|
Gruppo
Abele e Cgil
RAPPORTO SUI DIRITTI GLOBALI 2003
Prefazioni di Luigi Ciotti e Guglielmo Epifani
collana RAPPORTI - Formato 14x22
Pagine 704 - Prezzo euro 25,00
EDIESSE - La presentazione
È in libreria il Rapporto sui diritti globali 2003 del Gruppo Abele
e della Cgil
Parole Preziose
Avvenimenti, prese di posizione, documenti raccolti in un volume
che privilegia la voce degli attori sociali contro i luoghi comuni
e la semplificazione dell’informazione
Grazia Zuffa
Difficile dare un quadro d’insieme di un volume così
vasto e complesso come il Rapporto sui diritti globali 2003 del
Gruppo Abele e della Cgil (Ediesse, Roma 2003, pp.702, 25 euro).
Mi limito perciò a segnalare gli elementi di particolare
interesse e/o di novità rispetto alla precedente e proficua
esperienza degli Annuari sociali del Gruppo Abele.
In primo luogo, l’approccio globale prescelto, con un ampliamento
dei temi oltre il “sociale” tradizionale, come testimoniano
sezioni quali “Nuovi conflitti e guerre dimenticate”,
oppure “Diritti globali ed ecologico ambientali”. E
tuttavia il rapporto non si limita ad ampliare il raggio delle problematiche,
o delle conoscenze oltre i nostri confini. La globalizzazione non
è vista tanto come l’oggettiva interdipendenza, politica,
economica, sociale, fra le aree del mondo; bensì come il
frutto del soggettivo approccio neo liberista alle questioni odierne,
che, guarda caso, tende però a porsi come “oggettivo”
a livello mondiale (in altri tempi si sarebbe detto egemone). Approccio
neo liberista che può condensarsi nella centralità,
anzi nell’idolatria del mercato, cui corrisponde lo smantellamento
dello Stato sociale. Lo “smantellamento” però
non dà conto dei complessi e insidiosi meccanismi di legittimazione
sociale di questo processo: sui quali si gioca appunto l’egemonia
del neo liberismo di cui si è detto.
Per fare un esempio: uno dei meccanismi di selezione dell’accesso
al welfare è l’individuazione del “cittadino
meritevole”, versus il cittadino non meritevole. È
il caso del sostegno alle famiglie con figli, che la destra italiana
riserva alle sole coppie coniugate (proposte e dibattito sono egregiamente
documentate nel Rapporto). Ma non c’è niente di nuovo
sotto il sole, se è vero che un’idea analoga, quella
di togliere i sussidi alle ragazze madre povere, era stata partorita
diversi anni fa in America, sotto l’amministrazione Clinton,
di tutt’altro segno politico. Per non dire della recente trovata
del laburista Blair di criminalizzare e punire i genitori dei minori
“difficili”: in genere appartenenti alle classi più
disagiate, che in altri tempi sarebbero stati i primi a meritare
l’attenzione dei servizi sociali.
Dunque, l’idea del “cittadino meritevole” si impone
“oggettivamente” a destra e a sinistra, al di qua e
aldilà degli oceani. Ma è proprio questa costruzione
sociale (per usare un termine niente affatto oggettivo, finalmente)
che il Rapporto critica, contrapponendo la globalità, nel
senso primario di “universalità”, dei diritti.
Da qui la dimensione politica del volume, ossia la costruzione di
un punto di vista alternativo sulla realtà, che percorre
tutte le sezioni (dai “diritti economico sindacali”,
ai “diritti sociali”, ai “diritti umani e civili”).
Strettamente collegato, l’altro aspetto di rilievo, quello
della scelta di un particolare tipo di informazione. Dice il curatore,
Sergio Segio, che il Rapporto vuole essere «un invito a mantenere
e ritrovare fiducia nelle parole». Il che significa offrire
al lettore lo spazio per un approccio critico della realtà,
per una più profonda comprensione della stessa. Contro la
semplificazione e i luoghi comuni dell’informazione corrente,
poco interessata in genere al merito delle questioni, strumentalizzate
nel gioco della polemica fra schieramenti, il Rapporto sui diritti
privilegia la voce degli attori sociali: coloro che sanno perché
vivono i problemi in prima persona e agiscono per risolverli. E
che hanno molto da dire. Da ciò la ricchezza di documentazione
del volume e il rigore nel segnalare gli avvenimenti, i documenti,
le prese di posizione.
Il Rapporto «è uno strumento fondamentale per pensare
e agire globalmente», si dice nella presentazione di copertina.
Non c’è che da sottoscrivere.
bibliografiaarchivio
delle recensioni
|