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Rototom EXODUS

Sfrattato dal Friuli, il festival reggae più grande d'Europa si trasferisce in Spagna. Nel mirino delle autorità, con il presidente Filippo Giunta indagato per via della legge Fini-Giovanardi sulle droghe, l'evento ecologista, antirazzista e antiproibizionista che ogni estate porta 150 mila persone a Osoppo. «Eravamo un antidoto alla crisi, ma in Italia non è più possibile fare nulla». È l'ennesimo segnale del declino culturale dell'ormai ex Belpaese. Quest'anno aveva ospitato Beppino Englaro e Ignazio Mar

Fonte: il manifesto, di Giorgio Salvetti 08/01/2010

 Olé. Si va in Spagna. Il Rototom Sunsplash, il più grande festival reggae d'Europa se ne va dall'Italia. La manifestazione da 16 anni porta nel nostro paese i più grandi artisti della musica giamaicana. E' arrivata a contare 160 mila presenze che ogni estate hanno condiviso dieci giorni di pace e musica nel parco del Rivellino a Osoppo, in provincia di Udine. Ora ha deciso di espatriare.
      Tutto il mondo farebbe a gara per ospitare un evento come questo, non fosse altro per l'enorme ricaduta economica. Ma il Rototom è troppo libero e indipendente. E allora va combattuto con ogni mezzo. Almeno da queste parti. Questo lo si sapeva da tempo. Ma nessuno poteva immaginare che si sarebbe addirittura arrivati a indagare Filippo Giunta, il presidente dell'associazione che organizza il Sunsplash, in base alla legge Fini-Giovanardi sulle droghe. Lo ha fatto questo autunno il pm Giancarlo Buonocore della procura di Tolmezzo, su imboccata dei carabinieri di Udine, aggrappandosi ad un articolo della legge liberticida in materia di stupefacenti. Filippo Giunta è accusato di avere violato la norma che colpisce «chi adibisce un luogo al consumo di droghe». E siccome la cultura Giamaica «agevola» l'uso di marijuana, secondo gli inquirenti rischia da 3 a 10 anni di carcere.
      La mossa repressiva fa perdere all'Italia una delle poche manifestazioni musicali capaci di suscitare interesse fuori dai nostri confini. Ma soprattutto costituisce un precedente allarmante. In pratica, in base a questo cavillo giuridico-repressivo, ogni concerto (o discoteca, dj set, iniziativa indesiderata, indipendente, etc...) potrebbe essere chiuso per legge. Ne parliamo con il diretto interessato, Filippo Giunta.
      Allora ve ne andate davvero?
      Siamo continuamente oggetto di una repressione che ci spinge ad andarcene, però non rinunciamo a combattere questa battaglia. Tutti gli atti dell'inchiesta a mio carico sono inconsistenti. Forse, se mi fossi prostrato e avessi lasciato mano libera ad altri sulla gestione e i controlli delle persone che vengono al Rototom, avrebbero fatto cadere questo assurdo attacco giuridico. È la nostra indipendenza, forse, la cosa che più infastidisce. Fatto sta che a queste condizioni siamo noi che decidiamo di andare via. Si tratta di una nostra scelta politica che abbiamo preso in piena libertà senza accettare intimidazioni. L'Italia non si merita il Rototom. La Spagna sì.
      Come sei messo con la legge?
      Nel frattempo ho ricevuto un altro avviso di garanzia per contravvenzione dell'articolo 681 del codice penale.
      Cosa hai fatto questa volta?
      Pare che nel 2008 due tende su 5000 ostruivano una via di accesso... In pratica non avrei seguito alla lettera le prescrizioni e sono indagato dalla procura di Tolmezzo per apertura abusiva di luogo di pubblico spettacolo e intrattenimento.
      E per quanto riguarda la cannabis?
      Sono sotto accusa per l'articolo 79 della legge Fini-Giovanardi perché la cultura rasta sostiene l'uso di cannabis e siccome il Rototom è una manifestazione sulla cultura giamaicana allora sono equiparato a uno specie di spacciatore «culturale».
      Hai altre pendenze o basta così?
