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Fonte: La Provincia Pavese, di Maria Fiore 11/01/2012

«Non è reato coltivare cannabis per se stessi»

provincia-pavese.pngIl giudice Rizzi ha assolto con questa motivazione uno studente universitario. Il giovane aveva piantato marijuana, due vasi erano stati trovati nel box doccia. Da la Provincia Pavese.

PAVIA - Coltivare cannabis in casa non è reato. A patto che il numero di piantine sia limitato e soprattutto che la coltivazione sia per uso personale e non destinata allo spaccio. Questa, almeno, è la conclusione a cui arriva una recente sentenza del giudice del tribunale di Pavia Erminio Rizzi, che ha assolto uno studente universitario di 25 anni di Pavia che era stato trovato in possesso, nella sua abitazione, di due piantine di marijuana. Le piante, alte ognuna 80 centimetri, erano state messe nel box della doccia, un luogo che garantiva irrigazione costante. All’interno era stato realizzato anche un sistema di illuminazione, per offrire calore e far crescere le piante in maniera rigogliosa.

La coltivazione era stata interrotta, però, dalla perquisizione dei carabinieri, che avevano sequestrato gli arbusti e denunciato il ragazzo. Il giovane, finito a processo per coltivazione abusiva di cannabis, è stato però assolto dal giudice Rizzi con rito abbreviato perché «il fatto non sussiste». Ma qual è stato il ragionamento che ha portato a questa sentenza? Rizzi, che ha seguito la tesi dell’avvocato difensore Marcello Caruso, ha fatto rientrare il possesso delle piantine nell’ipotesi di reato della detenzione - che è appunto depenalizzata se è a fini personali, come ha stabilito anche la Cassazione - e non della coltivazione illegale.

Secondo la sentenza, perché la coltivazione di cannabis sia reato «occorre che venga individuata una vcoltivazione di sostanza stupefacente in senso tecnico, ovvero basata su alcuni presupposti quali l’individuazione di terreni, tipi di coltivazioni, locali destinati alla custodia e alla preparazione del prodotto per la futura messa in commercio, che rendano inequivoca la volontà di utilizzare la sostanza non per uso personale, ma per attività di spaccio».

Condizioni che nel caso specifico mancavano. Le piantine, infatti, erano state coltivate in vaso e il loro numero era quindi irrisorio. Non si trattava di una coltivazione su vasta scala, ma fatta all’interno di una stanza della casa. Inoltre non era stato trovato alcun riscontro che il prodotto fosse destinato a essere ceduto o venduto. Per Rizzi, quindi, al massimo ci si troverebbe di fronte a un illecito amministrativo, ma non a una vicenda di carattere penale. La sentenza, rara nel suo genere, potrebbe a questo punto rappresentare un precedente nella valutazione di casi analoghi. Ovviamente, pur arrivando a una sentenza di assoluzione, il giudice ha disposto la confisca e la distruzione delle piantine di marijuana sequestrate.

Pubblicato da LF il 11/01/2012

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