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Francesco Crestani, presidente dell'Associazione Cannabis Terapeutica per il Notiziario droghe Aduc.
La sindrome di Isaac è un disturbo a causa sconosciuta, ma di solito
attribuito a un disordine autoimmunitario dovuto ad autoanticorpi contro
la giunzione neuromuscolare. Il risultato è un aumento del rilascio di
neurotrasmettitori, che produce principalmente sintomi localizzati agli
arti. Di solito i sintomi di esordio si manifestano prima dei
quarant’anni. Il paziente avverte rigidità muscolare progressiva,
contrazioni e fascicolazioni continue dei muscoli, sintomi che vengono
descritti come i movimenti di “un sacco pieno di vermi” e che possono
essere accompagnati da dolore. Ci possono essere anche crisi di
aumentata sudorazione. Gli antiepilettici carbamazepina o fenitoina
diminuiscono i sintomi, ma non esiste cura specifica.
Sulla rivista scientifica Clinical Neurology and Neurosurgery, neurologi dell’Università di Nantes in Francia riferiscono di un caso clinico di Sindrome di Isaac che ha risposto al principio attivo principale
della Cannabis, il dronabinolo (THC). Un maschio di 56 anni presentava
episodi di sudorazione profusa accompagnati da contrazioni muscolari che
erano iniziati un anno prima del ricovero in ospedale. Le crisi di
sudorazione si presentavano due o tre volte al giorno e duravano dai
venti minuti a due ore, associate a intense contratture. Il peso del
paziente si era ridotto da 70 chili a 55. Gli anticorpi contro i canali
transmembrana del potassio erano molto aumentati. Erano stati provati
inutilmente vari farmaci, comprese immunoglobuline endovenose. Alla fine
si decise di provare il THC come unico farmaco, titolandone
progressivamente la dose per un mese fino a 20 mg al giorno.
Tre mesi dopo l’inizio del trattamento il paziente cominciò a
migliorare. Dopo un anno le fascicolazioni erano completamente
scomparse, non si presentavano piĂą crisi di sudorazione e il peso era
tornato a 65 chili. Inoltre gli anticorpi erano tornati a livello
normale. Gli Autori riportano che “il drammatico miglioramento dura
ancora da due anni”, e secondo loro “il meccanismo d’azione del
dronabinolo è più immunomodulatorio che sintomatico”. Questo sarebbe
quindi un caso documentato nel quale il THC si dimostrerebbe chiaramente
curativo e non si limiterebbe a rilassare i muscoli e a risolvere il
dolore. Si tratta inoltre, per quel che ci è noto, del primo caso di
questa rara malattia a essere trattato con cannabinoidi.
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