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L’universo giovanile in due libri di Pierfrancesco Majorino e Stefano Laffi
Alla ricerca del tempo svenduto

Giovani anno zero di Pierfrancesco Majorino (adnkronos libri, 140 pp., 26mila lire)
e
Il furto, mercificazione dell’età giovanile di Stefano Laffi (edizioni L’ancora del mediterraneo, 118 pp., 16mila lire).

Ettore Colombo

Sono davvero ben poche le analisi serie e documentate che cercano di “mettere ordine” nell’universo giovanile. Sostanzialmente due le strade principali battute in questi anni. La più sfruttata, e forse la più facile, è stata la chiave di lettura della “rivolta generazionale” e della vera e propria “guerra” che ventenni e trentenni avrebbero deciso di combattere contro i loro padri e il loro “sistema”, quello delle protezioni sociali e del welfare state “dalla tomba alla culla”, che avrebbe ingenerato un presunto e micidiale mix di insostenibili costi economici privati e un mediocre gestione assistenzialistica della cosa pubblica. Su questa linea sono attestati alcuni brillanti polemisti di area “liberal” – da Giuliano Da Empoli a Vittorio Veltroni fino a Giuseppe Pennisi – che hanno trasfuso le loro proposte di studio in veri e propri “manifesti”, subito raccolti da personalità come Mario Monti ed Emma Bonino.
Se la reazione della sinistra “ufficiale” si è manifestata nelle classiche forme della mediazione politica, solo in pochi, per lo più giovani, si sono avventurati sul difficile terreno dell’interpretazione e del rilancio di una “questione” che va compresa e affrontata dalla politica nel senso più alto e nobile del termine.
È su tale, prolifico terreno che si pongono i volumi di due brillanti e diversissimi autori, Giovani anno zero di Pierfrancesco Majorino (adnkronos libri, 140 pp., 26mila lire) e Il furto, mercificazione dell’età giovanile di Stefano Laffi (edizioni L’ancora del mediterraneo, 118 pp., 16mila lire).
Laffi, 34enne economista e ricercatore, incentra la sua riflessione su una società che per i suoi giovani ha deciso un unico destino: quello di consumare. «Il loro tempo – scrive – è stato letteralmente svenduto per consentire al mercato di smaltire un’iperproduzione di beni e servizi che le altre generazioni non hanno più il tempo (gli adulti) o l’abitudine (gli anziani) di acquistare». E il “furto” cui fa riferimento il titolo del suo libro starebbe proprio in questo: «parcheggiati in infiniti anni di studi, chiusi nelle classi, con difficoltà a elaborare un progetto di lavoro o di famiglia, non resta loro che la simulazione della vita: si naviga senza viaggiare, si gioca a pallone con un computer, si dialoga senza mai incontrarsi e intanto si brucia l’età che avrebbe una missione precisa: la scoperta della propria identità e del proprio talento».
Se l’analisi di Laffi inquadra il nocciolo della questione, l’indagine sul campo condotta da Majorino, 27enne neosegretario dei diesse milanesi, permette di azzardare delle possibili risposte “anche” politiche. Giovani anno zero è un libro a più voci: quelle, appunto, dei giovani – che lavorano come pony express, si fanno i piercing, si dichiarano gay o scelgono di “crescere” in un partito o in un sindacato – e quelle di alcuni adulti (sociologi, ministri, segretari della Cgil…) che con i ventenni e trentenni di oggi “devono” avere a che fare, volenti o nolenti. In conclusione, se Laffi invita i giovani a «riappropriarsi dello spazio e del tempo» e a «fare la vera battaglia sulla riduzione dell’orario… dei loro consumi», Majorino chiede alla politica – e in particolare alla sinistra – di «studiare un sistema di nuove garanzie che accompagni dentro il labirinto i giovani di oggi e quelli che verranno». Sempre, conclude, «se si vuole investire sulla generazione under trenta, e dunque sul futuro stesso della società». Già, ma chi ha (e aveva, peraltro) orecchie e strumenti per intendere, avrà davvero inteso?

 

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