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a cura di Mattia Diletti

 

Messico

LA STRATEGIA DELLA WAR ON DRUGS IN MESSICO. LA SITUAZIONE ECONOMICA, LA FRONTIERA, IL POTERE DEI NARCOS: COSA CAMBIERA' DOPO L'ELEZIONE DI VICENTE FOX?

Se per tutti gli Stati ispano americani vale la regola per cui non possiamo occuparci della loro politica interna prescindendo dagli Stati Uniti, per il Messico vale due volte. Già il vecchio dittatore Porfirio Diaz pronunciò la celebre frase "così lontani da Dio, così vicini agli Stati Uniti".
Innanzitutto questo è vero per quello che riguarda la politica economica. Terminata l'epoca degli esperimenti economici e delle nazionalizzazioni del periodo post-rivoluzionario, già dal 1940 il Messico entra in una fase che alcuni economisti messicani hanno definito del "capitalismo dipendente" o del "capitalismo monopolista di Stato", cioè un misto di politiche di apertura agli investimenti stranieri (in particolare statunitensi) e di politiche di controllo diretto dell'economia da parte dello Stato (o meglio, da parte del PRI, il partito-Stato), con una gestione di tipo corporativo e clientelare.
Dal 1940 in poi il paese si è enormemente indebitato, in particolar modo nel periodo dei sei anni della presidenza di Lopez Portillo ('76 - '82) quando, per quello che per noi europei fu il periodo della crisi petrolifera, il PRI immaginava di potere ripagare il proprio debito con gli enormi guadagni ottenuti grazie al petrolio. In sei anni il debito estero aumentò del 300%.

1982: DOPO LA CRISI ECONOMICA: LE POLITICHE NEO - LIBERISTE

Come altri giganti del debito (per esempio Brasile e Argentina) il Messico attraversò una gravissima crisi economica all'inizio degli anni '80. Nell'82 le riserve della Banca Centrale erano esaurite, e il Messico uscì dalla crisi solamente grazie all'intervento del Fmi. Da questo momento in poi il Fmi ottenne le garanzie necessarie perché i governi messicani seguissero le sue indicazioni nel mettere in atto le riforme economiche strutturali.
In quasi venti anni di politica neo - liberista il paese non ha mai visto ridurre il suo debito, ma ha compiuto una serie di "aggiustamenti" di notevole importanza:

- diminuzione della spesa pubblica
- eliminazione dei sussidi per gli articoli di base (zucchero, tortillas, fertilizzanti…)
- svendita delle imprese pubbliche
- liberalizzazione dei prezzi
- maggiore apertura agli investimenti stranieri
- liberalizzazione del mercato monetario


In particolare il presidente Salinas De Gortari ('88 - 94) perseguì con decisione l'obiettivo di preparare il Messico all'adesione al trattato di libero commercio con Stati Uniti e Canada (il Nafta). Il risultato della politica economica di questi anni è stato un processo di formidabile concentrazione del potere economico, sia in mano di investitori stranieri che in una ristretta elite del paese (capace di inserirsi nel circuito di scambio commerciale del Nafta), lasciando il resto del Messico in uno stato di impoverimento generale che ha generato un pauroso aumento della disoccupazione, dell'economia sommersa e delle attività illegali. Un modello definito dall'economista José Valenzuela "concentratore ed escludente".
A questo vanno aggiunte tre enormi svalutazioni del pesos legate ad altrettante crisi finanziarie. In particolare una vide protagonista proprio Salinas de Gortari (fuggito poi in Irlanda): la crisi fu causata dalle speculazioni dei gruppi bancari legati all'ex presidente e mise a nudo l'incredibile livello di corruzione cui era arrivato il sistema di potere del Pri.