      Sono accusato in concorso con il sindaco di Osoppo per falso in atti pubblici. In pratica, per una griglia non autorizzata dei ristoratori che operano all'interno del festival, la commissione provinciale di Udine ci ha imposto di cambiare dei forni in tempi brevissimi, altrimenti ci avrebbero chiuso. Il sindaco di Osoppo, con una commissione ristretta, ci ha dato il permesso per aprire e per questo ora viene accusato. Inoltre, sempre in concorso con il sindaco, sono accusato per l'apertura di un campeggio non autorizzato all'esterno del festival. Si trattava invece solo di una zona di sosta temporanea gratuita in attesa di fare entrare le persone nel campeggio ufficiale del Rototom. Anche questa è un'accusa assurda. D'altronde non avremmo alcun interesse a far campeggiare le persone all'esterno piuttosto che nel nostro campeggio a pagamento.
      Insomma sei considerato come un delinquente...
      Sì. E stiamo parlando di un festival che dura dieci giorni con 150 mila presenze, stand gastronomici e delle associazioni, un campeggio, centinaia e centinaia di lavoratori e artisti che si esibiscono. Si tratta di un'organizzazione enorme e molto impegnativa. Concentrarsi su una griglia e due tende significa volerlo chiudere con qualsiasi pretesto.
      Chi è venuto a trovarvi l'estate scorsa?
      L'ispettorato del lavoro ha mandato un furgone con nove persone che hanno fatto una multa di 6 mila euro a un'associazione di Modena perché al loro banchetto c'era un volontario non tesserato, e hanno contestato 15 nostri lavoratori (ne assumiamo migliaia ogni anno) perché non riuscivamo a dargli con precisione la data del fax che avevamo regolarmente mandato all'ufficio dell'Inps... Poi sono venuti i carabinieri dei Nas. E anche i Noe, come se non fossimo «ecologici» proprio noi, che siamo siamo tra i 15 green festival d'Europa... Sono venuti perfino dei vigili di altri comuni che se la sono presa per una allacciatura di un bagno, che secondo loro non era a norma. E ancora. I vigili del fuoco e la Finanza che dopo due ore di controlli è riuscita a fare una multa per uno scontrino mancante.
      Insomma, una persecuzione. Ma da parte di chi?
      Sappiamo che a capo di questo atteggiamento repressivo c'è il tenente dei carabinieri Fabio Pasquariello, comandante del reparto investigativo di Udine; lo stesso che qualche settimana fa, sempre grazie all'intervento del pm Bonaccorso, ha chiuso il Triblinka, l'unico centro sociale di Udine. E' accaduto nonostante il parere contrario del sindaco Furio Honsell. Ma questi due personaggi sono solo la manovalanza in un clima politico che è cambiato da quando due anni fa in Friuli ha vinto la destra. Il vicepresidente del Regione, Luca Ciriani (An), ha comprato paginate sui giornali locali per attaccare il Rototom dicendo che è «dei comunisti». Noi abbiamo creato un servizio di sicurezza sempre più efficace pronto a collaborare con le autorità, ma da parte loro si è scelta la via della repressione.
      Ti riferisci solo alle autorità locali?
      Non credo ci sia un mandante più in alto. Non ce n'è bisogno. Credo che anche in questo caso sia il clima generale. Di fatto la situazione nazionale permette e incentiva questi comportamenti dei politici locali che si sentono autorizzati ad agire in questo modo.
      Non è la prima volta che subite attacchi repressivi, perché proprio adesso avete deciso di espatriare?
      Nel 1999, quando il Rototom si svolgeva a Lignano, la stazione è stata blindata da due ali di poliziotti che perquisivano tutti gli spettatori. Ma allora non avevamo contro la politica. Il sindaco di Lignano era in ferie e la location in effetti era un'area turistica più adatta alle vacanze delle famiglie. Per questo abbiamo cambiato sede.
      E gli abitanti di Osoppo, invece, come vi hanno accolti in tutti questi anni?
