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La guerra infinita
le droghe nell’era globale e la svolta punitiva in Italia
a cura di Franco Corleone e Grazia Zuffa.
EDIZIONI MENABÒ
Per riceverlo scrivete a fuoriluogo@fuoriluogo.it.
PREFAZIONE
Nella stagione della globalizzazione, la politica delle droghe riveste
un carattere centrale e assolutamente strategico. Si può
addirittura sostenere fondatamente che la war on drugs ha rappresentato
la prova generale della logica della lotta del Bene contro il Male
e della guerra preventiva. Lo scontro ideologico sulle droghe copre
infatti il controllo militare di aree di conflitto strategiche (basti
pensare ai Balcani, all’Afghanistan, alla Colombia) e va letto
innanzitutto per i suoi aspetti legati alla geopolitica. La war
on drugs si rivela sempre più nettamente come uno strumento
di dominio politico a livello internazionale: l’appello ai
“valori” della “società libera dalle droghe”
giustifica ipocritamente la negazione dei diritti umani di intere
popolazioni e della sovranità nazionale di tanti stati.
Si assiste così a un intreccio sempre più perverso
tra guerra alla droga e guerra al terrorismo, coperto dall’alibi
del narcotraffico e del traffico di armi.
La campagna “Vienna 2003” ha rappresentato un momento
importante di presa di coscienza circa la dimensione globale delle
politiche sulle droghe. Iniziò allora una mobilitazione a
livello europeo in vista del summit dell’Onu dell’aprile
del 2003, a Vienna, indetto per valutare i risultati di medio termine
della strategia lanciata dalle Nazioni Unite nel 1998 a New York.
In quell’occasione Forum Droghe organizzò a Venezia
un seminario di studio sulle Convenzioni internazionali, la loro
riforma e la loro forza di vincolo rispetto alle scelte autonome
dei singoli stati.
Molte delle analisi che presentiamo in questo volume nascono da
quell’appuntamento: insieme ad altre, più recenti,
costituiscono la piattaforma per una critica puntuale alle politiche
internazionali ispirate al dogma proibizionista, e disegnano al
contempo una credibile prospettiva di riforma nel nuovo contesto
globale: le politiche “miti” dell’Europa e l’intransigenza
dell’America non potranno non scontrarsi, prima o poi.
La svolta punitiva proposta dal governo italiano di centro destra,
fortemente voluta dal vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini,
si inserisce in questo dibattito epocale. Alla proposta di legge
governativa è dedicata un’ampia analisi.
Dai saggi degli esponenti di Magistratura Democratica, emerge il
conflitto tra un modello moderno di un diritto penale minimo e la
riproposizione riveduta e scorretta del codice penale di stampo
etico, cui la proposta Fini si ispira. Sono due mondi a confronto:
così lo scontro sulla giustizia in atto nel nostro paese,
di cui le droghe costituiscono un capitolo, si delinea come conflitto
fra visioni alternative della società e del sistema dei diritti
di cittadinanza.
La città di Venezia ha svolto un ruolo di rilievo, nella
riflessione sulla politica delle droghe e nelle pratiche: grazie
all’opera dell’assessore Beppe Caccia e del prosindaco
Gianfranco Bettin, la città in questi anni ha saputo coniugare
le scelte di sperimentazione nel territorio urbano e la dimensione
culturale del rinnovamento del welfare, costituendo un punto di
riferimento per l’orizzonte futuro e prossimo.
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