IL SISTEMA DELL'ECONOMIA ILLEGALE E IL RAPPORTO CON IL MONDO POLITICO

Secondo l'Observatoire Geopolitique des Drogues si possono individuare chiaramente gruppi di potere strutturati in cui convivono politici (per lo più del Pri), imprenditori e narcos. Al contrario dell'immagine comunemente diffusa di un'economia illegale che penetra in quella sana, continua l'Observatorie, in Messico sono state piuttosto le varie correnti del Pri a controllare le iniziative dei narcos (attraverso le istituzioni militari e di polizia).
Nelle primarie svolte dal Pri in vista delle presidenziali del 2 luglio (quelle che hanno segnato la prima storica sconfitta del Pri dopo più di settanta anni di potere ininterrotto), sia Labastida che Madrazo, i due principali contendenti al ruolo di candidato unico, hanno speso cifre enormi, utilizzando fondi la cui provenienza è del tutto sconosciuta. Il solo Madrazo, uscito poi sconfitto, ha utilizzato 80 milioni di dollari: per fare un paragone, Bush jr. ha speso "solo" 60 milioni di dollari per le primarie dei repubblicani americani. Va inoltre ricordato la presenza di Carlo Hank Gonzales fra i sostenitori principali di Madrazo, accusato dal National Drug Intelligence Center americano di rappresentare una "minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti" per le sue implicazioni nel traffico di droga verso gli Usa.
Risulta evidente come in Messico la distinzione tra economia illegale ed economia "sana" sia del tutto teorica. Il riciclaggio del denaro fa parte dell'economia sana, non è un "cancro" che vi si insinua, come retorica vorrebbe, e per di più rappresenta un afflusso di capitali fondamentale per la prosecuzione delle attuali politiche economiche. Nelle disastrate economie dei paesi del terzo mondo il denaro proveniente dal narcotraffico rappresenta un'entrata considerata come un male necessario (soprattutto da chi ne beneficia). Il denaro riciclato nel sistema economico messicano proveniente dal solo traffico di droghe viene stimato in 46 mila milioni di dollari.
Il Messico resta uno dei principali centri mondiali del narco-business: oltre che come zona di riciclaggio, anche come paese di transito per le sostanze stupefacenti provenienti dal Sud America e destinate al mercato degli Stati Uniti. Il Dipartimento di Stato americano calcola che il 60% della cocaina venduta negli Usa passi attraverso la frontiera con il Messico. Senza contare la forte impennata del consumo di cocaina nello stesso Messico dovuta, secondo l'OGD, agli accordi tra mafia messicana e colombiana, visto che quest'ultima avrebbe pagato un "pedaggio" per il transito in territorio messicano di un chilo di cocaina per ogni altro chilo giunto a destinazione negli Usa.


LE SCELTE DEGLI USA: LA REAL POLITIK E LE PAURE DEGLI AMERICANI

La realtà è che anche gli Stati Uniti, al di là della retorica, sono costretti ad accettare il male necessario. Pur non osservando in Messico alcun miglioramento nella lotta al narcotraffico e al riciclaggio, gli Stati Uniti continuano ad elogiare la politica anti-droga dei governi messicani. Le critiche vengono avanzate sommessamente, come sempre accade con i più importanti alleati degli Usa (Turchia, Perù, Russia…).
In verità le relazioni tra Usa e Messico in questo versante soffrono di una forte crisi di credibilità, dovuta soprattutto ai continui episodi di violenza che avvengono alla frontiera tra i due paesi.
In questi ultimi mesi i due episodi più eclatanti sono stati il ritrovamento di una fossa comune vicino Tijuana utilizzata dai narcos e l'omicidio del capo della polizia della stessa città.
I problemi della frontiera tra Stati Uniti e Messico hanno sempre avuto una certa rilevanza nel dibattito politico americano, sia per il tema del traffico di droga che per quello dell'ingresso degli immigrati clandestini. Il tema della sicurezza della frontiera con il Messico cominciò a ricoprire una grande importanza nel periodo della presidenza Reagan. La lotta all'immigrazione clandestina e la retorica della "War on Drugs" si fusero con i richiami all'anticomunismo, quando per giustificare gli aiuti americani ai Contras Reagan dichiarava che "terroristi e sovversivi sono a soli due giorni di automobile da Harlingen, Texas".
Tre temi chiave della politica americana (lotta al comunismo, al traffico di droga e all'immigrazione clandestina) si concentravano su una frontiera sola, quella con il Messico.

