home



































   
ospiti
 
 
 
 

 

Aids, la verità che fa male. Un libro di denuncia

Vittorio Agnoletto - La società dell’Aids. La verità su politici, medici, volontari e multinazionali durante l’emergenza. (Baldini & Castoldi 2000, lire 38mila)

Claudio Cappuccino

Nel bellissimo film Queimada di Gillo Pontecorvo, José Dolores – il povero ex-schiavo trasformato suo malgrado in rivoluzionario per cacciare i vecchi colonialisti a favore dei nuovi imperialisti, e che finisce per credere davvero alla sua rivoluzione senza speranza – a un certo punto dice: «È meglio sapere dove si va e non sapere come, che sapere come si va e non sapere dove».
La società dell’Aids. La verità su politici, medici, volontari e multinazionali durante l’emergenza di Vittorio Agnoletto, medico appassionato e infaticabile militante della lotta per i diritti delle persone ammalate di Aids (Baldini & Castoldi 2000, lire 38mila), mi ha fatto tornare in mente questa frase. E basta un punto a spiegare perché. Anche per chi si considera ben informato, il secondo capitolo (“Aids: un paradigma della globalizzazione”) spara una serie di cannonate da cui è difficile uscire indenni: nel Terzo mondo, una percentuale spaventosa di infettati; milioni di morti, tra cui centinaia di migliaia di bambini; la previsione di una caduta verticale della speranza di vita. E questo soprattutto per mancanza di soldi, soldi per informare, soldi per i preservativi, soldi per gli ospedali, soldi per i farmaci... Quello che Agnoletto ci dice a proposito della politica internazionale delle cure lascia la bocca amarissima. Non solo le grandi case farmaceutiche, proprietarie di tutti i nuovi farmaci, non sono disponibili a rinunciare ai loro “giusti profitti” nemmeno nei paesi più poveri, ma addirittura hanno spesso sperimentato le nuove cure in paesi che non possono permettersele. Anche le politiche di prevenzione sono troppo costose, e così il rischio di trasmissione materno-fetale nei paesi più poveri è quattro o cinque volte superiore a quello dei paesi sviluppati.
Ma il libro di Agnoletto contiene molto di più. Ci racconta la storia della scoperta della malattia – dai primi misteriosi casi in America alla querelle franco-americana sulla priorità (Montagnier o Gallo?, ovvero: franchi o dollari?) nell’isolamento del retrovirus Hiv – e la storia dei farmaci anti-retrovirali, un tragico intreccio di progresso scientifico e grande business. E ancora, la famosa “lettera agli italiani” del ministro Donat-Cattin (quella in cui si raccomandava «un’esistenza normale nei rapporti affettivi e sessuali»), i gruppi di auto-aiuto, l’ambiguità della Chiesa cattolica in bilico “tra assistenza e moralismo”, il ruolo dei media, le prospettive per il futuro.
La Lila, di cui Agnoletto è presidente, è presente quasi in ogni pagina – e in effetti questo libro ci fa vivere dall’interno l’impegno dell’associazione e delle persone che la animano (molte delle quali hanno collaborato al libro); gli incontri con le persone a rischio e quelli con gli ammalati; gli scontri con i politici (tra cui particolarmente vergognosa per il suo contorno di denunce penali, la vera e propria aggressione – stavo per dire “fascista” – di Alleanza Nazionale a un onesto opuscolo dedicato alla “riduzione del danno” per i consumatori di sostanze illegali).
In sintesi: 12 capitoli, innumerevoli schede di approfondimento, 578 pagine (21 di glossario, 20 di bibliografia). Un libro da non perdere.

bibliografiaarchivio delle recensioni