazione
di giornalisti di diverse realtà della carta stampata
e mediatiche (Il lecito, Carta, Fuoriluogo, Radio Gap), ha centrato
il dibattito sulla relazione fra l’informazione mediatica
- il suo impatto sull’immaginario collettivo e sull’opinione
pubblica - e le droghe.
Sono stati presi in considerazione diversi aspetti: l’utilizzo
di codici comunicativi improntati sull’allarme, sulla
drammatizzazione assoluta, sulla omologazione di tutte le sostanze
stupefacenti come un'unica entità informe e maligna,
pronta a ghermire i giovani; la diffusione di notizie scientificamente
corrette come antidoto alla tensione sociale creata ad arte
sulle droghe e sulle problematiche che il loro consumo massificato
produce; per chi opera attraverso strategie di prevenzione e
riduzione del danno la necessità di individuare linguaggi
pertinenti, liberi da approcci giudicanti e basati sull’evidenza
scientifica dei fatti, così da sfruttare al meglio le
caratteristiche di prossimità, di aggancio e relazione
con i consumatori (o potenziali tali).
E ancora si è discusso su come sfruttare la grande e
articolata competenza sviluppata da questo movimento, in tema
di cultura e fenomeno del consumo di sostanze, di prevenzione
e riduzione del danno, di approccio storico, antropologico,
sociologico e di ricerca, per ‘attirare’ i media
che necessitano notizie, informazioni, aggiornamenti, suggestioni,
ecc.
La sessione La società dell’Aids, che ha chiuso
la prima giornata dei lavori, ha affrontato alcuni aspetti dell’attualità
del fenomeno Hiv/Aids. Non a caso il titolo rimanda a diverse
accezioni del termine società: la società del
business farmaceutico; la società delle correlazioni
fra trasmissione del virus e uso di droghe e del ruolo di interventi
specifici di riduzione del danno, la società che combatte
per l’affermazione della libertà di orientamento
sessuale, di identità e differenza di genere come prerequisito
necessario a non stigmatizzare creando esclusione, marginalità
e maggiore rischio; la società dei gruppi di interesse
e di attivismo delle persone sieropositive che lottano per i
propri diritti e contro la discriminazione.
Il Salotto letterario, spazio di discussione serale sulle correlazioni
fra l’arte, la letteratura e il consumo di stupefacenti,
con la presenza di Stefano Benni e un appartenente al gruppo
Wu Ming fra gli altri, ha concluso la prima giornata dei lavori.
Sul prossimo Telegraph:
Politiche europee e anomalie Italiane: mentre in Italia il concetto
‘riduzione del danno’ sembra scomparire dai vocabolari
dei politici, in Europa la situazione è completamente
differente
Anteprima del film ‘L’erba proibita’ di C.
Bortone, G. Russo e al.
Il film con Paolo Rossi, Dario Fo, 99 Posse, Sud Sound System