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Claudio Cappuccino, Dall'oppio all'eroina. Un maledetto imbroglio, Cox 18 books, pp. 160, lire 24.000
Librerie Feltrinelli o c.cappuccino@ntt.it

Wagner, Marco Aurelio, Bismarck, Pessoa, Nietzsche… un elenco di 133 personaggi che hanno fatto la storia, della politica, della letteratura, della filosofia, dell'arte e che in comune avevano la passione per gli oppiacei. Senza che nessuno di loro venisse considerato un drogato, o tossicodipendente, come si usa dire in tempi più recenti. Questa è una delle molte informazioni che ci offre il lavoro di Claudio Cappuccino. La storia dell'oppio, la farmacologia, l'etica, la dipendenza psicologica e fisica, la nascita del proibizionismo e dell'eroina, le conseguenze nefaste di ciò, il narcotraffico e l'alternativa della legalizzazione. La tesi dell'autore sugli oppiacei è estrema: "Sono certo le droghe più incomprese e temute, le più malfamate e le meno conosciute. Ma gli oppiacei sono anche strumenti terapeutici nel senso più alto del termine". Per questo la domanda da porsi di fronte alla resistenza di molti medici al loro uso se non in casi estremi è "Soffrire poche settimane o pochi mesi non va bene, ma soffrire molti anni sì: è questa la logica ?" E per una gustosa comparazione con le altre droghe l'autore ci regala una bella favola persiana: a notte fonda, davanti alle porte chiuse di una città un bevitore di vino vuole abbatterle per entrare; un fumatore di hashish è convinto di potersi rimpicciolire e di passare per la serratura; un mangiatore di oppio invece sostiene, srotolando la sua stuoia: "Amici, secondo me, ci facciamo su una bella dormita. E domani all'alba ci aprono".

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