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09.01.04
Trasgressioni sotto stretta sorveglianza
Un'indagine condotta in Romagna sui consumi di droghe e in particolare
di Ecstasy. Per Affinità Elettive, «Il tavolo e la
pastiglia» di Stefano Padovano
AGOSTINO PETRILLO
In un vecchio romanzo di fantascienza (Mondo senza
sonno di Diane Gillion) si ipotizzava l'invenzione di una droga,
la Svegliarina che, rendendo superfluo il riposo notturno, alterava
completamente le abitudini degli uomini. La rapida diffusione di
massa della droga conduceva alla nascita di un mondo di «sempre
svegli», i cui i serrati tempi di vita, modificati dall'assunzione
della sostanza, comportavano una trasformazione completa dell'esistenza
del singolo e delle collettività. Erano soprattutto alcune
dimensioni della vita metropolitana ad essere particolarmente stimolate
dall'uso della Svegliarina. Le notti in città diventavano
teatro di feste collettive ininterrotte, con accentuate caratteristiche
di sfrenatezza ed erotismo. Lentamente, ma inesorabilmente i legami
sociali caratteristici del mondo «diurno» finivano per
essere minati, fino a mettere in pericolo la convivenza stessa.
Nella sua ingenuità il romanzo, descrivendo gli effetti della
Svegliarina, prefigurava una accelerazione e una intensificazione
di alcuni aspetti dell'esistenza che sono diventati sempre più
comuni negli ultimi anni, in particolare nel mondo giovanile. Leggendo
l'ultimo lavoro di Stefano Padovano, Il tavolo e la pastiglia, culture
del consumo e rappresentazioni del pericolo (prefazione di Giuseppe
Mosconi, Affinità Elettive, Ancona 2003, 14,80), tornano
con forza all'attenzione questi temi. Il libro presenta i risultati
di un'indagine condotta nella «megalopoli diffusa del divertimento
notturno» romagnola sui consumi di droghe, in particolare
di Ecstasy. Le componenti del «popolo della notte» vengono
analizzate nei loro elementi essenziali: sono principalmente giovani
gli «users» di queste strutture del loisir, ma interessate
sono anche altre fasce d'età. Il potere di attrazione delle
eccentriche nottate rivierasche è tale da esercitarsi non
solo sull'intero territorio nazionale, ma da magnetizzare l'interesse
anche di fruitori che giungono da altri paesi europei. Non sembra
perciò esagerato parlare di una vera e propria «capitale
transnazionale» del divertimento notturno, di una sparpagliata
Las Vegas nostrana. Ma che cosa vengono a cercare i frequentatori
e quale ruolo gioca il consumo dell'Ecstasy?
Coloro che affollano i locali della riviera non sono solo alla
generica ricerca di emozioni e di evasione, ma interessati a un
determinato tipo di divertimento, che coniughi aspetti tra loro
diversi: una dimensione sociale, di incontro, e una di limitata
trasgressione. Come nota Padovano, l'Ecstasy è di per se
stessa una sostanza blandamente eccitante, che pur essendo da tempo
disponibile sul mercato dei farmaci euforizzanti, solo recentemente
(dal 1985 negli Usa sostanza potenzialmente pericolosa) è
diventata una droga proibita. L'Ecstasy agisce allentando i freni
inibitori, facilitando l'instaurazione di rapporti con gli altri,
rendendo possibile resistere alla stanchezza delle ore piccole.
Questo suo effetto stimolante ha fatto sì che essa divenisse
un complemento pressoché inevitabile di una dimensione di
vita che ha «ucciso il sonno», mentre la relativa controllabilità
degli effetti è forse una delle ragioni per cui l'Ecstasy
si è diffusa su larga scala nel consumo giovanile. Il libro
offre un interessante spaccato sia degli scenari in cui si sviluppa
la cultura dell'Ecstasy, sia delle modalità associative dei
consumatori stessi. E' un'interazione che viene studiata nelle modalità
sue tipiche, cercando di evitare l'utilizzo di codici interpretativi
antecedenti o esterni ad essa, e che trova il suo momento clou nella
dimensione della discoteca. Le tematiche care a Goffman della ribalta
e del pubblico trovano qui uno straordinario campo di applicazione,
non solo per quanto riguarda i comportamenti inscenati dai frequentatori,
ma anche per quanto concerne lo stesso spazio della discoteca, che
viene decostruito nelle sue componenti fondamentalmente teatrali
(dai cubi alle diverse posizioni dei tavoli, alla pista). Solo in
luoghi specifici a questo fine riservati il singolo si può
mostrare in maniera diversa da ciò che solitamente è,
giocare la sua identità in una serie di drammatizzazioni
e variazioni. L'esibizione e la proiezione simbolica del proprio
self sembrano offrire una liberazione, sia pure parziale e momentanea,
da forme di esistenza altrimenti estremamente standardizzate e ripetitive.
