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Modalita' di assunzione

 

In un rapporto pubblicato nel marzo '99, l' Institute of Medicine della National Academy of Sciences statunitense, nel riconoscere i potenziali benefici dei derivati della cannabis nel trattamento di numerose malattie, poneva il problema della ricerca di una modalità di somministrazione diversa dal fumo (che costituisce la modalità usuale di assunzione a scopo "ricreativo").

L'inalazione di cannabinoidi tramite il fumo provoca infatti la contemporanea assunzione di sostanze irritanti per le vie respiratorie e potenzialmente cancerogene. Nel caso di persone immuno-depresse, debilitate o con problemi respiratori è senzaltro preferibile assumere i principi attivi con altre modalità.

Già da alcuni anni sono disponibili in commercio (in Canada, Germania, Inghilterra, Olanda, e USA - ma non in Italia!) derivati della Cannabis assumibili per via orale: il dronabinol (Marinol®) e il nabilone (Cesamet®). La assunzione per via orale ha alcuni limiti: una parte dei principi attivi è inattivata nel passaggio atrraverso il fegato, il loro l'effetto è ritardato e, nel caso di assunzione per trattamento anti-nausea e anti-vomito, tale modalità risulta spesso inadeguata.

Nel tentativo di superare questi limiti è stato proposto l'impiego di spray sublinguali. L'uso di tali dispositivi si sta sperimentando, con risultati promettenti, in Inghilterra, in uno studio clinico promosso dalla GW Pharmaceutical.

Negli USA la American Cancer Society ha finanziato ricerche per la messa a punto di sistemi a rilascio transdermico, in pratica dei "cerotti" che rilasciano cannabinoidi nella circolazione sanguigna attraverso la pelle. Uno di questi sistemi è stato recentemente brevettato e ha il vantaggio di un effetto farmacologico rapido e che si protrae per 4-6 ore.

Sempre negli USA inoltre, i risultati di un recente studio della NORML (National Organization for the Reform of Marijuana Laws) richiamano infine l'attenzione sui vantaggi legati all'inalazione tramite appositi dispositivi denominati vaporizzatori. Lo studio ha mostrato che e' possibile vaporizzare il THC ad una temperatura largamente inferiore a quella di combustione, eliminando, o riducendo sostanzialmente, le sostanze nocive presenti nel fumo.

Ricordiamo, per concludere, che il finanziamento di ricerche su modalità di assunzione alternative al fumo è una delle richieste della Lettera aperta al Ministro della Sanità contenuta nel Libro Bianco sugli Usi terapeutici della Cannabis

 

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