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Fonte: Estense.com 06/06/2011

Dal carcere al palco del teatro Comunale

Gli attori-detenuti dell'Arginone in scena stasera con il 'Woyzeck' al Teatro Comunale di Ferrara

Tags: Carcere

Questa sera lle 21, al Teatro Comunale di Ferrara, il Laboratorio Teatro Nucleo presso il Carcere di Ferrara presenta “Woyzeck”, sperimentazione sul testo omonimo di Georg Buchner, per la regia di Horacio Czertok in collaborazione con Andrea Amaducci (collaborazione alla scena e costumi Remi Boinot, video Marinella Rescigno). Protagonisti sulla scena saranno gli attori-detenuti della Casa Circondariale di Ferrara.

Agli inizi del XIX secolo, Georg Buchner incappa in una notizia sul giornale: un barbiere ha ucciso l’amante e viene perciò processato e condannato. Non scrive un vero e proprio testo, la morte lo sorprese giovanissimo: lascia una serie di scene. La leggerezza però e la concretezza del trattamento, in grande discontinuità con l’epoca, ne fanno un opera rivoluzionaria che segna la nascita del teatro contemporaneo.

“Woyzeck” continua il processo di crescita del laboratorio teatrale nel carcere, attraverso il quale le storie degli attori-detenuti incontrano le grandi narrazioni della nostra cultura, perché dal confronto possa nascere nuova consapevolezza. Cresce anche e si consolida il lavoro musicale, con la “orchestra di strumenti informali”: nel “uozek”, come viene più famigliarmente nominato il nostro eroe, l’orchestra integra la costruzione narrativa dell’opera, compiendo un passo avanti in relazione al lavoro precedente. Il testo ci ha portato a riflettere sulla condizione di detenuto, del crimine, della giustizia, della pena.

La proposta di Buchner ci sostiene, nella costruzione di un linguaggio che eluda il già detto, il già saputo: non siamo qui per raccontare storie, ma per fare in modo che scaturisca tra attori e spettatori la scintilla della poesia, nell’ora e qui della circostanza teatrale. Se questa scatta, allora forse potranno compiersi riflessioni di un qualche valore.

Poiché nel carcere non vi sono detenute femmine, Marie la si è dovuta inventare, e nel corso di una famosa improvvisazione abbiamo assistito all’apparizione di una straordinaria invenzione: Marie muore assassinata ma è incinta, e gli attori hanno inscenato un parto: bisognava salvare il bambino. La morte che partorisce la vita. L’assassinio, sì, è brutale, come vuole il testo: ma allora anche la speranza.

Il teatro dĂ  molto al carcere, ma come si vede, anche il carcere diventa uno spazio in cui nuove intuizioni possono arricchire il teatro.

Ingresso € 8. Biglietteria tel. 0532202675

Pubblicato da LF il 06/06/2011

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