Sette autisti sospesi per assunzione di sostanze. Esplodono le polemiche per una norma assai discutibile. Giuseppe Bortone, responsabile tossicodipendenze Cgil nazional.
Sono sette gli autisti dell’Atm sospesi recentemente dalla guida perché trovati positivi ai controlli sull’assunzione di sostanze psicoattive illegali. Un campione selezionato, in Francia, di autisti di camion compresi fra i diciotto e i venticinque anni dava l’11% di consumatori di derivati della cannabis e il 4% di oppiacei. Si è dunque appena aperto, e non sappiamo ancora con quali conseguenze, il vaso di Pandora incautamente voluto da chi ha deciso, nel 2007 (Ministero della Salute) e nel 2008 (Dipartimento governativo antidroga, cioè Giovanardi) di controllare e sanzionare i consumatori “anche sporadici” compresi in una fascia assai estesa di lavoratori con mansioni “che mettono a rischio altre persone”: essenzialmente, per ora, i lavoratori dipendenti che conducono automezzi, pubblici e privati, e quelli che trattano sostanze pericolose (nucleare, gas, esplosivi). Eppure, al di là delle facili demagogie, le statistiche - e la cronaca - ci dicono che quasi tutti gli incidenti mortali legati al consumo di sostanze psicoattive dipendono da quella, fra le sostanze stesse, che non solo è pienamente legale, ma è anche ampiamente pubblicizzata: l’alcol. Che faranno allora le Regioni e i sindacati, ora che le normative in questione (contro il parere unitariamente espresso dai sindacati stessi) sono state comunque approvate? Cercheranno, è il caso di dirlo, di “ridurre il danno”, e quindi: chi usa il metadone come medicinale, ed è abilitato alla guida dal Sert di riferimento, non deve essere sanzionato. I derivati della cannabis lasciano tracce per settimane anche nelle urine, dunque è follia colpire il mero consumo “in ogni caso” (non posso guidare a settembre perché mi sono fatto una canna a Ferragosto?). I test sul capello (sui quali specificamente ha insistito Giovanardi) riscontrano l’uso di sostanze anche dopo mesi, perciò non hanno nessun rapporto con “l’idoneità alla mansione nel momento in cui viene espletata”: ed è quest’ultimo il vero concetto-chiave per la prevenzione degli incidenti, piuttosto che quello di “stile di vita in generale” (il quale, in questo specifico contesto, risulta moralistico più che preventivo). Le attività che, invece, devono essere realmente “generali” sono la prevenzione stessa e l’informazione sulle sostanze psicoattive e sui loro rischi: esse vanno sviluppate con risorse certe e accresciute, nei confronti di tutti i lavoratori. Inoltre le “categorie a rischio” non possono allargarsi all’infinito, includendo, ad esempio, tutti coloro che usano i carrelli per il trasporto all’interno di una fabbrica. Infine i lavoratori tossicodipendenti - o comunque abusatori di sostanze in una misura che mette a rischio “l’idoneità alla mansione” - esistono, eccome: ma allora devono essere assistiti invece che sanzionati, sottraendoli ai compiti più rischiosi, come si dovrebbe fare per ogni patologia accertata. A meno che non si pensi che in questo caso, oltre che la “patologia” c’è anche la “colpa”: ma saremmo allora - o forse siamo già, purtroppo - al famigerato “Stato etico”.
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