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Droghe: i danni collaterali della “war on drugs”

Viene presentato oggi a Firenze “Lotta alla droga, i danni collaterali”, volume curato da Franco Corleone e Alessandro Margara (edizioni Polistampa) che si propone come una valutazione dell’impatto della normativa antidroga sull’insieme delle attività delle forze dell’ordine, degli apparati giudiziari e sul carcere. Terra del 13 luglio ha pubblicato uno stralcio dell’introduzione di Grazia Zuffa.

Fonte: Terra, di Grazia Zuffa 13/07/2010

Viene presentato oggi a Firenze “Lotta alla droga, i danni collaterali”, volume curato da Franco Corleone e Alessandro Margara (edizioni Polistampa) che si propone come una valutazione dell’impatto della normativa antidroga sull’insieme delle attività delle forze dell’ordine, degli apparati giudiziari e sul carcere.

Pubblichiamo uno stralcio dell’introduzione di Grazia Zuffa. Nella politica delle droghe la valutazione ha finora trovato poco spazio, specie per ciò che riguarda l’aspetto penale. Il punto di svolta è stato l’appuntamento di “Vienna 2009”: nella seduta del marzo 2008, l’organismo Onu che decide le politiche internazionali delle droghe, la Commission on Narcotic Drugs (Cnd), decise di dedicare un intero anno alla valutazione della strategia di contrasto alle droghe, decisa nell’assemblea generale dell’Orna di New York del 1998.

A riprova del fatto che siamo ancora ai primi passi, parlano le dispute perfino sul significato del termine “valutazione”. Dobbiamo valutare l’efficacia delle strategie, ovvero se queste hanno raggiunto gli obiettivi prefissati? Oppure dobbiamo valutare se e come gli interventi decisi sono stati messi in atto? È facile comprendere che la questione non è affatto tecnica come può sembrare a prima vista. Se diciamo sì alla prima ipotesi, optiamo per la valutazione in senso stretto. Il che ha delle conseguenze: nel caso risulti che gli obiettivi prefissati non sono stati raggiunti, è giocoforza prendere in considerazione l’ipotesi di un cambiamento. Nel secondo scenario, il conseguimento o meno degli obiettivi rimane fuori scena, così come l’opzione di un cambio di rotta, in caso di fallimento accertato. Ci si limita semplicemente a monitorare l’implementazione delle politiche, evitando di confrontarsi con la questione chiave della loro effettiva utilità nel contrasto alle droghe.

Generalmente, ha prevalso la seconda interpretazione. Così è per il testo unico sugli stupefacenti del 1990 (la legge Jervolino Vassalli), che ha previsto una relazione annuale al Parlamento sullo stato d’applicazione della legge, non sulla verifica dei suoi obiettivi.

Intanto però a livello internazionale le cose sono andate un poco avanti. In vista della revisione della strategia globale di contrasto alla droga del 1998, di cui si è detto, l’Unione Europea ha preso sul serio l’appuntamento commissionando una ricerca in merito.

Il titolo dello studio, “Un rapporto sui mercati internazionali delle droghe illecite 1998-2007” (a cura di Peter Reuter e Franz Trautmann) già indica che il suo scopo è la verifica degli obiettivi fissati dal piano globale del 1998: la “eliminazione (o almeno la riduzione significativa) della produzione e del traffico di eroina, cocaina e canapa entro il 2008. Questi obiettivi sono stati raggiunti? È un quesito non di poco conto, pensando allo strumento principale su cui si appoggia la strategia del 1998: l’inasprimento della repressione contro le coltivazioni illegali tramite l’eradicazione forzata e la fumigazione con pesticidi manu militari.

Con la militarizzazione di vaste aree di territorio, la “guerra alla droga” ha assunto in molti paesi produttori un tragico significato letterale. Si veda il conflitto in Afghanistan, in cui la produzione di oppio riveste un ruolo importante o la guerra civile in Colombia, dove è centrale il controllo delle coltivazioni di coca. È sotto gli occhi di tutti, non solo degli esperti, che l’auspicata “riduzione significativa” dell’offerta di droghe rilegali (per non parlare della “eliminazione”) è di là da venire. In compenso, sono sempre più evidenti i “danni collaterali” della guerra alla droga, tanto che un altro rapporto, uscito sempre nel 2009, denuncia che la war on drugs sta addirittura minando la democrazia in America Latina.

È un documento autorevole, varato da una commissione presieduta dall’ex presidente del Brasile Fernando Cardoso, insieme agli ex presidenti del Messico Ernesto Zedillo e della Colombia Cesare Gaviria: l’appello ad un cambio di passo nella politica antidroga, spostando l’accento e le risorse dalla legge penale allo sviluppo sociale. Torniamo al Report di Reuter e Trautmann, per certi versi unico. Esso non si limita a raccogliere informazioni sull’evoluzione del problema droga nel decennio preso in considerazione, cerca anche di costruire un modello di valutazione delle politiche penali, individuando gli indicatori per misurarne l’efficacia. Uno di questi è l’evoluzione dei prezzi delle droghe sul mercato illegale. Poiché l’obiettivo dell’azione penale è la riduzione dell’offerta di droga, i mercati dovrebbero registrare i cambiamenti.

Se l’azione repressiva coglie nel segno, i prezzi delle droghe illegali dovrebbero salire e le droghe dovrebbero essere meno accessibili. Niente di tutto questo è accaduto. Il rapporto mostra che i prezzi delle droghe al dettaglio sono generalmente diminuiti nei paesi occidentali, inclusi quelli che hanno aumentato l’impatto repressivo contro gli spacciatori, come Gran Bretagna e Stati Uniti (ma anche l’Italia è fra questi). La caduta del prezzo dell’eroina e della cocaina è così imponente che probabilmente le entrate totali del 2007 sono state inferiori a quelle del 1998; in più, non c’è alcun segno che oggi sia più difficile procurarsi le droghe di 10 anni fa.

Il fenomeno si spiega in parte con l’effetto ballon nei paesi produttori. Quando la repressione si fa più aspra in una zona, la produzione si sposta in un altro paese: è ciò che è accaduto in passato con la diminuzione delle coltivazioni in Perù e Bolivia controbilanciata dall’espansione in Colombia. Un fattore altrettanto importante è costituito dall’alta competitività e frammentazione dei mercati, che “non sono verticalmente integrati o dominati da grandi cartelli” - recita il Report; inoltre, la stragrande maggioranza di chi vende droga guadagna molto poco: solo un ristretto numero di soggetti accumula grandi fortune col traffico e lo spaccio, ma questo riguarda solo una piccola parte dell’incasso totale. Sono indicazioni di grande interesse, non solo per 1 informazione circa i prezzi al dettaglio delle droghe, in genere mai presi in considerazione; ma perché capovolgono alcuni luoghi comuni sulla “lotta alla droga”.

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Pubblicato da LF il 15/07/2010

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