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L'Annuario Sociale 1999 (Edizioni Gruppo
Abele, pp. 688, L.30.000), a cura dell'Ufficio Stampa e Comunicazione
del Gruppo Abele.
Info: 0118142756-729; fax 0118142749; e-mail: abele@inrete.it
Le questioni sociali dalla A alla Z, o meglio, dalla A alla
V, visto che si parte dall'Aids per arrivare al Volontariato.
Più di 2500 notizie, oltre 350 tabelle, grafici e schede distribuite
su quasi 700 pagine. Una enciclopedia della società che inchioda
il lettore alla sacrosanta legge dei numeri, alla precisa scansione
dei fatti, alla rigida precisione delle schede. Una lettura,
però, che non ha la pretesa di voler sostituire con le cifre
la natura dei drammi che vivono dietro a ciascuno dei dati presenti
nelle statistiche.
Infatti, spiega Luigi Ciotti nella sua prefazione, "Il sociale
non avrà mai l'apparenza delle ricerche matematiche o la ferrea
evidenza dei risultati scientifici. Il sociale è terreno di
dispute non accademiche, di sofferenze reali, di angosce vissute,
di speranze di futuro che si intrecciano con descrizioni e cifre,
piegandole a letture che vestono le lenti delle diverse concezioni
del mondo.". Ma è pur vero che dietro alle storie, degli "invisibili"
o di Semira Adamu (la donna africana uccisa per soffocamento
dai poliziotti belgi sull'aereo che la doveva riportare lontano
dalla ricca e inospitale Europa), dei profughi o di Fehmi Agani
(il mite braccio destro di Ibrahim Rugova, ammazzato nel Kosovo),
ci sono sempre fatti, leggi, ordinanze, decisioni politiche.
E ai politici, più ancora che ai giornalisti dovrebbe rivolgersi
questo "Annuario". Perché su ogni scrivania dei decisori, parlamentari
o ministri, assessori o consiglieri comunali, una copia dell'"Annuario"
potrebbe dare mille e un suggerimento, prima di prendere la
parola o alzare la mano per un voto. Carcere, droghe, aids,
immigrazione, criminalità, mafie, disagio, ambiente, reddito,
marginalità, prostituzione. A sgranarlo è un rosario infinito,
da cui intrecci e correlazioni emergono con prepotenza. E ogni
tabella mette a fuoco una verità: la diffusione della malattia
contenuta nei paesi ricchi ma esplosiva in Africa e nell'Europa
dell'est, l'andamento statistico - non giornalistico - relativo
ai permessi per i detenuti, i decessi causati dall'abuso di
alcool, dalle malattie correlate al tabacco e dalle cosiddette
"droghe". Poi ci sono altri numeri che fanno riflettere: gli
incidenti stradali, quelli sul lavoro, la dimensione del fenomeno
"povertà". Su un altro fronte, poi, le cifre relative al volontariato,
al no profit, al risparmio etico, a illuminare la speranza che
si affaccia nella lettura dell'intero volume. Che siano possibili
gli impegni individuali, ma anche uno sforzo delle istituzioni
e degli operatori per prevenire, programmare, governare i fenomeni
sociali senza farsi piegare e sommergere dalla logica dell'emergenza.
La scorciatoia preferita dei mass-media e dei politici irresponsabili
ogni volta che si tratta di descrivere un evento nuovo, complesso
e difficile da affrontare.
Infatti, come sottolinea lucidamente Sergio Segio nell'introduzione,
un "problema dei problemi" è quello dell'informazione. Sciatto,
impreciso, disordinato, smemorato, il sistema globale dell'informazione
non analizza più i fatti, le circostanze; non mette in fila
i fenomeni, non da loro ordine e costrutto. Li accatasta uno
sull'altro, li gonfia o li ignora a proprio uso e consumo, li
gestisce ogni volta come un fatto nuovo, senza memoria. E così
il richiamo più severo è per editori e giornalisti, perché si
documentino attraverso la lettura attenta e ragionata delle
schede, delle tabelle, dei grafici, della cronologia, perché
attuino una propria "educazione "sentimentale" e civile alla
giustizia e ai diritti di tutti. Vale a dire, alle responsabilità
di ciascuno."
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