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Quaderno n.8
In affettuosa memoria di Giancarlo Arnao, maestro e amico di
tutti noi, senza il cui insegnamento ed esempio questo libro bianco
non avrebbe potuto essere scritto.
Lettera aperta al Prof. Umberto Veronesi,
Ministro della Sanità
Illustre Signor Ministro,
siamo un gruppo di pazienti affetti da
differenti patologie, le cui vicende sono narrate in dettaglio
nelle pagine di questo "libro bianco", che ci auguriamo
avrà il tempo e la voglia di sfogliare.
Molti di noi combattono ormai da parecchi
anni la loro battaglia contro la propria malattia, coadiuvati
in ciò dai rimedi che la medicina ufficiale ha saputo mettere
a nostra disposizione. Si tratta, molte volte, di rimedi solo
parzialmente efficaci, talora con effetti collaterali indesiderati
di una certa rilevanza.
Nel corso di questi anni, alcuni di noi
hanno potuto verificare che l'assunzione di derivati della Cannabis
si è rivelata in grado di aiutarci a trovare sollievo alle
nostre sofferenze. Per alcuni è stata una scoperta del
tutto casuale, per altri il punto d'arrivo di un percorso di approfondimento
delle conoscenze al riguardo. Esiste, infatti, come lei ben saprà,
una ricca mole di pubblicazioni scientifiche, che conferma quanto
alcuni di noi hanno avuto modo di sperimentare in prima persona.
Ma la possibilità per noi tutti
di potere liberamente fare ricorso a queste sostanze è
risultata fortemente limitata dal fatto che si tratta di sostanze
non reperibili legalmente. L'unica maniera di ottenerle è
il ricorso al mercato nero, comportamento che molti di noi ritengono
eticamente censurabile oltre che rischioso, cioè ricorrendo
alla coltivazione "in proprio", il che ha esposto alcuni
di noi a conseguenze penali che consideriamo inaccettabili.
Per quanto ci si sforzi non riusciamo
a capire perché ci si debba accanire a proibire l'uso terapeutico
di una sostanza che può dare sollievo a chi soffre, e che
sotto il profilo farmacologico risulta molto meno tossica e molto
più sicura di molti farmaci regolarmente in commercio.
Vogliamo augurarci che la sua sensibilità
di medico la motivi a fare tutto quanto è nelle sue possibilità
per rimuovere gli ostacoli che si frappongono all'uso di queste
sostanze in un contesto di legalità e sicurezza.
Le chiediamo, in concreto, di fare quanto
è nelle sue possibilità per:
1) L'immissione nel prontuario farmaceutico
dei cannabinoidi di sintesi già disponibili in commercio
in altri paesi (dronabinol e nabilone).
Tali farmaci sono già regolarmente registrati e legalmente
disponibili in alcuni paesi dell'Unione Europea. Basterebbe applicare
il principio del mutuo riconoscimento per renderli disponibili
anche in Italia. Ciò consentirebbe di superare la assurdità
della attuale situazione legislativa che, pur prevedendo, in linea
teorica, la prescrivibilità di tali sostanze (con le modalità
previste dall'art. 43 del T.U. sulle sostanze stupefacenti e psicotrope),
non contempla in concreto le modalità di soddisfazione
di una tale prescrizione.
2) L'individuazione di laboratori pubblici
e istituti universitari per la produzione di preparati naturali
di cannabis a contenuto noto di THC.
Tale modalità di approvvigionamento, utilizzata in paesi
come gli USA che pure adottano legislazioni tutt'altro che permissive
in materia di sostanze stupefacenti, è anch'essa contemplata
dagli articoli 26 e 27 del T.U. ma non ci risulta che a tali norme
sia mai stata data attuazione
3) Il finanziamento di ricerche su modalità
di assunzione dei cannabinoidi alternative al fumo
Una grossa limitazione all'uso di tali sostanze è dato,
come è noto, dai rischi connessi alla loro assunzione tramite
il fumo. Tale dato è stato giustamente sottolineato dall'Institute
of Medicine della National Academy of Science USA, che ha sottolineato
la necessità di individuare modalità di assunzione
alternative. Ci risulta che in altri paesi siano in corso ricerche
in tal senso: la American Cancer Society di New York e del New
Jersey ha recentemente finanziato studi per la realizzazione di
"cerotti" a rilascio transdermico, la Royal Pharmaceutical
Society of Great Britain sta valutando, con risultati promettenti,
l'impiego di "spray" per la somministrazione sublinguale.
4) La sperimentazione, presso l'Istituto
Superiore di Sanità o altri Istituti di ricerca, di protocolli
terapeutici in quelle patologie in cui ci sono promettenti evidenze
ma non ancora certezze.
Mentre per alcune patologie (trattamento della nausea nei pazienti
in chemioterapia, stimolazione dell'appetito nei pazienti con
wasting syndrome da AIDS) esistono già evidenze sufficienti
a giustificare l'utilizzo terapeutico dei cannabinoidi nell'uomo,
per altre patologie (trattamento della spasticità nella
sclerosi multipla o nei traumi midollari, terapia del dolore,
prevenzione delle convulsioni epilettiche, trattamento di patologie
neurodegenerative) esistono promettenti evidenze sperimentali
oltre che convincenti esperienze aneddotiche.
In tutte queste condizioni riteniamo che, analogamente a quanto
sta già avvenendo in molti paesi europei, debbano essere
messe in atto, nel nostro paese, sperimentazioni cliniche controllate
che ne verifichino l'efficacia.
La ringraziamo sin d'ora per la sua attenzione e per tutto quanto
vorrà fare per dare risposta alle nostre richieste.
Giampiero T.
Stefano G.
Ines S.
Maria M.
Luigi A.
Sergio G.
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