      Su 16 edizioni del festival, 10 si sono svolte ad Osoppo. Gli abitanti sono sempre stati dalla nostra parte. Hanno formato un comitato pro Sunsplash che conta 5 mila aderenti su una popolazione di 2 mila abitanti. 100 commercianti, ossia tutti, hanno scritto una lettera al presidente della Regione, Renzo Tondo, insieme a tre sindaci. Non hanno avuto risposta. Il Sole24Ore ha stimato che la ricaduta economica del Rototom sul territorio va dai 5 ai 7 milioni di euro all'anno: fanno 50 milioni in 10 anni! Diamo lavoro ogni anno a 2000 persone.
      E voi quanto guadagnate?
      Siamo un'associazione culturale non a scopo di lucro. Non distribuiamo utili. Non abbiamo sponsor e agganci ne politici né con i media. Quello che guadagna il festival serve a organizzare il prossimo festival. Il resto va a finanziare progetti di solidarietà, per esempio in Brasile o per Emergency. Quest'anno metà del compenso del mitico Bunny Wailers, fondatore del gruppo di Bob Marley, finanzierà un progetto in Etiopia. E l'altra metà ha finanziato l'apertura di una sala prove in Abruzzo. Due anni fa abbiamo avuto il riconoscimento del governo della Giamaica.
      Dopo il tuo avviso di garanzia chi è stato dalla vostra parte?
      Migliaia di persone ci hanno scritto e hanno aderito alla campagna «Io agevolo» collegandosi al nostro sito internet. Ci hanno scritto tutti i maggiori artisti del reggae e della musica, ma anche delle spettacolo. Tra gli italiani ci hanno sostenuto Peppino Englaro, Moni Ovadia e tanti altri. Il 13 novembre abbiamo fatto un concerto in piazza a Udine intitolato «Non processate Bob Marley», sono intervenuti tantissimi artisti e in collegamento c'era anche Beppe Grillo.
      Sindacati e partiti di sinistra e centrosinistra?
      Solo la Cgil locale si è espressa, per il resto silenzio. Hanno paura di prendere posizione. Noi abbiamo il sostegno dei cittadini e degli artisti ma la politica o tace o ci vuole chiudere. Ormai c'è uno scollamento evidente tra politica e paese reale.
      E i media hanno coperto la notizia?
      Poca roba, ha scritto il manifesto, Liberazione, il giornale di Sansonetti, un breve servizio su Raitre invece non è passato. Poi La Stampa, Il Fatto e un trafiletto sul Corriere della Sera, per il resto solo cronaca locale.
      Come vi hanno accolto in Spagna?
      Intanto da quelle parti la marijuana è considerata in modo diverso, sia da un punto di vista culturale che penale. Se ne può possedere una quantità personale fino a tre etti. E poi noi lì siamo visti come operatori culturali e non come potenziali delinquenti. Un Comune ci ha ricevuto come una vera e propria delegazione con tanto di gonfalone. In tempi di crisi come questi siamo visti come una manna perché diamo lavoro e facciamo girare l'economia, oltre che offrire musica e cultura. La domanda tipica che ci viene rivolta è: perché mai siete stati mandati via dall'Italia? Spiegare loro cosa sta succedendo da noi è quasi impossibile, e così me la cavo sempre con la stessa risposta: da noi c'è Silvio Berlusconi. Allora capiscono.
      Insomma, tutta colpa di Silvio?
      Ovviamente no. Adesso sembra che l'opposizione la faccia Gianfranco Fini... la realtà è che non c'è un'opposizione vera e questo non è un problema contingente ma una questione strutturale che non ci dà futuro. In Italia poi c'è un particolare accanimento contro i giovani. Siamo un paese vecchio.
      Tornerete mai da queste parti?
      Anche se dovessi venire assolto passeranno almeno due anni prima della conclusione delle indagini e della sentenza: questo significa renderci di fatto la vita impossibile per operare qui. E poi dovremmo trovare appoggio nelle autorità del Friuli, cosa che al momento mi sembra impossibile. E così abbiamo deciso di andare in Spagna, ma continueremo la battaglia perché in Italia anche chi sta organizzando qualche altra manifestazione, magari più piccola, e non ha ancora la possibilità di farsi sentire come noi, non debba più subire l'incredibile repressione che abbiamo subito noi nel silenzio generale.

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Pubblicato da LF il 13/01/2010

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