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«Ma nel mondo l’85% dei malati non ha alcuna cura»

Intervista a Benedetto Saraceno. Il direttore del dipartimento salute mentale dell’Oms: «Quasi ovunque il comun denominatore è la discriminazione e l’assenza di ogni trattamento»

Fonte: L'Unità, di Cristiana Pulcinelli 03/02/2010

Si calcola che nel mondo 450 milioni di persone abbiano un problema importante di salute mentale. La maggior parte di essi vive in paesi poverissimi: «Ci sono stati come il Mozambico dove c’è uno psichiatra per tutto il paese e alcuni villaggi distano venti ore di autobus dal primo servizio medico», racconta Benedetto Saraceno, direttore del dipartimento salute mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Cosa si puòfare per ridurre il disagio di queste persone? «Il problema principale che ci troviamo di fronte come Oms è che l’85% delle persone che hanno una malattia mentale non riceverà alcun tipo di trattamento nel corso della sua vita, non incontrerà mai uno psichiatra e molto probabilmente neppureunmedico generico. Questo vuol dire che l’85% delle persone con psicosi sarà emarginata, spesso reclusa in casa o esposta a drammatiche discriminazioni o violenze. L’85% delle donne con una depressione grave post parto se la terrà e il 90% delle persone con epilessia non riceverà alcun trattamento. La politica dell’Oms in primo luogo è quella di diminuire un po’ il gap tra chi ha accesso alle cure e chi non ce l’ha». Ma quel 15% che riceve una risposta, che risposta riceve? «L’80%di quel 15% viene mal curato in ospedali psichiatrici che spesso sembrano campi di concentramento. In alcuni casi ci si domanda se non è meglio che stiano per strada piuttosto che in mano a una psichiatria che viola i loro diritti umani e li sequestra. Noi che ci occupiamo di salute mentale abbiamo un doppio problema: stabilire l’accesso alle cure e modificare radicalmente la qualità della risposta». Esiste un modello unico di salute mentale, nonostante le differenze tra i paesi? «Sì, perché alcuni dati sono costanti in tutto il mondo.Adesempio, il fatto che le persone con malattia mentale sono stigmatizzate e discriminate. Oppure, la tendenza di una certa psichiatria a fornire unmodello repressivo ed espulsivo è frequente sia nei paesi poveri sia in quelli ricchi. Così come esiste ovunque la necessità di decentrare i servizi psichiatrici. Non bisogna dimenticare che la malattia mentale è di lunga durata: vuol dire che i pazienti passano la maggior parte dei loro giorni fuori dall’ospedale. Quindi, dobbiamo fare i servizi fuori dall’ospedale. La psichiatria deve stare sul territorio perché lì c’è la domanda. Il bisogno delle persone non è solo bisogno di farmaco, maanche di lavoro, casa, affettività e sessualità». La riforma italiana è un modello? «L’Oms guarda alla riforma dei servizi di salute mentale italiana con estremo interesse. Sonopochi i paesi che possono essere presi a modello: oltre all’Italia, il Brasile, alcune esperienze spagnole e inglesi.Maci sono esperienze diverse che sono degne di attenzione. Ad esempio lo Sri Lanka,dove i manicomi sono stati ridotti grazie ai fondi stanziati per lo tsunami e utilizzati in parte per una riforma dell’assistenza psichiatrica in tutto il paese».

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Pubblicato da LF il 05/02/2010

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