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Fonte: Fuoriluogo.it, di Redazione 16/03/2016

Bologna, le scuole e le droghe

Comunicato stampa Antigone Forum Droghe sui recenti controlli antidroga nelle scuole a Bologna

Tags: bologna

A Bologna, città “di passaggio” e culla delle diversità da un po’ di anni rispetto a giovani, aggregazione, uso/abuso di sostanze, si usa la mano dura. Non vogliamo addentrarci nel descrivere la lotta in atto da anni, da Cofferati in poi, ai centri di aggregazione giovanile, agli spazi e locali del divertimento notturno, con ordinanze sulla movida notturna. Vogliamo parlare  delle scuole. Da anni ormai i progetti di comunità intesi come prossimità, informazione ed educazione sono stati ridotti o trascurati per lasciare spazio ad interventi sulla “legalità” da parte delle forze dell’ordine, “legalità” intesa anche come prevenzione al consumo e traffico di stupefacenti. Vorremmo sottolineare che la legalità non è solo la conoscenza delle leggi, giuste e a volte ingiuste che siano, ma è un processo di crescita di una comunità, il progredire condividendo beni comuni e difficoltà nel  rispetto dell’ambiente e degli altri. Questi aspetti devono essere patrimonio di tutti gli adulti e saper essere comunicati attraverso esperienze costruttive e poco hanno a che fare con i sermoni paternalistici, con le minacce e la paura che può avvertire un minorenne di fronte alle divise.

Ma non basta. In un Istituto magistrale a Bologna, il direttore didattico, di fronte alle problematiche relative al consumo degli studenti, ha pensato bene di far intervenire in classe le forze dell’ordine e lo spettacolo, a nostro avviso osceno, è stato garantito: perquisizioni e dimostrazioni di potere e forza muscolare sui ragazzini a cui sono seguite perquisizioni a casa e provvedimenti sul penale.

Stupisce che questo direttore scolastico non abbia segnalato prima questi problemi, non abbia convocato i genitori, non abbia pensato a far riferimento all’AUSL, visto che ogni anno viene redatto un “catalogo” sull’educazione alla salute in cui sono inclusi interventi nelle classi.

Ci chiediamo come mai, nel 2016, non esista una “cultura tra gli adulti” che permetta di affrontare in altro modo questi fenomeni legati al consumo, al rischio e come mai un direttore didattico sia fallito, attraverso questa azione, proprio nella sua opera educativa. Le reazioni della classe e dei genitori ad un evento così “forte” sono state quelle di persone traumatizzate dall’evento, rabbiose  e la comunicazione, aspetto importante soprattutto in adolescenza, è stata frammentata in mille pezzi e interrotta tra ragazzi e adulti e tra adulti e adulti.

Forse bisognerebbe pensare di più di fronte a certi problemi, condividere di più, tornare a riflettere sulla necessità di educare prima che punire.

Siamo i primi a non volere che le sostanze stupefacenti circolino nelle scuole e nelle nostre proposte di depenalizzazione e legalizzazione abbiamo sempre prestato attenzione al delicato tema delle giovani generazioni e dei minori in particolare e inserito disposizioni di contrasto alla loro diffusione negli istituti scolastici così come nei pressi dei luoghi di cura e di sport (per l'esame delle proposte nel dettaglio vedi 6 libro biancohttp://formazione.fuoriluogo.it/pubblicazioni/libro-bianco/ ) 

Pensiamo però che la spettacolarizzazione data a tale tipo di operazioni produca esclusivamente la stigmatizzazione degli studenti. Il fatto che vengano destinate ingenti risorse operative e attenzioni mediatiche a operazioni che -con modalità evidentemente discutibili- conducono al sequestro di pochi grammi di hashish,  ci sembra un esempio lampante  del fallimento del modello proibizionista: spreco di risorse, spettacolarizzazione della war on drugs, costante aumento del consumo di sostanze di stupefacenti soprattutto da parte dei più giovani ma non solo. .

Pensiamo che la situazione globale richieda che quelle risorse vadano destinate altrove: alla prevenzione, all'informazione, alla riduzione del danno e dei rischi piuttosto che, in chiaveprevalente e spesso unica, alla repressione.

L'art 73 DPR 309/90,  ovvero l'articolo di legge che punisce tutta una serie di condotte relative agli stupefacenti ( dalla coltivazione alla detenzione con finalità di cessione a terzi, alla produzione, etc..),  produce il 35% di detenuti italiani nelle nostre carceri e ha avuto come effetto la concentrazione di azioni e punizioni prevalentemente su piccoli spacciatori e consumatori di droghe leggere piuttosto che esercitare una forte azione di contrasto al narcotraffico (si vedano i dati 6 libro bianco http://formazione.fuoriluogo.it/pubblicazioni/libro-bianco/).

Le strategie implementate non hanno ridotto i consumi né incentivato la conoscenza del fenomeno, bensì contribuito in maniera decisiva al sovraffollamento delle nostre carceri lasciando d’altra parte tanti quartieri delle aree urbane e in balia delle narcomafie.

Occorre creare coscienza e conoscenza, prassi operative condivise in termini di informazione e prevenzione che sarebbe utile fossero accompagnate da cambiamenti legislativi significativi che prevedano la depenalizzazione del consumo. I risultati di  esperienze internazionali dove tali modelli sono stati adottati: dal Portogallo all'Uruguay, dalla Spagna ad alcuni Stati degli USA, fino alle recenti ipotesi di legalizzazione che giungono dal Messico, ci indicano la strada. 

Solo nel quadro di queste opzioni politiche, irriducibili alla dimensione claustrofobica della politica criminale, è possibile immaginare un percorso di responsabilizzazione dei nostri studenti. All’interno dell’istituzione scuola devono essere offerti strumenti di conoscenza e crescita, evitando lo stigma imposto dalla sanzione penale per il consumatore e il piccolo spacciatore e creando una cultura che contrasti efficacemente le narcomafie che stanno trasformando i quartieri e le città nel nostro paese. 

Sempre che questo sia l’obiettivo comune di tutti. Ce lo auguriamo

Ass.Antigone – Ass.Forum Droghe

Pubblicato da LF il 16/03/2016

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