LA MILITARIZZAZIONE DELLA FRONTIERA: LA DOTTRINA DELLA GUERRA DI BASSA INTENSITA' A CASA LORO

In questi anni il risultato di queste preoccupazioni americane è stato una fortissima militarizzazione del territorio, oltre che l'impegno solenne da parte dei vari presidenti messicani di farne "una questione di rilevanza nazionale" e la firma di vari trattati bilaterali di collaborazione a tutti i livelli.
La militarizzazione della frontiera resta però il dato più rilevante, soprattutto di fronte agli insuccessi ottenuti in tutti gli altri casi. Timothy Dunn, dell'Università del Texas, sostiene che per la prima volta la dottrina della "guerra a bassa intensità" sia stata applicata dentro i confini degli Stati Uniti. Dall'altra parte la polizia e l'esercito messicano, i cui ufficiali si addestrano spesso in Texas, hanno varie volte compiuto violazioni dei diritti umani (torture, sequestri, esecuzioni sommarie…), mentre negli Usa la guerra ai narcos e ai clandestini si svolge sempre più attraverso "utilizzo di strategie, tattiche, equipaggiamento e tecnologia militare, l'assunzione da parte dei militari di funzioni di polizia e di altri ruoli tipicamente non militari, insieme alla militarizzazione dei corpi di polizia" (Timothy Dunn "The militarization of the U.S.-Mexico Border", CMAS Books, Austin, Texas).
In conclusione, il risultato degli sforzi congiunti dei due governi è stata un'inutile e costante guerra tra le due frontiere.

DOPO LA SCONFITTA DEL PRI: CONTINUITA' E NOVITA'

Al momento attuale la situazione è ancora tutta da decifrare. Il 2 luglio è stato eletto Presidente Vicente Fox (del Pan, Partito de Accion Nacional), il primo a non appartenere al Pri dopo più di settanta anni. L'evento è stato vissuto come un fatto storico, alcuni commentatori lo hanno paragonato alla caduta del muro di Berlino. Altri sono stati più cauti, sospettando un avvicinamento tra l'ala neo-liberista del Pri (quella di Zedillo) e il Pan, nonostante gli insulti della campagna elettorale.
Di certo questa vittoria è una novità importantissima, che il Pan ha ottenuto soprattutto grazie al voto giovanile urbano (istruito), quello più desideroso di osservare un cambiamento, qualunque fosse. Il Pan è un partito conservatore e liberale considerato poco coinvolto nel sistema di corruzione del Pri, ma in questa campagna elettorale Fox ha usato toni fortemente populistici che hanno creato una grande attesa su di lui più che sul suo partito.
In materia di politica economica Fox vorrà ultimare le riforme intraprese da Salinas de Gortari e Zedillo. Il suo programma prevede la privatizzazione della Società elettrica e della Pemex, l'enorme industria dello stato che gestisce il petrolio messicano. Sono le sole grandi privatizzazioni che mancano. Fox, se ci riuscirà, cercherà di privatizzare l'istruzione e smontare i sindacati corporativi del Pri, una delle sfide per lui più difficili, tanto quanto quella di ottenere consensi tra i contadini, base elettorale del Pri.
Fox, ex dirigente della Coca Cola, era considerato il candidato più vicino agli Stati Uniti e continuerà nella politica di riforme economiche incoraggiate dagli Usa, scenderà a patti con alcuni priisti per riuscire a gestire la macchina statale. Sicuramente, non sentendosi abbastanza forte di fronte ad una burocrazia gestita per settanta anni dal Pri, cercherà di rafforzare il potere personale del Presidente sfruttando la sua immagine di innovatore e le sue capacità di comunicatore. Tenterà di risolvere la questione dell'insurrezione armata del Chiapas per sottolineare la rottura con la politica che lo ha preceduto, soprattutto dopo la vittoria del candidato unico delle opposizioni (PAN e PRD) contro l'ex governatore priista dello Stato del Chiapas, anche se il vero rebus è cosa accadrà del Pri, quanto e come si sfalderà il suo potere, che corrente si imporrà alla guida del partito e con che obiettivi.
Allo stesso tempo cercherà di ottenere più credito dagli Stati Uniti: portando in dote la promessa delle ultime riforme economiche ritenute necessarie, domanderà che il Messico venga trattato alla pari degli altri all'interno del Nafta, cosa che ha già fatto chiedendo che ai messicani sia permesso di circolare liberamente attraverso le frontiere di Usa e Canada, (sul modello dell'Unione Europea). Nessuno gli ha risposto veramente.