Il lavoro di Padovano non si limita ad offrire una ricognizione
di massima sulle dinamiche del consumo di Ecstasy contestualizzandole
in una determinata realtà spaziale e sociale: del mondo giovanile
attuale vengono ben individuate anche le tensioni sommerse, le ansie
e le aspettative. L'individualizzazione esasperata e la ricercatezza
dell'abbigliamento, i consumi vistosi appaiono quali maschere della
consapevolezza di una sotterranea eguaglianza, dell'essere massa
«senza qualità». Anche la diversificazione dei
livelli di consumo, che traspare nella scelta di locali differenti
per costi di consumazioni e di ingresso, nell'ostentazione di capi
e di gadgets di lusso, nel modo più o meno curato in cui
si presentano i corpi, non è però sufficiente a reintrodurre
le divisioni del mondo diurno. Chiunque può essere re per
una notte. Nelle dinamiche concrete dell'interazione si può
intravedere lo svilupparsi di differenziazioni sociali e simboliche
peculiari, che non passano solo attraverso la mediazione del denaro,
ma coinvolgono la fama, la «bellezza», l'appartenenza
all'universo dei VIP ed il prestigio che si ricopre all'interno
di settori specifici. L'esperienza della notte sembra così
oscillare tra il disegnarsi di una «nuova normalità»,
di cui l'uso di alcune droghe è una componente ampiamente
accettata, pur in un contesto complessivo che rimane fedele a valori
culturali largamente «mainstream», maggioritari, e l'affiorare
di un ribellismo larvato che nelle «discoteche illuminate
piene di bugie» di cui cantava Enrico Ruggeri trova un momento
di provvisoria domesticazione e pacificazione. Le rivoluzioni dell'amore
promesse dall'Ecstasy dileguano con le prime luci del mattino. Tutto
quello che il sottomondo delle notti adriatiche propone è
in sostanza una no man's land sospesa tra un'evasione controllata
e disciplinata, e il sussistere di più consistenti inquietudini.
Certo queste rimangono confinate nello spazio asfittico e ripetitivo
di un universo studiato in ogni dettaglio ed infinitamente prevedibile,
ma tuttavia rimangono. Il miserabile miracolo che si produce con
l'assunzione dell'odierna Svegliarina appare così nelle sue
striminzite dimensioni. Lungi dal possedere una qualche potenzialità
di rinnovamento e modificazione individuale e/o sociale, l'effetto
è strettamente legato al circoscritto contesto in cui ha
luogo, tanto da far ritenere che vi sia una correlazione strettissima
tra la stimolazione artificiale della soggettività e l'ambiente
di contorno. E' il microcosmo della discoteca a funzionare come
un moltiplicatore dell'azione di una droga che appare nel complesso,
a dispetto del suo nome paradisiaco, piuttosto banale.
Il ricco contributo di Padovano disegna una dimensione di «trasgressione
controllata». Qualche anno fa, chiacchierandone con la prematuramente
scomparsa Maria Teresa Torti, pioniera in questi studi, si ironizzava
di «discoteca post-fordista», sottolineando come sullo
sfondo di una apparente economia della dépense venissero
recuperate capacità ideative e creative che sono in realtà
necessarie a una rete di produzione sociale fondata sull'immaginazione
e sulla comunicazione. La fruizione delle droghe caratteristica
del «divertimentificio» romagnolo sembra rientrare a
pieno titolo in questa ipotesi. L'uso dell'Ecstasy appare in piena
luce nei suoi tratti pragmatici e «minimalisti»: una
componente tra le altre di un «grande intrattenimento»
necessario, che rimane lontana dalle esplorazioni (spesso senza
ritorno) di generazioni precedenti, perdutesi alla ricerca di «razionalità
altre».
Stefano Padovano
Il tavolo e la pastiglia
culture del consumo e rappresentazioni del pericolo
prefazione di Giuseppe Mosconi
Affinità Elettive, Ancona 2003, 14,80
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