LA GUERRA ALLA DROGA E FOX

Per quanto riguarda la questione del narco traffico e della corruzione, non c'è nessuna ragione di immaginare che l'elezione di Fox porti ad un calo delle attività illegali.. Di sicuro questo non è avvenuto a Guanajuato quando Fox era governatore di quello Stato. Continueranno a partecipare alla vita economica del paese, a riciclare denaro sporco, a inserirsi nel processo di privatizzazione dell'economia pubblica, a meno di stravolgimenti tanto profondi da non essere al momento immaginabili.
In un primo momento Fox ha dichiarato di volere disimpegnare l'esercito dalla lotta al narcotraffico e dallo sradicamento delle colture illegali. Una dichiarazione importante, soprattutto perché compiuta due giorni prima dell'incontro del gruppo di contatto di alto livello Usa - Messico che si occupa di queste questioni, gruppo presieduto dal generale McCaffrey. In risposta McCaffrey ha elogiato il lavoro compiuto dall'esercito messicano, definito come l'esercito che ha ottenuto i migliori risultati (!) nella guerra alla droga. McCaffrey ha anche difeso l'operato di Labastida (accusato da Fox di avere ricevuto denaro dai narcos per la campagna elettorale) quando questi era ministro degli interni, dicendosi "orgoglioso di avere lavorato al suo fianco". A seguito dell'incontro del gruppo di contatto il Pan e Fox hanno ufficialmente cambiato posizione, promettendo di mantenere l'impegno dell'esercito in questo frangente. Anche questa volta avrebbe ragione Porfirio Diaz: "così lontani da Dio, così vicini agli Stati Uniti".

NEL WEB

Per seguire gli ultimi sviluppi delle vicende politiche messicane si possono consultare i quotidiani La Reforma (www.reforma.com), giornale di riferimento che gode di fama di relativamente indipendente dal potere politico, con un ottimo sito e un ottimo motore di ricerca), La Jornada, giornale indipendente e di sinistra (http://unam.netgate.net/jornada/) e per le notizie economiche "El Financiero", www.elfinanciero.com.mx. Per gli approfondimenti vale la pena consultare il settimanale "El Proceso", www.proceso.com.mx
Se invece si vuole conoscere la posizione americana sullo stato della War on Drugs in Messico e leggere i testi degli accordi bilaterali tra i due paesi, si può consultare il sito dell'ONDCP di Barry McCaffrey alla pagina www.whitehousedrugpolicy.gov/international/intldemred.html e quello dell'ambasciata americana in Messico, www.usembassy-mexico.gov, con testi redatti sia in inglese che in spagnolo.
Il rapporto del Dipartimento di Stato sul Messico è consultabile in www.state.gov/www/global/narcotics-law/1999_narc_report/camex99_part3.html
Sul Chiapas si può consultare il sito dell'EZLN www.ezln.org e sulla violazione dei diritti umani in Chiapas quello del Centro de derechos humanos Fray Bartolomé de las Casas, www.laneta.apc.org/cdhbcasas
Molto accurate, soprattutto sulla relazione tra narcos, elite economiche e politiche. le pagine dell'ultimo rapporto dell'Observatoire geopolitique des drogues: www.ogd.org

 

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